Amore materno - Giovanni Segantini

GIOVANNI SEGANTINI

(Arco, 1858 – Schafberg, 1899)

Amore materno, 1890

Carboncino con ritocchi ad acquerello su carta grigia, 40,8×31,5 cm irregolare

Iscrizione autografa in alto a destra: all’amico Vittorio Zippel offre Giovanni Segantini ottobre 1890

Iscrizione autografa in basso verso destra: Mamma: il Molosso ringhia. G. Segantini 1890

Provenienza

Vittorio Zippel, Trento; Mondial Gallery Milano (1968); collezione Alberto Baccolini, Milano (fino al 1951); collezione Malinverni, Villa Godi Valmarana, Lugo di Vicenza,collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Opere inedite nella raccolta Alberto Baccolini, Galleria Guglielmi, Milano, 28 – 31 gennaio/1 – 4 febbraio 1951, n.80 (Mamma: il Molosso ringhia!).

Bibliografia

Strenna Trentina Letteraria e Artistica per l’anno 1891, Trento, Stab. Giov. Zippel, 1890, p.9 ripr.; F. Servaes, Sein Leben und Sein Werk, Wien, 1902, p.60;

N. Barbantini, Giovanni Segantini, Serenissima, Venezia, 1945 p.50 (Madre amorosa);

E. Somarè, Opere inedite nella raccolta Alberto Baccolini, catalogo d’asta (Galleria Guglielmi, Milano, 28 – 31 gennaio/1 – 4 febbraio 1951; asta 6 febbario 1951), n.80, tav.37 s.p.;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol.II, n.II.244 p.33;

M.C. Gozzoli, L’opera completa di Segantini, Rizzoli, Milano, 1973, n.297 p.113 ripr.;

A.P. Quinsac, a cura di, Segantini. Catalogo generale, Electa, Milano, 1982, n.550 p.552 ripr, p.418;

B. Stutzer, Giovanni Segantini. Ave Maria. Idillio, devozione, simbolo, Segantini Museum, St. Moritz, 2004, tav.26 p.63;

F. Servaes, Giovanni Segantini. La sua vita e le sue opere, Mori (TN), 2015, nn.57-60 p.200.

Note critiche

Disegno a carbone datato 1890, Amore materno ricalca le figure di madre e bambino della seconda versione di Ave Maria a trasbordo[1]. Quest’ultima, una delle prime opere in cui Giovanni Segantini adotta il divisionismo sotto la guida di Vittore Grubicy, è dipinta a Savognino nel 1886 sulla falsariga dell’omonimo quadro del 1882[2], eseguito invece in Brianza, premiato all’Esposizione Internazionale di Amsterdam del 1883 e infine restaurato e pesantemente ritoccato da Gottardo Segantini nel 1903 a causa di un repentino deperimento. Entrambe le tele rappresentano una preghiera al tramonto di millettiana memoria, non già nei campi ma su un barchino stipato di pecore sulle acque immobili del lago di Pusiano; in totale comunione con gli animali e la natura circostante, convivono in quel piccolo mondo galleggiante un uomo, intento a remare, e una giovane stretta al figlioletto. Se nella prima variante la donna e il bambino sono concepiti, pur vicinissimi, come due unità separate, in quella successiva si trasformano in un tutt’uno, fusi in un abbraccio affettuoso e protettivo capace di incarnare l’essenza della maternità: ‘Unici nel loro genere sono soprattutto l’inclinazione del capo della madre verso il suo bambino, come in una preghiera trasognata, e i gesti del piccolo verso la madre, dettati dall’istinto di un’amorevole fiducia’[3]. La modella di Ave Maria a trasbordo è Caterina Frigerio[4] – abitualmente impiegata da Segantini nel periodo brianteo da  Al vaglio[5] e Bacio alla croce[6], fino ad ispirare la più tarda e celeberrima Le due madri[7]– figlia di un agricoltore della zona, setajuola, all’epoca ventenne neosposa e mamma, personificazione di quell’emblema di dolcezza, femminilità e dedizione che il pittore ricercava per le sue opere. Nel maggio del 1882, dal legame con Bice Bugatti, a Pusiano era nato il primogenito di Segantini, Gottardo, e solo l’anno dopo Alberto, accendendo la meraviglia dell’artista di fronte alla compagna e ad un nucleo familiare che cresceva di pari passo con la sua popolarità. Rimasto orfano di madre a soli sei anni, pressoché abbandonato a se stesso a Milano e presto confinato in una struttura di rieducazione della città prima di approdare a Brera e consacrarsi all’arte, Segantini pare voler conferire consistenza pittorica ai rari ma teneri ricordi accanto alla madre premurosa seppur gravemente ammalata a seguito delle due gravidanze – l’altro figlio era morto subito dopo la nascita – tendendo a quell’idealizzazione di cui Ave Maria a trasbordo è il più compiuto raggiungimento. Il pittore ripropone più volte il medesimo soggetto, sia inserito nel contesto originario – sono noti tre disegni tratti dalla tela, fra cui quello conservato nelle sale del Museo del Divisionismo di Tortona[8] – sia da esso svincolato, come in Madre e bambino[9], regalato all’amica Neera in occasione del matrimonio della figlia, oltre che in Amore materno, dove un paesaggio agreste con contadini al lavoro è accennato sullo sfondo. La coppia ritorna ancora nell’identica posa, ma a figura intera, nel pastello L’angelo della vita[10], rielaborazione del monumentale olio della Galleria d’Arte Moderna di Milano[11].

