Campagna padovana - Boccioni

UMBERTO BOCCIONI

(Reggio Calabria, 1882 – Verona, 1916)

Campagna padovana, 1903

Olio su tela, 36×70,5 cm

Firmato in basso a sinistra: BOCCIONI/GENNAIO PADOVA 1908(?)

Sul retro del telaio in alto a sinistra etichetta a stampa con indicazioni della mostra Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi, Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 19 maggio – 5 luglio 2005; Cagliari, Castello di San Michele, 15 luglio – 18 ottobre 2005.

Sul retro del telaio in alto a sinistra etichetta a stampa e manoscritta con indicazioni della mostra Collezione privata, Bergamo, arte italiana del XX secolo, Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, 10 novembre 1991 – 31 gennaio 1992.

Sul retro del telaio in alto a sinistra scritta a matita bianca: LOT 24

Sul retro del telaio a sinistra al centro scritta a matita: 28/3/1906

Provenienza

Collezione privata, Milano; deposito presso la Peggy Guggenheim Collection, Venezia; Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Collezione privata, Bergamo, arte italiana del XX secolo, Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, 10 novembre 1991 – 31 gennaio 1992, sala I n. 9 (Gennaio a Padova);

Painting light. Italian Divisionism 1885-1910, Londra, Estorick Collection of Modern Italian Art, 4 giugno – 7 settembre 2003 (Gennaio a Padova);

Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi, Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 19 maggio – 5 luglio 2005; Cagliari, Castello di San Michele, 15 luglio – 18 ottobre 2005 (Paesaggio campestre);

Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova, Padova, Galleria Cavour, 31 ottobre 2007 – 27 gennaio 2008 (Campagna padovana);

Capolavori futuristi alla collezione Peggy Guggenheim, Venezia, Peggy Guggenheim Collection, 19 febbraio – 31 dicembre 2009 (catalogo assente);

1900-1961. Arte italiana nelle collezioni Guggenheim, Vercelli, Arca, Chiesa di San Marco, 26 febbraio – 5 giugno 2011 (Campagna padovana);

Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria, Milano, Palazzo Reale, 25 marzo – 3 luglio 2016, n. 6.

Bibliografia

F. Rossi, M.C. Rodeschini, a cura di, Collezione privata, Bergamo, arte italiana del XX secolo, catalogo della mostra (Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, 10 novembre 1991 – 31 gennaio 1992), Mazzotta, Milano, 1991, n. 9 p. 84 ripr., p. 238;

R. Miracco, a cura di, Painting light. Italian Divisionism 1885-1910, catalogo della mostra (Londra, Estorick Collection of Modern Italian Art, 4 giugno-7 settembre 2003), Mazzotta, Milano, 2003, p. 38 ripr.;

C. Parisot, a cura di, Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi, catalogo della mostra (Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 19 maggio – 5 luglio 2005; Cagliari, Castello di San Michele, 15 luglio – 18 ottobre 2005), C. Delfino, Sassari, 2005, p. 126 ripr.;

V. Baradel, a cura di, Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova, catalogo della mostra (Padova, Galleria Cavour, 31 ottobre 2007 – 27 gennaio 2008), Skira, Milano, 2007, pp. 110-111 ripr.;

L. M. Barbero, a cura di, 1900-1961. Arte italiana nelle collezioni Guggenheim, catalogo della mostra (Vercelli, Arca, Chiesa di San Marco, 26 febbraio – 5 giugno 2011), Giunti, Milano, Firenze, 2011, pp. 40-41 ripr.;

F. Rossi, A. Contò, a cura di, Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 25 marzo – 3 luglio 2016), Mondadori Electa, Milano, 2016, n. 6 p. 77 ripr., p. 296;

M. Calvesi, A. Dambruoso, Umberto Boccioni. Catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2016, n. 51 p. 235 ripr, p. 220 ripr.

