Fiumelatte - Vittore Grubicy de Dragon

VITTORE GRUBICY DE DRAGON

(Milano, 1851 – 1920)

Fiumelatte dal sottopassaggio della ferrovia, 1887-1910

Olio su tela, 45×33 cm

Firmato e datato in basso a destra con dedica: Al suo buon[?] Dottore/Prof. Dott. Rivalta/Vittore Grubicy/1887 – 1910

Sul retro della tela in alto cartiglio in parte lacunoso con scritta a penna: Questo dipinto, per l’eccessiva [tenuità]/nei distacchi del chiaro=scuro richiede/per essere visto luce da destra/luce di cielo preferibilmente sereno!!!/La foderatura della tela allargata di formato/fu fatta da uno dell’arte, ma fu fatta male. Se un giorno si troverà che ne vale la pena si potrà rifoderare/Vittore Grubicy De Dragon.

Sul retro della tela al centro cartiglio in parte lacunoso con scritta a penna e matita: a Fiumelatte/Vittore Grubicy De Dragon/[Dal] sottopassaggio della ferrovia

Sul retro della tela a destra cartiglio in parte lacunoso con scritta a penna: “[18]87 per parecchi mesi [incominciando] dal “Ferragosto”/tutti sabbati andavo sul Lago di Lecco nel carrozzone di IIIᵃ classe/ ed osservavo la famiglia di operai che si [?] la festa/di una gita. Li osservavo … i veri scoppi di [mancante] intensa che si/scatenavano, all’uscita da un tunnel, la [mancante] dello spazio/[dell]’acqua e del cielo. “La luce dopo la tenebra”. Questo genere/[mancante] umanamente vera nulla aveva a che fare con quella/  [mancante]. /Con questo primo tentativo ho cercato di dirlo [Vittore Grubicy]”

Sul retro del telaio a sinistra scritta a penna: Ricordo al carissimo [?]/Vittore Grubicy De Dragon

Provenienza

Collezione Pompeo Rivalta; collezione privata; Fondazione C.R. Tortona dal 2021.

Bibliografia

S. Rebora, Vittore Grubicy De Dragon 1851-1920, Jandi Sapi, Milano, Roma, 1995, n. 433, p. 265 ripr.

Note critiche

A lungo disperso, noto attraverso una fotografia d’epoca rinvenuta nell’archivio del suo autore, il dipinto è incluso nel 1995 nel catalogo generale ragionato di Vittore Grubicy curato da Sergio Rebora[1] , pubblicazione che rende possibile un proficuo confronto con le due versioni già inventariate negli Archivi del Divisionismo. Una prima[2] , ascrivibile al 1889, conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, è esposta con il titolo Estate alla IV Biennale di Venezia del 1901 insieme a Primavera[3] (Galleria d’Arte Moderna di Milano), Autunno[4] e Inverno[5] (Galleria d’Arte Moderna di Venezia), vedute del Lago Maggiore presso Miazzina, a formare il polittico Le quattro stagioni. Una seconda[6] , compiuta fra il 1889 e il 1907, omonima della nostra e appartenuta ad Arturo Toscanini, reca sul telaio un’indicazione esplicativa del Grubicy: “[…] Ho presunto di dire in pittura la sensazione gioiosa della luce, dello spazio quando si esce dalle tenebre di un tunnel…”. Entrambe ritraggono il medesimo scenario lacustre, differenziandosi per l’assenza, in Estate, del muretto assolato all’estrema destra che nell’altra crea una geometria luminosa, a istituire una sorta di quinta capace di bilanciare l’albero sulla sinistra.

