Studio di figure per Idillio primaverile

GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO

(Volpedo, 1868-1907)

Studio di figure per Idillio primaverile, 1896

Matita e carboncino su carta, 30,3×30,9 cm (irregolare)

Firmato e datato in basso a destra: Pellizza

Sul retro di entrambe le parti in alto scritta a matita: 290

Sul retro di entrambe le parti in basso timbro corredato di firma a penna di Felice Abbiati: ESPOSIZIONE POSTUMA/DELLE/OPERE DI GIUSEPPE PELLIZZA/di VOLPEDO/GALLERIA PESARO-MILANO/Gennaio 1920/per gli eredi il tutore/Geom Felice Abbiati

Provenienza

collezione privata; Importanti dipinti del secolo XIX, Sotheby’s, Milano, lunedì 4 dicembre 1989, n. 37 (Studio di figura); collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, Milano, Galleria Pesaro, gennaio-febbraio 1920, n.113 (Figura pel quadro “Idillio campestre”);

Giuseppe Pellizza da Volpedo. Disegni. Lo studio dell’uomo mi condusse alla natura, Garbagnate Milanese, Corte Valenti, 3 marzo-2 maggio 1996, n. 24 a e b (Studio di figure per Idillio primaverile).

Bibliografia

Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, catalogo della mostra (Milano, Galleria Pesaro, gennaio-febbraio 1920), Alfieri & Lacroix, Milano 1920, n. 113 p. 15;

A. Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Electa, Milano 1986, cat. 1078 p. 405;

Importanti dipinti del secolo XIX, Sotheby’s, Milano, lunedì 4 dicembre 1989, n. 37 s.p. ripr.;

A. Scotti Tosini, a cura di, Giuseppe Pellizza da Volpedo. Disegni. Lo studio dell’uomo mi condusse alla natura, catalogo della mostra (Garbagnate Milanese, Corte Valenti, 3 marzo-2 maggio 1996), Mazzotta, Milano 1996, n. 24 a e b p. 126, p. 77 ripr.

Note critiche

Nel catalogo generale di Giuseppe Pellizza da Volpedo pubblicato nel 1986, Aurora Scotti redige la scheda di Disegno per Idillio primaverile, segnalando l’esistenza del bozzetto, allora disperso, pur non disponendo di alcuna relativa immagine: “Nell’inventario dello Studio di Pellizza, del 1907, figurava al n.290 un Disegno a carboncino per le due figure presso l’albero di Idillio primaverile, disegno finora non reperito”[1]. Oggi acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, la carta incrementa la collezione della Pinacoteca già ricca di opere del volpedese fra cui Idillio. L’albero della vita[2], olio del 1896, tondo divisionista che anticipa, non già i personaggi, bensì l’impianto compositivo e il contesto paesaggistico del pellizziano Idillio primaverile[3]. Primo nucleo della prevista serie di cinque Idilli“che appunto all’amore si riferiscono. Tali Idilli io cerco di esplicare per mezzo della pittura […] Per essi avrò tentato di dire anch’io la mia parola sull’amore”[4]Idillio primaverile è elaborato tra il 1896 e il 1898 e completato nel 1901, per essere presentato alla Biennale di Venezia del 1903, venduto ad un commerciante di Amsterdam in occasione della mostra degli Amatori e Cultori di Roma del 1906 e replicato dall’autore nella tela attualmente nota con il titolo Il girotondo[5], conservata alla Gam di Milano, rimasta incompiuta alla morte del maestro e terminata dall’allievo Angelo Barabino. Più volte confuso o assimilato dalla critica con Idillio primaverile anteriormente alla ricomparsa di quest’ultimo sul mercato negli anni Ottanta del Novecento, Il girotondo è esposto alla rassegna postuma di Pellizza organizzata nel 1920 alla Galleria Pesaro di Milano, elogiato nella recensione di Sandra Zelashi Guy su “Emporium” del gennaio di quell’anno come uno dei suoi più alti risultati: “Ma un semplice soggetto campagnolo (una ronda di bimbi attorno a un giovane melo) doveva suggerirgli il suo capolavoro. All’immediata visione, una scena soave, di una pascoliana dolcezza, si pone sulla tela. Il rondò dei bimbi, non è più colore, non più pittura, ma il puro spirito di entrambi. Che atmosfera di innocenza e di grazia! Quale gaudio immateriale e sottile! Immagini di questa purezza, sono solo accessibili a chi, come il Pellizza, ha trovato nell’intimo rifugio di se stesso il viatico giornaliero, la buona luce che illumina e guida”[6]. Nell’articolo la cronista include una fotografia d’epoca di un albero che la didascalia specifica essere “La pianta che ispirò al Pellizza il “Rondò dei bimbi””[7], implicitamente affermando la peculiarità della poetica di Pellizza in cui il puntuale riferimento al vero, alla natura che gli è più prossima, subisce un processo di idealizzazione che si nutre della capacità immaginativa dell’artista – come un sogno ad occhi aperti al cospetto alla realtà – e di un costante raffronto con la storia della pittura – indubitabile è il nesso con la Danza degli Amorini di Francesco Albani[8] – a raggiungere esiti di assoluta originalità. Nella fondamentale retrospettiva pellizziana presso la Galleria Pesaro – centoventi opere fra cui sessantadue bozzetti e ventotto disegni – viene esposto anche il citato Disegno per Idillio primaverile, pregevole carboncino separato con cesura netta in due metà, poi riassemblate, sul verso del quale è apposto il timbro della mostra milanese autenticato dalla firma di Felice Abbiati, tutore delle figlie di Pellizza che allora ne amministrava i beni. Si tratta di uno studio per la sola coppia centrale seduta sul prato, perno compositivo dell’omonima tela, che si staglia sullo sfondo del fusto di cui lo schizzo rivela unicamente il basamento. Le figure dei due fanciulli sono abbozzate da una linea fluida e pittorica, complementari nell’identica ma speculare posa delle gambe e del busto ponderata a stabilire efficaci consonanze fra le parti dell’opera definitiva, dove i ragazzi sono collocati alla base della pianta quasi ne fossero le radici come simbolo dell’amore linfa della vita stessa. Contemporaneamente semplice e solenne, l’incoronazione della giovane pronta a ricevere la ghirlanda dal suo principe contadino, è resa dal plastico chiaroscuro che ne determina il morbido controluce, mentre già nel tronco il segno allude, nella rada tratteggiatura superficiale, alla tecnica divisionista con cui la tela è concepita. Ascrivibile al 1896, congruentemente con la datazione proposta per il relativo dipinto, la carta si inserisce nel novero delle numerose altre riconducibili al ciclo degli Idilli – progetto di pentittico poi accantonato in favore di opere indipendenti e del trittico L’amore nella vita[9] – distinguendosi tuttavia per accuratezza, autonomia formale ed esatta corrispondenza con il quadro compiuto.

