Ritorno dall'alpe - Giovanni Battista Ciolina

Giovanni Battista Ciolina

(Toceno, 1870 – 1955)

Ritorno dall’alpe, 1920

Olio su tela, 249×300,5 cm

Firmato e datato in basso a destra: G.B. Ciolina – 1920 –

Provenienza

collezione Caproni; collezione privata, Omegna (1986); collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Giovanni Battista Ciolina. Umanità e paesaggi della Val Vigezzo, Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986, n. 56.

Bibliografia

G. Cesura, Enrico Cavalli e la pittura vigezzina, Comunità montana della valle Vigezzo, G. Colombi, Pero, 1974, fig. 53 p. 71, p. 66;

Mostra retrospettiva del pittore ex allievo Giovanni Battista Ciolina (Toceno, 1871-1955), catalogo della mostra (Santa Maria Maggiore, Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, 26 luglio – 24 agosto 1975), 1975, s.p.;

G. Cesura, Ossola dipinta, COPECO, Pero, 1979, fig. 62 p. 75, p. 70;

A. Scotti, Giovanni Battista Ciolina. Umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986), Vangelista, Milano 1986, copertina, n. 56 pp. 118-119 ripr., pp. 10, 19-21, 71 ripr.;

G. Belli, F. Rella, a cura di, L’ età del Divisionismo, Electa, Milano 1990, pp. 268-274 ripr.;

D. Gnemmi, Vigezzini di Francia. Pittura d’Alpe e d’Oltralpe tra Otto e Novecento in valle Vigezzo, Skira, Milano 2007, pp. 142, 146, 149;

G. L. Marini, Dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento, AdArte, Torino, 2013, p. 158;

F. Tedeschi, Incontri. Nuove esplorazioni nel Divisionismo, Electa, Milano 2017, p. 36.

Note critiche

Opera di monumentali dimensioni, Ritorno dall’alpe segna la rinascita di Giovanni Battista Ciolina dopo il doloroso periodo di stasi seguito alla scomparsa dei due amati figli – Anna per una malattia polmonare e Francesco caduto soldato – di fatto costituendo l’apice di un ritrovato entusiasmo per la pittura capace di emancipare il vigezzino dal provincialismo nel quale si era suo malgrado adagiato nonostante una prima stagione di successi, una ripresa resa possibile dal sostegno di nuovi estimatori che finalmente lo affrancano dalle costanti angustie economiche. E’ nel dopoguerra che Ciolina conosce l’ingegnere Gianni Caproni, coetaneo, facoltoso pioniere dell’aeronautica italiana conterraneo di Giovanni Segantini, sensibilissimo alle contemporanee ricerche artistiche tese a trasformare il colore in materia luminosa attraverso la pennellata divisa. Lungimirante collezionista, Caproni acquista da Ciolina  Il filo spezzato – tela di ispirazione segantiniana presentata alla Terza Triennale braidense del 1897 che porta il nome del suo autore all’attenzione della critica come esponente dell’emergente Divisionismo – e commissiona al pittore due imponenti opere destinate alla sua villa di Vizzola Ticino, Ritorno dall’alpe, del 1920, e Mucche al pascolo[1], del 1922, rimaste pressoché fisse nella loro sede originaria date le difficoltà di trasporto per l’ingente mole, oggi acquisite dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona e ricongiunte in una sala della Pinacoteca. Di coerente tematica alpina, caratterizzati da una stessa esasperata tensione naturalistica che permea paesaggio e figure, entrambi i dipinti sono condotti con un tradizionale impasto alleggerito da zone a divisione, evidenti soprattutto nei cieli amplissimi. Ritorno dall’alpe, il più esteso dei due con i suoi circa sette metri quadri di superficie, è anche il più ambizioso e complesso per struttura cromatica e composizione, quest’ultima orchestrata su un incrocio di diagonali entro cui si inserisce una teoria di montanari in marcia, ciascuno descritto nel dettaglio e fisiognomicamente connotato, a restituire con epica millettiana una tipica immagine della vita della Val Vigezzo familiare al pittore, la faticosa discesa dall’alpeggio dopo la permanenza estiva. Ambientata sulla strada che da Arvogno arriva a Toceno, paese natale di Ciolina, la scena si snoda dal fulcro della baita decentrata sullo sfondo da cui sfilano i personaggi che gradatamente si delineano, fino a raggiungere misure considerevoli nella coppia avanzata. Protagoniste sono una giovane col fardello di masserizie sulle spalle, volto severo e assorto, una mano sulla fronte a ripararsi dal sole e scrutare l’orizzonte come un marinaio avvista la terraferma, l’altra stretta in quella di una bambina scalza che la guarda imbronciata; appena arretrati un uomo con una grossa cesta che si aiuta con un esile bastone, una donna più anziana stoicamente piegata dal peso del paiolo, il viso stanco ma indomito, ancora dietro una signora dall’espressione bonaria che si riposa sul ciglio. In un settembre già inoltrato, il verde delle alture si infiamma di aranci autunnali, che rimbalzano su persone, animali e cose in una calda armonia di toni, solo rotta dal tocco di nitido azzurro della latta che la ragazzina in primo piano regge con la destra. Il cielo, che occupa quasi la metà dell’intera composizione, esplode dal basso in raggi vivificati da filamenti di colore, per placarsi poi in lievi striature di nuvole bianche. Ciolina, che aveva frequentato la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore sotto la guida di Enrico Cavalli, talentuoso pittore aggiornato sulle novità europee grazie alla sua formazione francese, mutua dallo stimato maestro anche la passione per la fotografia, sfruttando un’approfondita padronanza della tecnica per immortalare con l’obiettivo panorami e modelli da riprodurre sulle tele, consuetudine all’epoca molto diffusa. Sono conservate presso gli eredi dell’artista numerose lastre in cui si distinguono i soggetti, alcuni perfettamente corrispondenti per fattezze e pose, che appaiono nella versione definitiva di Ritorno dall’Alpe, nonché in altri oli più piccoli realizzati dal Ciolina sulla falsariga dell’originale a focalizzare uno o più particolari. Tra questi si ricordano l’omonimo Ritorno dall’alpe[2], di identico impianto ma con le sole mucche sul sentiero, e Ritorno da Arvogno[3], che inquadra in visione più serrata tre donne in cammino con enormi carichi.

