Mucche al pascolo - Ciolina

Giovanni Battista Ciolina

(Toceno, 1870 – 1955)

Mucche al pascolo, 1922

Olio su tela, 170,5×229,6 cm

Firmato e datato in alto a sinistra: G.B. Ciolina, – 1922 –

Sul retro della tela in alto a sinistra autentica del figlio dell’artista: Attesto che questa è opera di mio padre/Paolo Ciolina 27-8-1976

Provenienza

collezione Caproni; collezione privata, Domodossola (1986); collezione Fondazione C.R. Tortona.

Bibliografia

A. Scotti, Giovanni Battista Ciolina: umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo della mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986), Vangelista, Milano, 1986, pp. 10, 20 cit.;

F. Tedeschi, Incontri. Nuove esplorazioni nel Divisionismo, Electa, Milano 2017, pp. 36-39, ripr.

Note critiche

Allievo di Enrico Cavalli presso la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore con il conterraneo Carlo Fornara, il vigezzino Giovan Battista Ciolina non incontrerà mai la fortuna dell’amico e collega impegnato in ambito internazionale grazie al contratto stipulato con Alberto Grubicy, rimanendo isolato in un contesto perlopiù regionale. Rifiutato nel 1891 alla Prima Triennale di Brera, che tuttavia verosimilmente visita assistendo al debutto ufficiale del Divisionismo, vi si ripresenta nel 1897 con Il filo spezzato,  “un’esecuzione un poco alla Segantini, vista attraverso il mio temperamento”[1], esposto e notato dalla critica, olio su tela di misure notevoli in cui naturalismo e simbolismo, pittura a impasto e scomposizione cromatica, si combinano nel palese riferimento tecnico, tematico e dimensionale, a Le due madri Segantiniane. Il buon risultato della rassegna braidense, pur non coronato dallo sperato premio, è il frutto di un quinquennio di sperimentazioni in cui le suggestioni divisioniste intersecano il fondamentale esempio del naturalismo di Antonio Fontanesi, ampiamente recepito grazie alla retrospettiva dedicatagli alla Promotrice di Torino del 1892, e il portato della scuola francese, mediato dall’insegnamento del maestro Cavalli già studente in Francia di un seguace di Delacroix e verificato dal vivo durante il viaggio a Lione, compiuto intorno al 1894 insieme a Fornara. La popolarità de Il filo spezzato, esito congruente con gli approdi del neonato Divisionismo, inserisce di fatto Ciolina nel nuovo panorama dell’arte italiana, tanto che Angelo Morbelli lo menziona in una lettera indirizzata a Plinio Nomellini nel maggio del 1897 come possibile nome per un nascente gruppo divisionista, quantunque mai costituito: “noi divisionisti (che cresciamo…) Nomellini, Pellizza, Segantini, Morbelli, Sottocornola, Longoni, Grubicy, Previati, Fornara, Ciolina, Peretti (di Val Ossola) Cairati, Cinotti ed altri che sorgeranno!!”[2]. Entro il primo decennio del Novecento, con Preludio di Primavera esposto alla Biennale di Venezia del 1907, lo stile di Ciolina può considerarsi pienamente maturo nella sicura adozione di una tecnica che liberamente assume il linguaggio divisionista alternato ad una pittura di stampo più tradizionale, una disinvoltura raggiunta attraverso l’incessante confronto con le bellezze vigezzine vissute in ogni stagione, abbozzate al vero e rielaborate anche con l’ausilio del mezzo fotografico – che già il Cavalli usava – infine terminate nello studio di Milano dove dal 1889 al 1914 l’artista trascorre alcuni mesi l’anno.

Mucche al Pascolo, del 1922, è amplissima veduta della Valle tradotta su una tela di vaste proporzioni che rivaleggia con il pressoché coevo Ritorno all’Alpe (1922), entrambi destinati alla villa di Vizzola Ticino dell’ingegner Caproni che, conosciuto Ciolina nel primo dopoguerra, aveva acquistato anche Il filo spezzato. Sono questi gli anni in cui, grazie all’appoggio di facoltosi mecenati – il citato Caproni e l’avvocato Ortis di Milano, che gli commissiona nel 1923 lo scenografico Trittico della Valle – il Ciolina consegue un certo successo che gli vale l’agognata indipendenza economica con i proventi della sola pittura, favorendo l’incremento della produzione e quindi l’approfondimento della ricerca artistica. Segnalato nel 1986 dalla Scotti in collezione privata a Domodossola[3], Mucche al pascolo è impostato sulla diagonale del torrente che interrompe la distesa verde della vallata per dilatarsi sul proscenio in una superficie di bianchi sapientemente costruiti a riflettere il cielo, dove lo sguardo automaticamente rimbalza per assonanza cromatica, il più descrittivo di tutti gli elementi del quadro nella resa delle nuvolette alte da cui irrompe la luce in fasci rischiarati da filamenti di azzurro e giallo. Protagoniste sono le due mucche che si fronteggiano ai lati del ruscello, l’una intenta a brucare vicino al pastore, l’altra a dissetarsi, il muso appena sollevato dopo la bevuta da cui cola un rivolo d’acqua che diviene fulcro dell’intera scena per il fine virtuosismo di riverberi luminosi concepito citando il Segantini di Costume grigionese (1887). Meno complesso rispetto all’epopea montana di Ritorno all’Alpe, quest’ultimo corredato da un ricco repertorio fotografico preliminare utile allo studio dei molti e grandi personaggi in cui sembra riecheggiare la frontalità del Quarto Stato, il dipinto assimila figura e paesaggio in un’assoluta e inscindibile armonia, assurgendo a modello per composizioni a scala ridotta ascrivibili agli anni Venti come Tramonto sull’Alpe e Sera d’agosto.

Bibliografia  di riferimento

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Mostra retrospettiva del pittore ex allievo Giovanni Battista Ciolina (Toceno, 1871-1955), catalogo della mostra (Santa Maria Maggiore, Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, 26 luglio – 24 agosto 1975), 1975

Scotti, Giovanni Battista Ciolina: umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo della mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre-2 novembre 1986), Vangelista, Milano, 1986

P. Quinsac, Ciolina, Fornara: le stagioni della valle, catalogo della mostra (Santa Maria Maggiore, Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, 2 agosto – 28 settembre 2008), Comunità Montana Valle Vigezzo, 2008

Note

[1] G. B. Ciolina, diario del 5 giugno 1897, in A. Scotti, Giovanni Battista Ciolina: umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo della mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986),  Vangelista, Milano, 1986, p. 55.

[2] Lettera di A. Morbelli a P. Nomellini, Milano, 11 maggio 1897, in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I, p.131.

[3] A. Scotti, Giovanni Battista Ciolina: umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo della mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986),  Vangelista, Milano, 1986, p.20.