Il paesello grigio - Cressini

CARLO CRESSINI

(Genova, 1864 – Milano, 1938)

Il paesello grigio, 1906

Olio su tela, 104,7×145,6 cm

Firmato e datato in alto a sinistra: C. Cressini

Provenienza

collezione privata; Enrico Gallerie d’Arte, Genova-Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Mostra Nazionale di Belle Arti, Milano, 1906, sala XLI, n.1;

82.Esposizione Internazionale Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Roma, 1913, sala A, n.15;

Carlo Cressini paesista d’alta montagna, Verbania, Palazzo Viani-Dugnani, Museo del Paesaggio, 20 settembre – 1 novembre 1992.

Bibliografia

Mostra Nazionale di Belle Arti. Esposizione di Milano 1906, catalogo della mostra, Tip. Capriolo e Massimino, Milano, 1906, p.114, n.1;

E. A. Marescotti, Ed. Ximenes, a cura di, Milano e l’Esposizione Internazionale del Sempione. Cronaca illustrata dell’esposizione, Fratelli Treves, Milano, 1906, p.430 ripr. (Paesello grigio);

82.Esposizione Internazionale. 37.Esposizione degli acquarellisti, catalogo della mostra, Tip. Squarci, Roma, 1913, p.20, n.15 (Paesello grigio);

R. di Valverde, Un pittore del silenzio e della solitudine. Carlo Cressini, in “La Cultura Moderna”, aprile 1922, n.4, p.199, tav.f.t.;

A. Arano, Carlo Cressini, Edizioni D’arte E. Celanza, Torino, 1923, tav.V;

A. Uguccioni, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol.XXX, Istituto della Enciclopedia italiana Roma, 1984, p.739;

G. Ginex, a cura di, Opere dell’Ottocento in collezione, catalogo della mostra (Bellinzona, Civica Galleria d’Arte, 1990), Bellinzona, 1990, p.43;

S. Rebora, Carlo Cressini paesista d’alta montagna, catalogo della mostra (Verbania, Palazzo Viani-Dugnani, Museo del Paesaggio, 20 settembre – 1 novembre 1992), Vangelista, Milano, 1992, pp. 18, 25, 82-83 n.24 ripr., 136-137;

C. Pirovano, a cura di, Luci e colori del vero: genti e paesi nella pittura veneta e lombarda dalle collezioni Ambroveneto-Banca Intesa e Fondazione Cariplo, catalogo della mostra (Monza 1998-1999), Electa, Milano, 1998, p.154, cit.;

F. Tedeschi, a cura di, Incontri. Nuove esplorazioni nel Divisionismo, Milano Electa 2017, pp. 40-43, ripr.

Note critiche

Arioso panorama montano che in prospettiva aerea inquadra Simplon Dorf – Sempione Paese in Italiano – piccolo borgo del Canton Vallese nei pressi di Briga, Il paesello grigio di Carlo Cressini figura per la prima volta alla Mostra Nazionale d’Arte di Milano, allestita nei padiglioni costruiti nell’area retrostante il Castello Sforzesco nell’ambito dell’Esposizione Internazionale del 1906 celebrante il Traforo del Sempione, inaugurato nella primavera di quello stesso anno. Apprezzata da pubblico e critica, l’opera è all’epoca ottimamente recensita da Raffaello Barbiera che ne offre una suggestiva descrizione – seppur troppo enfaticamente concentrata sull’impatto sentimentale della tela – lodandone le eccellenti qualità compositive: “Il paesello grigio. Così ha intitolato Carlo Cressini (del gruppo lombardo) il suo villaggio alpino, con tutte quelle casupole unite e quasi accavallate le une sulle altre! Quante volte ne abbiamo veduti di così; simili a famiglie di poveretti, affratellati nella stessa miseria e nella stessa pace! Neanche i colori osano scherzare e brillare in questo viluppo di povertà squallida e contenta: il grigio è il solo colore che signoreggia sui tetti, sui muri….C’immaginiamo che si elevino canti malinconici dalle zolle coltivate dalla austera montagna; squilli malinconici dal campanile esile della chiesetta. Il pittore Carlo Cressini ha tutto bene intonato, o come dicono con parola barbarissima, bene “ambientato” il suo quadro, uno dei più studiati dell’Esposizione.”[1] Il carattere episodico della rappresentazione, rimarcato dalla scelta di un soggetto riconoscibile e pertinente all’importante rassegna artistica, è in parte superato grazie alla straordinaria perizia tecnica non esente da ardimenti cromatici capaci di creare abbacinanti luminosità, come pure per mezzo dell’espediente della lieve centinatura superiore che conferisce solennità. L’impeccabile struttura del dipinto è impostata sulle due diagonali che individuano il declivio dei monti per incontrarsi a definire un triangolo di luce più intensa; qui le alture lontane si confondono al cielo invaso da cumuli di nuvole e candide venature, il cui chiarore si riflette sui tetti dell’abitato sottostante dove la cura del dettaglio disegnativo rivela il temperamento di un Cressini in seguito valente acquafortista. Picchiettate sugli spioventi delle case – ammassati a guisa di carte da gioco sul pendio fino alla chiesa dall’esile torre campanaria che sembra frenarne la corsa a precipizio – le ocra pallide si confrontano con i viola malva e pervinca, in un abile contrasto di complementari che determina effetti eterei vicini a Emilio Longoni e Gaetano Previati, la cui pennellata filamentosa è citata nel cielo e sui rilievi. Spezzato solamente dai tocchi e dalle striature di giallo che scaldano la superficie delle rocce e della macchia verde sul proscenio nonché gli alberelli frondosi del piano mediano, un tono di grigio colorato di rosa e azzurro pervade l’insieme, fondendo gli umani manufatti e la natura in un’armonia quasi assoluta.

