Quando gli uccelletti vanno a dormire - Grubicy De Dragon

VITTORE GRUBICY DE DRAGON

(Milano, 1851 – 1920)

Quando gli uccelletti vanno a dormire, 1891-1903 (ripreso nel 1912)

Olio su tela, 31,3×50,3 cm

Firmato in basso a sinistra: V.Grubicy

Sul retro del telaio sigillo in ceralacca con stemma gentilizio dei Grubicy e striscia di carta incollata con iscrizione autografa: N.84 / Quando gli uccelletti / vanno a dormire (1891-1903) / Restaurato in questi giorni/ Vittore Grubicy de Dragon per l’amico Della Torre / 15 marzo 1905

Sul retro del telaio iscrizione autografa: Miazzina 1892

Provenienza

Luigi Della Torre, Milano (1934); Zaccaria Pisa, Milano; Raccolta Z. Pisa S.A.F., Milano, Galleria Pesaro, febbraio 1934 (n. 45, tav. XLI); Karl Wilhelm Della Torre, Innsbruck; Arturo Toscanini, Milano (1957); Finarte, Milano 4 giugno 1985 (p. 45, n. 87); collezione privata, Cornate d’Adda; in comodato presso “il Divisionismo” Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

Esposizioni

Esposizione retrospettiva di Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Vittore Grubicy De Dragon, Giuseppe Pellizza Da Volpedo, Angelo Morbelli, Milano, Bottega di Poesia, 26 marzo-16 aprile 1922 (pp. 22-23);

L’arte svelata. Collezionismo privato a Como, Como Fondazione Ratti, 26 settembre-31 ottobre 1987 (p. 64, n. 44, ripr., p. 96);

Vittore Grubicy De Dragon poeta del divisionismo 1851-1920, Verbania-Pallanza, Museo del Paesaggio, 16 aprile-26 giugno 2005 (p. 89, ripr., p. 126, n. 47);

Toscanini tra note e colori, Milano, Fondazione Biblioteca di via Senato, 31 marzo-7 ottobre 2007 (pp. 80-81, n. 13, ripr., p. 137, n. 82);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 37, 77, ripr., p. 135);

Il Divisionismo. La luce del moderno, F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo, Milano 2012, (p. 100, ripr.);

M. Fuentes Santos, a cura di, Del Divisionismo al Futurismo. El arte italiano hacia la modernidada, catalogo mostra, 17 febrero-5 junio 1916, Fundación MAPFRE, in coproduzione con Mart Trento Rovereto, Madrid-Milano Electa, 2016, p. 124, n. 7 ripr.;

B. Avanzi, D. Ferrari e F. Mazzocca, a cura di, I pittori della luce. Dal divisionismo al futurismo, Rovereto MART, 25 giugno-9 ottobre 2016, in coproduzione con Fundación MAPFRE, Madrid – Milano, Electa 2016, p. 108, n. 6, ripr.;

Capitani di un esercito. Milano e i suoi collezionisti, E. Staudacher, a cura di, Gallerie Maspes, Milano 2017, n. 2, p. 42-45 ripr.;

Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti, A. Tiddia, a cura di, catalogo mostra, Mart Trento e Rovereto, 21 aprile-26 agosto 2018, Milano, Electa, Rovereto, Mart 2018, p. 173, ripr.;

Divisionismo. La rivoluzione della luce, A. P. Quinsac, a cura di, catalogo mostra, Novara Castello Visconteo Sforzesco, 23 novembre 2019 – 5 aprile 2020, Novara, METS Percorsi d’arte 2019, (n. 28, pp. 128-129, pp. 347-348).

