Ave Maria a trasbordo - Segantini

GIOVANNI SEGANTINI

(Arco, 1858 – Schafberg, 1899)

Ave Maria a trasbordo, 1890-1893

Carboncino e gesso bianco su carta da ricalco, 22×42,5 cm

Firmato in basso a sinistra: G.Segantini

Provenienza

Giovanni Segantini; Clemente Pugliese Levi, Milano; collezione privata, Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Segantini. Ritorno a Milano, A.P. Quinsac, a cura di, Milano, Palazzo Reale, 18 settembre 2014 – 18 gennaio 2015, catalogo mostra, Milano, Skira, Mazzotta 2014 (p. 210, ripr., n. 79, p. 295);

Tutti in moto! Il mito della velocità meccanica in cento anni di arte, D. Fonti e F. Bacci di Capaci, a cura di, Catalogo Mostra, Pontedera Palazzo Pretorio, Museo Piaggio, 8 Dicembre 2016-18 Aprile 2017, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi 2016, (p. 22 cit., p. 44 cit., p. 55 ripr., p. 253).

Bibliografia

W. Ritter, Giovanni Segantini, in “Gazette des Beaux Arts”, aprile 1898;

F. Servaes, Giovanni Segantini: Sein Leben und sein Werk, Vienna 1902, pp. 57-59;

M. Montandon, Les oeuvres religieuses et philosophiques de G. Segantini, in “Mercure de France“, tomo XLVIII, Parigi, 1903;

G. Segantini, Giovanni Segantini, Zürich 1949;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 37, n. 360, ripr., II. 310;

M.C. Gozzoli, L’opera completa di Segantini, Milano 1973, p. 107, ripr., p. 108, n. 256;

A.P. Quinsac, Segantini. Catalogo generale, II, Milano 1982, vol. II, p. 418, n. 509, ripr.;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 20, 181, n. 30, pp. 46, 141, ripr.;

A.P. Quinsac, a cura di, Segantini. Ritorno a Milano, catalogo della mostra, Milano, Palazzo Reale, 18 settembre 2014 – 18 gennaio 2015, Milano, Skira, Mazzotta 2014, p. 210, ripr., n. 79, p. 295;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 44-47, ripr., n. 13, p. 206, ripr.;

Tutti in moto! Il mito della velocità meccanica in cento anni di arte, D. Fonti e F. Bacci di Capaci, a cura di, Catalogo Mostra, Pontedera Palazzo Pretorio, Museo Piaggio, 8 Dicembre 2016-18 Aprile 2017, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi 2016, p. 22 cit., p. 44 cit., p. 55 ripr., p. 253.

Note critiche

“Il disegno non contiene che due parti dell’opera d’arte: sentimento e luce […] Il disegno può facilmente dare la luce con il mezzo della trasparenza che dà la carta stessa, luce che manca spesso ad un dipinto” [1]. In questi termini Giovanni Segantini si esprime in un articolo pubblicato nel 1891, sottolineando l’importanza che il mezzo grafico riveste nella resa immediata della luminosità, non solo in virtù delle caratteristiche che sono proprie della monocromia, ma anche grazie alle peculiarità del supporto utilizzato. La produzione del maestro di Arco consta di una serie cospicua di matite, carboncini e pastelli, realizzati sia come studi preparatori o come copie volte a mantenere la memoria di opere vendute, sia come reinterpretazioni di quadri finiti ed eseguiti anche a distanza di diversi anni dall’originale. Il disegno Ave Maria a trasbordo, databile fra il 1890 e il 1893, rientra in quest’ultima casistica e rappresenta – insieme a un analogo lavoro di dimensioni leggermente ridotte ascrivibile allo stesso intervallo temporale[2] – una variante della seconda versione dell’omonimo olio del 1886, fondamentale nella produzione di Segantini e paradigmatico per l’intero corso della pittura italiana di fine Ottocento in quanto primo esempio nostrano di applicazione dei principi del divisionismo in pittura. Si dice fosse stato Vittore Grubicy, durante un soggiorno a Savognino nel 1886, a introdurre il pittore alla nuova tecnica sulla scorta degli esempi d’oltralpe spingendolo al rifacimento in tale direzione della prima versione dell’Ave Maria a trasbordo del 1882, ancora condotta attraverso il tradizionale impasto cromatico e ormai pesantemente deperita, il cui tema era stato suggerito a Segantini dall’amico Emilio Longoni che con lui aveva vissuto e dipinto in Brianza fra il 1882 e il 1884.

Rispetto all’opera d’origine, che raffigura una coppia di pastori in preghiera con un neonato, stipati insieme al gregge di pecore su una piccola imbarcazione che solca al crepuscolo le calme acque del lago di Pusiano, presso Como, il carboncino Ave Maria a trasbordo subisce variazioni fondamentali, a partire dall’inversione speculare cui la composizione è sottoposta; l’inquadratura si stringe sulla sola barca, tagliata nella parte terminale superiore, il cielo è completamento eliminato, la luce diurna sostituita da quella notturna della luna, che, seminascosta dalle nuvole, si specchia nell’acqua increspata a semicerchio intorno all’imbarcazione e al suo equipaggio muto, ad accentuare l’intimo raccoglimento dell’ora tarda. Ogni riferimento geografico plausibile, così come il carattere episodico della scena, è perduto in favore dell’espressione di un’eco universale che unisce gli uomini, la terra e gli animali in un analogo, grande destino di appartenenza alla natura. La potenza del segno, seppur delicatissimo, distribuito a creare effetti luminosi sorprendenti, è poi ulteriormente capace di incrementare l’aurea metaforica, suggestiva e straniante, che si arricchisce delle proprietà stesse della carta da ricalco, materiale adatto a catturare la luce e conseguire imprevisti esiti di trasparenza.

Citato nella corrispondenza fra Segantini e i Grubicy, il disegno viene in particolare menzionato nella lettera del pittore ad Alberto datata 1 dicembre 1898[3], dove si accenna alla cessione della carta a Pugliese Levi in cambio del prestito di Petalo di Rosa, di cui era proprietario, da esporre a Berlino in occasione della mostra personale alla Galleria Bruno&Cassirer che si sarebbe tenuta l’anno successivo.

Note

[1] G. Segantini, Pittura e Opera d’arte, in “Cronaca dell’Esposizione di Brera”, Milano, 14 giugno 1891, in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I pag. 340

[2] A. P. Quinsac, a cura di, Segantini: catalogo generale, Electa, Milano, 1982, n. 508,  pag. 417

[3] A. P. Quinsac, a cura di, Segantini: trent’anni di vita artistica europea nei carteggi inediti dell’artista e dei suoi mecenati, Cattaneo, Oggiono, Lecco, 1985, n. 708,  pp. 558-559