La donna dell’emigrato o La lettera dell’emigrante - Pellizza da Volpedo

GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO

(Volpedo, 1868-1907)

La donna dell’emigrato o La lettera dell’emigrante, 1888

Olio su tela, 100,3×85 cm

Firmato e datato in basso a destra: Pellizza Volpedo 1888

Provenienza

Eredi Pellizza, Volpedo (1937); collezione M. Lottasi degl’Innocenti, Bergamo; collezione privata, Roma; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Società Promotrice di Belle Arti in Genova. Catalogo delle opere d’arte. 52° Esposizione 1905, Genova, Società Promotrice, 30 aprile-28 maggio 1905 (p. 14, sala I, n. 17);

Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, Milano, Galleria Pesaro, gennaio-febbraio 1920 (p. 13, n. 28 (La moglie dell’emigrato);

Esposizione d’Arte Italiana, Buenos Aires, 1947 (La lettera dell’emigrante);

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Torino, GAM, 18 settembre 1999-6 gennaio 2000 (pp. 36-37, n. 3, ripr., p. 138, n. 3);

Dalla Scapigliatura al Futurismo, Milano, Palazzo Reale, 17 ottobre 2001-24 gennaio 2002 (pp. 158-159, n. 48, ripr.);

I Volti di Eva. Donne nell’arte italiana tra ‘800 e Avanguardia, Novi Ligure, Museo dei Campionissimi, 19 novembre 2005-2 aprile 2006 (p. 45, ripr., p. 197);

Il settimo splendore. La modernità della malinconia, Verona, Palazzo della Ragione, 25 marzo-29 luglio 2007 (p. 115, n. 76, ripr., p. 386);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 86-87, ripr, pp. 138-139);

I migranti di Pellizza immagini e parole, Volpedo, Studio del pittore, 29 agosto-18 ottobre 2009 (p. 25, ripr., p. 53, n. 1);

Da Giotto a Morandi. Tesori d’arte di Fondazioni e Banche italiane, Perugia, Palazzo Baldeschi, 30 marzo-5 novembre 2017, a cura di Vittorio Sgarbi (pp. 160-161, ripr., trad. inglese pp. 239-240, ripr.).

Bibliografia

V.B., Cronache d’arte. Pellizza da Volpedo, in “Corriere della Sera”, 27 gennaio 1920;

A.M. Comanducci, I pittori italiani dell’Ottocento. Dizionario critico e documentario, Milano 1934, p. 516;

M. Bernardi, Pellizza da Volpedo, in “Alexandria”, n.3, anno VII, marzo 1939, tav. II, ripr.;

A. Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Milano 1986, p. 130, n. 300, ripr.;

G. Cortenova, a cura di, Il settimo splendore. La modernità della malinconia, catalogo mostra, Verona, Palazzo della Ragione, 25 marzo-29 luglio 2007, p. 115, n. 76, ripr., p. 386;

M. Mastroianni, Longoni, Nomellini, Pellizza, Previati: opere rivisitate alla luce di nuovi approfondimenti sulla tecnica pittorica, in “Quaderni del Divisionismo”, n. 3, 2010, pp. 24-28, pp. 29-31, ripr.;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 19, 20, 181, fig. 4, n. 19, pp. 52, 136, ripr.;

A. Masoero, Tra Milano e Firenze: due percorsi verso la modernità, in N. Colombo, A. Masoero, S. Ragionieri, a cura di, Prima e dopo la Secessione Romana. Pittura in Italia 1900-1935, catalogo della mostra, Viareggio, Centro per l’Arte Moderna, 20 luglio-3 novembre 2013, p. 47, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, n. 8, p. 204, ripr.;

V. Sgarbi, a cura di, Da Giotto a Morandi. Tesori d’arte di Fondazioni e Banche italiane, catalogo mostra, Fabrizio Fabbri Ed., Perugia 2017, pp. 160-161, ripr., trad. inglese pp. 239-240, ripr.;

Mauro Galli, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Cesare Saccaggi nel 150° anniversario della loro nascita. Gemelli diversi. Prima parte, in “Oltre” bimestrale Luglio-Agosto 2018, n. 172, EDO srl, Voghera 2018, pp. 34-41, p. 40 ripr.;

A. Scotti Tosini, a cura di, Pellizza 1893-95. Ritratti divisionisti, catalogo mostra, Volpedo, studio del pittore, 1-9 settembre 2019, p. 36 e ripr.

Note critiche

Parallelamente ai canonici insegnamenti braidensi di disegno, ornato e figura, fra il 1884 e il 1887 Giuseppe Pellizza frequenta gli atelier milanesi di Giuseppe Puricelli e in seguito di Pio Sanquirico, che orienta il suo fare pittorico ad un incessante confronto con il vero, esacerbato nel 1888 dal soggiorno fiorentino alla scuola di Giovanni Fattori e dall’ultimo alunnato bergamasco presso Cesare Tallone.

La donna dell’emigrato, datata 1888  ̶  ancora pregna dei modi di Sanquirico nella pennellata ampia e abbozzata e nel cromatismo attento ai contrasti tonali pure presente nella coeva Testa di donna (o La Giovanna)  ̶  risente della lezione fattoriana sia nella posa della modella, resa però dinamica dalla torsione del busto e dalla posizione delle braccia, sia nel vigoroso realismo riservato alle mani e al volto, particolari per cui è noto anche uno studio a penna di luci e volumi. Donna lettrice che  recupera l’iconografia scapigliata da Federico Faruffini a Mosè Bianchi e Tranquillo Cremona, la protagonista di Pellizza non appartiene tuttavia ad un elegante contesto borghese ma è una popolana   ̶  soggetto che asseconda la già spiccata propensione alla tematiche sociali del pittore de Il Quarto Stato  ̶  addolorata dalla mancanza del compagno costretto lontano per lavoro, il viso sferzato di malinconia e rassegnazione mentre fissa la missiva appoggiata sulle sue gambe. L’ambientazione è assente, il fondo neutro giocato sulle gamme scure isola il personaggio in una solitudine assoluta, sottolineandone il robusto modellato e valorizzando le vivaci cromie blu, rosse e bianche della veste nonché la scarna geometria del foglio di carta vergato, di consistenza marmorea, comprimario della scena.

Esposta alla Promotrice di Genova del 1905, alla mostra postuma presso la Galleria Pesaro di Milano del 1920 e all’Esposizione d’Arte Italiana di Buenos Aires del 1947, del dipinto si perdono poi le tracce fino alla ricomparsa in tempi recenti[1], ritrovamento che offre un importante elemento di indagine sulla prima produzione ritrattistica del maestro di Volpedo.

Più di un’analogia si riscontra fra La donna dell’emigrato e L’attesa, olio su tela dello stesso 1888, ragazza di profilo a figura intera simile per scelta delle tinte, sfondo, luci e atmosfere.


Note

[1] Dopo il 1947, l’opera viene nuovamente esposta alla GAM di Torino nel 1999.