L’ora nostalgica sul Mé-Nam - Chini

GALILEO CHINI

(Firenze, 1873 – 1956)

L’ora nostalgica sul Mé-Nam, 1912-1913

Olio su tela, 124,4 x 124,4 cm

Provenienza

collezione privata, Lido di Camaiore; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

XI Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia, Venezia, Palazzo delle Esposizioni, Padiglioni, 15 aprile-31 ottobre 1914;

G. Vianello, a cura di, Galileo Chini 1873-1956, catalogo della mostra, Villa Chini, Lido di Camaiore, 1964;

Galileo Chini, catalogo della mostra, Montecatini Terme, 1965;

M. Masciotta, a cura di, Galileo Chini, catalogo della mostra, Arezzo, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, ottobre-novembre 1968 (n. 19, p. 27);

C. Marsan, a cura di, Galileo Chini. Mostra retrospettiva, Borgo San Lorenzo, Biblioteca Comunale, Palazzo del Podestà, 18 settembre-18 ottobre 1971;

Galileo Chini, catalogo della mostra, Firenze, Galleria il Fiorino, 27 maggio-25 giugno 1972 (fig. 27) (Tramonto sul Me-Nam-Bangkok);

C. Marsan, a cura di, Galileo Chini. Mostra retrospettiva nel centenario della nascita, catalogo della mostra, Massa, Castello Malaspina, 29 luglio-31 agosto 1973 (n. 16) (Tramonto sul Me-Nam-Bangkok);

Galileo Chini. Opere del periodo siamese (1911-1914), catalogo della mostra, Roma, Galleria la Nuova Pesa, gennaio-febbraio 1974 (n. 23) (Tramonto sul Me-Nam);

Omaggio a Galileo Chini, catalogo della mostra, Casola in Lunigiana, Palazzina delle Scuole Medie, 26 gennaio-23 febbraio 1975, Casola 1975;

Galileo Chini, catalogo della mostra, Milano, Palazzo della Permanente, gennaio-febbraio 1977;

C. Nuzzi, Galileo Chini, catalogo della mostra, Firenze, Galleria Fallani-Best, Firenze 1977 (p. 53), Galleria del Falconiere, Ancona, 1979;

XLII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, catalogo della mostra, Venezia 1986 (pp. 32-34, n. 34, p. 40) (Tramonto sul Me-Nam);

P. Chini Polidori, C. Paolicchi, L. Stefanelli Torossi, Galileo Chini 1873-1956, catalogo della mostra, Seravezza, Palazzo Mediceo, luglio-settembre 1987 (n. 19, p. 30);

F. Benzi, G. Cefariello Grosso, Galileo Chini. Dipinti. Decorazioni. Ceramiche. Opere 1895-1952, catalogo della mostra, Montecatini, 5 agosto-31 ottobre 1988 (p. 33);

Galileo Chini in the Kingdom of Siam (1911-1914), catalogo della mostra, Bangkok 1994;

R. Monti, a cura di, Il Divisionismo Toscano, catalogo della mostra, Livorno, Villa Mimbelli, 28 luglio-31 ottobre 1995 (n. 50, p. 66);

M. Bonatti Bacchini, a cura di, Galileo Chini e l’Oriente. Venezia Bangkok Salsomaggiore, catalogo della mostra, Salsomaggiore, Terme Berzieri, 20 maggio-26 giugno 1995;

F. Benzi, a cura di, La casa delle vacanze. Galileo Chini. Opere 1900-1950, catalogo della mostra, Lido di Camaiore, Casa Chini, 13 febbraio-20 marzo 1998 (p. 41);

F. Benzi, a cura di, Il Liberty in Italia, catalogo della mostra, Roma, Chiostro del Bramante, 21 marzo-17 giugno 2001 (p. 91);

R. Monti, a cura di, Percorsi della pittura figurativa del Novecento fra la Toscana e Firenze, catalogo della mostra, Firenze, Palazzo Strozzi, 20 maggio-26 giugno 2005 (p. 54);

F. Benzi, M. Margozzi, a cura di, Galileo Chini. Dipinti, decorazione, ceramica, teatro, illustrazione, catalogo della mostra, Roma 2006 (n. 236, p. 268, ripr.);

C. Spadoni, T. Sparagni, a cura di, L’ artista viaggiatore. Da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani, Ravenna 2009;

Il Divisionismo. La luce del moderno, Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012 (p. 206, ripr.);

Rubaldo Merello. Tra divisionismo e simbolismo. Segantini, Previati, Nomellini, Pellizza, M. Fochessati e G. Franzone, a cura di, catalogo mostra, Genova, Palazzo Ducale, 6 ottobre 2017-4 febbraio 2018, Genova, Sagep 2017, (n. 5, p. 113, ripr.);

Orizzonti d’acqua, tra pittura e arti decorative. Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento, M. Bonatti Bacchini, F. Bacci di Capaci, a cura di, catalogo mostra, Pontedera, Palazzo Pretorio, 8 dicembre 2018-28 aprile 2019, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi 2018, (pp. 148-149, 155, ripr., p. 235).

