Chiuso fuori di scuola-Emilio Longoni

EMILIO LONGONI

(Barlassina, 1859 – Milano, 1932)

Chiuso fuori di scuola, 1878

olio su tela, 45,6×24,5 cm

Sul retro del telaio in alto a sinistra etichetta manoscritta con sigillo di ceralacca ascrivibile alla collezione di Vittore Grubicy: N°66/Emilio Longoni/Chiuso fuori di/scuola/(1878)

Provenienza

Collezione Vittore Grubicy de Dragon, Milano; collezione Luigi della Torre, Milano; Studio d’Arte Paul Nicholls, Milano (1986); collezione privata; Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana. Un mondo in trasformazione, Pinacoteca cantonale Giovanni Zust di Rancate, Mendrisio, 13 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014, n. 18 (Chiuso fuori scuola);

Arte e Collezionismo. Cinque secoli di pittura nelle collezioni biellesi, Museo del Territorio Biellese, 1° dicembre 2018 – 10 marzo 2019 (catalogo non presente).

Bibliografia

Vittore Grubicy, manoscritto non datato; G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, n. 2 p.130 ripr., p. 375, nota 3 p. 377, p. 396;

G. Anzani, E. Chiodini, a cura di, L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana. Un mondo in trasformazione, catalogo della mostra (Pinacoteca cantonale Giovanni Zust di Rancate, Mendrisio, 13 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014), Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2013, n. 18 pp. 90-91 ripr.

Note critiche

Una delle primissime opere conosciute di Emilio Longoni, la tela è compiuta a Barlassina, paese natale, durante le ripetute visite del pittore alla famiglia nel periodo di studio a Brera; dal 1875 allievo dei corsi serali, ai quali si iscrive grazie all’interessamento di Faustino Colombo, il cartellonista presso cui era impiegato, nel 1876 viene ammesso all’Accademia diurna, che frequenta con profitto fino al 1880 ottenendo gratificazioni e medaglie. Longoni cita il dipinto nella sua autobiografia, compilata sul finire degli anni dieci, che sconcerta e commuove per la cronaca rude e concisa di episodi dolorosi, molti dei quali legati all’infanzia poverissima e solitaria, nonostante i numerosi fratelli e sorelle, e a ricordi agrodolci delle sue esperienze di alunno: “Più tardi sono mandato a scuola; non imparo nulla. Dopo tre quattro anni non so ancora leggere. Con tutto ciò il Maestro Romanò e la Maestra Calvasina mi amano e mi comprendono, perfino mi danno il premio a fine anno […] Un giorno il Maestro mi castiga e mi chiude in iscuola. Io salto dalla finestra alta un primo piano”/ “Faccio qualche sosta a Barlassina in famiglia, per qualche mese e lavoro intensamente. Quadri dipinti in quel tempo: […] “Scolaretto in ritardo, chiuso fuori scuola”[…]”[1] . La notazione potrebbe riferirsi a Chiuso fuori di scuola come anche all’olio coevo[2] – di medesimo argomento e analoghe dimensioni, con la variante della posa della figura virata di tre quarti -, che costituiscono con Rimprovero materno[3] un breve ciclo a carattere narrativo, il cui protagonista è un fanciullo affranto per la sua colpevole esclusione dalla classe e il conseguente duro richiamo del genitore. Il nostro colpisce per la precoce indagine psicologica condotta sul bambino, il cui solo profilo, tratteggiato da robuste e sommarie pennellate, riesce a renderne lo smarrimento, l’incertezza e la puerile paura, carica di presagi di punizioni, che lo inchioda dinanzi all’ingresso ormai inesorabilmente sbarrato dell’istituto, di fianco al quale spicca la didascalica insegna “scuola maschile”. La tavolozza essenziale e il contesto scarnificato enfatizzano la mestizia dell’insieme convogliando l’attenzione tutta sullo studente dal volto reclinato in atteggiamento pensoso, che appare soverchiato da una realtà adulta e ostile. Rilevato contro la parete d’ocra e grigio chiaro, palpitante di materia densa e luminosa, il ragazzino è vestito miseramente, coperto da un giaccone sovrabbondante, che ne sottolinea la bassa statura, le cui tinte brune corrispondono a quelle dell’alto portone incombente con le sue geometrie severe, soglia fisica e simbolica invalicabile. L’artista affronta un tema già ampiamente sfruttato dal Romanticismo e dal Verismo, spogliandolo da eccessi descrittivi e retorici per restituire un’immagine priva di orpelli, sobria e schietta, che estrinseca una genuina emozione mediata da indelebili, amare memorie personali. La sua costante attrattiva per le sfaccettature dell’animo infantile, di cui abilmente coglie turbamenti e fragilità, ha nella tela un primo, seppur acerbo, significativo approdo, che andrà presto evolvendosi sulla scorta del disinvolto naturalismo di Antonio Mancini – a partire dagli anni settanta dedito a soggetti popolareschi -, recepito nella trasferta napoletana del 1881. Il quadro è l’archetipo di una serie di opere a sfondo sociale, che occupano il pittore fino al termine del secolo, in cui Longoni traduce un sentimento individuale ed universale di sconfitta e di emarginazione, ora edulcorato dall’amabilità dei modelli e dall’impeccabile e seducente cromatismo, come in La piscinina[4] e Chiusi fuori scuola[5] , ancora eseguiti con il tradizionale impasto, ora invece reso crudelmente esplicito, come nel celebre Riflessioni di un affamato[6 , capolavoro divisionista che scatena un caso politico. Proprio la struttura di quest’ultimo, con il ragazzo a figura intera dal profilo eloquente che sosta intirizzito davanti alla vetrina di un ristorante dove pranzano due ricchi signori, evoca nettamente la tela giovanile, con cui condivide, esasperandola, la prossimità agli umili e reietti, bloccati al limitare di un mondo che gli è precluso. La convergenza è ben più manifesta nel rapido ma pregnante bozzetto per Riflessioni di un affamato[7] , conservato nelle sale del Museo del Divisionismo di Tortona, che nell’estrema sintesi evidenzia un impianto compositivo e luministico di similare impatto rispetto al nostro.

