Mezzogiorno a Manarola - Lloyd

LLEWELYN LLOYD

(Livorno, 1879 – Firenze, 1949)

Mezzogiorno a Manarola, 1904

olio su tela, 90,2×89,6 cm

Firmato in basso a sinistra: LLEWELYN LLOYD – MANAROLA – 904

Provenienza

Proprietà Magnelli (1910); Galleria Errico; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Il divisionismo. La luce del moderno, Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012 (Ragazza sulla terrazza al tramonto).

Bibliografia

P.L. Occhini, Llewelyn Lloyd, in “Vita d’Arte”, Anno 3, Vol. 6, Settembre 1910, n. 33, p. 85 ripr. (Meriggio in Riviera);

F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Il divisionismo. La luce del moderno, catalogo mostra, Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012, Silvana, Cinisello Balsamo 2012, p. 124, ripr. (Ragazza sulla terrazza al tramonto);

F. Tedeschi, a cura di, Incontri. Nuove esplorazioni nel Divisionismo, Milano Electa 2017, pp. 52-55, ripr.

Note critiche

Datato 1904, il dipinto Mezzogiorno a Manarola si inserisce nell’ambito della produzione ligure di Llewelyn Lloyd, caratterizzata da un divisionismo non scientifico sistematicamente sperimentato dall’artista dopo l’incontro, intorno al 1903, con i colleghi Guglielmo Amedeo Lori e Antonio Discovolo che già lavoravano nei dintorni di La Spezia applicando il metodo della scomposizione cromatica. Spinti dal medesimo entusiasmo per le bellezze della Riviera, dove le calde luminosità mediterranee inondano i cieli limpidi e i mari intensi che specchiano arroccati paesi da favola, i tre si trattengono a lungo a Manarola – lo stesso Discovolo vi si trasferirà nel 1907 – ritraendo ogni angolo della pittoresca località delle Cinque Terre. “Anche Lloyd, come del resto tutti gli osservatori della luce, senza sapere che vi fosse una teoria scientifica in proposito, aveva tentato di trovare dei mezzi di espressione più potenti, aveva tentato cioè di modificare la tecnica ordinaria del dipingere affinché le sensazioni di luce della sua pittura si avvicinassero il più possibile a quelle della luce reale: e fin dai suoi primi saggi aveva avuto accenni di divisionismo nella tecnica. Alcuni quadri esposti a Venezia[1] lo persuasero che certi effetti di luce non si possono ottenere che separando i colori, e che una simile tecnica è il prodotto della più scrupolosa osservazione della realtà. Così egli si diede più decisamente al divisionismo, ma fu un divisionismo il suo fatto senza precetti, per sola intuizione e dettatura del vero”[2], scrive Pier Ludovico Occhini in un articolo apparso sulla sua rivista Vita d’Arte del settembre 1910 nel quale il critico ripercorre la carriera del Lloyd dagli esordi naturalisti alla svolta divisionista. Tra le tavole che accompagnano il brano di Occhini compare una riproduzione in bianco e nero di Mezzogiorno a Manarola corredata da una didascalia che ne riporta un diverso titolo, Meriggio a Manarola – più probabile come indicazione temporale se si considera l’estensione delle ombre – nonché la specifica dell’ubicazione coeva, la Raccolta Mignelli. La ricostruzione della storia della tela non è agevole, in quanto le differenti intestazioni arbitrariamente attribuite a molti lavori del Lloyd nel corso di vari passaggi di proprietà ne rendono spesso problematica l’identificazione in mancanza di immagini corrispondenti. Nel libro autobiografico Tempi Andati, pubblicato postumo nel 1951, è stilato dallo stesso Lloyd un dettagliato elenco cronologico dei suoi dipinti. Nel 1904 sono catalogate solo sei opere[3], Effetto strano,  Disegno di Efisio Sabeddu, La Vendemmia a Manarola, L’alba a Manarola e Ragazza sulla terrazza al tramonto, nessuna delle quali inequivocabilmente riconducibile alla nostra. Solo l’ultima citata, per cui è segnalata una non precisata collocazione presso Buenos Aires, e non assimilabile ad altre note del periodo, potrebbe essere associata a Mezzogiorno a Manarola, dove la presenza umana – soluzione piuttosto rara nella poetica del Lloyd – si invera in una donna affacciata al belvedere che si apre in primo piano. La coincidenza delle due opere è peraltro proposta nel 2012 in occasione della rassegna antologica Il divisionismo. La luce del moderno ordinata a Palazzo Roverella di Rovigo, in cui Mezzogiorno a Manarola viene esposta proprio con il titolo Ragazza sulla terrazza al tramonto proveniente da una collezione privata di Firenze.

