Ritratto di Giovanni Cantù- Pellizza da Volpedo

GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO

(Volpedo, 1868-1907)

Ritratto di Giovanni Cantù, 1895

Olio su tela, 46×35,2 cm

Firmato e datato al centro a destra: G.Pellizza 1895

Provenienza

collezione privata, Tortona; collezione privata, Tortona; in comodato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

Esposizioni

Mostra del pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Alessandria, Pinacoteca Civica, 12 giugno-30 settembre 1954 (p. 42, n. 88);

Artisti nostri, Alessandria, Galleria La Maggiolina, 9-30 giugno 1968 (n. 38);

Pittori tortonesi fra l’800 e il ‘900, Tortona, Museo e Pinacoteca Civica, 17-28 maggio 1970 (p. 11);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 110, ripr, p. 146);

Pellizza 1893-95. Ritratti divisionisti, Aurora Scotti Tosini, a cura di, catalogo mostra, Volpedo, studio del pittore, 1-9 settembre 2019, (pp. 24, 58, 63 e ripr.).

Bibliografia

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1968, vol. II, p. 94, n. 1275, V. 126;

A. Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Milano 1986, pp. 346, n. 900 ripr;

A. Scotti, a cura di, Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 110, ripr, p. 146);

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 22, 25, 181, fig. 9, n. 50, p. 153, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 100-103, ripr., n. 34, p. 218, ripr.;

A. Scotti Tosini, a cura di, Pellizza 1893-95. Ritratti divisionisti, catalogo mostra, Volpedo, studio del pittore, 1-9 settembre 2019, Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Associazione Pellizza da Volpedo onlus, Tipografia Fadia, Castelnuovo Scrivia (Al), 2019, pp. 24, 58, 63 e ripr.

Note critiche

Studente a Brera dal 1884 al 1886, Giuseppe Pellizza è contemporaneamente allievo di Giuseppe Puricelli e di Pio Sanquirico, con i quali affronta le problematiche della copia dal vero di oggetti, nature morte, e infine della figura umana. Dall’autunno del 1888, dopo un breve passaggio da Roma, dove frequenta l’Accademia di San Luca, e da Firenze, dove segue i corsi di Giovanni Fattori all’Accademia di Belle Arti, Pellizza è all’Accademia Carrara di Bergamo da Cesare Tallone, apprezzato ritrattista, che lo conduce all’approfondimento della pratica del disegno, del chiaroscuro e della riproduzione di modelli viventi. L’attitudine dello studente, che dal 1885 appare evidente nei frequenti ritratti di familiari e negli autoritratti giovanili, si sviluppa negli anni formativi e rimane elemento costante della sua poetica matura, anche quando questa, volgendosi verso soggetti corali di carattere sociale e umanitario come il celeberrimo Quarto Stato, inserisce le figure, studiate a lungo su personaggi reali, in un contesto più ampio. Dai primi noti, come Ritratto dei genitori (cat.n.) e Autoritratto (cat.n.), entrambi elaborati intorno al 1885 e ancora acerbi dal punto di vista grafico e cromatico o La donna dell’emigrato (cat.n.), del 1891, che mostrano una chiara ascendenza talloniana arricchita da una spiccata propensione luministica, è palese il portato della cultura artistica lombarda, pregna di quell’interesse fisiognomico che da Leonardo in poi spinge all’indagine dei più profondi segreti dell’animo umano attraverso la mimica, lo sguardo, l’espressività. Già nel Ritratto della signora Sofia Abbiati (cat.n.), del 1895, si registra il cambio di indirizzo che muta la pennellata ampia e corposa in una più minuta e franta, sebbene non ancora informata dei principi della mescolanza ottica e delle teorie dei colori complementari che proprio in quegli anni Pellizza andava approfondendo. Una lettera a Morbelli, scritta sul finire del 1894, testimonia lo sforzo verso il nuovo approccio pittorico, quando, discorrendo di un ritratto di signora cui era impegnato in quel periodo il pittore di Volpedo confida all’amico: “lo faccio a divisione […] non ti dico altro: è un nuovo sacrificio che faccio in omaggio ai miei ideali artistici”[1].

Il Ritratto di Giovanni Cantù, datato 1895, mostra già una più coerente applicazione della tecnica divisionista, rigorosamente adottata tanto nello sfondo quanto nel volto dell’uomo, uno zio materno del pittore. Dall’apparente età di circa sessant’anni, il soggetto è inquadrato a mezzobusto, frontalmente e su fondo scuro, abbigliato sobriamente con giacca e panciotto marroni su camicia bianca. Il suo viso serio e impassibile è acceso dagli occhi scuri e profondi che disperdono lo sguardo lontano, in sottili malinconie; l’incarnato roseo, naturalisticamente concepito da un fremito di tocchi sovrapposti, arricchito nelle zone d’ombra da una trama di blu e azzurri che rimbalzano sui capelli e sui baffi grigi, emerge dall’oscurità circostante costruita con miriadi di filamenti orizzontali che si confrontano con quelli diagonali e verticali nel vestito. L’insegnamento di Cesare Tallone è manifesto nell’attenzione psicologica e nell’uso di note luministiche che rendono “soffice e penetrata di luce la indimenticabile pennellata del ritrattista lombardo […] come se un lievito pittorico sollevasse i grumi della materia pesante”[2].

Notizie del dipinto emergono dai documenti, in particolare da una nota del 6 gennaio 1895 in cui Pellizza esorta il parente a venire in studio perché possa terminare il quadro che gli avrebbe consegnato a breve: “Caro zio, è nevicato; certo non avrai lavori che ti obbligano a casa; perciò fa di venire domani stesso martedì per il ritratto come siamo restati intesi quando fui alla Lugrezia l’ultima volta. Se vieni durante la corrente settimana lo condurremo a buon punto ed ora io non ho altro lavoro che mi tenga impegnato come l’avrò le prossime settimane”[3].

Note

[1] Lettera di G. Pellizza a A. Morbelli, Volpedo, il minimo giorno del 1894 [13 dicembre], in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I, pag. 173

[2] E. Tea, Angelo Barabino, Tip. Colombi, Milano, 1961, pag.39

[3] G. Pellizza, Diari, 1895, in A. Scotti, Pellizza da Volpedo: catalogo generale, Electa, Milano, 1986, pag. 346