La nostra, conosciuta come Fiumelatte dal sottopassaggio della ferrovia, datata 1887 – 1910, si discosta dalle gemelle per la presenza dell’imbocco della galleria, che costruisce una cornice asimmetrica d’ombra densa oltre cui si palesa il limpidissimo paesaggio, liberando lo sguardo sulla pacifica distesa del lago fino alla sponda opposta dove spiccano candide le imbarcazioni lontane. L’integrazione, di sicuro impatto, è frutto di un intervento successivo alla prima stesura, che ha ampliato la superficie con tre inserti di stoffa sui lati superiore, inferiore e destro, per includere la struttura dell’arco e una più ampia porzione di prato in basso. La circostanza è precisata da Grubicy in uno dei cartigli applicati al verso, che pure offre suggerimenti per una corretta fruizione dell’opera: “Questo dipinto, per l’eccessiva [tenuità]/ nei distacchi del chiaro=scuro richiede – per essere visto: luce da destra/luce di cielo preferibilmente sereno!!!/La foderatura della tela allargata di formato/fu fatta da uno dell’arte, ma fu fatta male./Se un giorno si troverà che ne vale la pena si potrà/rifoderare […]”. Un’ulteriore iscrizione autografa sul retro[7] è invece utile a spiegarne l’ispirazione, scaturita durante un viaggio in treno in direzione del Lago di Lecco nell’estate del 1887; nella carrozza di terza classe in cui era accomodato, Grubicy aveva notato una famiglia in gita osservandone l’incontenibile entusiasmo all’apparire del panorama abbagliante ad ogni uscita del convoglio dall’oscurità delle gallerie, un sentimento di stupore ed esultanza tradotto in quello che il pittore specifica essere un “primo tentativo”, precedente quindi agli altri due similari sopra menzionati.

Nella scheda redatta nel novembre 2020[8] , Niccolò d’Agati evidenzia un’interessante corrispondenza fra la nostra e due dipinti di Mario De Maria (Marius Pictor) rispettivamente del 1899 e del 1900. Androne Veneziano[9] , proveniente dalla raccolta di Grubicy, e Androne a Terracina[10] , eseguito con la sua collaborazione, adottano soluzioni stilistiche e luministiche così vicine a Fiumelatte dal sottopassaggio della ferrovia da far supporre una lenta e meditata riflessione del Grubicy sul tema infine sfociata in un componimento autonomo.

La pratica del riesame e della rettifica è una peculiarità del Grubicy. Nel 1889 abbandona la professione di mercante d’arte per consacrarsi alla pittura, fino ad allora un’occupazione saltuaria, incanalandovi tutte le sue energie. A partire dal 1898 produce solo eccezionalmente lavori nuovi, decidendo di concentrarsi sull’attività di revisione, da lui chiamata di “sintesi”, di quelli già impostati nella iniziale fase di “analisi”. Concepite per catturare indelebilmente un’emozione fulminea al cospetto della natura, le opere vengono nel tempo sottoposte ad una verifica che riconsidera in chiave divisionista la stesura ad impasto, serbando però l’autenticità delle suggestioni originarie grazie ad un esercizio di rievocazione: “fissando una tela o un disegno da me tracciato anni addietro nel dato luogo, dopo brevi istanti riesco a ritrovarmi sullo stesso luogo e nello stesso momento in cui fui impressionato la prima volta; cosicché non faccio che proseguire a copiare quello che avevo visto e tracciato anni addietro in quel luogo”[11] . Come ben rilevato da Ugo Bernasconi “non si tratta dunque di uno strafare; ma proprio di un intensificare; e i singoli apporti vanno ad inserirsi spontaneamente nell’organismo del quadro, perché non sono aggiunte ma sviluppi”[12] .

In Fiumelatte dal sottopassaggio della Ferrovia la rigorosa semplicità della composizione, equilibrata per mezzo del felice accordo dell’alto orizzonte con la curva regolare dell’arcata e la linea serpentinata dell’esile fusto verdeggiante, è mitigata del tipico divisionismo grubiciano, che intesse una fitta trama cromatica di minute pennellate abile a plasmare una luminosità eterea dai riverberi rosati. La forma si disgrega in una vibrazione pulviscolare, e la veduta assume la consistenza astratta di un sogno, di una memoria sopravvissuta all’oblio. Borgo fra Lierna e Varenna il cui nome deriva dal torrente che lo attraversa – impetuoso come una bianca cascata – Fiumelatte è una località molto amata da Grubicy. Dalla primavera del 1887 vi soggiorna spesso ospite di Antonio Violini, imprenditore edile, pittore dilettante e fotografo, e di sua moglie Luisa Violini Tacchi, con cui intreccia un’intensa e tormentosa relazione. Proprio alcuni scatti realizzati in compagnia del Violini potrebbero avere aiutato Grubicy a replicare gli incantevoli scorci che sono i protagonisti di tanti quadri dell’ultimo decennio del secolo, in cui l’autore non manca di apporre didascalie e commenti chiarificatori. “A Fiume Latte nella stessa stagione di bel tempo costante alla stessa ora ho fatto per vari giorni delle impressioni (che poi, nel corso di un quarto di secolo riprese e rilavorate a lungo divennero quadretti)…”[13] , e ancora, altrove, “Una cosina (portatami da caro Maestro Toscanini per qualche ritocco e pulitura) che si mantiene quasi dopo trent’anni, come uno dei ricordi più gioiosi della mia pittura. Mi rievoca la sensazione di frescura del tuffo nel lago mattutino. Settembre 1917”[14]

