Il vaso turchino - Pietro Mengarini

PIETRO MENGARINI

(Roma 1869 – 1924)

Il vaso turchino, 1906

Olio su tela, 155,4×169,5 cm

Firmato e datato in basso a sinistra: P. Mengarini/Roma 1906

Provenienza

Collezione privata, Bologna; Pandolfini Casta d’Aste, Firenze (2015); Galleria Berardi, Roma (2021); collezione Fondazione C.R. Tortona

Esposizioni

Mostra Nazionale di Belle Arti, Milano, 1906, sala XLV (Gruppo della Giovine Roma, rappresentato dal pittore Pietro Mengarini), n. 17;

Società degli Amatori e Cultori fra Otto e Novecento, Roma, Galleria Campo dei Fiori, 2 aprile – 23 maggio 1998, n. 18 (La solitaria); L’elogio della tavola tra conversazione, cibo e mondanità, Modena, Quartiere fieristico, 17 – 25 febbraio 2007, n. 33 (La lettura o Vaso turchino);

Il convito e l’arte tra l’Ottocento e il Primo Novecento, Catanzaro, Complesso Monumentale del San Giovanni, 16 luglio – 3 ottobre 2007, n. 51 (La lettura o Vaso turchino);

Dipinti dal XVI al XX secolo, Pandolfini Casa d’Aste, Firenze, 13 – 16 novembre 2015, asta del 17 novembre 2015, n. 153 (La lettura o Vaso turchino).

Bibliografia

Mostra Nazionale di Belle Arti. Esposizione di Milano 1906, catalogo della mostra, Tip. Capriolo e Massimino, Milano, 1906, n. 17 p. 121;

P. Spadini, L. Djokic, a cura di, Società degli Amatori e Cultori fra Otto e Novecento, catalogo della mostra (Roma, Galleria Campo dei Fiori, 2 aprile – 23 maggio 1998), Tip. Org. Essetre, Roma, 1998, n. 18 p. 58 ripr.;

F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, L’ elogio della tavola tra conversazione, cibo e mondanità, catalogo della mostra (Modena, Quartiere fieristico, 17 febbraio – 25 febbraio 2007), Silvana, Cinisello Balsamo, 2007, n. 33 pp. 104-105 ripr.;

F. Cagianelli, S. Fugazza e D. Matteoni, a cura di, Il convito e l’arte tra l’Ottocento e il Primo Novecento, catalogo della mostra (Complesso Monumentale del San Giovanni, 16 luglio – 3 ottobre 2007), Silvana, Cinisello Balsamo, 2007, n. 51 p. 177 ripr., p. 107 ripr.;

Dipinti dal XVI al XX secolo, catalogo dell’asta (Pandolfini Casa d’Aste, Firenze, 13 – 16 novembre 2015 esp.; 17 novembre 2015 asta), Firenze, 2015, n. 153 pp. 138-139 ripr.