Bibliografia

U. Bernasconi, Artisti contemporanei: Vittore Grubicy De Dragon, in “Emporium”, n. 244, aprile 1915, vol. XLI, p. 257;

s.a., Il, veliere, in “L’Eroica”, nn. 73-76, pp. 62-63;

S. Pagani, La pittura lombarda della Scapigliatura, Milano 1955, p. 393;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 12, n. 43, ripr., I. 53;

Catalogo dell’arte italiana dell’Ottocento n.15, Milano 1986, p. 283, ripr.;

G.L. Marini, Il valore dei dipinti dell’Ottocento, Torino 1986, p. 183, ripr.;

P. Nicholls, La Raccolta Pisa (e non solo Pisa), in Ottocento n.16. Cronache dell’arte italiana dell’Ottocento, Milano 1987, p. 200;

Ottocento. Catalogo dell’arte italiana dell’Ottocento n. 23, Milano 1994, p. 124, ripr.;

S. Rebora, Vittore Grubicy De Dragon pittore divisionista (1851-1920), Milano 1995, pp. 284, n. 487, ripr. a colori, p. 303, n. 487, ripr.;

A. Scotti Tosini, Milano tra primo e secondo divisionismo, in Arte a Milano, catalogo della mostra (Milano, Fiera, 24 novembre 1995-7 gennaio 1996), p. 80, ripr.;

G. Ginex, S. Rebora, Imprenditori & cultura: raccolte d’arte in Lombardia, Cinisello Balsamo 1999, p. 131, ripr.;

A. Scotti Tosini, Le ragioni di un convegno, in A. Scotti Tosini, a cura di, Il colore dei Divisionisti. Tecnica e teoria, analisi e prospettive di ricerca, Atti del Convegno Internazionale di Studio (Tortona e Volpedo, 30 settembre-1 ottobre 2005), Pavia 2005, p.16, fig.11, ripr. Particolare;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 23, 181, n. 40, pp. 57, 147, ripr.;

F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Il Divisionismo. La luce del moderno, catalogo mostra, Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo, Milano 2012, p. 100, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 72-75, ripr., n. 21, p. 212, ripr.;

Del Divisionismo al Futurismo. El arte italiano hacia la modernidada, Monica Fuentes Santos, a cura di, catalogo mostra, 17 febrero-5 junio 1916, Fundación MAPFRE, in coproduzione con Mart Trento Rovereto, Madrid-Milano, Electa 2016, p. 124, n. 7 ripr.;

I pittori della luce. Dal divisionismo al futurismo, Beatrice Avanzi, Daniela Ferrari e Fernando Mazzocca, a cura di, Rovereto MART, 25 giugno-9 ottobre 2016, in coproduzione con Fundación MAPFRE, Electa, Milano 2016, pp. 108, n. 6, ripr.;

E. Staudacher, a cura di, Capitani di un esercito. Milano e i suoi collezionisti, catalogo mostra, Gallerie Maspes, Milano 2017, n. 2, p. 42-45 ripr.;

A. Tiddia, a cura di, Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti, catalogo mostra, Mart di Trento e Rovereto, 21 aprile-26 agosto 2018, Electa, Milano 2018, p. 173, ripr.;

S. Rebora, Lo scrigno del collezionista. Un viaggio nelle arti in Italia nel secondo Ottocento, in Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini, catalogo mostra, S. Rebora e E. Staudacher, a cura di, Novara, Castello Visconteo Sforzesco, METS Percorsi d’arte, Novara 2018, p. 31 ripr.;

A. P. Quinsac, a cura di, Divisionismo. La rivoluzione della luce, catalogo mostra, Novara Castello Visconteo Sforzesco, 23 novembre 2019 – 5 aprile 2020, METS Percorsi d’arte, Novara 2019, n. 28, p. 42, cit., p. 128-129 ripr., p. 346 ripr., pp. 347-348.

