Portinaia (Concierge) - medardo Rosso

MEDARDO ROSSO

(Torino, 1858 – Milano, 1929)

Portinaia (Concierge), 1917 (1883-1884)

Cera su gesso, 37x31x15 cm

Firmato in basso a destra: M. Rosso

Provenienza

Gustavo Sforni (1917-1938); collezione privata; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Bibliografia

M. D’Ayala Valva, La collezione Sforni. Il giornale pittorico di un mecenate fiorentino, 1909-1939, L. S. Olschki, Firenze, 2005, p.92 (Concierge);

P. Mola e F. Vittucci, a cura di, Medardo Rosso. Catalogo ragionato della scultura, Skira, Milano, 2009, n.1.11h p.252 ripr.

Note critiche

Cera su gesso compiuta da Medardo Rosso nel 1917 sul modello delle prime della stessa serie risalenti al 1883-1884, l’opera fa parte del cospicuo numero di varianti della Portinaia realizzate con la medesima tecnica. Il catalogo ragionato[1] ne conta dodici di mano dell’autore, compresa la nostra, e altre due fuse da Francesco Rosso dopo la morte del padre. Sono inoltre noti due gessi e due bronzi eseguiti da Medardo Rosso fra il 1883 e il 1922. Un ulteriore bronzo è invece fuso nel 1960 da Mario Vianello Chiodo, caro amico dello scultore, che insieme al figlio Francesco è l’unico ad avere ricevuto da Rosso per via testamentaria il diritto di riproduzione di alcune opere. La nostra versione è successiva a quelle conservate presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma[2] e la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia[3] , e antecedente a quella della Galleria d’Arte Moderna di Firenze[4] > e a quella, oggi dispersa, che appartenne alla Galleria d’Arte Moderna di Milano[5] .

Portinaia (Concierge) proviene dalla raccolta di Gustavo Sforni, rampollo di un’agiata famiglia fiorentina, raffinato collezionista e pittore dilettante forse allievo di Giovanni Fattori. Amante dei viaggi, che accrescono la sua cultura artistica orientandolo alle coeve proposte d’area italiana e internazionale, Sforni incontra Rosso a Parigi nel 1910, quando è accompagnato nel suo atelier da Giuseppe Prezzolini e Ardengo Soffici, i quali stavano organizzando nelle sale del Lyceum di Firenze la Prima Mostra italiana dell’Impressionismo e di Medardo Rosso. Proprio in occasione dell’esposizione fiorentina, apertasi nella primavera del 1910, Sforni acquista Enfant au soleil e Enfant malade[6] . Nel 1917 compra direttamente dall’autore altre tre opere, fra cui la nostra, avendo contestualmente in dono un torso maschile di Auguste Rodin, quest’ultimo offerto a Rosso dal francese nel 1893 in cambio della Rieuse[7] . La vendita di Portinaia (Concierge), Ecce Puer[8] e Impression de boulevard. La femme à la voilette[9] è attestata da due missive di Sforni indirizzate a Rosso, una redatta nel dicembre del 1917 – “Carissimo Rosso, rispondo molto tardi alla tua affettuosa lettera che mi annuncia il compimento del suo lavoro. Lei mi dice di aver finito per me le due sculture e di volermi mandare queste due e il torso di Rodin”[10] –, l’altra nel febbraio del 1918  a ringraziamento dell’avvenuta ricezione: “tutti entusiasti delle sue sculture: tutto è arrivato in perfette condizioni, anche l’imballaggio era un’opera d’arte. Bravo! L’Ecce Puer e la Concierge sono fra i grandi capolavori dell’arte moderna e lei è un grand’uomo”[11] . Più avanti la prestigiosa collezione si arricchisce ancora di due opere di Rosso, Enfant juif [12] , omaggio dell’autore alla madre di Sforni, e Malato all’ospedale[13] .

La Portinaia, fra i primi soggetti d’ispirazione sociale dell’inizio degli anni Ottanta, era la custode dello stabile milanese al numero 3 di via Montebello dove Rosso abitava con la famiglia. Lo scultore stesso offre uno schietto resoconto della genesi dell’opera, nata dalla necessità istantanea di fissare l’immagine della signora ferma nella sua abituale postazione. Una sorta di atto catartico: “Non potevo far niente. Stavo nello studio senza lavorare. La portinaia mi gridava, era una buona vecchia, come una mamma. Fin che un giorno ho pensato: che sia quella sacramenta lì che lassa fa na gòta. Arrabbiato scendo in portineria con la creta. Era un dopo pranzo. C’era la portinaia che lavorava, Me buti a lavurà. Avevo in me l’effetto che mi ha sempre fatto quella donna entrando e guardandola nel passare. Sono arrivato a stracciare quel momento sul vivo. Si fa buio. Copro la tela. Ero stanco di avere gli occhi sulla creta, di avere gli occhi della portinaia dentro di me. La mattina dopo sulevi la tela e guardi: ghe sem! Eri cuntent. Me sentivi guarì. M’ero sgravato della portinaia”.[14] Anche Soffici nei suoi scritti delinea il personaggio, fornendo elementi per intendere lo spirito con cui Rosso ne affronta il ritratto, sincero ai limiti della caricatura: “Rosso era un amico del popolo; ma non bisogna credere che la sua candidezza nei rapporti con questo non potesse trasformarsi a tempo e luogo nella capacità di penetrarne le debolezze e gl’istinti bassi, e di burlarsene bonariamente. So di alcune beffe da lui ordite in gioventù contro certa portinaia milanese ingorda e tirannica, le quali, se si potessero raccontare, disgraderebbero i tiri e le cialde dei nostri più allegri e meno schizzinosi antenati”[15]

