Pascolo o Ultimi pascoli o Paesaggio di alta montagna con mucche - Fornara

CARLO FORNARA

(Prestinone di Craveggia, 1871 – 1968)

Pascolo o Ultimi pascoli o Paesaggio di alta montagna con mucche, 1904 circa

Olio su tela, 148,1×189,1 cm

Firmato in basso a destra: C.Fornara

Provenienza

(?) Alberto Grubicy; collezione C.Rossi, Milano; Raccolta Z.Pisa S.A.F., Milano Galleria Pesaro, febbraio 1934 (p.24, n.191, tav.XXX) (Paesaggio di alta montagna con mucche); Società Edison, Milano; collezione privata; Società di Belle Arti, Viareggio; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

VI Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia, Venezia, Palazzo delle Esposizioni, 22 aprile-31 ottobre 1905 (p.92, n.9);

Prima Biennale Romana. Esposizione Nazionale di Belle Arti nel cinquantenario della capitale Roma, Roma, Palazzo delle Belle Arti, 30 marzo-30 giugno 1921 (p. 173, n. 3);

Raccolta Z. Pisa S.A.F., Milano Galleria Pesaro, febbraio 1934 (p. 24, n. 191, tav. XXX) (Paesaggio di alta montagna con mucche);

Divisionismo Italiano, Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-5 luglio 1990 (pp.110-111, n.29, ripr.);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (p. 123, ripr., p. 151).

Bibliografia

P. De Luca, Visioni Italiche dalle Alpi all’Adriatico, Bergamo 1911, vol. I, p. 78, ripr. (Pascolo alpino);

Raccolta Z. Pisa S.A.F., Milano, Galleria Pesaro 1934, p. 24, n. 191, tav. XXX;

R. Calzini, Carlo Fornara, Milano 1949, tav. XXIV;

A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Milano 1962, p. 73;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 125, n. 1577, ripr, VII. 92;

M. Valsecchi-F. Vercelotti, Carlo Fornara pittore, Milano 1971, tav. 58;

Bolaffi. Catalogo dell’arte italiana dell’Ottocento n.12, Milano 1983, p. 188, ripr. (Ultimi pascoli 1905);

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 23, 181, n. 68, pp. 88-91, 161, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 132-137, ripr., n. 47, p. 224, ripr.

Note critiche

Nel 1897, reduce dai soggiorni francesi che indirizzano la sua formazione pittorica aprendola alle novità europee, Carlo Fornara dipinge la tela dal programmatico titolo En plein air, rifiutata fra le polemiche alla Triennale milanese dello stesso anno e poi esposta in una vetrina di Corso Vittorio Emanuele a Milano; il quadro, in quell’occasione apprezzato da Pellizza e notato da Segantini, che propone al pittore di collaborare alla grande opera che stava progettando per l’Esposizione Universale del 1900, poi accantonata, segna di fatto l’ingresso ufficiale di Fornara nel divisionismo e nella scuderia della galleria Grubicy. La pittura del vigezzino, “solida, nervosa, netta, luminosa”[1], che predilige soggetti naturali di saldo impianto architettonico dai colori vibranti e armoniosi, trova nella maniera divisa la modalità ideale per soddisfare il proprio temperamento, “poiché la divisione del colore dà purezza e smaglianza e il filamento avvolgente dà evidenza e solidità specialmente alle costruzioni degli smaglianti giochi alpestri”[2]. La vicinanza della sua arte a quella di Segantini, di cui è troppo spesso considerato mero epigono, è palese nell’utilizzo di un divisionismo costruttivo di forte impatto visivo, che il maestro di Arco porta alle estreme conseguenze e che il più longevo artista vigezzino arriva a negare nel corso degli anni, svincolando la sua pittura da regole dogmatiche per orientarla a esiti di maggiore libertà ed espressività. Se in Segantini la descrizione della natura, del paesaggio e dei suoi abitanti rimanda sempre a significati altri, ed evita l’indugio nel particolare per tendere ad una sintesi totalizzante mai episodica, in Fornara prevale la ricerca di un colore che diventa materia e luce per via di giustapposizioni e sovrapposizioni, e la raffigurazione costante dei luoghi natii, vissuti e amati nel profondo, si riempie di un afflato lirico ed emotivo capace di superare l’oggettività di una visione altrimenti fotografica.

Il dipinto Pascolo, conosciuto anche con i titoli Ultimi pascoli o Paesaggio d’alta montagna con mucche, è databile intorno al 1904 e rappresenta con ogni probabilità un panorama della Valle Vigezzo o Ticinese, anche se, soprattutto nel grande formato, Fornara è solito creare vedute costituite da realtà disparate, elaborate comunque sul vero e poi riunite nella composizione definitiva. La tela è strutturata attraverso un solido impianto formale articolato in tre ampie fasce orizzontali, la parte del pascolo in ombra, nella zona inferiore, prati e montagne bagnate dall’ultimo sole, in quella intermedia, il cielo striato di bianco, in alto. In primo piano a sinistra sosta una pacifica vacca cui fanno eco altri bovini più lontani, presenze introdotte “per un moto di simpatia e come rientranti nell’ordine stesso della natura”[3], elementi in grado di amplificare l’atmosfera del contesto in rapporto di proiezione e relazione. La suggestiva luminosità del pascolo al calare del sole, scandito in nette porzioni di luce e ombra, concepito in ritmici tratti verticali a riprodurre i fili d’erba in primo piano, e orizzontali a determinare l’ondulazione dei prati in quello mediano, raggiunge l’apice nel trattamento delle vette sullo sfondo, dove la pennellata franta e ricca si orienta in direzioni opposte a ricreare la varietà delle rocce, della vegetazione, delle cime innevate. Fornara costruisce il paesaggio e costruisce il colore, distribuito con grande perizia tecnica in corposi filamenti che costituiscono una robusta grana di tinte pure, che si serve della legge scientifica del contrasto simultaneo e della mescolanza ottica per dar vita ad un insieme palpitante di luci autunnali. Dai taccuini, pubblicati postumi, emerge la sensibilità dell’artista che vede e traduce da divisionista le bellezze del suo territorio, in descrizioni che ben si adattano a un quadro come Pascolo: “Giornata di sole e limpidità. Ciò che mi colpisce è la nettezza forza delle ombre in cui entra molto azzurro, soprattutto negli scuri. Quanto sole! Che smaglianza d’oro…! […] I prati sono come del velluto, cioè le ondulazioni sono segnate da righe chiare, che sono il riflesso chiaro dell’erba, dove gira verso un altro piano”[4]. L’opera, acquistata nel 1934 dalla Società Edison e collocata nella sala della presidenza, raggiunge, per le alte qualità formali e cromatiche, quel “colore, nerbo, solidità”[5] agognate dal vigezzino.

Note

[1]Come nasce un paesaggio, Intervista di G. Bertacchi a C. Fornara, in “Le vie d’Italia”, n.12, 1936, in M. Valsecchi e F. Vercelotti, Carlo Fornara pittore, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1971, pag. 49

[2] Ibidem

[3] Ibidem, pag. 50

[4] C. Mattei e F. Vercelotti, 1969, op. cit., pag.17

[5] Ibidem pag. 15