La tela è appartenuta a Pompeo Rivalta, medico di Grubicy, cui è destinata la dedica sul fronte. Come testimonia il carteggio intercorso fra i due dal 1911 al 1920, anno della morte del pittore, Grubicy è legato a Rivalta da un rapporto di stima e amicizia, coronato sovente dal dono di opere d’arte, sue e di altri, che progressivamente ne arricchiscono la personale collezione.

Marina Scognamiglio

Bibliografia di riferimento

V. Grubicy, La suggestione delle arti figurative, in “La Triennale”, n.11, Torino 1886

P. Levi, Il fenomeno Grubicy nella vita e nell’arte, Stabilimento Tipografico della Tribuna, Roma, 1900

U. Bernasconi, Artisti contemporanei: Vittore Grubicy de Dragon, in “Emporium”, Vol.XLI, n.44, aprile 1915

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma, 1969

S. Rebora, Vittore Grubicy De Dragon. 1851-1920, Jandi Sapi, Milano, Roma, 1995

S. Rebora, a cura di, Vittore Grubicy De Dragon. Poeta del Divisionismo, 1851-1920, catalogo della mostra (Verbania-Pallanza, Museo del Paesaggio, 16 aprile – 26 giugno 2005), Silvana, Milano, 2005

A.P. Quinsac, a cura di, Vittore Grubicy e l’Europa. Alle radici del Divisionismo, catalogo della mostra (GAM, Torino, 22 luglio – 9 ottobre 2005; Mart, Rovereto, 28 ottobre 2005 – 15 gennaio 2006; Civiche Raccolte d’Arte Moderna, Milano, 22 luglio 2005 – 15 gennaio 2006), Skira, Milano, 2005

N. D’Agati, Fiumelatte dal sottopassaggio della ferrovia, opera schedata in data 1/11/2020


Note

[1] S. Rebora, Vittore Grubicy De Dragon 1851-1920, Jandi Sapi, Milano, Roma, 1995, n.433, p.265 ripr.

[2] Vittore Grubicy de Dragon, Estate o Estate sul Lago di Como o Paesaggio o Sera sul Lago, 1889-1901 circa, olio su tela, 48×40 cm

[3] Vittore Grubicy de Dragon, Primavera o Luce dal cielo, 1897-1902 circa, olio su tela, 47×40 cm

[4] Vittore Grubicy de Dragon, Autunno, olio su tela, 1898-1901 circa, 47×40,2 cm

[5] Vittore Grubicy de Dragon, Inverno o Mattino o Paesaggio, 1898-1901 circa, olio su tela, 47,3×40 cm

[6] Vittore Grubicy de Dragon, Fiumelatte dal sottopassaggio della ferrovia o Estate bozzetto, 1889-1907, olio su carta applicata su tela, 33,5×26,5 cm

[7] Per la trascrizione completa si veda il regesto.

[8] N. D’Agati, Fiumelatte dal sottopassaggio della ferrovia, opera schedata in data 1/11/2020.

[9] Mario De Maria (Marius Pictor), Androne Veneziano, 1899

[10] Mario De Maria (Marius Pictor), Androne a Terracina, 1900, 75×61,5 cm

[11] V. Grubicy, La suggestione delle arti figurative in “La Triennale”, Torino 1886, n.11, p.82.

[12] U. Bernasconi, Artisti contemporanei: Vittore Grubicy de Dragon, in “Emporium”, Vol.XLI, n.44, aprile 1915, p.248.

[13] Cartiglio apposto al verso di: Vittore Grubicy de Dragon, Fiume Latte, 1889, olio su tela, 20,5×32 cm

[14] Cartiglio apposto al verso di: Vittore Grubicy de Dragon, A Fiume Latte o Varenna vista da Fiume Latte, 1889, olio su tela, 31×23 cm