Valletta a Volpedo-Giuseppe Pellizza

GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO

(Volpedo, 1868-1907)

Valletta a Volpedo, 1904-1905

Olio su tela, 61×289 cm

Provenienza

Raccolta Clerici (1932); Raccolta Gitti (1940); Sotheby’s, Milano (1998); Collezione privata, Varese; Porro & C, Milano (2004); Società di Belle Arti, Viareggio; Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Exposition du Congrès des Beaux-Arts, Angers, 1905, n. 75;

LXV Esposizione Società Promotrice di Belle Arti, Torino, 1906, sala VI n. 280; Esposizione di Belle Arti, Bergamo, Accademia Carrara, 1906;

Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, Milano, Galleria Pesaro, gennaio – febbraio 1920, n. 6; Vendita all’asta della Raccolta Clerici, Milano, Galleria Pesaro, 23 – 27 novembre 1932, n. 89;

Dipinti di maestri dell’800 e contemporanei nella Raccolta Gitti, Milano, Galleria Guglielmi, 28 novembre – 3 dicembre 1940, n. 106;

Dipinti del secolo XIX inclusa una raccolta privata di dipinti toscani, Milano, Sotheby’s, 4 – 7 giugno 1998, n. 62;

Dipinti del XIX secolo, Milano, Palazzo dei Giureconsulti, 21 – 24 febbraio 2004, n. 33.

Bibliografia

Congrès d’Angers, catalogue officiele, 1905, n. 75;

R.N. Raimbault, Le Salon du Congrès d’Angers, in “Les Tendances Nouvelles”, n. 11, 30 agosto 1905;

LXV Esposizione Società Promotrice, catalogo della mostra, Tipografia Roux e Viarengo, Torino, 1906, n. 280 p. 30;

Esposizione di Belle Arti, catalogo della mostra, Bergamo, Accademia Carrara, 1906;

F. Sapori, Pellizza pittore, in “I maestri dell’arte. Monografie di artisti italiani moderni”, n. 19, Edizioni d’arte E. Celanza, Torino, 1920, ripr. s.p.;

Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, catalogo della mostra (Milano, Galleria Pesaro, gennaio – febbraio 1920), Alfieri & Lacroix, Milano, 1920, n. 6 p. 13;

Catalogo della vendita all’asta della Raccolta Clerici (Milano, Galleria Pesaro, 23 – 27 novembre 1932 esp.;

29 novembre 1932 asta), Tip. Treves – Treccani – Tumminelli, Milano, 1932, n. 89 p. 13;

Dipinti di maestri dell’800 e contemporanei nella Raccolta Gitti, catalogo dell’asta (Milano, Galleria Guglielmi, 28 novembre – 3 dicembre 1940 esp.;

5 dicembre 1940 asta), Officina d’arte grafica A. Lucini & C., Milano, 1940, n. 106 p. 16, tav. 46;

R. Calzini, Raccolta Clerici, Galleria Pesaro, Milano, 1932, tav. VI s.p., p. 10;

A. Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Electa, Milano, 1986, n. 1209 p. 452;

Dipinti del secolo XIX inclusa una raccolta privata di dipinti toscani, catalogo dell’asta (Milano, Sotheby’s, 4 – 7 giugno 1998 esp.;

9 giugno 1998 asta), Sotheby’s, Milano, 1998, n. 62, pp. 22-23 ripr.;

Dipinti del XIX secolo, catalogo dell’asta (Milano, Palazzo dei Giureconsulti, 21 – 24 febbraio 2004 esp.;

25 febbraio 2004 asta), Porro & C., Milano, 2004, n. 33 pp. 54-55 ripr.;

Ottocento. Catalogo dell’arte italiana dell’Ottocento, n. 33, Libri Scheiwiller, Edizioni dell’ottocento, Milano, 2004, p. 392 ripr.;

G.L. Marini, Il valore dei dipinti italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, U. Allemandi, Torino, 2004, p. 618, pp. 570, 619 ripr.;

