Vibrante - Sexto Canegallo

SEXTO CANEGALLO

(Sestri Ponente, 1892 – 1966)

Vibrante, (1914-1919)

Olio su tela, 54,7×109,8 cm

Sul retro della tela in alto a destra: C.SEXTO

Sul retro della tela in basso a destra: 1920 – VIBRANTE – /ES. 1914

Provenienza

Eredi dell’artista; Berardi Galleria d’Arte, Roma; collezione Fondazione C.R. Tortona

Esposizioni

Sexto Canegallo, Roma, Foyer Comunale Teatro Argentina, aprile 1920, n.17;

Sexto Canegallo, Genova, Ridotto Teatro Carlo felice, giugno 1920, n.17.

Bibliografia

Catalogo della mostra individuale di opere pittoriche di Sexto Canegallo (Roma, Foyer Comunale Teatro Argentina, aprile 1920; Genova, Ridotto Teatro Carlo felice, giugno 1920), n. 17 s.p.;

E. Bertonati, a cura di, Genova tra Simbolismo e Futurismo. Opere di Sexto Canegallo, Enrico Castello (Chin), Cornelio Geranzani, Domingo Motta, catalogo della mostra (Milano, Galleria del Levante, marzo 1978), 1978, s.p. ripr. (La colata, ante 1925, olio su tela, opera dispersa).

Note critiche

Esposto alla prima personale di Sexto Canegallo allestita nell’aprile del 1920 presso il foyer del Teatro Argentina di Roma, il dipinto appartiene alla serie intitolata “Psicologia d’ambiente”, ed è descritto in catalogo come un “Panorama di paesaggio industriale con ponte e corso d’acqua, ed interno di officina siderurgica completato da effetti di lampade elettriche ad arco. Riassunto di vibrazioni vive e veloci”[1] .

Canegallo comincia a strutturare il suo lavoro in cicli tematici intorno alla metà degli anni dieci sull’esempio di Romolo Romani, conosciuto a Milano nel 1914, proponendo nelle sue mostre più importanti – quella romana del 1920, sopra citata, replicata a distanza di poche settimane al Teatro Carlo Felice di Genova, e quella parigina del 1925, tenutasi alla Galerie La Boëtie – gruppi organici di opere di cui offre altresì un esplicativo commento nelle pubblicazioni che accompagnano le rassegne, tentandone una traduzione verbale utile al fruitore.

Vibrante racconta la fervida attività di una fabbrica attraverso un suggestivo gioco di interno ed esterno di sapore surreale, enfatizzato dalla presenza di piccoli accadimenti che si dipanano nella fascia inferiore della tela a partire dalla coppia di operai emergente all’estrema destra tra bagliori infuocati e ombre vigorose, intenta nei pressi di un calderone da cui fuoriesce una materia luminosa e tremolante di alchemica memoria: in basso sagome scure sostano davanti ai crogiuoli palpitanti, sparsi ovunque, mentre una fila di quattro figurette trainano un pesante carico, creando un diversivo di diagonali, e altre sono riunite in un capannello compatto, riportando stabilità. L’impianto orizzontale è rimarcato dal tratteggio della pennellata che alterna con regolarità i colori primari sovrapponendosi a uomini e cose, allo scenario di costruzioni severe rischiarate d’ocra e all’alta recinzione che scorcia in lontananza. Una sequenza di elementi puntiformi brillanti, irraggiati come soli, scandiscono il ritmo della composizione simulando l’incanto di una notte stellata artificiale. Palese è il rimando alla celeberrima Lampada ad arco[2] di Giacomo Balla, che risuona in altri dipinti coevi come Fiamma ossidrica[3] – pure esposta a Roma e Genova nel 1920, “studio d’ambiente con impressioni vive ed acute di forza centrale profondamente penetrante”[4] -, comparabile alla nostra per argomento e cromatismi ma d’impatto più freddo e meccanico, caratteristiche che in Vibrante sono invece stemperate dal gusto della narrazione e dalla vitalità di un divisionismo ancora fremente di calore ed energia, capace di evocare magiche atmosfere. Proprio questa peculiarità, assente nella produzione di Canegallo degli anni venti, densa di contenuti simbolisti e qualificata da una stilizzazione esasperata, avvicina il quadro ad altri noti ascrivibili al 1915 come Carnevale[5] e Ragazzo ardimentoso[6] , di cui supera però l’impeto fauve in favore di una spiccata razionalizzazione della visione, prossima agli sviluppi più tardi. In parte accreditando l’indicazione sul retro – ES. 1914 – si potrebbe ipotizzare una sua esecuzione a quelle date e un successivo rimaneggiamento entro il 1919-1920, rettifica volta ad adeguare Vibrante alle altre opere della mostra romana. Esse attestano la compiuta maturazione della maniera dell’autore, che dagli esordi, già consci del divisionismo nomelliniano ma ancora condizionati da Lazzaro Luxardo – di cui è allievo all’Accademia Ligustica -, gradatamente evolve in un singolare linguaggio che risolve sulla tela le antitetiche ricerche di verità ottica e percezione soggettiva. La geometrizzazione totalizzante che lo contraddistingue ingloba le ragioni della luce, della forma e del colore, convertendo la figurazione di fondo in un’entità astratta: “In tal modo il modo il mio criterio pittorico può chiamarsi “integralismo”: il mio sforzo tende ad un’espressione “integrale” della realtà che comprenda / -il suo valore oggettivo / -il valore che essa acquista passando attraverso me prima di giungere come “mia” voce agli altri”[7] . Assecondando le teorie che Charles Henry aveva enunciato ne l’Introduction a une esthétique scientifique (1885), e che Gaetano Previati aveva ribadito in termini simili ne I principi scientifici del Divisionismo (1906), la linea è opportunamente direzionata a definire andamenti e strutture essenziali con lo scopo di parlare all’emotività e generare sensazioni psichiche differenti, univocamente interpretabili.

