Il seminatore - Fornara

CARLO FORNARA

(Prestinone di Craveggia, 1871 – 1968)

Il seminatore, 1895

Olio su tela, 26,5×34,5 cm

Siglato in basso a destra: CF

Sul retro reca scritta autografa, forse non coeva al dipinto: Carlo Fornara 1895

Provenienza

Galleria Alberto Grubicy, Milano (1909); collezione privata, Chicago; Sotheby’s, New York 7 maggio 1998 (p. 92, n. 170); collezione Bellini-Torre, Voghera; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Carlo Fornara. Un maestro del Divisionismo, Trento, Palazzo delle Albere, 3 dicembre 1998-28 febbraio 1999 (p. 61, n. 27, ripr., ripr. in copertina);

Angelo Barabino nel contesto divisionista, Voghera, Sala Luisa Pagano, 7-28 novembre 1999 (pp. 44-45, n. 23, ripr.);

I divisionisti piemontesi da Pellizza a Balla, Aosta, Museo Archeologico Regionale, 21 giugno-26 ottobre 2003 (p. 13, ripr. particolare, p. 117, n. 15, ripr., p.191 [ripr. rovesciata]);

Divisionismo. Il contributo dei piemontesi da Morbelli a Balla, Novi Ligure, Museo dei Campionissimi, 29 novembre 2003-29 febbraio 2004 (p. 13, ripr. particolare, p. 73, ripr., n. 11);

Carlo Fornara. Il colore della valle, Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, 30 giugno-2 settembre 2007 (pp. 60-61, n. 18, ripr.);

Arte in transizione 1885-1930. Pittura italiana da alcune collezioni lombarde, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 1 novembre 2008-15 marzo 2009 (pp.28-29, n.6, ripr.);

Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo 1890-1910. At the Roots of Divisionism 1890-1910, Annie-Paule Quinsac, a cura di, Domodossola, Casa de Rodis, 25 maggio-20 ottobre 2019, Silvana Ed., Cinisello Balsamo, Milano 2019, (n. 14, pp. 150-151 e ripr.).

Bibliografia

Pittori e pittura dell’Ottocento italiano. Dizionario degli artisti, Novara 1997-1998, vol. I, pag. 243, ripr.

G. Crepaldi, L’Ottocento, Milano 2004, p. 73, ripr.;

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 20, 22, 181, fig. 7, n. 49, pp. 61, 153, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 96-99, ripr., n. 32, p. 217, ripr;

A.P. Quinsac, a cura di, Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo 1890-1910. At the Roots of Divisionism 1890-1910, Domodossola, Casa de Rodis, 25 maggio-20 ottobre 2019, Silvana Ed., Cinisello Balsamo, Milano 2019, n. 14, pp. 150-151 e ripr.;

A. P. Quinsac, a cura di, Divisionismo. La rivoluzione della luce, catalogo mostra, Novara Castello Visconteo Sforzesco, 23 Novembre 2019 – 5 Aprile 2020, Novara, METS Percorsi d’arte 2019, cit. e ripr. p. 167.

Note critiche

Nato a Prestinone, piccolo centro della Val Vigezzo, Carlo Fornara vi trascorre gran parte della sua esistenza, esclusi pochi ma fondamentali viaggi in Italia e all’estero. Studente alla vicina scuola di pittura di Santa Maria Maggiore, il giovane trova un maestro d’eccezione in Enrico Cavalli, formatosi a Lione presso un collaboratore di Delacroix, che schiude l’allievo alle novità dell’arte italiana ed europea, francese in particolare. In Francia, Fornara si recherà fra il 1894 e 1896, prima a Lione, a incontrare le grandi opere di Tintoretto e Veronese, Delacroix, Corot e i Barbizonniers, poi verso Marsiglia, a verificare l’esempio dell’ammirato Monticelli, infine a Parigi, a contemplare i capolavori del Louvre e approfondire la conoscenza di Millet e degli impressionisti. Fondamentale per la sua crescita artistica si rivela anche la visita alla mostra torinese del 1892 dedicata ad Antonio Fontanesi, una “sconvolgente rivelazione”[1] per il giovane pittore, stregato dall’intensità delle luci dell’emiliano e dal suo approccio al dato naturale. E’ in questi stessi anni che il Fornara si avvicina al Divisionismo, considerandone gli esiti in Segantini e Previati, come lui presenti alla Triennale di Brera del 1891, e approfondendone la tecnica sui testi di Huysmans[2], fino a eleggerlo insostituibile strumento espressivo per accontentare il suo temperamento “ansioso di robustezza costruttiva e tersa luminosità”[3].

