Il Viatico - Cesare Maggi

CESARE MAGGI

(Roma, 1881 – Torino, 1961)

Il Viatico, 1911

Olio su tela, 90,8 x 119,9 cm

Firmato e datato in basso a destra: C.Maggi 911

Sul retro del telaio in alto a sinistra etichetta dattiloscritta: COMUNE DI/ACQUI TERME/ ASSESSORATO/ALLA CULTURA/DAL DIVISIONISMO/ALL’INFORMALE/Palazzo Liceo Saracco/Area Espositiva ex Kaimano/Acqui Terme/15 luglio – 9 settembre 2001

Sul retro del telaio in alto al centro etichetta dattiloscritta: GALLERIA D’ARTE FOGLIATO […]

Sul retro del telaio e traversa in alto al centro etichetta dattiloscritta e manoscritta in parte lacunosa: […]Cesare Maggi/Il viatico/Dott. Stefano Ri[voira]

Sul retro del telaio in alto al centro etichetta dattiloscritta: COMUNE DI/ACQUI TERME/ ASSESSORATO/ALLA CULTURA/PAESISTI PIEMONTESI DELL’800/Palazzo “Liceo Saracco” 22 Luglio – 10 Settembre 1995/CESARE MAGGI/Il viatico 1911/Olio su tela cm 125 x 95/catalogo nº:102

Sul retro del telaio in alto a destra stampato: S 5 CB

Sul retro del telaio in basso a destra etichetta dattiloscritta e manoscritta: Rossi Art Brokers s.r.l. […]/PRESTATORE Rivoira/AUTORE Maggi/TITOLO Il viatico

Provenienza

Galleria Fogliato; collezione Stefano Rivoira, Torino; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Exposition des dernières oeuvres des Artistes Divisionnistes Italiens, Parigi, Galleria Grubicy, 6 febbraio – 6 marzo 1912, n.26 (Enterrement dans la montagne) [?];

Pittori dell’800, n.22, Omaggio a Cesare Maggi, Torino, Galleria d’Arte Fogliato, novembre 1966;

Pittori dell’800, n.23, Torino, Galleria Fogliato, novembre 1967;

Omaggio a Cesare Maggi, 900 piemontese, n.14, Torino, Galleria Fogliato, marzo – aprile 1981, n.6;

Paesisti piemontesi dell’800, Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, 22 luglio – 10 settembre 1995, n.102;

Cesare Maggi. Un divisionista in Valle d’Aosta, Aosta, Centro Saint-Benin, 15 dicembre 1997 – 3 maggio 1998;

Dal divisionismo all’informale. Tradizione, visionarietà e geometria nell’arte in Piemonte 1880-1960, Acqui Terme, Palazzo “Liceo Saracco”, 15 luglio – 9 settembre 2001;

I divisionisti piemontesi. Da Pellizza a Balla, Aosta, Museo Archeologico Regionale, 21 giugno – 26 ottobre 2003, n.32.

Bibliografia

Galerie d’Art Moderne Italienne A. Grubicy, Exposition des dernières oeuvres des Artistes Divisionnistes Italiens C .Fornara – C. Maggi – B. Longoni – A. Bonomi – C. Zanon – C. Prada – F. Ramponi – P. Focardi – M. Segantini – Barabino – Dudreville, du 6 fevrier au 6 mars 1912, Paris, 1912, n.26 s.p. [?];

Pittori dell’800, n. 22, Omaggio a Cesare Maggi, Torino, Galleria d’Arte Fogliato, novembre 1966, p. 11;

Pittori dell’800, n. 23, Torino, Galleria Fogliato, novembre 1967, pp. 8, 31 ripr.;

P. Dini, S. Furlotti Reberschak, G.L. Marini, a cura di, Catalogo Bolaffi della pittura italiana dell’800, n.3, G. Bolaffi, Torino, 1971, p. 260 ripr.;

Omaggio a Cesare Maggi, 900 piemontese, n.14, Torino, Galleria Fogliato, marzo-aprile 1981, n. 6 p. 7, p. 20 ripr.;