Dopo gli studi iniziati all’Albertina di Torino presso Enrico Gamba e conclusi a Brera con Giuseppe Bertini, Cressini esordisce alla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento indirizzandosi al ritratto d’impronta post-scapigliata per poi volgersi a vedute alpine che risentono dell’influenza di Filippo Carcano e si impongono quale tema esclusivo al principio del 1900. Come documenta la corrispondenza intrattenuta con la sorella dalla Valtellina, l’interesse dell’artista per gli sconfinati paesaggi delle più alte cime è nutrito fino dai primi anni Novanta  da un costante e diretto rapporto con la montagna, vissuta e amata nelle frequenti e impegnative escursioni che, lungi dall’assumere i connotati tipici di uno svago borghese ormai alla moda, sono intese al pari di esperienze catartiche di cui fatica, privazione e disagio sono componenti imprescindibili per stabilire un vero e profondo contatto con la potente bellezza della Natura. Se ne Il paesello grigio è ancora ammessa la traccia dell’uomo, pur nel tentativo di assimilarla al contesto naturale, da qui in avanti Cressini tenderà alla sua completa eliminazione, irrimediabilmente attirato da scenari meno rassicuranti quanto inospitali che raccontassero la poesia della Natura incontaminata e selvaggia di vette impervie – tragica metafora esistenziale – come nelle serie dedicate dal pittore al lago di Märjelen e al ghiacciaio dell’Aletsch intorno al 1908. Oltre a costituire un passaggio nodale dal punto di vista tematico, Il paesello grigio è fondamentale per precisare i tempi di avvicinamento al metodo della scomposizione delle tinte da parte del Cressini che, sebbene circa coetaneo di Giovanni Segantini e compagni, più tardi si cimenta con la nuova tecnica, inserendosi nel novero di artisti di una seconda generazione divisionista portata alla ribalta dopo la prematura scomparsa del maestro di Arco.  Presentato nella sala del Gruppo Lombardo di Emilio Gola alla citata esposizione milanese del 1906 insieme a Le stiratrici (1905-1906) – opera d’ispirazione sociale che accoglie echi simbolisti e whistleriani, concepita con un impasto più tradizionale – la tela sfrutta una tavolozza sperimentale in cui la frammentazione del colore diviene lo strumento per ottenere luminosità inedite con l’audace utilizzo di toni dissonanti e pigmenti puri distribuiti in minute pennellate superficiali. Giunto alla piena maturazione di un personale divisionismo verso il 1912 – quando dipinge Tramonto, un sole ormai nascosto dall’orizzonte in controluce a dispensare nel cielo raggi di pellizziana memoria – Cressini ripropone Il paesello grigio nel 1913 alla mostra della Società degli Amatori e Cultori di Roma con L’addio al sole (1908), stilisticamente compatibile.

Marina Scognamiglio

Bibliografia di riferimento

Mostra Nazionale di Belle Arti. Esposizione di Milano 1906, catalogo della mostra, Tip. Capriolo e Massimino, Milano, 1906

A. Marescotti, Ed. Ximenes, a cura di, Milano e l’Esposizione Internazionale del Sempione. Cronaca illustrata dell’esposizione, Fratelli Treves, Milano, 1906

82.Esposizione Internazionale. 37.Esposizione degli acquarellisti, catalogo della mostra, Tip. Squarci, Roma, 1913

di Valverde, Un pittore del silenzio e della solitudine. Carlo Cressini, in “La Cultura Moderna”, aprile 1922, n.4

Arano, Carlo Cressini, Edizioni D’arte E. Celanza, Torino, 1923

Pagani, La pittura lombarda della Scapigliatura, Società Editrice Libraria, Milano, 1955

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

A.A.VV., Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia italiana, vol. XXX, Roma, 1984

Ginex, a cura di, Opere dell’Ottocento in collezione, catalogo della mostra (Bellinzona, Civica Galleria d’Arte, 1990), Bellinzona, 1990

Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

Rebora, Carlo Cressini paesista d’alta montagna, catalogo della mostra (Verbania, Palazzo Viani-Dugnani, Museo del Paesaggio, 19 settembre – 1 novembre 1992), Vangelista, Milano, 1992

Pirovano, a cura di, Luci e colori del vero. Genti e paesi nella pittura veneta e lombarda dalle collezioni Ambroveneto-Banca Intesa e Fondazione Cariplo, catalogo della mostra (Monza 1998-1999), Electa, Milano, 1998

Timo, D. Magnetti, a cura di, Giovanni Segantini e i pittori della montagna, catalogo della mostra (Aosta, Museo Archeologico Regionale, 8 aprile – 24 settembre 2017), Skira, 2017

Note

[1] Raffaele Barbiera, Rivista delle Belle Arti, La pittura VI, in E. A. Marescotti, Ed. Ximenes, a cura di, Milano e l’Esposizione Internazionale del Sempione. Cronaca illustrata dell’esposizione, Fratelli Treves, Milano, 1906, p.430.