Adorazione dei Magi - Previati

GAETANO PREVIATI

(Ferrara, 1852 – Lavagna, 1920)

Adorazione dei Magi, 1890-1894

Olio su tela, 58,5×131 cm

Firmato in basso a destra: Previati

Provenienza

Un secolo di pittura dal Piccio a Segantini, Milano, Galleria Scopinich, 12-19 marzo 1927; Finarte, Milano 22 maggio 1975; collezione privata, Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Tra simbolismo e futurismo. Gaetano Previati, Ferrara, Castello Estense, 9 febbraio – 7 giugno 2020, C. Vorrasi, a cura di, (p. 35, p. 102, n. 31, ripr.).

Bibliografia

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 63, n. 840, ripr., III. 393 (con misure errate);

Catalogo della pittura italiana dell’Ottocento n.6, Torino 1976, p. 259, ripr.;

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 23, 181 n. 31, pp. 42-45, 141, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 48-51 e ripr., n. 14, p. 207;

C. Vorrasi, a cura di, Tra simbolismo e futurismo. Gaetano Previati, catalogo mostra, Ferrara, Castello Estense, 9 febbraio – 7 giugno 2020, Fondazione Ferrara Arte, Ferrara 2020, p. 35, p. 102, n. 31, ripr.

Note critiche

Nato in una famiglia piccolo borghese dai saldi principi religiosi, Gaetano Previati – come riferisce il Barbantini nella nota monografia del 1919 – respira nella casa paterna un’atmosfera profondamente cristiana, nel rispetto delle tradizioni e dei riti delle festività reiterati con serena convinzione e appassionata partecipazione. La sua pittura affronta presto i soggetti tratti dai Vangeli rielaborandoli in chiave mistica ma umana, visionaria ma vera, coinvolgente ma non retorica, tanto da fare di Previati “uno dei pochi autentici e anticonvenzionali interpreti delle possibilità di una via moderna al genere sacro fra Otto e Novecento”[1]. Anche la celeberrima Maternità del 1890-91, intimamente terrena e ugualmente divina, eternata da una pittura capace di trasfondere il colore in materia luminosa, lirica e inconsistente, adatta a rappresentare l’immateriale, l’idea e il sogno, è da considerarsi opera religiosa, pur non dimenticando la pluralità e complessità di significati che include. Lo stesso spirito di ricerca qualifica le molte versioni de l’Adorazione dei Magi o I Re Magi, in cui il tema dell’amore materno si interseca con il racconto evangelico, traducendo in forma concreta l’evento soprannaturale e viceversa, in un continuo connubio celebrato da un colore-luce antinaturalistico distribuito con pennellata fluente e divisa, foriero di atmosfere rarefatte ed eteree. L’episodio si svolge “come nei presepi d’allora, ma in una luce grande e diffusa, in una strana terra che è verità e sogno, con manti trapunti di verità e di sogno, sotto un cielo benigno che è verità e sogno”[2], sovrapponendo continuamente le ragioni della realtà e del simbolo, del quotidiano e dello straordinario, del sacro e del profano. I disegni e le tele, concepiti in successione a partire dal 1890, sono accomunate dal medesimo impianto orizzontale, dalla freschezza del tocco rapido e dall’ambientazione diurna sullo sfondo di un paesaggio agreste, che si ritrova nella stesura definitiva dell’opera, catalogata come I Re Magi, portata a termine nel 1898 dopo anni di lavoro, presentata in quella stessa data alla Quadriennale di Torino e oggi nelle collezioni braidensi.

L’esemplare conservato a Tortona risale al periodo di Maternità, e viene citato fra i numerosi oli, acquerelli e disegni del repertorio degli Archivi del Divisionismo[3]; schedata con il titolo l’Adorazione dei Magi, recante misure non corrette e illustrata da una riproduzione in bianco e nero, l’opera viene collocata in un intervallo temporale compreso fra il 1890 e il 1894, di seguito ad un bozzetto non illustrato[4], realizzato nel 1890-91 ed esposto alla Famiglia Artistica nel 1892. Di quest’ultimo abbiamo testimonianza diretta dello stesso Previati, che in una lettera al fratello Giuseppe, scritta il 18 novembre 1892, parla della tela, lunga un metro e trenta e larga sessanta centimetri, commentandone la dimensione “eccessiva per un abbozzo”[5], e sottolineandone il valore e l’importanza in quanto lavoro derivante immediatamente “dall’ordine di idee affermato colla infelicissima Maternità”[6]. Egli conferma di fatto la decisiva svolta divisionista meditata in quelle date e la ferma volontà di rimanervi fedele nonostante le pesantissime critiche seguite all’esposizione di Maternità alla Triennale di Brera del 1891.

La struttura de l’Adorazione dei Magi di Tortona è simile a quella delle altre versioni conosciute, impostata su una composizione a spiccato sviluppo orizzontale in cui il gruppo compatto dei personaggi principali, a sinistra, protetto dalla penombra di uno scarno ricovero, è intento ad adorare il Bambino assopito, adagiato come in una culla sulle gambe della madre seduta in accorata preghiera. Dalla parte opposta le figure in controluce del seguito dei Magi recano i doni, reggendo al contempo le sontuose vesti guarnite di volute dorate, accese di luci e riflessi che le confondono con il paesaggio retrostante; aperto sullo sfondo in un cielo terso, l’orizzonte si schiude luminoso sfiorando i profili accennati dei cammelli e gettando lunghe ombre colorate sulla terra inondata di luce d’oro. La ricchezza cromatica è declinata da una pennellata filamentosa e veloce, impetuosa ed espressiva, stemperata dalla delicatezza delle tinte che si frangono in miriadi di segni sovrapposti; dal bianco argenteo del manto della Vergine i colori si accordano nelle gradazioni dei rosa degli incarnati, dei gialli e dell’ocra dei tessuti e del terreno, per accendersi di un sorprendente verde smeraldo nei decori di un abito e nell’azzurro purissimo del cielo.

La variante tortonese appare maggiormente stilizzata rispetto alla tela braidense, che si presenta più compiuta nella figura della Madonna, di cui è descritto il dolcissimo profilo incorniciato dal bianco velo, lo sguardo serenamente rivolto in basso verso il Bambino addormentato nel suo grembo, la mano destra adagiata su di lui a proteggerne il sonno.

Note

[1] F. Mazzocca, a cura di, Gaetano Previati (1852-1920): un protagonista del simbolismo europeo, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale), Electa, Milano, 1999, pag. 25

[2] N. Barbantini, Gaetano Previati, Bestetti & Tumminelli, Roma, Milano, 1919, pag. 136

[3] T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. II, n. 840

[4] T. Fiori, F. Bellonzi, 1969, op. cit., vol. II, n.840, pp. 63 e 173

[5] Lettera di G. Previati al fratello Giuseppe, Milano, 18 novembre 1892, in G. Previati, Lettere al fratello, Hoepli, Milano, 1946, pag. 123

[6] Ibidem