G.L. Marini, Cesare Maggi, Il Prisma, Cuneo, 1983, pp. 428,343, Tav. XXVIII s.p.;

A. Dragone, a cura di, Paesisti piemontesi dell’800, catalogo della mostra (Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, 22 luglio – 10 settembre 1995), Li.Ze.A, Acqui Terme, n.102 p.114 ripr, p.12;

G.L. Marini, a cura di, Cesare Maggi. Un divisionista in Valle d’Aosta, catalogo della mostra (Aosta, Centro Saint-Benin, 15 dicembre 1997 – 3 maggio 1998), G. Mondadori, Milano, 1997, pp. 126-127 ripr., p. 182;

M. Vallora, a cura di, Dal divisionismo all’informale. Tradizione, visionarietà e geometria nell’arte in Piemonte 1880-1960, catalogo della mostra (Acqui Terme, Palazzo “Liceo Saracco”, 15 luglio-9 settembre 2001), Mazzotta, Milano 2001, p. 43 ripr.;

G.L. Marini, a cura di, I divisionisti piemontesi. Da Pellizza a Balla, catalogo della mostra (Aosta, Museo Archeologico Regionale, 21 giugno-26 ottobre 2003), Silvana, Cinisello Balsamo, 2003, n. 32, pp. 137 ripr., p. 191;

G. L. Marini, a cura di, Dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento, AdArte, Torino, 2013, p. 434 ripr.

Note critiche

“Capolavoro conclusivo di un intero periodo di operosità”[1], Il viatico è dipinto esemplare della fase divisionista di Cesare Maggi, avviatasi allo scadere del secolo dopo la visita alla retrospettiva milanese dedicata nel novembre del 1899 a Giovanni Segantini[2], scomparso due mesi prima, ed esauritasi nel 1912 con il ritorno alla pittura d’impasto – sebbene permanga sporadicamente traccia della scomposizione cromatica anche negli anni appena successivi – e l’adozione di un più ampio ventaglio di soggetti rispetto al monotema del panorama alpino, con una particolare inclinazione verso la ritrattistica.

Figlio di attori di fama – nato a Roma dove i genitori Pia Marchi, veronese, e Andrea Maggi, torinese, si trovavano in tournée – parallelamente agli studi classici Maggi svolge un primo apprendistato a Firenze presso Vittorio Corcos, per consacrarsi definitivamente all’arte intorno al 1897 quando sedicenne a Napoli è allievo di Gaetano Esposito. Dopo l’esordio all’annuale rassegna della Società di Belle Arti di Firenze nella primavera del 1899, il giovane trascorre alcuni mesi a Parigi frequentando l’Atelier Cormon a coronamento del suo iter formativo. In autunno è nuovamente in Italia, dove  l’impatto con la maniera di Segantini è addirittura folgorante, tanto da spingerlo all’immediata partenza per l’Engadina alla ricerca delle accecanti luminosità che solo gli sconfinati scenari dell’alta montagna sono in grado di offrire. Stabilitosi a Maloja non lontano dallo chalet in cui Segantini aveva studio e dimora, il pittore dipinge instancabilmente e in quasi completo isolamento per poche settimane – deve rientrare in Italia nell’aprile del 1900 per l’improvvisa morte della madre – incamerando però con tale profondità la natura di quelle luci da condizionare la sua poetica per il seguente decennio. Così urgente è il richiamo delle vette innevate che nel 1904, neosposo, da Torino l’artista si sposta con la moglie a La Thuile, Valle d’Aosta, lavorando in preferenza en plein air in situazioni spesso proibitive e inviando regolarmente la sua produzione ad Alberto Grubicy, a cui è vincolato da un contratto già dal 1900: “A La Thuile ho dipinto con diciotto sotto zero, col quadro legato al cavalletto e il cavalletto fissato ad una pietra perché il vento non lo portasse via, con le incrostazioni di ghiaccio intorno alla tela e il colore che gelava sui pennelli […] Non faccio bozzetti, perché poi troverei sempre questi più belli, più freschi dei quadri. C’é un po’ di traffico a tirarsi dietro tutto l’armamentario ma è preferibile.”[3]