Note critiche

Trasferitosi nel 1901 da Catania a Roma presso una zia, Umberto Boccioni conosce Gino Severini e inizia con lui a frequentare lo studio di Giacomo Balla, che trasmette agli allievi il suo incondizionato amore per la natura introducendoli alla pratica en plein air, fondamentale per cogliere al meglio le infinite varianti cromatiche e luminose offerte dal paesaggio in ogni stagione. Reduce dalla formazione torinese a contatto con l’ambiente divisionista, e dal soggiorno parigino compiuto fra il 1900 e il 1901 – durante il quale verifica la forza della tavolozza e della pennellata impressionista e puntinista, licenziando dipinti emblematici come il pregevole Paesaggio[1] delle collezioni tortonesi del Museo del Divisionismo -, Balla aveva sviluppato un originale metodo di scomposizione del colore libera ed intuitiva, svincolata da rigidi dettami scientifici, assumendo il modello pellizziano per reinterpretarlo attraverso un più schietto e veemente rapporto con il motivo. Le circa duecento tele di paesaggio prodotte da Boccioni nel corso della sua pur breve carriera, stroncata dalla morte a soli trentatré anni, riferiscono lo strenuo e fervente interesse dell’artista per il genere ereditato dal primo maestro, di cui svolge le suggestioni evolvendo rapidamente da un divisionismo d’eco tardo ottocentesca ad esiti rivoluzionari, capaci di decretare le sorti della pittura contemporanea italiana proiettandola nel contesto avanguardistico internazionale.

Campagna padovana, opera in cui la lezione di Balla è già arditamente rielaborata in chiave personale, potrebbe risalire al 1903, come proposto nel 2007 da Ester Coen[2] , che la attribuisce al periodo padovano, oppure al 1908, quando Boccioni è già a Milano – vi arriva nell’agosto del 1907 – dove conduce coerentemente la sua ricerca fino ai primi approdi futuristi. La controversia è causata dalla difficoltosa lettura dell’ultima cifra vergata sul recto unitamente alla firma e alla specifica “gennaio”, che rende plausibili entrambe le ipotesi in mancanza di ulteriori documenti relativi alla storia del quadro. L’analisi stilistica della tela, opportunamente comparata con altre affini per soggetto e cronologia, avvalora tuttavia maggiormente la datazione al 1908, quando Boccioni focalizza criticamente i limiti di Balla palesando una crescente ripugnanza verso linguaggi artistici ritenuti obsoleti e protendendosi con decisione alla conquista “del nuovo, dell’espressivo, del formidabile”[3] . Se infatti in Campagna romana[4] , del 1903, impostata al pari della nostra su un altissimo orizzonte, Boccioni denota ancora chiare ascendenze segantiniane sia nelle scelte tematiche e compositive – la mucca decentrata nell’ampio manto d’erba dorata – sia tecniche – la trama fitta e complessa dei pigmenti -, in Campagna padovana il tessuto cromatico è strutturato in zone ad impasto vivificate da sovrapposizioni di tacche rade e grossolane di tinte pure e antinaturalistiche, che conferiscono all’insieme un sapore espressionista più vicino a Paesaggio lombardo[5] , Albero nel campo[6] , Contadini al lavoro[7] e Treno che passa[8] , tutti sicuramente ascrivibili al 1908, e a Periferia[9] , dell’anno successivo, dove sullo sfondo della distesa arata già svettano le ciminiere di una fabbrica oltre gli alberi frondosi. Del 1908 è anche il pastello Il gelso[10] , firmato e datato, che sembra ritrarre, da diversa angolazione, più ristretta, la medesima porzione di territorio di Campagna padovana in un analogo scenario invernale. Organizzata sulle diagonali delle vertiginose fughe prospettiche che si infrangono su una quinta di filari spogli e un solo casolare, stagliati contro il cielo gelido di pioggia, Campagna padovana restituisce un panorama dinamico e articolato, seppur totalmente disabitato, in cui lo sguardo non ha tregua, continuamente sollecitato a vagare tra fusti e rami ghiacciati di cobalto per smarrirsi nella vastità del campo d’ocra pullulante di blu e d’azzurro. La pennellata divisa, reiterata, veloce e briosa, è multiforme e mutevole, come predicava Pellizza, regolarizzata in trattini minuti nell’unica, lontana costruzione, dove il gioco di complementari si fa più audace. Boccioni, nel 1906 per la prima volta a Parigi, assorbe in Francia sostanziali stimoli postimpressionisti, vangoghiani e fauve, riecheggianti nella nostra e in altre opere coeve simili per tema, che si configurano come diretti antecedenti delle celebri vedute a volo d’uccello di periferie milanesi – da Crepuscolo[11] a Officine a Porta Romana[12] – sfociate poco più tardi nell’iconico capolavoro La città che sale[13] .