Bibliografia di riferimento

Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, catalogo della mostra (Milano, Galleria Pesaro, gennaio-febbraio 1920), Alfieri & Lacroix, Milano, 1920

Zelaschi Guy, Un esaltatore della libertà: Pellizza da Volpedo, in “Emporium”, Vol. LI, n. 301, gennaio 1920

Bernardi, Ottocento piemontese. Scritti d’arte, Edizioni palatine di Renzo Pezzani, Torino, 1946

Arlandi, La problematica di Pellizza da Volpedo, 1968

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Scotti, Catalogo dei manoscritti di Giuseppe Pellizza da Volpedo provenienti dalla donazione Eredi Pellizza, Tortona, 1974

Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Electa, Milano, 1986

Importanti dipinti del secolo XIX, Sotheby’s, Milano, lunedì 4 dicembre 1989

A. Scotti Tosini, a cura di, Giuseppe Pellizza da Volpedo. Disegni. Lo studio dell’uomo mi condusse alla natura, catalogo della mostra (Garbagnate Milanese, Corte Valenti, 3 marzo-2 maggio 1996), Mazzotta, Milano, 1996

Note

[1] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile, carboncino su carta (cat.1078), in A. Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Electa, Milano, 1986, p.405.

[2] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio. L’albero della vita, olio su tela applicata su tavola, 1896, Ø 27,5 cm (cat.762 L’albero).

[3] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile, 1896-1901, olio su tela, Ø 99,5 cm (cat.1079).

[4] Lettera di G. Pellizza a Jachino, 29 dicembre 1897, in A. Scotti, Catalogo dei manoscritti di Giuseppe Pellizza da Volpedo provenienti dalla donazione Eredi Pellizza, Tortona, 1974, f.57, p.56.

[5] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio campestre nei prati della pieve a Volpedo o Il girotondo, olio su tela, 1906-1907 circa, Ø 100 cm (cat.II).

[6] S. Zelaschi Guy, Un esaltatore della libertà: Pellizza da Volpedo, in “Emporium”, Vol. LI, n. 301, gennaio 1920, pp.43-44.

[7] Ibidem, p.42

[8] Francesco Albani, Danza degli Amorini, olio su rame, 1622-1623, 90×1114 cm.

[9] Giuseppe Pellizza da Volpedo, L’amore nella vita, trittico, 1901-1903, olio su tela (cat. 1207).