Datato 1911, in prossimità dell’abbandono di La Thuile per Torino e del distacco dal Grubicy, Il viatico racchiude le esperienze maturate in anni di frenetica attività che vale al Maggi il successo già a partire dal 1905, quando interviene per la prima volta alla biennale veneziana con Mattino di festa[4] e si distingue alla Promotrice torinese con La slitta[5]. Quest’ultimo, omaggio al Segantini di Ritorno dal bosco[6] per soggetto e composizione pressoché identici, appare straordinariamente coerente anche con Il viatico, basato su analoga diagonale che accoglie non già la scia di un veicolo sul manto candido ma la mesta processione di rade e minuscole sagome scure stagliate nel chiarore imperante; guidato da un sacerdote ravvisabile per l’abito e l’alta croce, il corteo muove da una solitaria casupola affogata dalla neve e si incammina verso il nulla. A dispetto de La morte[7] di Segantini, imponente tela del celeberrimo Trittico della Natura, opera finale e incompiuta del maestro di Arco e ulteriore quanto palese modello per Il viatico, esso si serve di un radicale ridimensionamento delle figure come espediente per rimarcare l’innegabile impotenza dell’essere umano di fronte ad una Natura grandiosa, incontenibile, soverchiante, rimanendo tuttavia consapevolmente avulso da spinti simbolismi per privilegiare la verità del dato paesaggistico. Nel cielo Maggi tralascia gli incombenti nembi segantiniani, altrove adottati, in favore di un’esplosione luminosa di semicerchi concentrici tratteggiati di rosso, ocra dorata e blu, indubitabilmente connessa con le soluzioni de Il sole[8] di Giuseppe Pellizza da Volpedo, imprescindibile archetipo di divisionismo che con ogni probabilità Maggi vede all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, dove egli stesso è presente con La melanconia del sole[9]. La sostanziale monocromia dell’insieme che si apprezza a distanza opportuna, all’analisi ravvicinata si rivela ottenuta tramite l’impiego di una sofisticata tecnica a divisione articolata su più livelli di filamenti grigio-rosa e grigio-azzurri, resi omogenei dalla sovrastesura di un denso strato bianco, asportato poi a fresco con strumento appuntito a generare un’epidermide movimentata in serrato dialogo con il tono neutro del tessuto sottostante, privo di preparazione e visibile a chiazze sull’intera superficie.

Non rintracciabile con l’odierna intestazione in nessuno dei cataloghi delle mostre coeve alla sua realizzazione né in altri precedenti al 1966, quando ricompare sul mercato       nelle collezioni della Galleria Fogliato di Torino, Il viatico coniuga l’applicazione di uno scrupoloso lessico divisionista con una felice corrività pittorica, peculiarità questa di tutte le tele di piccolo e medio formato a soggetto alpino – fra le più riuscite si ricordano Neve in Engadina[10], Mattino d’inverno engadinese[11] e Crepuscolo in Engadina[12] – che Maggi dipingeva copiose su richiesta di Alberto Grubicy per ovviare all’esaurimento di quelle segantiniane. Molte di esse hanno titoli riferiti ai luoghi del maestro di Arco pur se concepite a La Thuile, escamotage che assicurava all’abile gallerista milanese una maggiore attrattiva e un più sicuro riscontro economico. Per la stretta attinenza temporale e tematica, Il viatico potrebbe essere identificato con Enterrement dans la montagne[13] – senza certezza alcuna a causa dell’assenza di specifiche nonché immagini relative – presente all’Exposition des dernières oeuvres des Artistes Divisionnistes Italiens svoltasi nella sede parigina della galleria Grubicy nell’inverno del 1912 e non riconducibile ad altre opere conosciute del pittore.