Marina Scognamiglio

Bibliografia di riferimento

M. Calvesi, E. Coen, a cura di, Boccioni, Electa, Milano, 1983

M. Calvesi, E. Coen, A. Greco, a cura di, Boccioni prefuturista, catalogo della mostra (Reggio Calabria, Museo Nazionale, 5 luglio – 30 settembre 1983), Electa, Milano, 1983

F. Rossi, M.C. Rodeschini, a cura di, Collezione privata, Bergamo, arte italiana del XX secolo, catalogo della mostra (Bergamo, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, 10 novembre 1991 – 31 gennaio 1992), Mazzotta, Milano, 1991

R. Miracco, a cura di, Painting light. Italian Divisionism 1885-1910, catalogo della mostra (Londra, Estorick Collection of Modern Italian Art, 4 giugno – 7 settembre 2003), Mazzotta, Milano, 2003

G. Di Milia, a cura di, Umberto Boccioni, Diari, Abscondita, Milano, 2003

C. Parisot, a cura di, Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi, catalogo della mostra (Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 19 maggio – 5 luglio 2005; Cagliari, Castello di San Michele, 15 luglio – 18 ottobre 2005), C. Delfino, Sassari, 2005

V. Baradel, a cura di, Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova, catalogo della mostra (Padova, Galleria Cavour, 31 ottobre 2007 – 27 gennaio 2008), Skira, Milano, 2007

L. M. Barbero, a cura di, 1900-1961. Arte italiana nelle collezioni Guggenheim, catalogo della mostra (Vercelli, Arca, Chiesa di San Marco, 26 febbraio – 5 giugno 2011), Giunti, Milano, Firenze, 2011

F. Rossi, A. Contò, a cura di, Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 25 marzo – 3 luglio 2016), Mondadori Electa, Milano, 2016

M. Calvesi, A. Dambruoso, Umberto Boccioni. Catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2016


Note

[1] Giacomo Balla, Paesaggio, 1900, olio su tela, 55,4×46,2 cm

[2] V. Baradel, a cura di, Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova, catalogo della mostra (Padova, Galleria Cavour, 31 ottobre 2007 – 27 gennaio 2008), Skira, Milano, 2007, p.110.

[3] Umberto Boccioni, 14 marzo 1907, in G. Di Milia, a cura di, Umberto Boccioni, Diari, Abscondita, Milano, 2003.

[4] Umberto Boccioni, Campagna romana, 1903, olio su tela, 58,8×122 cm (cat.4)

[5] Umberto Boccioni, Paesaggio lombardo, 1908, olio su tela, 36×66 cm (cat.48)

[6] Umberto Boccioni, Albero nel campo, 1908, olio su tela, 35×37 (cat.53)

[7] Umberto Boccioni, Contadini al lavoro (Risaiole), olio su tela, 24,7×35 cm (cat.59)

[8] Umberto Boccioni, Treno che passa, 1908, olio su tela, 23×58 cm (cat.49)

[9] Umberto Boccioni, Periferia, 1909, olio su tavola, 43×28 cm (cat.75)

[10] Umberto Boccioni, Il gelso, 1908, pastello su carta, 39×35 cm (cat.38)

[11] Umberto Boccioni, Crepuscolo, 1909, olio su tela, 90×120 cm (cat.76)

[12] Umberto Boccioni, Il meriggio (Officine a Porta Romana), 1909-1910, olio su tela, 75×145 cm (cat.81)

[13] Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911, olio su tela, 199,3×301 cm (cat.607)