Il sole - Barabino

ANGELO BARABINO

(Tortona, 1883 – Milano, 1950)

Il sole, 1907 (ripreso nel 1940)

Olio su tela, 140×139 cm

Provenienza

collezione privata, Milano; in comodato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

Esposizioni

Esposizione artistica Barabino, Alessandria, Salon Florè, gennaio 1914 (p. 4, n. 34);

Angelo Barabino, Tortona, Asilo Monumento ai Caduti, 3-18 maggio 1953 (p. 3, n. 37);

Omaggio ad Angelo Barabino, Pinerolo, Palazzo Vittone, 28 aprile-20 maggio 1990 (p. 17, n. 1, ripr.);

Angelo Barabino nel contesto divisionista, Voghera, Sala Luisa Pagano, 7-28 novembre 1999 (pp. 16-17, n. 3, ripr.);

Angelo Barabino 1883-1950, Tortona, Palazzo Guidobono, 17 dicembre 2005-12 marzo 2006 (p. 48, n. 3, ripr., pp. 115-116, n. 3).

Bibliografia

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 174, n. 2106, ripr., XV.10;

M. Poggialini Tominetti, Angelo Barabino, Tortona 1974, pp. 54, 88, 99, tav. I;

D. Alessi, A Pinerolo Palazzo Vittone, personale di Angelo Barabino. Quaranta tele per conoscere il pittore. L’amore per Giaveno e la Val Sangone, in “La Valsusa”, 3 maggio 1990;

M. Galli, Tecnica e simboli dedicati al maestro, in “Oltre”, n. 125, settembre-ottobre 2010, p. 29, ripr.;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 27, 181, n. 76, pp. 95-97, 164, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp.156-159, n. 60, p. 228, ripr. ;

Mauro Galli, a cura di, Gemelli diversi, in “Oltre” bimestrale Settembre-Ottobre 2018, n. 173, EDO srl., Voghera 2018, pp. 42-49, p. 49 cit.

Note critiche

Studente a Brera dal 1900 e insoddisfatto dell’insegnamento accademico, Angelo Barabino lascia l’accademia milanese nel 1903 per continuare il suo apprendistato a diretto contatto con Giuseppe Pellizza – conosciuto sul finire del secolo – frequentandone con assiduità lo studio di Volpedo. La vicinanza a Pellizza durante gli ultimi anni della sua parabola umana e professionale permette al giovane tortonese di assistere alla genesi di una serie di capolavori della maturità del maestro fra cui Idillio Primaverile (1902 – 1903), Il ponte (1904 – 1905) e Sole nascente (1904), fino alla possibilità di portare a termine egli stesso Girotondo (1903 – 1904), rimasto incompiuto alla morte del volpedese nel 1907. Sole nascente in particolare, concluso nel 1904 ed esposto nel 1906 a Milano con notevole successo di critica, esercita una profonda impressione sui colleghi, influenzando quei pittori della seconda generazione divisionista che si affacciavano all’inizio del Novecento all’ambiente artistico. La comprensione della duplice valenza dell’opera di Pellizza – metaforica – giacché capace di eternare l’evento contingente e ammantarlo di significati altri – e metodologica – in quanto inarrivabile saggio di pittura divisa in grado di svelare i meccanismi della luce e ricrearne la struttura con scientifica disciplina, è il punto di partenza sia per Matteo Olivero – amico e corrispondente di Pellizza dal 1903 – che nel 1908 con Il sole a Ussolo (Valle Macra) ne riproduce la celebre alba sullo sfondo di un piccolo borgo abitato da una figura solitaria, sia per Barabino, che attende al suo astro solare a partire dal 1907 concependo la tela come un vero e proprio omaggio all’originale pellizziano.

Il sole di Barabino ricalca l’impostazione del maestro di Volpedo nella scelta di un supporto quadrato, seppur leggermente più piccolo, che sfrutta la simmetria per sviluppare una composizione di estrema semplicità e grande impatto visivo. Se l’opera del Pellizza è uniformemente ripartita in tre fasce parallele, quella del cielo e dei due piani del lineare paesaggio in robusto controluce, a determinare una costruzione rigorosa che astrae da ogni narrazione, il dipinto del Barabino colloca l’orizzonte frastagliato più in basso, a stabilire un rapporto equilibrato fra cielo e terra armonizzati attraverso raccordi di toni maggiormente delicati e soffusi. La pennellata finissima e frazionata, che ricrea un realistico effetto di abbagliamento per mezzo dell’accostamento diligente delle componenti cromatiche della luce, è comunque lontana dalla meticolosa scientificità del volpedese, e si orienta verso un divisionismo più libero e personale senza escludere connotazioni espressive. Lo spiccato naturalismo del tortonese prevale su qualsivoglia riferimento allegorico e politico – il sole nascente era il simbolo del Partito Socialista cui sia Pellizza sia Barabino erano legati – perseguendo con amore quell’intimo legame con la natura che lo stesso venerato maestro, reduce dalle delusioni seguite all’esposizione di Quarto Stato, cercava nelle campagne natali. L’esecuzione del quadro è preceduta dal piccolo studio Il sole, olio su cartone del 1907, distinto da una scomposizione del colore intuitiva ed asistematica, condotta con puntinatura grossolana ed irregolare che evidenzia il valore antinaturalistico delle tinte pure. Un ulteriore bozzetto, Il sole nascente, di analoga tecnica e contenuto, databile però al 1910 -1912, è invece da considerarsi lavoro indipendente per la differente qualità del tratto, più lungo e disteso, nonché delle tonalità, bianco-violacee, che informano uno scenario dominato da un sole ormai completamente visibile oltre le montagne. Ripreso intorno al 1940 per coprire le figure di contadini che inizialmente dovevano occupare il primo piano[1], così come appaiono nel noto disegno preparatorio a carboncino del 1907, il dipinto viene privato di ogni carattere episodico per collocarsi nella dimensione del paesaggio puro prediletta dal pittore. Il medesimo soggetto ricompare ne Il sole (1918) e ancora sullo sfondo di Rapina (1907-1908) (cat.n.), del bozzetto per Dannazione (1907) e de Il fratricidio (1918 circa), non già come elemento autonomo ma per enfatizzare la drammaticità di un racconto.

Note

[1] M. Poggialini Tominetti, Angelo Barabino, Teca, Torino, 1974, pag. 54