Se Aurora Scotti[4] nota l’assonanza formale fra Ritorno dall’alpe e Quarto Stato nella frontalità dei personaggi che incedono fieri – allusione verosimile data la fama coeva del capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo esposto proprio nel 1920 alla Galleria Pesaro di Milano e in seguito annesso alle Raccolte Pubbliche del Comune – innegabile è la convergenza della maestosa tela con talune opere del piemontese Andrea Tavernier, un riferimento più prossimo per Ciolina, da Ultime gocce[5], affine per assetto, studio delle figure, tinte fresche e luci terse, a Passeggiata in montagna[6], di analoga impostazione prospettica, ma dove gli attori sono non già montanari sfiancati ma borghesi in gita di piacere, fino al tematicamente complementare All’Alpe, Valle Vigezzo[7], che affronta la stagionale salita verso l’alpeggio.

Bibliografia  di riferimento

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Cesura, Enrico Cavalli e la pittura vigezzina, Comunità montana della valle Vigezzo, G. Colombi, Pero, 1974

Mostra retrospettiva del pittore ex allievo Giovanni Battista Ciolina (Toceno, 1871-1955), catalogo della mostra (Santa Maria Maggiore, Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, 26 luglio – 24 agosto 1975), 1975

Cesura, Ossola dipinta, COPECO, Pero, 1979

Scotti, Giovanni Battista Ciolina. Umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo della mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986), Vangelista, Milano, 1986

Belli, F. Rella, a cura di, L’ età del Divisionismo, Electa, Milano, 1990

Gnemmi, Vigezzini di Francia. Pittura d’Alpe e d’Oltralpe tra Otto e Novecento in valle Vigezzo, Skira, Milano, 2007

P. Quinsac, Ciolina, Fornara. Le stagioni della valle, catalogo della mostra (Santa Maria Maggiore, Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, 2 agosto – 28 settembre 2008), Comunità Montana Valle Vigezzo, 2008

G.L. Marini, Dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento, AdArte, Torino, 2013

Ranzi, a cura di, La montagna dipinta. Un percorso pittorico nell’800 e nel primo ‘900 attraverso le collezioni private lombarde, catalogo della mostra (Varenna, Villa Monastero 18 giugno – 25 settembre 2016), Provincia di Lecco, 2016

Note

[1] Giovanni Battista Ciolina, Mucche al pascolo, 1922, olio su tela, 169,5×229 cm.

[2] Giovanni Battista Ciolina, Ritorno dall’Alpe, 1920 circa, 76×90 cm.

[3] Giovanni Battista Ciolina, Ritorno da Arvogno, 1920 circa, olio su tela, 60×74 cm.

[4] A. Scotti, Giovanni Battista Ciolina. Umanità e paesaggi della Val Vigezzo, catalogo della mostra (Verbania, Museo del paesaggio, 13 settembre – 2 novembre 1986), Vangelista, Milano, 1986, p.119.

[5] Andrea Tavernier, Ultime gocce, 1898, olio su tela, 200×138 cm.

[6] Andrea Tavernier, Passeggiata in montagna, olio su tela, 82×142 cm.

[7] Andrea Tavernier, All’Alpe, Valle Vigezzo, 1898.