La Berta in riposo - Giuseppe Cominetti

GIUSEPPE COMINETTI

(Salasco, 1882 – Roma, 1930)

La Berta in riposo, (1914-1915)

Olio su tela, 53×68 cm

Firmato in basso a destra: G. Cominetti

Provenienza

Collezione privata; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Giuseppe Cominetti, Genova, Museo dell’Accademia Ligustica, 10 giugno – 31 agosto 1983, n. 110;

Giuseppe Cominetti, Vercelli, Auditorium Santa Chiara, 15 ottobre – 13 novembre 1983, n. 47;

Il Divisionismo di Giuseppe Cominetti. Visioni di luce, Novi Ligure, Museo dei Campionissimi, 25 novembre 2006 – 15 aprile 2007, n. 57.

Bibliografia

“Genova”, rivista del Comune, novembre 1968, p. 81;

D. Molinari, G. Cominetti pittore, in “Il Piccolo”, Alessandria, 1° settembre 1971;

Bruno, L. Perissinotti, a cura di, Giuseppe Cominetti, catalogo della mostra (Genova, Museo dell’Accademia Ligustica, 10 giugno – 31 agosto 1983), Stringa, Genova, 1983, p. 122 ripr., n. 110 p. 187;

A. Quattordio, a cura di, Giuseppe Cominetti, catalogo della mostra (Vercelli, Auditorium Santa Chiara, 15 ottobre – 13 novembre 1983), Vercelli, 1983, p. 81 ripr., n. 47 p. 115;

G. Bruno, L. Perissinotti, a cura di, Il Divisionismo di Giuseppe Cominetti. Visioni di luce, catalogo della mostra (Novi Ligure, Museo dei Campionissimi, 25 novembre 2006 – 15 aprile 2007), Vanillaedizioni, Albissola, 2006, p. 82 ripr., n. 57 p. 167.

Note critiche

Interventista, arruolatosi volontario in cavalleria, Giuseppe Cominetti è impegnato sul fronte francese delle Argonne e in seguito su quello italiano del Grappa, ricoprendo la mansione di corrispondente e disegnatore, ufficialmente incaricato di produrre immagini significative che sarebbero poi state sfruttate a scopo propagandistico. I più di duecentocinquanta fogli conosciuti, tra carboncini e bozzetti, compiuti dal pittore fra il 1914 e il 1918, vengono esposti dal 1915 in numerose mostre in Italia e all’estero a documentare una fondamentale stagione dell’esperienza umana e artistica di Cominetti; nato a Salasco Vercellese, studia brevemente a Torino all’Accademia Albertina, si trasferisce a Genova nel 1902 respirando il fervente clima culturale cittadino – ancora influenzato dalla figura di Filippo Tommaso Marinetti, lì laureatosi in giurisprudenza nel 1899 -, e matura il suo linguaggio a Parigi, dove si stabilisce nel 1909 affermandosi con una serie di opere di argomento  mondano e sportivo, di perturbata e feroce vitalità, in cui il divisionismo di matrice previatesca e nomelliniana accoglie il colore fauve stemperato da un substrato neutro. Tra il 1915 e il 1920 i disegni di guerra sono presentati a Genova, Viareggio e Montecatini, nel 1920 sono i protagonisti di una mostra itinerante che fa tappa a Londra, Berlino, Monaco, Vienna, Milano e Glasgow. Nella primavera del 1929 sono allestiti nel ridotto del Teatro Quirino di Roma in una personale inaugurata da Marinetti, che nel discorso di apertura introduce in termini enfatici ed entusiastici il lavoro di Cominetti – assente alla manifestazione perché malato, si spegnerà a Roma nell’aprile del 1930 –, abile ad esaltare, coerentemente con le premesse del Futurismo, la lotta indomita, l’eroico sacrificio, il potere distruttivo delle armi, il valore catartico delle operazioni belliche. Definiti da chiaroscuri vigorosi e condotti con un tratto pittorico veloce, intuitivo, reiterato e rabbioso, a suggerire le dinamiche cruente degli scontri, essi rivelano oggi la loro genuina ed intima essenza. Nessuna glorificazione, nessuna inebriante eccitazione vi si scorge: altro non sono che la trasposizione di attimi di orrore penetrati nel profondo e sfogati direttamente sulla carta, con impeto. Ci sono quelli che ritraggono con tocco rapinoso il culmine degli eventi, uomini e animali travolti dalle esplosioni, fughe disperate di soldati e cavalli, faticose manovre di artiglieria, e quelli che viceversa restituiscono, con improvviso smarrimento, l’irreale calma successiva al combattimento, corpi massacrati, reduci attoniti vagolanti fra cadaveri intrappolati nelle staccionate e nelle recinzioni di filo spinato, ordigni abbandonati sul campo.

