Maternità - Previati

GAETANO PREVIATI

(Ferrara, 1852 – Lavagna, 1920)

Maternità, 1910 circa

Matita su tela quadrettata, 56,4×129,5 cm

Firmato in basso a destra: Previati

Provenienza

collezione privata; in comodato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

Esposizioni

Esposizione di duecento opere di Gaetano Previati nel Palazzo della Società per le Belle Arti in Milano. Catalogo, Milano, Palazzo della Permanente, gennaio-febbraio 1910 (n. 76) (la riproduzione in catalogo si riferisce ad altra versione dello stesso soggetto);

Latin-British Exhibition 1912. Fine Art Catalogue, Londra, Great White City, 1912 (p. 53, n. 26, gall. XXI);

Maternità di Gaetano Previati, P. Plebani, S. Rebora, F. Rossi, a cura di, catalogo mostra, Fondazione Credito Bergamasco, Bergamo, Palazzo Creberg, 9 maggio – 26 giugno 2015, (pp. 47, n. 12 ripr).

Bibliografia

A.P. Torresi, a cura di, Alberto Previati. Gaetano Previati nelle memorie del figlio (1927), Ferrara 1993, p. 158, tav. 59 (Studio per Maternità);

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 176-179, ripr., n. 75, p. 234, ripr.;

P. Plebani, S. Rebora, F. Rossi, a cura di, Maternità di Gaetano Previati, catalogo mostra, Fondazione Credito Bergamasco, Bergamo, Palazzo Creberg, 9 maggio – 26 giugno 2015, p. 47 n. 12 ripr.

Note critiche

Presentata alla Triennale di Brera del 1891, in mostra l’anno successivo a Parigi al Salone della Rose-Croix e poi alla Biennale veneziana del 1901, la definitiva versione ad olio di Maternità, compiuta fra il 1890 e il 1891, ha una genesi complessa e tormentata, non soltanto per le difficoltà connesse all’interpretazione anticonvenzionale di un grande tema, ma anche a causa degli alti costi di realizzazione di un dipinto di dimensioni monumentali, proibitivi per un Previati che, dopo i primi successi raggiunti con quadri tradizionali di soggetto storico e stampo realista, aveva sfidato il giudizio di critica e pubblico rivolgendosi ad una pittura simbolica e visionaria di non facile comprensione. Accolta inizialmente con il clamore di uno scandalo, l’enorme tela non mirava al riscontro formale e luminoso sul vero quanto alla traduzione figurativa di un’ideale, rincorrendo con la pennellata divisa e filamentosa, capace di annullare i volumi in bagliori di madreperla, l’archetipo di “quel dolcissimo sentimento umano che è la maternità”[1]. La stesura finale dell’opera, di cui nel tempo si riconosce il valore – “primo quadro moderno comparso in Italia nel secolo decimonono”[2] – è preceduta da una serie di disegni che impegnano l’artista dapprima con l’ausilio di un modello che “componeva nella posa meno dissimile dal gesto espressivo che la sua emozione aveva suggerita alla sua immaginazione e cercava di delineare questo gesto copiandolo appunto da quello del modello”[3]; resosi conto che tale procedimento irrigidiva inesorabilmente la spontaneità dell’idea “il 13 dicembre 1890 Previati licenziò il modello”[4], inaugurando una modernissima morfologia segnica libera, vivace ed energica, alla cui matrice dinamica attingerà Boccioni. Ai fogli conservati presso la Galleria d’Arte Moderna di Ferrara – tre studi a matita per la Madonna e un angelo, e un quarto bozzetto quadrettato per l’intera composizione di dimensioni ancora maggiori del dipinto concluso – si aggiunge uno schizzo oggi custodito a Tortona (cat.n.), intenso gessetto nero per la creatura alata prostrata in adorazione della Vergine dove il segno veloce, spezzato e direzionale è il diretto antecedente della linea-forza futurista. Negli Archivi del Divisionismo, non riprodotto né datato, è citato un ulteriore carboncino su carta di medie dimensioni autografo, esibito nel 1922 alla retrospettiva alla Bottega di poesia di Milano.[5]

Fermamente persuaso che “i risultati i principi le condizioni le sintesi delle idee non possono non rientrare nel campo dell’emozione del bello che è sempre semplice e a riassumere il quale niente è più idoneo che il disegno, che è il linguaggio più semplice inventato dall’uomo”[6], Previati ripropone Maternità anche in un d’après, ascrivibile al 1910 circa, matita su tela quadrettata ridotta di circa un terzo rispetto alle dimensioni dell’olio di cui è copia, proveniente dagli eredi Previati e oggi nelle collezioni della Pinacoteca di Tortona. Pressoché identica all’originale, la grafica evidenzia nel tratto delicato e sinuoso i contorni delle figure che nel quadro del 1890-91 sono inglobati nella materia pittorica, intrinsecamente compresi in un colore che è forma e luce. Il chiaroscuro delicatissimo è reso da esili fibre ondeggianti, a creare una profusa sensazione di lento moto che tutto racchiude in un’armonia che non è di questo mondo. Esposta per la prima volta nel gennaio del 1910 in occasione dell’antologica di duecento opere di Previati organizzata da Alberto Grubicy nel Palazzo della Società di Belle Arti a Milano – straordinaria benché tarda consacrazione della sua lunga carriera artistica – non appare nelle tavole del catalogo, che pubblica invece un’altra versione a grafite, molto simile alla nostra ma più contrastata. Lo stesso Grubicy porterà la tela anche alla mostra londinese dei divisionisti italiani tenutasi alla White City nel 1912.

Note

[1] V. Grubicy, La Maternità di Gaetano Previati, in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I, pag. 92

[2] N. Barbantini, Gaetano Previati, Bestetti & Tumminelli, Roma, Milano, 1919, pag. 92

[3] Ibidem pag. 100

[4] Ibidem

[5] T. Fiori, F. Bellonzi, 1969, op. cit., pag….

[6] Ibidem pp. 81-82