Estate. Mattino - Benvenuti

BENVENUTO BENVENUTI

(Livorno, 1881 – Antignano, 1959)

Estate. Mattino, 1904

Olio su cartone, 31,5×45 cm (irregolare)

Firmato, datato e intitolato sul retro: Benvenuto Benvenuti 1904/ Estate.Mattino

Provenienza

collezione privata, Pisa; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Prima dell’avanguardia da Fattori a Modigliani, Aosta, Tour Fromage 14 dicembre 1985-26 gennaio 1986; Tolosa, Musée des Augustins, 7 febbraio-31 marzo 1986 (p. 93, n. 31, ripr.);

Il divisionismo toscano, Livorno, Villa Mimbelli, 28 luglio-31 ottobre 1995 (p. 68, n. 63, tav. XVIII);

I Postmacchiaioli, Modena, Quartiere Fiera, 16-24 febbraio 2002 (pp. 102-103, n. 45, ripr.);

Luce e pittura in Italia 1850-1914, Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori”, 23 gennaio-4 maggio 2003 (p. 112, ripr.);

Painting Light. Italian Divisionism 1885-1910, Londra, Estorick Collection, 4 giugno-7 settembre 2003 (p. 31, ripr.).

Bibliografia

G. Matteucci, R. Monti, I Postmacchiaioli, Roma 1991, p. 109, fig. 161;

G. Ginex, in Pittori e pittura dell’Ottocento italiano, III. 2, Novara 1997-1999, p. 164;

C. Sisi, Motivi e figure nell’arte toscana del XX secolo, Pisa 2000, p. 35;

R. Miracco, a cura di, Luce e pittura in Italia 1850-1914, Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori”, 23 gennaio-4 maggio 2003, p. 112, ripr.;

R. Miracco, a cura di, Painting light. Italian Divisionism 1885-1910, catalogo mostra, Londra, Estorick Collection of modern italian art, 4 giugno – 7 settembre 2003, Mazzotta, Milano, 2003, (p. 31 ripr.);

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 27, 181, fig. 12, n. 67, pp. 86-87, 161, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 128-131, ripr., n. 48, p. 224, ripr.

Note critiche

Folgorato da un articolo di Vittore Grubicy sul Marzocco dell’8 ottobre 1899, numero interamente dedicato alla recentissima scomparsa di Segantini, intorno a quelle date Benvenuto Benvenuti abbandona le sperimentazioni tardo macchiaiole, maturate nel corso della formazione fra Livorno e Firenze, per volgersi al credo divisionista. Di trent’anni più anziano di lui, venerato maestro, mecenate e amico impareggiabile, Grubicy, che nei primi rapporti epistolari riconosce nelle opere del giovane artista qualità di “vigore e distinzione[1] non comuni, assume nei lunghi anni di frequentazione con Benvenuti un ruolo quasi paterno, trainando la sua pittura nella direzione della moderna pratica della scomposizione del colore e schiudendo all’allievo le porte del successo internazionale, tanto che già nel 1907 figura fra i partecipanti dell’importante rassegna Salon des Peintres Divisionnistes Italiens di Parigi.

Estate. Mattino, del 1904, risale agli anni delle più convinte prove divisioniste, iniziate con l’ancora acerbo Cavallo alla mangiatoia, che il pittore stesso etichetta come “uno dei miei primi tentativi a divisionismo fatto nel 1900”[2], e ormai compiute nel trittico Sensazioni luminose, del 1901-1902, attestato di estrema coerenza formale e stilistica esposto con successo a Milano nel 1906. L’opera, che rappresentava tre stagioni e momenti della giornata di uno stesso contesto naturale, inquadrato in una veduta d’insieme e due più ravvicinate, ricalca le intenzioni di Estate. Mattino, scintillante scenario antimeridiano presumibilmente riferito al medesimo soggetto, quella pineta si Suese nei pressi di Livorno tanto amata e incessantemente riprodotta da Benvenuti. Qui la composizione, a sviluppo orizzontale, è elegantemente attraversata dalle esili verticali degli alberi, terminanti in folte chiome ritagliate nel cielo invaso da un sole pellizziano, finemente tessuto in un’impenetrabile rete di brevissimi e regolari trattini di gialli e madreperla a formare una trama inestricabile di pigmento. L’applicazione meticolosa e ortodossa del divisionismo unisce all’influenza di Pellizza quelle di Previati, nel senso di una pennellata direzionata e dinamica, di Segantini, nella ricchezza della materia stratificata, e di Grubicy, nel sapiente controluce che il milanese aveva adottato con esiti di grande fascino nei paesaggi del Lago Maggiore, dove dagli anni Novanta era solito trascorrere i mesi invernali. La finezza di tocco incontra la vividezza dei colori puri punteggiati in eccellenti contrasti di complementari, ad opporre il verde delle chiome al rosso già antinaturalistico dei fusti sottili stagliati nella luce, ricamati in un raffinato disegno non esente dalle suggestioni decorative secessioniste che saranno poi la cifra di un cospicuo nucleo di disegni architettonici.

Totale è nel pittore l’amore per la natura, contemplata quotidianamente nelle campagne toscane alla ricerca dei “grandi spazi, gli orizzonti aperti; le masse delle selve, le pinete, le cipressete, le acque stagne stese in laghi e laghetti dove tutto si rifletteva e si raddoppiava”.[3] Nella sua autobiografia, scritta con l’espediente della terza persona, emerge il paziente e costante lavoro di osservazione diretta delle luci nelle diverse ore del giorno, una necessità di intimo rapporto con il vero rimeditata sugli esempi d’oltralpe ma indelebilmente pregna della sua formazione a contatto con la pittura di macchia: “certe mattine si alzava a ore piccole quasi al buio e si recava su un dato posto per vedere l’effetto di una data luce in quel dato ambiente, luci che a volte duravano pochi istanti”[4].

Note

[1] Cartolina di V. Grubicy a B. Benvenuti, 11 maggio 1904, in S. Rebora, a cura di, Benvenuto Benvenuti: dal vero al simbolo, 1881-1959, Silvana, Cinisello Balsamo, 2001, pag. 29

[2] S. Rebora, 2001, op. cit., pag. 178

[3] S. Rebora, 2001, op. cit., pag.52

[4] Ibidem