Una sosta o Lupi di mare - Caputi

ADRIANO BARACCHINI CAPUTI

(Firenze, 1886 – Livorno, 1968)

Una sosta o Lupi di mare, 1920

Olio su tela, tondo diametro 60 cm

Firmato e datato in basso al centro: A. BARACCHINI CAPUTI

Sul retro della cornice originale, opera di Cesare Tarrini, in alto a sinistra etichetta manoscritta e dattiloscritta: Piccin/TRASPORTI D’ARTE srl/[…]MOSTRA: DIVISIONISMO TOSCANO-LIVORNO/TITOLO DELL’OPERA:UNA SOSTA/PROPRIETÀ: PAOLA REVELLO – ROMA

Sul retro della cornice originale in alto a destra etichetta manoscritta: ING. AGOSTINI/ROMA/(COLLO)

Provenienza

collezione privata; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Gruppo Labronico, I Mostra d’Arte, Livorno, Palace Hotel, 12 agosto-15 settembre 1920, n. 9;

Prima Biennale romana. Esposizione Nazionale di Belle Arti nel Cinquantenario della Capitale, Roma, Palazzo dell’Esposizione,1921, sala 12, n. 22;

Gruppo Labronico, V Mostra d’Arte, Livorno, Liceo Niccolini, agosto-settembre 1922, sala D, n. 1 (L’ora di riposo);

Il Divisionismo toscano, Livorno, Villa Mimbelli, Museo Civico Giovanni Fattori, 28 luglio-31 ottobre 1995, n. 74;

Arte a Milano 1906-1929, Milano, Fiera, 24 novembre 1995-7 gennaio 1996.

Bibliografia

Gruppo Labronico, I Mostra d’Arte, catalogo della mostra (Livorno, Palace Hotel, 12 agosto-15 settembre 1920), n. 9, s.p.;

Prima Biennale romana. Esposizione Nazionale di Belle Arti nel Cinquantenario della Capitale, catalogo della mostra (Roma, Palazzo dell’Esposizione, 1921), Bestetti & Tumminelli, Milano, Roma, 1921, n. 22 p. 77;

Gruppo Labronico, V Mostra d’Arte nelle sale terrene del R. Liceo Niccolini, catalogo della mostra (Livorno, Liceo Niccolini, agosto-settembre 1922), S. Belforte & C., Livorno, 1922, n. 1 p. II ripr.;

R. Monti, a cura di, Il Divisionismo toscano, catalogo della mostra (Livorno, Villa Mimbelli, Museo Civico Giovanni Fattori, 28 luglio-31 ottobre 1995), De Luca, Roma, 1995, n. 74 p. 70 ripr., tav. XXI s.p., p. 81;

Arte a Milano 1906-1929, catalogo della mostra (Milano, Fiera, 24 novembre 1995-7 gennaio 1996), Electa, Milano, 1995, p. 119 ripr., p. 311;

F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Il Divisionismo. La luce del moderno, catalogo della mostra (Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012), Silvana, Cinisello Balsamo, 2012, p. 84 ripr.