Cinti da una decorazione che imita il profilo di una cornice quadrangolare con abbozzi di fregi liberty agli angoli e chiusa in basso a sinistra dalla larga curva di una foglia longilinea e puntuta, i personaggi di Amore materno sono portati avanti con un segno pittorico robusto e vibrante di chiaroscuri, franto e allungato quanto la pennellata segantiniana, differentemente direzionato a suggerire la delicatezza della pelle, la leggerezza delle vesti,  il disordine dell’erba nella campagna, l’energia del vento nel cielo. In mancanza di documenti specifici relativi al disegno, nel catalogo generale di Segantini redatto nel 1982 Annie-Paule Quinsac avanza l’ipotesi che esso sia una tavola destinata ad un libro per l’infanzia, come indicherebbero sia l’assetto grafico sia la scritta autografa presente nel registro inferiore “Mamma: il molosso ringhia”, parole che sembrano pronunciate dal bambino impaurito che si protende verso la madre, pronta a rassicurarlo e difenderlo con il contatto del suo viso e del suo corpo. Una seconda frase ormai consunta affiora poi in alto a destra nei pressi di un paio di uccelli in volo: “all’amico Vittorio Zippel offre Giovanni Segantini ottobre 1890”. Il reperimento in tempi recenti di carteggi inediti fra il maestro di Arco e Vittorio Zippel, irredentista trentino, giornalista ed editore di soli due anni più giovane di Segantini, hanno permesso l’esatta ricostruzione della storia del carboncino. Esso fu appositamente realizzato per la “Strenna Trentina Letteraria e Artistica” del 1891, pubblicazione curata dallo stesso Zippel, riprodotto in fotolitografia a corredo dell’articolo d’apertura “Il Trentino nel 1890”. “Egregio Signor V. Zippel, aderisco con piacere al vostro patriottico invito per la collaborazione nella futura “Strenna Trentina”, facendo quanto in me è possibile, e credetemi ora e sempre tutto per la patria”[12], si legge in una missiva spedita da Savognino il 21 settembre del 1890. “Carissimo Signor Zippel, La ringrazio del suo gentile invito alla mia bella terra natale, alla Sua forte e gentile Trento. S’immagini, non passa giorno che io non vi pensi: forse chissà che un giorno possa venire , ma vorrei vedere il sole del mio paese, e non tremare; allora stia certo che la prima visita che farò sarà a Lei, in memoria dei suoi ripetuti inviti”[13], ancora scrive Segantini in una lettera dell’agosto del 1891. Il rapporto di stima e amicizia fra i due diventa così stretto che nel luglio del 1892 l’artista decide di interpellare Zippel sulla spinosa questione del rilascio del passaporto che gli avrebbe consentito la permanenza in Svizzera, dove già da tempo risiedeva con la famiglia. Nato nel 1858 ad Arco, allora sotto la giurisdizione austriaca, Segantini bambino era stato condotto a Milano dalla sorellastra ma non era stata per lui inoltrata nessuna richiesta di cittadinanza italiana, circostanza che aveva determinato in età adulta l’accusa di diserzione da parte dell’Austria per l’assenza ingiustificata alla chiamata obbligatoria alla leva. Ne era conseguita una forzata lontananza da Trento, pena l’arresto, e una perenne condizione di esule, mai del tutto risolta nonostante il sostegno di illustri amici e l’ormai consolidata fama a livello internazionale. Come Zippel vicino alle rivendicazioni irredentiste, il pittore proprio a queste allude nella didascalia stilata in bella calligrafia sotto i protagonisti di Amore materno. “Molosso ringhia, o antichi versi italici” è infatti l’incipit di Saluto Italico, inno carducciano ai territori contesi che doveva aver coinvolto non poco Segantini, composto nel 1879 all’indomani delle deludenti disposizioni del Congresso di Berlino che avevano frustrato ogni aspirazione degli irredentisti italiani in favore delle mire espansionistiche dell’Austria. “Molosso” è lo pseudonimo con cui era conosciuto Paolo Fambri, cronista e commediografo veneziano detrattore delle prime Odi Barbare, a cui Giosuè Carducci quindi ironicamente si rivolge all’inizio di Saluto Italico.

