Paesaggio - Balla

GIACOMO BALLA

(Torino, 1871 – Roma, 1958)

Paesaggio, 1900

Olio su tela, 55,4×46,2 cm

Firmato e datato in basso a destra: Giacomo Balla 1900

Provenienza

Angelo Sommaruga, Parigi (n.417); F. Briest, M. Guesnet, Art italien du XXème siècle, Artcurial, Paris, 2007 (n.60, pag.6) (Bosco); Frost&Reed, Londra (2007); collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Marinetti e l’incendio futurista, Voghera, Associazione culturale Progetto Voghera, Sala Luisa Pagano, 15 novembre – 9 dicembre 2014 (p. 11, ripr.).

Bibliografia

F. Briest, M. Guesnet, Art italien du XXème siècle, Artcurial, Paris, 2007, n. 60, p. 6;

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp.25-26,181, fig.10, n.58, pp.78,157, ripr.;

Marinetti e l’incendio futurista, Voghera, Associazione culturale Progetto Voghera, Sala Luisa Pagano, 15 novembre – 9 dicembre 2014, p. 11, ripr.;

Bonadeo M., Divisionismo e Futurismo: un confronto e un’eredità, in ““Marinetti e l’incendio futurista”, Atti del convegno, 29 novembre 2014, Voghera, Associazione Culturale “Progetto Voghera”, Milano 2014, p. 32, ripr., p. 34;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona,  Electa, Milano 2015, pp. 108-111, ripr., n. 39, p. 220, ripr.

Note critiche

Nel 1895, reduce dalla formazione all’Accademia Albertina di Torino e dalle esperienze lavorative presso il litografo Cassina e nello studio del fotografo e pittore Bertieri – frequentato da intellettuali e artisti del calibro di Pellizza da Volpedo – Giacomo Balla si trasferisce a Roma con la madre Se nel periodo torinese il giovane apprendista ha la possibilità di entrare in contatto con le stimolanti novità dell’arte internazionale, a Roma egli rimane suggestionato dalla storia e dalle atmosfere della città eterna, improntando le sue opere ad un naturalismo che spazia dalla scena di genere al paesaggio fino alla ritrattistica, che assume a volte connotati grotteschi. Tra il settembre del 1900 e il marzo dell’anno successivo Balla soggiorna a Parigi ospite dell’illustratore e pittore Serafino Macchiati, conosciuto a Roma intorno al 1896, che risiedeva e lavorava da alcuni anni nel sobborgo di Fontenay orientando la sua ricerca verso il postimpressionismo e il divisionismo. Nella capitale francese, teatro quell’anno dell’Exposition Universelle nelle sedi del Grand Palais e dei padiglioni allestiti sull’Esplanade des Invalides, il giovane può approfondire le sue conoscenze in campo pittorico, visitando la grande mostra internazionale dedicata alle nuove tendenze artistiche, nonché la rassegna sulla nascente cronofotografia.

Verosimilmente dipinto nei dintorni di Fontanay, Paesaggio è una delle rarissime opere, ad oggi identificate e conservate, prodotte a Parigi, e costituisce, insieme ad Autosmorfia, pastello del novembre 1900, e ai suggestivi Scena notturna e La fiera di Parigi, oli ascrivibili allo stesso arco temporale, un documento fondamentale della prima produzione di Balla; Il sentiero, ulteriore olio documentato in una lettera dello stesso anno alla fidanzata Elisa, descritto e corredato da un disegno esplicativo, risulta invece disperso. Comparso a un’asta francese nel 2007 con il titolo Bosco[1], il quadro Paesaggio testimonia l’amore incondizionato dell’artista per la “sublime natura”[2] e le sue intonazioni cromatiche – “che come in un amplesso d’amore passano dal pallido al rosso, dal caldo al freddo”[3] – esprimendo un ideale di “semplicità (parola che si usa moltissimo ma quasi mai messa a posto) […] la base della bellezza la quale è sempre prodotta dalla perfetta verità degli elementi”[4]. La piccola tela inquadra uno squarcio di vegetazione, in cui una prospettiva di alberelli spogli emerge dal terreno punteggiato di foglie rosate; assoluto protagonista della scena, il sottobosco autunnale è risolto con il divisionismo libero e personalissimo di Balla, mutuato da Segantini e Pellizza e condotto presto a esiti completamente autonomi, trasformato in prezioso strumento per ottenere movimento e luce. Gino Severini ricorda – parlando del suo alunnato con Boccioni presso lo studio romano di Balla “da poco tornato da Parigi e tutto penetrato dalle idee dell’impressionismo”[5] – che fu il maestro ad iniziarli “alla nuova tecnica moderna del ‘divisionismo’ senza tuttavia insegnarcene le regole fondamentali e scientifiche”[6], predicandone di fatto l’acquisizione dei principi svincolata da rigide regole di esecuzione. Severini continua scrivendo che Balla “sull’esempio dei pittori francesi, aveva un amore esclusivo per la natura, a cui domandava tutta l’ispirazione, fino all’eccesso […] La sua qualità pittorica era di prim’ordine, genuina, con qualche analogia con la materia e la qualità di un Pisarro”[7]. L’intonazione di Paesaggio, giocato sui toni di un rosa che si accende di note rosse e gialle in piena luce, per colorarsi di blu nelle zone di ombra, ricorda da vicino la tavolozza impressionista e neoimpressionista, ed in particolare quella di Pisarro, che dal 1886 si era avvicinato alla maniera di Seurat e compagni sperimentandone per breve tempo gli esiti.

Note

[1] F. Briest, M. Guesnet, Art italien du XXème siècle, Artcurial, Paris, 2007, n. 60, pag. 6

[2] Lettera di G. Balla alla fidanzata, [Parigi, 1899], in T.Fiori, F.Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I pag. 35

[3] Ibidem

[4] Ibidem

[5] G. Severini in M. Fagiolo Dell’Arco, a cura di, Balla pre-futurista: opere e testi, M. Bulzoni, Roma, 1968, pag. 14

[6] Ibidem

[7] G. Severini in T.Fiori, F.Bellonzi, 1969, op. cit., pag. 316