Bibliografia

Galileo Chini e il Liberty in Italia, Firenze, 1964, p. 78, fig. 45 (Tramonto a Bangkok);

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 206, n. 2550, XXI, 22 (Tramonto a Bangkok o L’ora nostalgica sul Me-nam);

R. Monti, a cura di, La manifattura Chini, Roma-Milano 1989, p. 245, fig. 215.;

P. Pacini, Galileo Chini pittore e decoratore, Soncino, 2002, pp. 68-69;

F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Il Divisionismo. La luce del moderno, Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012, p. 206, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 180-183, ripr., n. 72, p. 233, ripr. ;

M. Fochessati e G. Franzone, a cura di, Rubaldo Merello. Tra divisionismo e simbolismo. Segantini, Previati, Nomellini, Pellizza, catalogo mostra, Genova, Palazzo Ducale, 6 ottobre 2017-4 febbraio 2018, Genova, Sagep 2017, n. 5, p. 113, ripr.;

M. Bonatti Bacchini, F. Bacci di Capaci, a cura di, catalogo mostra, Orizzonti d’acqua, tra pittura e arti decorative. Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento, Pontedera, Palazzo Pretorio, 8 dicembre 2018-28 aprile 2019, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi 2018, pp. 148-149, 155, ripr., p. 235.

Note critiche

Nato nel 1873 a Firenze, nella sua lunga attività di pittore, ceramista, decoratore, grafico e scenografo, Galileo Chini accoglie le suggestioni dei grandi maestri divisionisti, nonché gli stimoli delle nuove leve futuriste, in un vastissimo ed eclettico repertorio di opere nutrite da un saldo retroterra toscano e aperte verso le più moderne tendenze del simbolismo europeo, verificato a diretto contatto con le sue radici orientali. Cruciale è l’incontro, nel 1897, con Plinio Nomelllini, che indirizza il più giovane collega – formatosi come restauratore e vicino all’ambiente accademico fiorentino – alla pittura divisionista. L’applicazione della scomposizione del colore, da episodio sporadico vinto da forti echi preraffaeliti, diventa rilevante dal 1900, fino a connotarsi nel tempo come matrice della sua intera produzione da cavalletto. Conosciuto il successo internazionale grazie alla realizzazione di raffinate ceramiche, l’artista raggiunge l’apice della fama intorno al 1911, quando partirà alla volta di Bangkok per affrescare la Sala del Trono, una prestigiosa commissione ricevuta dal Re Rama V conquistato dalla visita alla Sala del Sogno allestita all’Esposizione Internazionale di Venezia del 1907, il cui impianto decorativo era stato ideato dal fiorentino con Nomellini e De Albertis. Chini, che nel 1909 dipinge anche la cupola del Padiglione Centrale della successiva edizione della rassegna, vi ritorna da protagonista nel 1914, dopo il rientro dal Siam nell’agosto dell’anno precedente: il favore ottenuto con la serie di pannelli policromi dalle astratte e vitalistiche geometrie progettati per la sala dello scultore croato Meštrović, destinati a diventare uno dei manifesti del Liberty nostrano, fa eco all’interesse suscitato dalla sua sala personale, dove è invitato ad esporre il frutto più genuino del soggiorno thailandese, una serie di quindici opere in cui le tematiche simboliste cedono il passo ad una visione più lirica, intima ma vitalistica di luoghi lontani, al contempo familiari e irraggiungibili. Presente alla mostra, L’ora nostalgica sul Mé-Nam è quadro d’atmosfera raccolta e meditativa, in cui la simbiosi fra natura e stato d’animo si invera in un cromatismo antinaturalistico evocativo di languide malinconie. La grande tela inquadra la silhouette in controluce di una costruzione nei pressi del fiume di Bangkok, scandendo il ritmo della composizione attraverso un dialogo stringente fra le verticali degli esili pilastri disposti a creare profondità e le linee morbidamente dinamiche del paesaggio circostante, a integrare le ragioni di natura e artificio nella magica armonia dei rossi e blu di un tramonto infuocato. “A Bangkok arrivai nell’ora di fine giorno”[1], ricorda Chini nelle sue memorie, soffermandosi poi sulla descrizione della sua abitazione, una villetta con giardino che “confinava lateralmente con altra abitazione e si protraeva nella parte centrale con l’imbarcadero sul fiume Mé-nam”[2], ricchezza dell’intera regione, corso d’acqua di vitale importanza il cui fascino magnetico aveva da subito catturato il pittore: “E’ meraviglioso veder come si svolge la vita su questo fiume!”[3].

L’originalissima rilettura di un divisionismo utilizzato in chiave sentimentale ed espressiva, avvicinabile alle coeve esperienze di Bonnard e Vuillard, è propria di tutte le opere di questo fecondo periodo, da Canale a Bangkok, delicatissimo gioco di penombre verdi e viola e dagli evidenti rimandi klimtiani, al celebre La festa dell’ultimo giorno dell’anno a Bangkok, visionaria cronaca di usanze esotiche in cui il filamento di Previati ha già assorbito le novità boccioniane di Rissa in galleria e La città che sale. I dipinti, concepiti in Siam fra il 1912 e il 1913, così come L’ora nostalgica sul Mé-Nam, risentono con ogni probabilità del fugace rimpatrio di Chini nel 1912, occasione in cui il fiorentino potrebbe essersi aggiornato sulle recenti proposte italiane ed europee, viennesi in particolare, la cui influenza indubbiamente informa le scelte stilistiche e cromatiche a venire.

Note

[1] F. Benzi, a cura di, Il tarlo polverizza anche la quercia: le memorie di Galileo Chini, Maschietto & Musolino, Firenze, 1999, pag. 76

[2] Ibidem, pag. 77

[3] Ibidem, pag. 102