Note critiche

Fiorentino d’origine, formatosi a Livorno nella fucina di Guglielmo Micheli dopo un inizio da autodidatta, Adriano Baracchini Caputi trova il suo mezzo di espressione ideale nella scomposizione cromatica grazie a Vittore Grubicy de Dragon, che lo introduce alla nuova tecnica orientandone definitivamente il linguaggio pittorico, proiettando di fatto il giovane nel panorama di quella seconda progenie di divisionisti che Alberto Grubicy è impegnato a incentivare con una serie di oculate esposizioni in Italia e all’estero a partire dal 1907. Il nome di Baracchini Caputi, allora ventitreenne, appare quell’anno nel catalogo del Salon des Peintres Divisionnistes Italiens, fondamentale rassegna ordinata dal gallerista milanese presso i vasti e ariosi ambienti delle Serre de l’Alma a Parigi, una prima importante occasione per l’esordiente che raccoglie positivi consensi dalla stampa francese, pronta a individuare nei suoi dipinti “un bellissimo mosaico di toni alla Monticelli”[1]. Avviata una regolare collaborazione con la Galleria Grubicy, che lo coinvolge in tutte le più rilevanti manifestazioni internazionali promosse – si ricorda la presenza del pittore alla sezione italiana del Salon d’Automne del 1909 – Baracchini Caputi è attivo protagonista della vita artistica livornese, che nel corso del primo ventennio del secolo ha il suo punto di riferimento nel Caffè Bardi. Il locale era situato proprio di fronte al laboratorio di cornici e colori di Gustavo Mors che sul finire dell’Ottocento aveva ospitato le rivoluzionarie tele impressioniste di Alfredo Müller – prodromo degli esiti del divisionismo toscano – e che nel 1922 sarebbe diventato lo spazio espositivo Bottega d’Arte, sede di un cospicuo numero di mostre fra cui la personale dello stesso Baracchini Caputi nell’estate del 1923, nonché quartier generale del neonato Gruppo Labronico. L’associazione, costituitasi il 15 luglio 1920 nello studio di Gini Romiti, inaugura con una collettiva allestita fra l’agosto e il settembre al Palace Hotel di Livorno in cui Baracchini Caputi, socio fondatore del sodalizio artistico, pittore già apprezzato nello scenario italiano ed estero grazie alle partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1912 e 1914 oltre alla costante adesione alle iniziative di Grubicy, espone nove opere fra cui Una sosta, tondo divisionista dai suggestivi effetti luminosi, riproposto alla quinta mostra del Gruppo Labronico del 1922 con il titolo L’ora del riposo. L’olio compare anche nel 1921 alla Prima Biennale romana, circostanza che indica il valore emblematico che l’autore attribuiva alla tela. Vetrina indubbiamente prestigiosa per i divisionisti, ampiamente rappresentati dai maestri Vittore Grubicy, Pellizza da Volpedo e Angelo Morbelli, oltre che dalle opere di Giovanni Segantini e Gaetano Previati cui è dedicata un’intera sala, la rassegna è infatti un ambito approdo per gli emergenti, desiderosi di esibire i loro migliori raggiungimenti. Svoltasi nel Palazzo delle Esposizioni per celebrare il cinquantenario della proclamazione di Roma capitale, la Biennale viene recensita da Arturo Lancellotti che segnala “qualche fine cosa del Baracchini Caputi”[2], capace, stando al severo giudizio complessivo del critico, di distinguersi insieme a pochi altri in un contesto, quello delle nuove generazioni divisioniste, non meritevole di particolare nota. Una sosta si configura come risultato ormai maturo dell’instancabile ricerca del pittore toscano, che nella sua longeva e prolifica carriera mai abbandona la pennellata divisa mediando fra il lirismo di Vittore Grubicy – nel nostro quadro esplicito è il nesso con le raffinatezze atmosferiche degli albori e crepuscoli del famoso Poema panteista[3] del milanese – e il linearismo liberty sostenuto da gamme antinaturalistiche del conterraneo Benvenuto Benvenuti – caratteristiche queste evidenti in Viene primavera[4] e nel più tardo Tramonto sulle Alpi Apuane[5] – adottando in prevalenza la tematica marinara tipica della tradizione livornese. Arricchita da una pregevole cornice intagliata dello scultore Cesare Tarrini, anch’egli personaggio di spicco del Gruppo Labronico, che la rischiara con il brillio della doratura applicata sulle abbondanti volute decorative, la tela circolare riprende l’impianto compositivo che da Idillio primaverile, capolavoro di Pellizza da Volpedo[6], riecheggia in La melanconia del sole di Cesare Maggi[7] e ne Il castagno morto di Llewelyn Lloyd[8]. Imperniata sulla struttura cruciforme costruita dall’elegante silhouette centrale dell’albero spoglio, che si erge proprio contro il sole, e dal parapetto sul mare ove campeggiano le sagome scure dei marinai, il dipinto magistralmente orchestra una sinfonia di toni accostando il colore per tratti e filamenti minuti, a creare una perfetta armonia fra il cromatismo caldo degli elementi in controluce, che in superficie accoglie tacche di blu e viola, e quello freddo dell’acqua e del cielo, che è illuminato da una rada punteggiatura rosa.

Bibliografia di riferimento

Gruppo Labronico, I Mostra d’Arte, catalogo della mostra (Livorno, Palace Hotel, 12 agosto-15 settembre 1920)

Prima Biennale romana. Esposizione Nazionale di Belle Arti nel Cinquantenario della Capitale, catalogo della mostra (Roma, Palazzo dell’Esposizione, 1921), Bestetti & Tumminelli, Milano, Roma, 1921

Lancellotti, La Prima Biennale romana d’Arte 1921, Edizioni di Fiamma, Roma, 1921

Gruppo Labronico, V Mostra d’Arte nelle sale terrene del R. Liceo Niccolini, catalogo della mostra (Livorno, Liceo Niccolini, agosto-settembre 1922), S. Belforte & C., Livorno, 1922

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Donzelli, Pittori livornesi, 1900-1950. La scuola labronica del Novecento, Cappelli, Bologna, 1979

Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

Monti, a cura di, Il Divisionismo toscano, catalogo della mostra (Livorno, Villa Mimbelli, Museo Civico Giovanni Fattori, 28 luglio-31 ottobre 1995), De Luca, Roma, 1995

Arte a Milano 1906-1929, catalogo della mostra (Milano, Fiera, 24 novembre 1995-7 gennaio 1996), Electa, Milano, 1995

Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, Il Divisionismo. La luce del moderno, catalogo della mostra (Rovigo, Palazzo Roverella, 25 febbraio-24 giugno 2012), Silvana, Cinisello Balsamo, 2012

Note

[1] “La Défense”, Parigi, 19 settembre 1907, in V. Rossi-Sacchetti, I pittori divisionisti italiani a Parigi, settembre-ottobre 1907, Società Dante Alighieri (Comitato di Parigi), Stab. Tip. Italiano Murace, Puteaux, 1907, p.5.

[2] A. Lancellotti, La Prima Biennale romana d’Arte 1921, Edizioni di Fiamma, Roma, 1921, p.51.

[3] Vittore Grubicy de Dragon, Poema panteista, 1894-1911, olio su tela, otto pannelli.

[4] Adriano Baracchini Caputi, Viene primavera, 1910, olio su tela, 80×100 cm.

[5] Adriano Baracchini Caputi, Tramonto sulle Alpi Apuane, 1921, olio su tela, 81,5×100 cm.

[6] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile, 1896-1901, olio su tela, Ø 99,5 cm.

[7] Cesare Maggi, La melanconia del sole, 1906, olio su tela, 135×157 cm.

[8] Llewelyn Lloyd, Il castagno morto, 1908, olio su tela, 100×100 cm.