“Il Giornale dell’Ottocento”, supplemento de “Il Giornale dell’Arte”, n. 243, maggio 2005, n. 7 p. 7;

F. Maspes, a cura di, Il paesaggio di Pellizza da Volpedo. Indagini e storia di un capolavoro, catalogo della mostra (Milano, Galleria d’Arte Ambrosiana, 2 maggio – 15 giugno 2013), Itart, Milano, 2013, p.15 ripr.;

F. Maspes, a cura di, Il vecchio mulino di Pellizza da Volpedo, catalogo della mostra (Milano, Gallerie Maspes, 11 aprile – 10 maggio 2014), Antiga, Crocetta del Montello, 2014, p.14 cit.;

A. Enrico, F. Maspes, a cura di, G. Pellizza da Volpedo, catalogo della mostra (Milano, Enrico Gallerie d’arte;

Milano, Gallerie Maspes, 12 settembre – 22 dicembre 2018), Antiga, Crocetta del Montello, 2018, p. 114 cit.

Note critiche

Ascrivibile al 1904, la tela si inserisce nell’ambito della cospicua produzione paesaggistica di Giuseppe Pellizza da Volpedo dei primi anni del XX secolo, quando, conclusa la lunga gestazione del colossale Quarto Stato, si applica con rinnovato entusiasmo alla diretta indagine sul motivo nelle campagne natie. Risalgono a questo periodo una serie di capolavori in cui la ricerca luministica, condotta per via di una tecnica divisionista libera e disinvolta, si coniuga con l’attitudine compositiva della veduta, di classica memoria e stretta derivazione fontanesiana, accogliendo altresì suggestioni europee che vanno da Thomas Gainsborough a John Constable e William Turner, da Camille Corot e i Barbizonniers agli impressionisti. Cruciali per questi sviluppi sono il viaggio che nel 1900 porta l’artista a Parigi in occasione dell’Esposizione Universale – dove verifica le peculiarità del tocco di Claude Monet e di George Seurat – e l’attento studio della monografia dedicata da Marco Calderini a Antonio Fontanesi[1] , di cui Pellizza nel 1901 può anche vedere la sala personale consacratagli alla Biennale di Venezia a tardivo riconoscimento della sua rilevanza nel contesto della pittura ottocentesca italiana.

Valletta a Volpedo è impostata sulla rossa chioma del castagno mossa dal vento, che organizza lo spazio cullando lo sguardo fra i morbidi declivi e il pianoro centrale per dirigerlo in profondità, dove si perde oltre il breve orizzonte a fantasticare scenari altri. Una figuretta di contadina, china sul sentiero che a destra discende irregolare fra la vegetazione, è appena individuabile nell’ombra violacea, fusa nel paesaggio di cui è parte inscindibile così come le foglie e i rami, le rocce e gli arbusti, in pacifica armonia con il ciclico e inevitabile fluire delle stagioni. Pellizza sfrutta una tavolozza calda per ricreare le tinte seducenti di un ottobre avanzato, accese però dal freddo azzurro del cielo striato di nuvole bianche in un gioco audace di dissonanze che richiama talune soluzioni di La montà di Bogino[2] e Nubi di sera sul Curone[3] , dove più veementi cromatismi spingono verso contrasti arditi dal sapore quasi fauve. La pennellata franta punteggia la terra di trasparenze verdi e aranciate modulando gli effetti di controluce per simulare la vibrazione delle fronde, mentre in alto suggerisce i movimenti dell’aria frizzante con tacche lilla e turchine che si inseguono e si sovrappongono in un mosaico di chiarori palpitanti. Pellizza perviene nel dipinto all’agognata sintesi fra il solido assetto dell’insieme, meditato al vero con il costante esercizio del disegno, e l’assoluta mobilità delle luci, che non disfa i volumi ma li conferma, raggiunta con un divisionismo capace di superare ogni rigidità ed evocare un mondo lirico, sognante e incantato, di là dalle apparenze: “Egli non s’indugiò mai a riprodurre gli spettacoli materiali con esattezza precisa, meccanica, sibbene quelle visioni interiori che gli aspetti della natura stessa gli suscitavano. Dotato di una sensibilità squisita, egli riceveva dalle cose e dagli esseri delle emozioni forti e incancellabili. […] Così la natura fu sempre per lui, come per il Millet e per il Segantini, l’ispiratrice diretta. Essa gli sussurrava parole, e gli procurava impressioni di abbandono, di mestizia, di serenità e di dolcezza. E ricevute e raccolte queste impressioni egli era incontentabile finché non fosse riuscito a estrarre da esse il fantasma compiuto e rivelatore per le sue tele”[4] . Le parole commosse di Pier Ludovico Occhini, che sulla rivista “Vita d’Arte” omaggia l’amico a poco meno di due anni dalla sua tragica morte, riecheggiano quelle dello stesso Pellizza, che nel 1897 affidava alle pagine del “Marzocco” le sue riflessioni sulla necessità per il pittore di un contatto ravvicinato e simbiotico “con la natura che gli abbisogna ritrarre; vivere in essa, di essa, per essa, onde assimilarsela quanto può e così porsi in grado di tradurla facendone risaltare quei caratteri pei quali si distingue” [5] .

