La lunga attesa - Domenico Guerello

DOMENICO GUERELLO

(Portofino, 1891 – 1931)

La lunga attesa, 1916

Olio su tela, 98×147 cm

Sul retro del telaio in alto a sinistra etichetta a stampa relativa alla mostra Domenico Guerello, Rapallo, Antico Castello sul Mare, 13 luglio – 14 settembre 2008

Sul retro del telaio in alto a destra etichetta dattiloscritta e manoscritta: Domenico Guerello/La lunga attesa/Olio su tela/anteriore 1916/cm 80×120; 476; S. Rancia [?]

Sul retro del telaio in alto a destra volantino della mostra 1911-1925 Genova cultura di una città, Genova, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, 30 maggio – 30 giugno 1973

Sul retro del telaio in basso a sinistra etichetta a stampa: Domenico Guerello/La prolongada espera/óleo sobre tela, 80×120/Alessandria, colección particular

Sul retro della traversa al centro etichetta a stampa relativa alla mostra Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza, Genova, Palazzo Ducale, 5 ottobre 2019 – 22 marzo 2020

Provenienza

Collezione privata; collezione Fondazione C.R. Tortona

Esposizioni

Maestri divisionisti in Liguria, Genova., Palazzo Cattaneo-Mallone, settembre 1971, n. 51; 1911-1925 Genova cultura di una città, Genova, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, 30 maggio – 30 giugno 1973, n. 116;

G. Bruno, a cura di, Guerello, Genova, Palazzo dell’Accademia, 1 dicembre 1984 – 31 gennaio 1985, n. 42; Genova, il Novecento, Genova, Centro dei Liguri, 20 maggio – 10 luglio 1986, n. 3.2.19;

Genova, il Novecento. Aspectos de una cultura, Buenos Aires, Palazzo della Recoleta, 1986, n. 3.2.14 (La prolongada espera);

Domenico Guerello, Rapallo, Antico Castello sul Mare, 13 luglio – 14 settembre 2008, n. 7;

Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza, Genova, Palazzo Ducale, 5 ottobre 2019 – 22 marzo 2020.

Bibliografia

V. Rocchiero, 1915-1918. Il sacrificio e la fede dei combattenti nelle raffigurazioni degli artisti liguri, in “Rivista del Comune di Genova”, Novembre 1968, p. 80 ripr.;

V. Rocchiero, a cura di, Maestri divisionisti in Liguria, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Cattaneo-Mallone, settembre 1971), Liguria, Genova, 1971, p. 45, tav XXIV s.p.;

G. Marcenaro, A. Casareto, a cura di, 1911-1925 Genova cultura di una città, catalogo della mostra (Genova, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, 30 maggio – 30 giugno 1973), A Compagna, Genova, 1973, n. 116 p. 71, ripr. s.p.;

G. Bruno, a cura di, Guerello, catalogo della mostra (Genova, Palazzo dell’Accademia, 1 dicembre 1984 – 31 gennaio 1985), Stringa, Genova, 1984, n. 42 p. 136, p. 95 ripr.;

G. Marcenaro, a cura di, Genova, il Novecento, catalogo della mostra (Genova, Centro dei Liguri, 20 maggio – 10 luglio 1986), Sagep, Genova, 1986, n. 3.2.19 p. 225, n.301 p. 234 ripr.;

G. Marcenaro, a cura di, Genova, il Novecento. Aspectos de una cultura, catalogo della mostra (Buenos Aires, Palazzo della Recoleta, 1986), Genova, Sagep, 1986, n. 3.2.14 p. 209, n. 269 p. 216 ripr.;

G. Bruno, L. Perissinotti, a cura di, Domenico Guerello, catalogo della mostra (Rapallo, Antico Castello sul Mare, 13 luglio – 14 settembre 2008), Erga, Genova, 2008, n. 7 p. 54-55, p. 22 ripr.;

M. Fochessati e G. Franzone, a cura di, Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 5 ottobre 2019 – 22 marzo 2020), Sagep, Genova, 2019, p. 20, p. 133 ripr.