Il seminatore, databile al 1895, anno del ritorno del pittore dal primo soggiorno francese, risente delle influenze integrate di Millet e della Scuola di Barbizon, dell’Impressionismo e del Divisionismo italiano. Il primo piano centrale è occupato dalla figura di un contadino, bilanciata dalla sagoma di una campagnola che incede sullo sfondo con una vanga in mano e un carico sulle spalle, entrambi incastonati nella maglia strutturale e cromatica del paesaggio di cui diventano elementi inscindibili. Il gesto dell’uomo, a figura intera di spalle, con il corpo in torsione e il braccio destro teso dietro la schiena nell’atto di gettare semi in un campo al disgelo, infonde dinamismo al quadro intero, intercettando il ritmo delle strisce di terra già sgombre di neve che conducono lo sguardo verso le case di Prestinone, oltre le quali si scorge la vegetazione, la montagna, il cielo. La luminosità abbagliante è sostenuta dai brani di un manto nevoso ottenuto per sovrapposizione di filamenti bianchi, azzurri e gialli, ove si posano le lunghe ombre celesti di monettiana memoria che in un sapiente gioco di complementari rischiarano il suolo dorato tratteggiato d’ocra, marrone, verde. L’alto orizzonte coinvolge l’occhio all’interno della scena, partecipe della vita umile del contadino di cui il pittore, abituato ad aiutare i genitori nel lavoro dei campi, conosceva bene le rinunce e le fatiche: “so maneggiare bene la frullana e la zappa colla perizia di un autentico contadino. Simili esercizi giovarono molto […] a ben conoscere gli atteggiamenti dei contadini al lavoro”[4]. Pur nel palese riferimento alle tematiche di Millet, l’opera di Fornara ne rimane lontanissima; l’idealizzazione, l’eroicità e il sentimento tragico propri delle figure del francese, nel vigezzino si tramutano in una trascrizione pacata e sobria del rapporto di ogni creatura con la natura che l’ha generata, regolato dalla serena accettazione del proprio destino nel mondo. Parlando de Il seminatore e di altri dipinti di soggetto simile, l’artista afferma infatti: “vorrei che fossero interpretati in tal senso, come espressione del ciclo della vita, della continuità svolgentesi dall’uno all’altro ordine del creato, secondo le intenzioni della natura, che trova così nell’arte la propria parola rivelatrice, la propria significazione universa”[5].

Nel ricco repertorio grafico dell’autore, che usava trarre schizzi dal vero per l’elaborazione della tela finale in atelier, è documentato[6] un disegno a carboncino e pastello di analoga impostazione e medesimo argomento dal titolo I seminatori (1917 – 1920), in cui si ritrova l’immagine del contadino intento alla semina fermato in un drammatico controluce intensamente espressivo.

Note

[1] Brevi memorie di Carlo Fornara. Estratto da “Convivium”, n.4, 1947, in C. Mattei e F. Vercelotti, a cura di, Bello di colore: dai taccuini di Carlo Fornara, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1969, pag. 77

[2] J. K. Huysmans, L’art moderne, G. Charpentier, Paris,1883

[3] Brevi memorie di Carlo Fornara. Estratto da “Convivium”, n.4, 1947 in C. Mattei e F. Vercelotti, 1969, op. cit., pag. 78

[4] Ibidem, pag.77

[5] Come nasce un paesaggio, Intervista di G. Bertacchi a C. Fornara, in “Le vie d’Italia”, n.12, 1936, in C. Mattei e F. Vercelotti, 1969, op. cit., pag.50

[6] Carlo Fornara, 1871-1968, Fondazione Galletti, Domodossola, 1971, in “Illustrazione Ossolana”, n.3, 1971, fig. 1, pag. 4