Pellizza invia la tela all’Esposizione Internazionale di Angers del 1905 unitamente a Sera d’autunno a Valpozzo[6] , di uguale atmosfera ma di tono più pacato, e Mattino di maggio[7] , di medesima sicura costruzione e freschezza pittorica. L’anno successivo Valletta a Volpedo è ancora scelta dall’artista per presenziare alla Promotrice di Torino e all’Esposizione di Belle Arti all’Accademia Carrara di Bergamo, ed è in seguito inclusa fra le opere dell’importante mostra postuma milanese del 1920 presso la Galleria Pesaro, dove è acquistata da Alberto Clerici.

Del dipinto esiste un’omonima variante[8] del 1904 che ne è forse un bozzetto preliminare, del tutto analogo ma più piccolo e sommario nella stesura del colore, di cui già gli Archivi del Divisionismo[9] pubblicano immagine e relativo regesto confondendolo però con il nostro nell’attribuirgli la partecipazione alla citata retrospettiva del 1920. L’equivoco, pure accertabile grazie a foto d’epoca delle sale della Gallerie Pesaro in cui sono ben identificabili i quadri alle pareti, è rettificato da Aurora Scotti nel catalogo generale di Pellizza, in cui il nostro, allora di collocazione sconosciuta, è schedato ma non è riprodotto[10] .

Marina Scognamiglio


Note

[1] M. Calderini, Antonio Fontanesi, pittore paesista, 1818-1882, Paravia, Torino, 1901.

[2] Giuseppe Pellizza da Volpedo, La montà di Bogino, 1905 c., olio su tela, 63,5×90 cm (cat.1240)

[3] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Nubi di sera sul Curone, 1905-1906, olio su tela, 55,5×85,5 cm (cat.1348)

[4] P.L. Occhini, Giuseppe Pellizza, in “Vita d’Arte”, n.16, aprile 1909.

[5] G. Pellizza da Volpedo, Il pittore e la solitudine, in “Il Marzocco”, n.53, 31 gennaio 1897.

[6] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Sera d’autunno a Valpozzo, 1903, olio su tea, 70×96 cm (cat.1141)

[7] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Mattino di maggio (Alberi e nubi), 1903, olio su tela applicata su tavola, 40 x 59 cm (cat.1185)

[8] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Valletta a Volpedo, 1904, olio su tela, 40×56 cm (cat.1208)

[9] T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma, 1969, vol.II, n.1349 p.101, p.269 ripr.

[10] Cfr. A. Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Electa, Milano, 1986, p.452.