Analogo per dimensione a Tramonto a Manarola e i Ponti di Manarola, entrambi del 1904, Mezzogiorno a Manarola è scorcio dell’antico borgo ligure avvolto da una luce seducente che tutto impregna, dalle pietre, alle rocce, ai tetti delle casette, concepiti con pennellate ora corpose ora puntiformi digradanti dal viola al rosa pallido. Attirato nel cuore della tela dalla riposante zona d’ombra che domina il proscenio, lo sguardo è invitato a sostare sull’unica, delicata, figuretta centrale per poi spostarsi sul lato opposto, a contemplare l’albero solitario, flessuoso e filiforme, elemento di raccordo fra le rustiche architetture, il promontorio e il mare, tratteggiato da una minuta tessitura di brevi filamenti orizzontali che interseca il blu, il bianco, il rosa. Equivalente per stile e scelte cromatiche si presenta lo specchio d’acqua che emerge sullo sfondo di Vendemmia a Manarola (1904), così come affine per la resa luministica è Rocce a Manarola (1904), uno dei quadri più audaci nella libera stesura di un colore diviso che assume connotati antinaturalistici ed espressivi, nonché il più discusso fra quelli in mostra nella sala “secessionista” allestita alla Promotrice fiorentina del 1907: “ci riunimmo in cinque Adolfo de Karolis, Giuseppe Graziosi, Oscar Ghiglia, Romeo Costetti ed io […] La parete di destra era occupata interamente con un ciclo di studi recentemente fatti ad Antignano, a Livorno e a Manarola nella Riviera di Levante […] Il Lloyd vi aveva una intera parete con 16 opere. Tra queste le Rocce di Manarola, scogliere a picco sul mare, infuocate di cinabro al tramonto. Queste, riflettendosi sul mare si spezzettavano in movimento dinamico ed abbagliante in zone di rosso frammiste a chiazze di cobalto intenso”.[4]

Bibliografia di riferimento

P.L. Occhini, Llewelyn Lloyd, in “Vita d’Arte”, Anno 3, Vol. 6, Settembre 1910, n.33

Lloyd, Tempi andati, Vallecchi, Firenze, 1951

Donzelli, Llewelyn Lloyd: 1879-1949, EDICART, Legnano, 1995

Monti, a cura di, Il Divisionismo toscano, catalogo della mostra (Livorno, Museo Civico Giovani Fattori, Villa Mimbelli, 28 luglio – 31 ottobre 1995), De Luca, Roma, 1995

Lloyd, Tempi andati, L. S. Olschki, Firenze, 2007

Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Il divisionismo. La luce del moderno, catalogo della mostra (Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012), Silvana, Cinisello Balsamo, 2012

Note

[1] Si riferisce alla visita di Lloyd alla IV Biennale di Venezia svoltasi dal 22 aprile 1901 al 31 ottobre 1902.

[2] P.L. Occhini, Llewelyn Lloyd, in “Vita d’Arte”, Anno 3, Vol. 6, Settembre 1910, n.33, pp.86-87.

[3] L. Lloyd, Tempi andati, Vallecchi, Firenze, 1951, p.144.

[4] L. Lloyd 1951, op.cit., pp.105,135.