Bibliografia di riferimento

Galerie d’Art Moderne Italienne A. Grubicy, Exposition des dernières oeuvres des Artistes Divisionnistes Italiens C. Fornara – C. Maggi – B. Longoni – A. Bonomi – C. Zanon – C. Prada – F. Ramponi – P. Focardi – M. Segantini – Barabino – Dudreville, du 6 fevrier au 6 mars 1912, Paris, 1912

Cesare Maggi, catalogo della mostra (Milano, Galleria Scopinich, aprile 1928), Rizzoli, Milano, 1928;

Sessantacinque opere di Cesare Maggi pittore, catalogo della mostra (Milano, Galleria Italiana d’Arte, 1946), Suppi, Milano, 1946;

Pittori dell’800, n.22, Omaggio a Cesare Maggi, Torino, Galleria d’Arte Fogliato, novembre 1966;

 Pittori dell’800, n.23, Torino, Galleria Fogliato, novembre 1967;

Omaggio a Cesare Maggi, 900 piemontese, n.14, Torino, Galleria Fogliato, marzo – aprile 1981;

G.L. Marini, Cesare Maggi, Il Prisma, Cuneo, 1983

Dragone, a cura di, Paesisti piemontesi dell’800, catalogo della mostra (Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, 22 luglio – 10 settembre 1995), Li.Ze.A, Acqui Terme

G.L. Marini, a cura di, Cesare Maggi. Un divisionista in Valle d’Aosta, catalogo della mostra (Aosta, Centro Saint-Benin, 15 dicembre 1997 – 3 maggio 1998), G. Mondadori, Milano, 1997

Dal divisionismo all’informale. Tradizione, visionarietà e geometria nell’arte in Piemonte 1880-1960, catalogo della mostra (Acqui Terme, Palazzo “Liceo Saracco”, 15 luglio – 9 settembre 2001), Mazzotta, Milano, 2001

G.L. Marini, a cura di, I divisionisti piemontesi. Da Pellizza a Balla, catalogo della mostra (Aosta, Museo Archeologico Regionale, 21 giugno – 26 ottobre 2003), Silvana, Cinisello Balsamo, 2003

G. L. Marini, a cura di, Dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento, AdArte, Torino, 2013

Note

[1] G.L. Marini, Cesare Maggi, Il Prisma, Cuneo, 1983, p.48.

[2] Organizzata da Alberto Grubicy, la mostra si svolge fra novembre e dicembre del 1899 nelle sale del Palazzo della Permanente di Milano. Sono presenti settanta opere di Segantini, alcune messe a disposizione dallo stesso Grubicy, altre prestate dagli eredi del pittore. Fra queste ultime, le tele destinate all’Esposizione Universale parigina del 1900.

[3] C. Maggi citato in E. Arnaldi, Con i pittori quando non dipingono. Le nevi di Maggi e la tecnica del sottozero in sci, in “Stampa Sera”, anno XIX, Torino, 8 febbraio 1941, p.2.

[4] Cesare Maggi, Mattino di festa, 1905, olio su tela, 111 x 99,5 cm.

[5] Cesare Maggi, La slitta, 1905, olio su tela, 110,5 x 100 cm.

[6] Giovanni Segantini, Ritorno dal bosco, 1890, olio su tela, 64 x 95 cm.

[7] Giovanni Segantini, La morte, 1896-1899, olio su tela, 190 x 322 cm.

[8] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il sole, 1904, olio su tela 155 x 155 cm.

[9] Cesare Maggi, La melanconia del sole, 1906, olio su tela, 135 x 157 cm.

[10] Cesare Maggi, Neve in Engadina, 1908, 26,5 x 37,5 cm.

[11] Cesare Maggi, Mattino d’inverno engadinese, olio su tela 38 x 46 cm.

[12] Cesare Maggi, Crepuscolo in Engadina, 1907, olio su tavola, 41 x 59,8 cm, presente al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens organizzato da Alberto Grubicy a Parigi nel 1907.

[13] Galerie d’Art Moderne Italienne A. Grubicy, Exposition des dernières oeuvres des Artistes Divisionnistes Italiens C.Fornara – C.Maggi – B.Longoni – A.Bonomi – C.Zanon – C.Prada – F.Ramponi – P.Focardi – M.Segantini – Barabino – Dudreville, du 6 fevrier au 6 mars 1912, Paris, 1912, n.26 s.p.