Note critiche

Il dipinto è uno dei più rilevanti fra quelli ad oggi noti di Pietro Mangarini – pittore molto attivo nel panorama romano con la costante partecipazione alle annuali della Società degli Amatori e Cultori e alle quattro rassegne della Secessione -, la cui opera, dispersa e in alcuni casi distrutta dall’autore stesso, ipercritico e mai pago dei risultati raggiunti, è rara sul mercato e non è stata finora argomento di una disamina sistematica. Datato 1906, Il vaso turchino è presente insieme a La solitaria e Nel vapore dell’acqua alla Mostra Nazionale di Belle Arti ordinata a Milano nell’ambito dell’Esposizione Internazionale del Sempione, importante manifestazione in cui Mengarini presiede il Gruppo della Giovine Roma costituito da Giacomo Balla, Cesare Biseo, Antonio Discovolo, Enrico Lionne, Leopoldo Mariotti e Francesco Vitalini. Assecondando i soggetti eleganti e mondani tipici dei divisionisti romani – in linea con il gusto decadente e crepuscolare della letteratura tardottocentesca e così distanti dai temi sociali affrontati dai divisionisti d’area settentrionale -, Mengarini mette in scena un interno borghese in cui siede una graziosa figura femminile, appoggiata ad un tavolo apparecchiato per la colazione. Le due tazze da tè e l’accenno di una seggiola vuota fanno pensare ad un commensale che si è da poco allontanato, lasciando la donna ai suoi pensieri, o forse alle sue letture. Colta di tre quarti, con la bella testa reclinata e il braccio sollevato a coprire il busto, la giovane ha la leggerezza di un’apparizione nel tenue controluce della veranda allagata da un chiarore diafano, smorzato dal candore trasparente degli ampi tendaggi. All’incorporea fanciulla, isolata sulla sinistra davanti allo sfondo monocromo, tremolante di materia biaccosa capace di risaltare la soffice acconciatura viola e le piccole labbra rosse, risponde il ricco comparto di destra, dove l’abbondanza decorativa si estende dal motivo a sinuose geometrie floreali della tovaglia alle foglie stilizzate dell’albero esile oltre la vetrata aperta, intessendo un sofisticato scambio fra naturale e artificiale peculiare del linguaggio liberty. La tavolozza è giocata sulle tonalità fredde che declinano ogni sfumatura del turchese, del malva e del cobalto digradando fino al bianco, e tutte si condensano nel rialzo cromatico del vaso, svettante dall’esatto centro della composizione ad accogliere fiori dalle corolle gonfie spruzzate di giallo, unica nota calda, in un contrasto d’intenso effetto luminoso. La pennellata divisionista è intuitiva, di consistenza varia, ora liquida e filamentosa ora densa e granulosa, diversamente direzionata a simulare un bagliore fremente che ammanta la stanza di surreale evanescenza, dandole la parvenza di un pacifico mondo subacqueo abitato da una mitica creatura.

Nel suo saggio sull’Esposizione di Milano, redatto nel 1906, Ugo Ojetti illustra “la sala dove Pietro Mengarini ha riunito due sue tele di un divisionismo ancora pallido e nebbioso”[1] . Tali aggettivi ben si adattano al nostro e ad altri dipinti coevi attualmente conosciuti fra cui spicca Signora con l’ombrellino[2] , inedito in mostra alla Galleria Arco Farnese di Roma nel 1989[3] , delicato mezzobusto di grande forza introspettiva che Fortunato Bellonzi descrive come un “finissimo ritratto tutto intonato dal controluce con prevalenza dei bianchi argentei”[4] . Assonanze stilistiche si rintracciano anche in Nudo alla finestra[5] , pure orchestrato sul controluce ma di tinte vivide e sensuali e segno energico e brioso che riecheggiano i primi approdi di Giacomo Balla, in Ritratto di fanciullo[6] , di analoghe nuance marine costruite con una sapiente scomposizione del colore però più deciso nel personaggio stagliato in pieno sole, e in Le cicoriare a Roma[7] , scena di piazza di complementarismi veementi sedati da un riverbero abbacinante. Evidenti parentele si avvertono infine con il più tardo Interno con figura[8] di Ida Magliocchetti – allieva[9] e compagna di vita di Mengarini, sposata nel 1922, pittrice inserita nel contesto della Secessione romana -, di struttura e soggetto simili, in cui la protagonista e il vaso retrostante sembrano quasi una citazione del nostro. Si differenzia invece per la maggiore solidità e concretezza ottenuta con l’applicazione di quel divisionismo minuzioso che caratterizza la produzione dello stesso Mengarini negli anni dieci, orientata con successo al paesaggio costiero, fluviale e lagunare inondato di luminosità lattiginose.