Di daumieriana memoria nella sua umana verità, il profilo quasi grottesco della donna con il mento sprofondato nel petto, ha un precedente nel Sagrestano – di similissima posa e pure declinato in esemplari variati a partire dal 1883 –, il cui titolo aggiunto Se la fuss grapa svela ironicamente i profani pensieri dell’uomo chino sull’acquasantiera ricolma. La Portinaia riesce però ad eluderne l’aneddoticità con un più audace trattamento della superficie, che si spezza e si ricompone nelle sfaccettature di un modellato pittorico di matrice scapigliata capace di renderla materia viva e palpitante, sfuggente allo sguardo del fruitore a cui appare ora fisionomia ora massa informe. Lo strato di cera, poggiato sul guscio cavo di gesso, funge da membrana duttile che sembra sciogliersi a contatto con l’atmosfera, imprigionando la sensazione di un attimo effimero di esistenza ancora in continuo divenire. Quella di Rosso è una visione ingenua, che volutamente ignora qualsivoglia canone estetico o conoscenza a priori per plasmare senza filtri una fugace impressione. Meglio del bronzo la cera, nell’uso peculiare che ne fa Rosso fin dagli esordi, permette quella compenetrazione fra figura e ambiente che inserisce l’artista fra i precursori del linguaggio contemporaneo alle soglie del Futurismo, fatalmente segnalato da Umberto Boccioni come “solo grande scultore moderno”[16] . Opera di svolta, la Portinaia avvia il graduale superamento del naturalismo verso quell’astrazione che caratterizza gli sviluppi tardi della ricerca di Rosso, da Madame x (1896) a Ecce Puer (1906), dove ogni narrazione è respinta in favore di una sintesi ardita che riduce la fisicità a evocativo accenno poetico.

Marina Scognamiglio

Bibliografia di riferimento

A. Soffici, Il caso Medardo Rosso preceduto da L’Impressionismo e la pittura italiana, Seeber, Firenze, 1909

A. Soffici, Medardo Rosso (1858-1928), Vallecchi, Firenze, 1929

N. Barbantini, Medardo Rosso, N. Pozza, Venezia, 1950

F. Caroli, A. Masoero, a cura di, Dalla Scapigliatura al Futurismo, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 17 Ottobre 2001 – 17 febbraio 2002), Skira, Milano, 2001

L. Giudici, a cura di, Scritti sulla scultura. Medardo Rosso, Abscondita, Milano, 2003

L. Caramel, a cura di, Medardo Rosso. Le origini della scultura moderna, catalogo della mostra (Rovereto, Mart, 28 maggio – 22 agosto 2004; Torino, GAM, 9 settembre – 28 novembre 2004), Skira, Milano, 2004

M. D’Ayala Valva, Margherita, La collezione Sforni. Il giornale pittorico di un mecenate fiorentino, 1909-1939, L. S. Olschki, Firenze, 2005

P. Mola e F. Vittucci, a cura di, Medardo Rosso. Catalogo ragionato della scultura, Skira, Milano, 2009

P. Zatti, a cura di, Medardo Rosso. La luce e la materia, catalogo della mostra (Milano, Galleria d’Arte Moderna, 18 febbraio – 31 maggio, 2015), 24ORECultura, Galleria d’Arte Moderna, Milano, 2015

S. Hecker, Un monumento al momento. Medardo Rosso e le origini della scultura contemporanea, Johan & Levi, Monza, 2017


Note

[1] P. Mola e F. Vittucci, a cura di, Medardo Rosso. Catalogo ragionato della scultura, Skira, Milano, 2009

[2] Medardo Rosso, Portinaia, 1905 [1883-1884], cera su gesso, 38×31,5×21 cm

[3] Medardo Rosso, Portinaia, 1910-1914 [1883-1884], cera su gesso, 38,5×34,5×18 cm

[4] Medardo Rosso, Portinaia, 1920 [1883-1884], cera su gesso, 39x36x18 cm

[5] Medardo Rosso, Portinaia, 1920-1922 [1883-1884], cera su gesso. La scultura è stata prelevata nel 1953 da Francesco Rosso per urgenti restauri e sostituita in quella circostanza con una copia postuma (Medardo Rosso, Portinaia, cera su gesso, h 36 cm)

[6] Medardo Rosso, Enfant malade, 1906-1909 [1893-1895], cera su gesso

[7] Medardo Rosso, Rieuse, 1894 [1890], bronzo, 37x20x26 cm

[8] Medardo Rosso, Ecce Puer, 1914-1917 [1906], cera su gesso, 44×32,5×27 cm

[9] Medardo Rosso, Impression de boulevard. La femme à la voilette, 1914-1917, cera su gesso, h 73 cm

[10] Lettera di Gustavo Sforni a Medardo Rosso, 23 dicembre 1917

[11] Lettera di Gustavo Sforni a Medardo Rosso, 26 febbraio 1918

[12] Medardo Rosso, Enfant juif, 1920-1925 [1893], cera su gesso, 26x16x12,5 cm

[13] Medardo Rosso, Malato all’ospedale, 1918-1925 [1893], cera su gesso

[14] Luigi Ambrosini, Parole di Medardo Rosso, in “La Stampa”, Torino, 29 luglio 1923

[15] A. Soffici, Medardo Rosso (1858-1928), Vallecchi, Firenze, 1929, s.p.

[16] Umberto Boccioni, Manifesto tecnico della scultura futurista, Milano, 11 aprile 1912