Bibliografia di riferimento

Strenna Trentina Letteraria e Artistica per l’anno 1891, Trento, Stab. Giov. Zippel, 1890

Servaes, Sein Leben und Sein Werk, Wien, 1902

Segantini, Scritti e lettere, Fratelli Bocca, Torino, 1910

Barbantini, Giovanni Segantini, Serenissima, Venezia, 1945

Somarè, Opere inedite nella raccolta Alberto Baccolini, catalogo d’asta (Galleria Guglielmi, Milano, 28 – 31 gennaio/1 – 4 febbraio 1951; asta 6 febbario 1951)

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

M.C. Gozzoli, L’opera completa di Segantini, Rizzoli, Milano, 1973

A.P. Quinsac, a cura di, Segantini. Catalogo generale, Electa, Milano, 1982

Giovanni Segantini. Luce e simbolo, 1884-1899, catalogo della mostra a cura di A.P. Quinsac, (Varese e Venezia 2000-2001), Skira, Milano, 2000

Servaes, Giovanni Segantini La sua vita e le sue opere, Mori (TN), 2015

M.O. Castelnuovo, Caterina Frigerio. La modella di Segantini in Brianza (1881-1886), Stilnovo, Milano, 2018

Note

[1] Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, 1886, olio su tela, 120×93 cm.

[2] Giovanni Segantini, Ave Maria a Trasbordo, 1882, olio su tela, 84×64,5 cm.

[3] F. Servaes, 1902, in F. Servaes, Giovanni Segantini La sua vita e le sue opere, Mori (TN), 2015, p.80.

[4] Cfr. M.O. Castelnuovo, Caterina Frigerio. La modella di Segantini in Brianza (1881-1886), Stilnovo, Milano, 2018.

[5] Giovanni Segantini, Al vaglio, acquerello e carboncino su carta, 1881, 34,8×24 cm.

[6] Giovanni Segantini, Bacio alla croce, 1882, olio su tela, 54,5×35,5 cm.

[7] Giovanni Segantini, Le due madri, 1889, olio su tela, 157×280 cm.

[8] Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, 1890-1893, carboncino e gesso bianco su carta da ricalco, 22×42,5 cm.

[9] Giovanni Segantini, Madre e bambino, 1893, disegno a matita su carta grigio blu, 8×5 cm.

[10] Giovanni Segantini, L’angelo della vita, 1894-1896, pastello, 57×42 cm.

[11] Giovanni Segantini, L’angelo della vita, 1891-1894, olio su tela, 276×212 cm.

[12] Lettera di Giovanni Segantini a Vittorio Zippel, 21 settembre 1890 da Savognino, in G. Segantini, Scritti e lettere, Fratelli Bocca, Torino, 1910, p.194.

[13] Lettera di Giovanni Segantini a Vittorio Zippel, 4 agosto 1891 da Savognino, in G. Segantini op. cit. 1910, pp.194-195.