L’avanguardistica concezione di Canegallo si inserisce in un percorso che dal Neoimpressionismo conduce al Futurismo transitando per il Simbolismo: da Munch e Van Gogh, i primi a tramutare la pennellata franta di origine puntinista in un vortice ormai espressionista coinvolgente figura e contesto, a Previati, il cui filamento già disfa i volumi alludendo al dinamismo, a Boccioni, che grazie ad un inedito sguardo sulla modernità elabora una linea-forza, sintesi di luce e movimento. In Canegallo, che prende le mosse dagli Stati d’animo[8] boccioniani ricalcandone le intenzioni, la linea non disgrega la massa nel moto, ma agisce come un’interferenza superficiale capace di individuare uno spazio incorporeo, mentale. Il suo divisionismo consegue una semplificazione di reminiscenza seuratiana che cristallizza la visione rendendola infine asettica.

Bibliografia di riferimento

Catalogo della mostra individuale di opere pittoriche di Sexto Canegallo (Roma, Foyer Comunale Teatro Argentina, aprile 1920; Genova, Ridotto Teatro Carlo Felice, giugno 1920)

Mostra postuma del pittore Sexto Canegallo, catalogo della mostra (Genova, Galleria d’Arte Rotta, 24 febbraio – 5 marzo 1968), Genova, 1968

E. Bertonati, a cura di, Genova tra Simbolismo e Futurismo. Opere di Sexto Canegallo, Enrico Castello (Chin), Cornelio Geranzani, Domingo Motta, catalogo della mostra (Milano, Galleria del Levante, marzo 1978), 1978

G. Bruno, La pittura in Liguria dal 1850 al Divisionismo, Stringa editore, Genova, 1982

G. Bruno, a cura di, Sexto Canegallo, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova 1983

Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

M. Galli, M. Serpa, a cura di, Sexto Canegallo, catalogo della mostra (Comune di Carezzano, Sala Comunale, 20 – 28 settembre 2008), Adr Arti Grafiche, Tortona, 2008

L. Caprile e A. Pernecco, a cura di, Sexto Canegallo, Ateneo Edizioni, Pegli, 2014

Marina Scognamiglio


Note

[1] Catalogo della mostra individuale di opere pittoriche di Sexto Canegallo (Roma, Foyer Comunale Teatro Argentina, aprile 1920; Genova, Ridotto Teatro Carlo Felice, giugno 1920), s.p.

[2] Giacomo Balla, Lampada ad arco, (risalente al 1911 ma predatata dall’autore al 1909), olio su tela, 175×115 cm

[3] Sexto Canegallo, Fiamma ossidrica, 1920 circa, olio su tavola, 40×30 cm

[4] Vedi nota 1

[5] Sexto Canegallo, Carnevale, 1915, olio su tavola, 35×25 cm

[6] Sexto Canegallo, Ragazzo ardimentoso, 1915, olio su tela, 42,5×30,5 cm

[7] La citazione è tratta dal saggio di Gianfranco Bruno pubblicato nel catalogo della mostra monografica genovese del 1983. Bruno vi riporta alcuni stralci del testo redatto nel 1919 da Canegallo insieme all’amico scrittore d’arte Zaccaria e conservato presso il pittore Bruno Canepa (Cfr. G. Bruno, a cura di, Sexto Canegallo, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova 1983, p.8).

[8] Umberto Boccioni, Trittico degli stati d’animo, 1911