Significative sono le parole di Guido Marangoni, che sulle pagine di “Natura e Arte” recensisce  la Biennale di Venezia del 1910 ricordando l’esposizione milanese del 1906 dove “il Mengarini meravigliava con un quadro originalissimo nel quale analizzava finemente, in mirabili accordi grigi, l’atmosfera chiusa di una camera da bagno con una figura emergente fra i leggieri fumi di vapore acqueo”[10] . Riferito al menzionato Nel vapore dell’acqua, il breve ma incisivo commento evoca la medesima dimensione intima, magica e sognante, che si respira ne Il vaso turchino.

Di Mengarini – il cui nome compare in due missive[11] indirizzate ad Angelo Morbelli fra il 1905 e il 1906 dove Giuseppe Pellizza allude ad un probabile incontro a Roma con il collega – è nota l’attività di teorico e strenuo divulgatore del Divisionismo grazie alla pubblicazione di una conferenza romana tenutasi all’Associazione Artistica Internazionale nel 1905. Interessanti per la comprensione della sua poetica del periodo sono i brani in cui ripercorre la storia del Divisionismo a partire dalla sua genesi impressionista, rimarcandone l’imprescindibile valore nelle coeve ricerche artistiche non già come espediente fine a se stesso o tecnicismo, bensì come ineguagliabile strumento per la rappresentazione della luce e del moto: “Il sole! L’atmosfera, la vita! Il movimento, la gioia del colore! Ecco il luminismo! Ecco l’immagine ideale della pittura moderna […] La complicazione della legge fisica, che veniva ad insinuarsi, a signoreggiare, tutto ad un tratto, nella espressione più libera della coscienza umana, quella della pittura, ha fatto si che i primi apostoli ne abbiano esagerato i confini oltrepassandoli. Così, l’esagerazione delle prime leggi assolute e la formazione delle varie scuole: puntiglisti, divisionisti, lineisti […] queste varie scuole si son dovute fondere, per militar tutte insieme in una più larga e geniale idealità: il luminismo, il vibrismo […] La pittura luministica è principalmente pittura di raffinatezza, di squisitezza sottile del sentimento coloristico. Possiamo quasi dire è una visione microscopica della vibrazione del colore. Essa di conseguenza sa vedere là dove altri non vede, sa distinguere ove altri confonde. Senza uscire dalla generalità dei toni e dei chiaroscuri, essa, sa discernere tutte le infinite vibrazioni di colore che compongono un dato tono in quel dato chiaroscuro […] Riprodurre il movimento delle cose è compito principalissimo della pittura moderna, e ciò si ottiene con l’osservazione istantanea. Quindi: verità coloristica, atmosfera, movimento nel sentimento e nell’ambiente.”[12]

Marina Scognamiglio

Bibliografia d riferimento

P. Mengarini, Fonti di poesia della pittura moderna. Conferenza tenuta all’Associazione Artistica Internazionale. Estratto dalla rivista Armi e Progresso. Nuova Serie: Anno I – Num. 2 – Luglio 1905, Officina Poligrafica Italiana, Roma, 1905

Mostra Nazionale di Belle Arti. Esposizione di Milano 1906, catalogo della mostra, Tip. Capriolo e Massimino, Milano, 1906

L’ arte nell’esposizione di Milano. Note e impressioni di Ugo Ojetti, Treves, Milano, 1906

J. Rusconi, L’Esposizione di Belle Arti in Roma, in “Emporium”, vol. XXV, giugno 1907, n.150

G. Marangoni, Note critiche sulla Esposizione Internazionale d’Arte in Venezia, in “Natura ed Arte” (1909-1910), fasc.15, Vallardi Editore

A. Colasanti, Le Esposizioni di Belle Arti a Roma, in “Emporium”, vol. XXXVII, giugno 1913, n.222

G. Marangoni, La terza mostra della “Secessione”, in “Vita d’Arte”, vol.XIV, aprile 1915, n.88

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

R. Bossaglia, M. Quesada, P. Spadini, a cura di, Secessione romana 1913-1916, F.lli Palombi, Roma, 1987

L. Stefanelli Torossi, a cura di, Divisionismo romano, catalogo della mostra (Roma, Galleria Arco Farnese, 20 gennaio – 31 marzo 1989), De Luca Edizioni d’Arte, Roma,1989