Chiuso fuori di scuola presenta sul retro un’etichetta, suggellata da timbro di ceralacca, la quale ne attesterebbe l’appartenenza a Vittore Grubicy prima della vendita a Luigi Della Torre, acquisizione documentata dallo stesso artista e mercante milanese nel rinvenuto manoscritto contenente l’elenco della collezione dell’imprenditore alessandrino di fede socialista che di Longoni possedeva anche  Preghiera[8] e Malinconia[9] .

Marina Scognamiglio

Bibliografia di riferimento

G. Buffa, Emilio Longoni, Tip. Lazzeri, Siena, 1912

G. Botta, Emilio Longoni, Milano, 1935

G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995

G. Ginex, Emilio Longoni. Opere scelte e inediti, F. Motta, Milano, 2002

G. Anzani, E. Chiodini, a cura di, L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana. Un mondo in trasformazione, catalogo della mostra (Pinacoteca cantonale Giovanni Zust di Rancate, Mendrisio, 13 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014), Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2013

Note

[1] Emilio Longoni in G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, p.375.

[2] Emilio Longoni, Chiuso fuori dalla scuola, 1878, olio su tela, 50×31 cm (cat.3)

[3] Emilio Longoni, Rimprovero materno, 1878, olio su cartone, 44,5×36 cm (cat.4)

[4] Emilio Longoni, La piscinina, 1889-1890, olio su tela, 126×71 cm (cat.103)

[5] Emilio Longoni, Chiusi fuori scuola, 1887-1888, olio su tela, 142×87 cm (cat.98)

[6] Emilio Longoni, Riflessioni di un affamato, 1894, olio su tela, 190×155 cm (cat.147)

[7] Emilio Longoni, Riflessioni di un affamato (Studio), 1894 circa, olio su tela fissato su cartone, 33×25 cm (cat.146)

[8] Emilio Longoni, Preghiera, 1898, pastello su carta, 40×32 cm (cat.224)

[9] Emilio Longoni, Malinconia, 1925-1930, olio su tela, 50,5×64 cm (cat.517)