Un nucleo di rari dipinti coevi è concepito con lo stesso spirito e sostanziato da un grafismo cromatico che articola figura e ambiente in uno spazio mutevole, percorso da flussi di energia. Se in La mandria nell’incendio[1] e Il traino del cannone[2] regna un movimento convulso generato dalla trama complessa di pennellate, in Après la bataille[3] e La Berta a riposo aleggia una quiete illusoria, data dalla totale mancanza di azione che li ammanta di doloroso silenzio. Tutti recuperano invece una certa solidità compositiva e disegnativa, tralasciata nelle opere di tematica frivola che avevano reso famoso Cominetti nel periodo appena precedente lo scoppio delle ostilità. Se in Tango[4] e Maxixe[5] la fisicità delle coppie avvinte nell’ardore dei balli seducenti si disfa nell’atmosfera rutilante, serpeggiante di ansietà, in La Berta a riposo il grande cannone, immobile nell’erba e apparentemente placido e inoffensivo, è descritto da una linea capace di separarlo dal contesto, nel quale è poi inglobato dall’orditura unificante di virgole variopinte che si distende sull’intera superficie. Incisivo nella sua scarna essenzialità, il dipinto inquadra in posizione decentrata la poderosa bocca da fuoco coesa con la striscia di terra in leggero declivio, spazzata di magenta e turchino a costruire una penombra violacea stagliata nel chiarore argenteo del cielo ventoso. La serenità della natura, impassibile nel suo eterno fluire che ignora i destini umani, nega la drammaticità insita in quella macchina spietata, trasfigurazione tragica del pacifico aratro millettiano, diffondendo ovunque un senso di sospesa angoscia, memoria e presagio di morte. La mole statica e massiccia, con le ruote robuste e la canna minacciosa puntata in alto, resiste alla raffica di dense sciabolate diagonali – dove il divisionismo risuona di echi espressionisti – come materia compatta non scalfibile dalla tempesta che intorno si scatena. Prevale una tavolozza di tinte terse, rassicuranti, che non si accorda con il soggetto insinuando un disagio che invece non si avverte ne Il traino del cannone, una sorta di pendant, in cui la scelta di bruni e rossi vividi si adegua al tenore della scena, concitata e tumultuosa. Più di una similitudine si osserva tra La Berta a riposo e due oli riferibili al 1915, L’isola[6] e Paesaggio con pini sotto vento[7] , pacati panorami privi dell’intensità del nostro, ma di struttura e tonalità affini.

Marina Scognamiglio

Bibliografia di riferimento

G. Carandente, Giuseppe Cominetti pittore. 1882-1930, De Luca, Roma, 1963

“Genova”, rivista del Comune, novembre 1968

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

D. Molinari, Profili d’artista. Giuseppe Cominetti pittore, in “Il Piccolo”, 1 settembre 1971

G. Bruno, La pittura in Liguria dal 1850 al Divisionismo, Stringa editore, Genova, 1982

G. Bruno, L. Perissinotti, a cura di, Giuseppe Cominetti, catalogo della mostra (Genova, Museo dell’Accademia Ligustica, 10 giugno – 31 agosto 1983), Stringa, Genova, 1983

A. Quattordio, a cura di, Giuseppe Cominetti, catalogo della mostra (Vercelli, Auditorium Santa Chiara, 15 ottobre – 13 novembre 1983), Vercelli, 1983

Giuseppe Cominetti (1882-1930), in “Quaderni del Museo Accademia Ligustica di Belle Arti”, n.1, Strinda, Genova, 1983

Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

G. Bruno, L. Perissinotti, a cura di, Il Divisionismo di Giuseppe Cominetti. Visioni di luce, catalogo della mostra (Novi Ligure, Museo dei Campionissimi, 25 novembre 2006 – 15 aprile 2007), Vanillaedizioni, Albissola, 2006

M. Melotti, a cura di, Giuseppe Cominetti tra Divisionismo e Futurismo. Dipinti, disegni e arredi, Allemandi, Torino, 2010


Note

[1] Giuseppe Cominetti, La mandria nell’incendio, 1914-1915 circa, olio su tela, 56×41 cm

[2] Giuseppe Cominetti, Il traino del cannone, 1915 circa, olio su cartone, 51,6×67,6 cm

[3] Giuseppe Cominetti, Après la bataille, 1914-1915 circa, olio su tela, 45×55 cm

[4] Giuseppe Cominetti, Tango, 1914, olio su cartone, 44×33,5 cm

[5] Giuseppe Cominetti, Maxixe, 1914, olio su cartone, 43,8×34,5 cm

[6] Giuseppe Cominetti, L’isola, 1915 circa, olio su tela, 55×65 cm

[7] Giuseppe Cominetti, Paesaggio con pini sotto vento, 1915 circa, olio su tela, 56×38,5 cm