Il lumino - Geranzani

CORNELIO GERANZANI

(Genova 1880 – 1955)

Il lumino, 1910-1915 circa

Olio su tela, 45,5×40,5 cm

Siglato in basso a sinistra: CG

Provenienza

Collezione privata, Genova; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Divisionismo italiano, Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990, n. 115.

Bibliografia

G. Bruno, La pittura in Liguria dal 1850 al Divisionismo, Stringa editore, Genova, p. 91, n. 382 p. 359 ripr., p. 491;

Catalogo Bolaffi dell’arte italiana dell’Ottocento, n. 12, Mondadori, Milano, 1983, p. 74 ripr.;

La pittura a Genova e in Liguria. Dal Seicento al primo Novecento, vol. 2, Sagep, Genova, 1987, p. 460, n. 411 p. 461 ripr.;

AA.VV., Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990), Electa, Milano 1990, n. 115 pp. 338-339 ripr., pp. 299, 446;

T. Pelizza, G. Paganelli, Cornelio Geranzani. Geometria e luce, Le mani, Genova, 2008, pp. 7-10, n. 17 p. 155, p. 55 ripr.

Note critiche

In contatto con il fervente ambiente di artisti e intellettuali che al principio del secolo animano Genova e l’intera Liguria aprendola alle recenti novità nazionali ed estere, Cornelio Geranzani si avvicina al Divisionismo intorno al 1907 subito giungendo ad esiti originali – La figlia del carrettiere[1] è uno dei dipinti più noti di questa fase iniziale – , in cui la raffinata indagine luministica maturata sul modello pellizziano, previatesco e nomelliniano sposa una semplificazione formale che sarà la chiave degli sviluppi del suo personalissimo linguaggio. Nel 1910 presenzia con Bambine che giocano[2] all’Esposizione di Belle Arti della Società degli Amatori e Cultori di Roma, rassegna in cui Giacomo Balla propone Salutando[3] , di ardita impostazione prospettica, e Affetti[4] , trittico dalle spiccate prerogative fotografiche basato su una tonalità monocorde che assicura vigorosi chiaroscuri. A queste date proprio l’incontro con la pittura del torinese sembra essere decisivo per Geranzani, che impiega nelle opere coeve taluni espedienti prefuturisti che Balla aveva efficacemente sperimentato nel celebre polittico Villa Borghese. Parco dei Daini[5] , del 1910, in cui l’ampio panorama del giardino assolato è reso con un divisionismo già virato all’antinaturalismo, soprattutto nell’indimenticabile distesa di piccoli cerchi concentrici che gremiscono la metà superiore della tela a tradurre l’immateriale fremito del cielo diurno. Negli anni appena successivi Balla si spinge verso più audaci risoluzioni con Lampada ad arco[6] , dove il meccanismo di diffusione della luce artificiale è suggerito dall’intersezione di una miriade di spigoli variopinti, e Ragazza che corre sul balcone[7] , in cui il moto della figura è affidato alla reiterazione di tasselli dalle tinte d’eco fauves. Nello stesso intervallo temporale Geranzani conduce il suo divisionismo nella direzione dell’astrazione geometrica, usando una tecnica comparabile in parte a quella dei contemporanei lavori di Balla ma rimanendo estraneo dall’indomita ricerca sul movimento che caratterizza questi ultimi. In Geranzani il grossolano puntinismo diventa progressivamente un puro codice decorativo, che riesce a preservare la credibilità luministica dell’insieme, ormai ridotto a mosaico bidimensionale, per via di una netta individuazione di settori di colore accortamente distinti. Il lumino, ascrivibile alla prima metà degli anni Dieci del Novecento- ma la pressoché totale mancanza di una datazione autografa delle opere rende difficile la ricostruzione di una cronologia certa -, è uno dei maggiori risultati di questa prima produzione ancora legata al Divisionismo, che dal 1916 l’artista tralascia per un ritorno alla volumetria prossima a Novecento, non esente da influenze simboliste di provenienza europea. Il dipinto tenta un’imitazione dei fenomeni di propagazione della luce elettrica in un contesto urbano, parafrasandoli per mezzo di una pennellata minuta giustapposta e sovrapposta a restituire i valori tonali delle singole aree. Perno della composizione è la circonferenza della lanterna accesa, dalla quale la trama dei segni si diparte con andamento centrifugo ad invadere la superficie della tela simulando l’espansione dei fasci luminosi. Nelle zone di penombra la tessitura si affranca dalla schematica uniformità del ritmo allestendo un più libero brulichio di complementari, capace di ricreare il lirico incanto della notte. L’impianto cromatico sfrutta un substrato giallo che nella porzione mediana si svela abbondantemente sotto la rada picchiettatura di blu e verdi a determinare un chiarore intenso, mentre altrove è coperto da una texture densa e articolata in cui le gradazioni fredde sono riscaldate da incursioni d’arancio e terre, che poi risuonano energicamente nel rosso squillante della finestra accennata all’estrema sinistra. Simile a Case e strada[8] e Case[9] , nei quali Geranzani ritrae un analogo, ma meno elaborato, scenario serale di paese, il quadro conserva scampoli di quella vibrazione atmosferica tipicamente divisionista che in altri lavori stilisticamente congruenti va invece perdendosi – Figura con animale[10] e Ragazza con scaldino[11] sono esempi paradigmatici -,  raggelata in una tarsia di colori che prosciuga la vitalità dei soggetti cristallizzandoli in una rigida griglia d’effetto straniante. Il rigore strutturale, coadiuvato dalla scelta di una veduta intrinsecamente regolare, e la sintesi cromatica, abile a esaltare le potenzialità dell’accostamento dei primari, fanno de Il lumino uno dei capisaldi della pittura del genovese, che perviene ad una visione al contempo razionale e espressionisticamente impattante. Coerenti al nostro per argomento sono anche Fuochi artificiali[12] , che adotta una tavolozza affine, limitando l’utilizzo della puntinatura all’esplosione di scintille inserita in una marina notturna trattata con un più tradizionale impasto, e Luce elettrica[13] , dove, a parità di temi, palese è la distanza da Lampada ad arco di Balla per l’assoluto predominio ornamentale – sostenuto però da una notevole tensione oggettivante – su qualsivoglia resa dinamica.

