Il traino del cannone - Cominetti

GIUSEPPE COMINETTI

(Salasco, 1882 – Roma, 1930)

Il traino del cannone, 1915 circa

Olio su cartone, 51,6×67,6 cm

Firmato in basso a sinistra: G. Cominetti

Provenienza

collezione privata, Alessandria; Finarte, Milano 26 marzo 1996 (p. 69, n. 131); collezione Bellini-Torre, Voghera; collezione Fondazione C. R. Tortona.

Esposizioni

Angelo Barabino nel contesto divisionista, Voghera, Sala Luisa Pagano, 7-28 novembre 1999 (p. 88, n. 53, ripr.);

I Divisionisti piemontesi da Pellizza a Balla, Aosta, Museo Archeologico Regionale, 21 giugno-26 ottobre 2003 (p. 187, n. 76, ripr., p. 191);

Arte in transizione 1885-1930. Pittura italiana da alcune collezioni lombarde, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 1 novembre 2008-15 marzo 2009 (pp. 84-85, n. 34, ripr.);

Marinetti e l’incendio futurista, Voghera, Associazione Culturale Progetto Voghera, Sala Luisa Pagano, 15 novembre – 9 dicembre 2014 (p. 15, ripr.).

Bibliografia

D. Molinari, Profili d’artista. Giuseppe Cominetti pittore, in “Il Piccolo”, 1 settembre 1971;

D. Molinari, Giuseppe Cominetti. Un pittore piemontese a Parigi, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Provincie di Alessandria e Asti”, 1974-1975;

G. Bruno, Giuseppe Cominetti, Genova 1983, p. 121, tav. 109, p. 187, n. 109;

Pittori e pittura dell’Ottocento Italiano. Quotazioni di mercato, Novara 1997-99, p. 97, ripr.;

S. Fugazza, A. Guarnaschelli, P. Nicholls, a cura di, Arte in transizione 1885-1930. Pittura italiana da alcune collezioni lombarde, Tortona, Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 1 novembre 2008-15 marzo 2009, Skira, Milano 2008, pp. 84-85, n. 34, ripr.;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 28, 181, n. 92, pp. 116-117, 169, ripr.;

Marinetti e l’incendio futurista, Voghera, Associazione Culturale Progetto Voghera, Sala Luisa Pagano, 15 novembre – 9 dicembre 2014, p. 15, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 192-195, ripr., n. 80, p. 236, ripr.

Note critiche

Dal 1915, anno del suo arruolamento volontario in cavalleria, Giuseppe Cominetti abbandona le tematiche mondane cui si era dedicato dal momento del suo trasferimento a Parigi nel 1909 per volgersi a quelle militari, trasformandosi in uno dei più graffianti e profondi interpreti degli orrori della guerra. Impiegato prima sul fronte francese e poi su quello italiano, ha qui l’incarico ufficiale di corrispondente e illustratore, documentando le operazioni belliche in spontanei schizzi rapidi e inquieti, tragici nella loro verità, frutto di un’osservazione ravvicinata, diretta e consapevole, e densi di una partecipazione mai retorica o celebrativa che li rende, “come i fogli di Otto Dix”[1], una testimonianza di altissimo valore umano e artistico. Le 276 carte conosciute, stampe e disegni prodotti fra il 1914 e il 1918 a stretto contatto con la devastante realtà delle trincee e dei campi di battaglia ed esposte in numerose mostre in Italia e all’estero, sono accompagnate da un ben più limitato numero di oli che ne riconsiderano i soggetti attraverso una “tecnica scapigliata, nervosa, senza pentimenti, la quale vuol dare ad ogni pennellata la sua precisa individualità espressiva in armonia con le altre”[2].

Il traino del cannone, olio su cartone databile intorno al 1915, descrive la movimentazione della bocca da fuoco poi riprodotta nel carboncino Artiglieria trainata, del 1917, e nell’omonima e coeva litografia, di affine e speculare composizione. Se il disegno e l’incisione rivelano una più nitida resa dei particolari, capace di sostanziare l’intenso controluce di uomini e armi stagliati sullo sfondo di nette e dinamiche linee oblique, il relativo dipinto opera una coesione totale fra figure e contesto, ottenuta con un tessuto di brevi tocchi diagonali incrociati; le sagome dei soldati sono accennate da segni blu e azzurri sovrapposti ai rossi e verdi che invadono senza respiro la quasi totalità della superficie, con la sola via di scampo della striscia di cielo acceso di giallo e acquamarina che permette all’occhio di fuggire lontano.  La pennellata spezzata ed energica e il cromatismo veemente – giocato, seppur di base tonale, su contrasti complementari di matrice fauves – includono influenze divisioniste, impressioniste e futuriste, originalmente combinate a riprodurre la concitazione di un momento in cui la realtà perde consistenza e si frantuma in un tratto vivace ma crudele e un colore fervido ma doloroso, combattuto fra l’astratta percezione vitalistica della guerra e la lucida consapevolezza della sua follia. Più densa e drammatica, mitigata nei toni rispetto a quella delle gioiose opere prebelliche, la stessa materia pittorica ritorna in altri due oli di simile dimensione e contenuto: Après la bataille del 1914–1915, in cui alla foga degli scontri si sostituisce l’irreale silenzio della morte, e La Berta in riposo, d’identica datazione, dove incute terrore anche la sconcertante immobilità di quell’arma gigantesca ora abbandonata su un prato, che solo poco prima, nelle mani dell’uomo, aveva seminato panico e rovina.

Le deliranti frasi di Marinetti scritte nel 1929, quando– assente l’artista, che con il futurismo aveva avuto un controverso rapporto tenendosene sostanzialmente lontano per ragioni ideologiche e personali – presenta la mostra di disegni di guerra di Cominetti al Teatro Quirino di Roma esaltando la lotta armata come “sola igiene del mondo morfinizzata dal pacifismo” nonché “sola igiene degli artisti che il suo furore dinamico e la sua molteplicità fisica e psichica allenano ad una sintesi rovente”[3], sono responsabili per più di un secolo del fraintendimento di un lavoro oggi compreso in tutta la sua portata storica e umana, una testimonianza commossa e sincera che “privilegia al mito dell’assalto la tragedia individuale e collettiva”[4].

Marina Scognamiglio

Note

[1] G. Bruno, a cura di, Giuseppe Cominetti, Stringa, Genova, 1983, pag.13

[2] G. Cominetti, 1928 in M. Melotti, a cura di, Giuseppe Cominetti tra divisionismo e futurismo: dipinti, disegni e arredi, Allemandi, Torino, 2010, pag.15

[3] F.T. Marinetti, 1929 in M. Melotti, 2010, op. cit., pag.18

[4] M. Melotti, 2010, op. cit., pag.19