Note critiche

Già dedito alla pittura dal 1884, quando nei Paesi Bassi e nelle Fiandre affronta i primi paesaggi ad acquerello sulla scorta di Anton Mauve, Vittore Grubicy de Dragon vi si volge assiduamente a partire dal 1889 una volta rotti i rapporti con il fratello Alberto, titolare insieme a lui della galleria che raccoglieva intorno a sé i più talentuosi protagonisti dell’arte coeva. Al tradizionale impasto che ancora qualifica gli acerbi tentativi di Laren e Anversa si sostituisce, una volta rientrato in Italia alla fine degli anni Ottanta, una tecnica divisionista lirica e personalissima, lontana dall’applicazione pedissequa delle dottrine manualistiche pur conosciute a fondo e ormai matura nelle opere concepite fra il 1892 e il 1898 a Miazzina, sul Lago Maggiore, piccolo centro dove nei mesi invernali Vittore trova la pace di un ascetico ritiro. Mercante colto e lungimirante, grande viaggiatore e profondo conoscitore dell’arte contemporanea italiana ed estera, Grubicy si era precocemente reso conto dell’esistenza di un divisionismo intuitivo già in nuce in Ranzoni, Carcano e Fontanesi, preesistente alle teorizzazioni del Rood e al loro impiego sistematico in pittura accolto in Francia come clamoroso fenomeno rivoluzionario. Impegnato a diffondere in Italia il nuovo approccio al colore con la manifesta intenzione di creare un movimento autoctono con caratteristiche peculiari ma tutt’altro che omologate, Grubicy ne verifica personalmente le potenzialità in un volontariamente circoscritto numero di suggestivi lavori, condotti per via di una lenta e meditatissima rielaborazione spesso protratta negli anni a fini migliorativi, resa credibile da un intimo legame stabilito con i soggetti delle tele destinato a riaccendersi ad ogni nuovo confronto.

Quando gli uccelletti vanno a dormire, fondamentale dipinto tra i primi di Miazzina, con autografa datazione 1891-1903 e ripreso nel 1912, è esempio lampante di quel “religioso connubio fra Vittore e la Natura”[1] capace di arricchire l’approccio realistico di significati altri, poetici e simbolici, espressi dalle malinconie vespertine che la pennellata nebulizzata disperde sulla superficie di una tela in precedenza improntata – termine coniato da Grubicy – a individuare il valore cromatico e luminoso delle masse. Sfruttando uno schema già sperimentato in Inverno nel bosco (1884) e Inverno a Lugano (1887) (cat.n.), il pittore dispone in primissimo piano una cortina di arbusti e rami secchi, sottilissima ragnatela oltre cui si apre l’azzurro del lago e del cielo serale chiarificato all’orizzonte da due strisce di nuvole rosate. Lo spiccato decorativismo degli elementi filiformi di sicura derivazione orientale – Grubicy era estimatore della cultura figurativa giapponese diffusa in Europa la metà dell’Ottocento attraverso le stampe – combinato all’utilizzo di tonalità perlacee distribuite in punta di pennello, contribuisce a congelare l’immagine in un tempo astratto e sospeso, che la spoglia natura invernale rende ancora più irreale. Antecedente al Poema panteistico, sviluppato a Miazzina fra il 1894 e il 1911 in otto tele donate dopo la morte dell’artista alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, ne anticipa i temi, avvicinandosi in particolare a Sinfonia crepuscolare, analoga per atmosfera e ambientazione. Affine al successivo Inverno a Miazzina (1894), acquerello ed inchiostro su carta, e A Miazzina e Inverno, due oli coevi, l’opera è replicata nell’acquaforte Albero d’autunno, dei primi anni Novanta, in cui la composizione appare semplificata.

Già di proprietà del banchiere Luigi Della Torre, poi nella collezione Zaccaria-Pisa, il quadro fu del maestro Arturo Toscanini, che molti altri ne possedeva, ammirato dall’insita musicalità del lavoro del Grubicy. L’artista, convinto che “i colori e le forme d’una scena assumono facilmente dei valori musicali”[2], elabora il delicato paesaggio lacustre con una “orditura calligrafica simile a quella di un pentagramma”[3], dove gli uccelletti infreddoliti si dispongono sui rami come note in struggente metafora di solitudine e abbandono.

Note

[1] P. Levi, Il fenomeno Grubicy nella vita e nell’arte, Stabilimento Tipografico della Tribuna, Roma, 1900, pag. 11

[2] Lettera di V. Grubicy a B. Benvenuti, [febbraio-marzo 1910], in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I, pag. 111

[3] S. Rebora, a cura di, Vittore Grubicy De Dragon: Poeta del divisionismo, 1851-1920, catalogo della mostra (Verbania-Pallanza), Silvana, Milano, 2005, pag. 19