Bibliografia di riferimento

Mostre individuali; Pio Joris, Cornelio Geranzani, E. Ferrettini Rossotti, Cesare Laurenti, catalogo della mostra (Milano, Galleria Bollardi, 21 maggio – 20 giugno 1917), 1917

U. Nebbia, Geranzani, Edizioni Alfieri & Lacroix, Milano, 1956

G. Bruno, La pittura in Liguria dal 1850 al Divisionismo, Stringa editore, Genova, 1982

Catalogo Bolaffi dell’arte italiana dell’Ottocento, n.12, Mondadori, Milano, 1983

La pittura a Genova e in Liguria. Dal Seicento al primo Novecento, vol.2, Sagep, Genova, 1987

AA.VV., Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

G. Lista, P. Baldacci, L. Velani, a cura di, Balla. La modernità futurista, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 15 febbraio – 2 giugno 2008), Skira, Milano, 2008

T. Pelizza, G. Paganelli, Cornelio Geranzani. Geometria e luce, Le mani, Genova, 2008

Marina Scognamiglio


Note

[1] Cornelio Geranzani, La figlia del carrettiere, 1907 circa, olio su tela, 98×85 cm

[2] Cornelio Geranzani, Bambine che giocano, 1910 circa, olio su tela

[3] Giacomo Balla, Salutando, 1908, olio su tela, 105,5×105,6cm

[4] Giacomo Balla, Affetti, 1910, trittico olio su tela, 115×272 cm

[5] Giacomo Balla, Villa Borghese. Parco dei Daini, 1910, polittico olio su tela, 190×390 cm. Presente all’Esposizione di Belle Arti della Società degli Amatori e Cultori di Roma del 1914.

[6] Giacomo Balla, Lampada ad arco, (risalente al 1911 ma predatata dall’autore al 1909), olio su tela, 175×115 cm

[7] Giacomo Balla, Ragazza che corre sul balcone, 1912, olio su tela, 125×125 cm

[8] Cornelio Geranzani, Case e strada, 1910 circa, olio su tela, 37×39 cm

[9] Cornelio Geranzani, Case, 1910 circa, olio su tela, 45,5×43 cm

[10] Cornelio Geranzani, Figura con animale, 1915 circa, olio su tela, 56×50 cm

[11] Cornelio Geranzani, Ragazza con scaldino, 1915 circa, olio su tela, 61×56 cm

[12] Cornelio Geranzani, Fuochi artificiali, olio su tela, 37×37 cm

[13] Cornelio Geranzani, Luce elettrica, olio su tela, 56×43 cm