C. Bernacchia, Pietro Mengarini e il Divisionismo, III Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Roma, a.a.1992-93

P. Spadini, L. Djokic, a cura di, Società degli Amatori e Cultori fra Otto e Novecento, catalogo della mostra (Roma, Galleria Campo dei Fiori, 2 aprile – 23 maggio 1998), Tip. Org. Essetre, Roma, 1998

M. Vescovo, a cura di, Da Segantini a Balla. Un viaggio nella luce, catalogo della mostra (Torino, Palazzo Cavour, 3 dicembre 1999 – 27 febbraio 2000), Elede, Torino, 1999

F. Cagianelli, D. Matteoni, a cura di, L’elogio della tavola tra conversazione, cibo e mondanità, catalogo della mostra (Modena, Quartiere fieristico, 17 febbraio – 25 febbraio 2007), Silvana, Cinisello Balsamo, 2007

F. Cagianelli, S. Fugazza e D. Matteoni, a cura di, Il convito e l’arte tra l’Ottocento e il Primo Novecento, catalogo della mostra (Complesso Monumentale del San Giovanni, 16 luglio – 3 ottobre 2007), Silvana, Cinisello Balsamo, 2007

Dipinti dal XVI al XX secolo, catalogo dell’asta (Pandolfini Casa d’Aste, Firenze, 13 – 16 novembre 2015 esp.; 17 novembre 2015 asta), Firenze, 2015

Note

[1] L’ arte nell’esposizione di Milano. Note e impressioni di Ugo Ojetti, Treves, Milano, 1906, p.48.

[2] Pietro Mengarini, Signora con l’ombrellino, 1905, olio su tela, 45×55 cm

[3] Divisionismo romano, Roma, Galleria Arco Farnese, 20 gennaio – 31 marzo 1989.

[4] F. Bellonzi in L. Stefanelli Torossi, a cura di, Divisionismo romano, catalogo della mostra (Roma, Galleria Arco Farnese, 20 gennaio – 31 marzo 1989), De Luca edizioni d’arte, Roma,1989, p.7.

[5] Pietro Mengarini, Nudo alla finestra, 1905, olio su tela, 201×88 cm. Nelle collezioni del Petit Palais di Ginevra.

[6] Pietro Mengarini, Ritratto di fanciullo, 1906, olio su tela, 101x75cm

[7] Pietro Mengarini, Le Cicoriare a Roma o Mercato a Piazza dell’Unità, 1907, olio su tela, 88×136 cm

[8] Ida Magliocchetti, Interno con figura (Un’avvincente lettura), 1913-1916, olio su tela, 116×152 cm

[9] Cfr. G. Marangoni, La terza mostra della “Secessione”, in “Vita d’Arte”, vol.14, aprile 1915, n.88, p.77.

[10] G. Marangoni, Note critiche sulla Esposizione Internazionale d’Arte in Venezia, in “Natura ed Arte” (1909-1910), fasc.15, Vallardi Editore, pp.150-151.

[11] “Caro Morbelli, ricevo la conferma di Mengarini” (Lettera di Giuseppe Pellizza a Angelo Morbelli, 14 ottobre 1905 da Volpedo) “Da Mengarini non vado per ora, se avrò occasione conoscerlo gli dirò di te” (Lettera di Giuseppe Pellizza a Angelo Morbelli, 6 marzo 1906 da Roma) in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol.I, pp.239-240.

[12] P. Mengarini, Fonti di poesia della pittura moderna. Conferenza tenuta all’Associazione Artistica Internazionale. Estratto dalla rivista Armi e Progresso. Nuova Serie: Anno I – Num. 2 – Luglio 1905, Officina Poligrafica Italiana, Roma, 1905, pp.3,6,10,22.