Note critiche

Il dipinto è databile intorno al 1916, quando Domenico Guerello, compiuti gli studi quadriennali all’Accademia Ligustica, comincia a maturare uno stile personale in cui le forti influenze della scuola pittorica locale – apertasi alle novità divisioniste già dagli anni novanta del XIX secolo grazie alla presenza a Genova di Plinio Nomellini – si combinano con suggestioni europee, all’epoca amplificate in Italia dallo straordinario successo dell’esposizione individuale di Gustav Klimt alla Biennale di Venezia del 1910, nonché dalla divulgazione da parte di giornali e riviste genovesi della poetica simbolista e dell’attività di autori quali Pierre Puvis de Chavannes, Fernand Khnopff, Constantin Meunier, Franz von Stuck e Jean Delville. Strutturata su direttrici essenziali, la composizione è abilmente progettata per creare una spazialità ristretta, che confina la solitaria figura femminile in una sorta di prigione, reale e metaforica, chiusa dall’invalicabile schermo della finestra oltre cui si apre una veduta urbana di luminosità seducenti, d’eco klimtiana. La donna funge da raccordo fra interno ed esterno, fra la dimensione d’intima sofferenza in cui è immersa, allusa dalla stanza in penombra resa da una pennellata filamentosa previatesca, e un’opposta brama di vita, evocata dal solare panorama cittadino impreziosito da una tavolozza di verdi e aranci capace di stemperare nel chiarore diffuso dissonanze espressioniste. Stagliato in controluce nel cielo maculato a simulare la vibrazione diurna, il profilo della giovane, incorniciato dall’austera pettinatura raccolta, comunica la struggente malinconia di una quotidianità casalinga consumata nell’attesa prolungata di un ritorno che forse non avverrà. L’elegante tunica scura, che scende ampia a celare le anatomie, scopre il collo delicato e l’esile avambraccio velato di riflessi rosei e turchini, che risalta nel buio convogliando l’attenzione sul dettaglio della fedina splendente all’anulare della mano destra, dipinta al limitare del margine inferiore della tela, mesto indizio di un’unione che la guerra ha probabilmente già irrimediabilmente spezzato. Il tema di un desiderato rientro degli uomini impegnati al fronte, così partecipato in quegli anni marchiati dal dolore e dal lutto, è qui affrancato da sentimentalismi ed eccessi retorici, sostenuto invece da una semplificazione oggettivante che si appoggia ad un disegno rigoroso, nobilitato da taluni linearismi secessionisti, per determinare una costruzione di solide volumetrie. La schematizzazione geometrica, esasperata dal robusto reticolo dei serramenti, è peraltro mitigata sia dall’impianto cromatico, che utilizza al meglio le potenzialità di un divisionismo libero e intuitivo, sia dalla bellezza psicologica della fisionomia della protagonista, triste e altera, restituendo una visione d’insieme di equilibrato lirismo, priva di affettazione e sospesa in inquietudini precocemente novecentiste. La lunga attesa è ascrivibile al medesimo arco temporale di Famiglia[1] e L’Annunciazione[2] , opere nodali nel percorso dell’artista che si ispirano all’esempio preraffaellita mediato da Gaetano Previati. Guerello ne aveva letto il capitale saggio I principi scientifici del Divisionismo e visitato la mostra allestita nel 1915 presso il ridotto del teatro Carlo Felice di Genova, ulteriormente sviluppando un linguaggio pittorico divisionista già assimilato nel periodo della formazione per il tramite del compagno di accademia Alberto Helios Gagliardo, con cui la convergenza negli anni dieci è palese. Rispetto ai due quadri sopra citati, di più rarefatte atmosfere, Guerello recupera nel nostro la tensione introspettiva che lo qualifica valente ritrattista fin dagli esordi  – un’attitudine ereditata dal primo maestro Tullio Quinzio -, realizzando un’immagine maggiormente coerente con altre prove coeve come Testa[3] , del 1915, aggraziato profilo di fanciulla ambientato in un accenno di scenario naturalistico dal sapore klimtiano, Studio di testa muliebre[4] , del 1916, volto intensamente caratterizzato sullo sfondo di una palpitante puntinatura, e Ritratto femminile in nero[5] , più tardo, nel quale lo sguardo penetrante della modella in posa è carico di misterioso turbamento. La lunga attesa si inserisce in un novero di opere avviate verso le risoluzioni del secondo decennio del secolo, quando con Calma argentea[6] e Rosita[8] , presentati l’uno alla Promotrice di Genova del 1923 e l’altro alla Biennale di Venezia del 1926, Guerello giunge a un’originale sintesi di figura e paesaggio dove la scomposizione del colore è ormai sfruttata in chiave quasi prettamente decorativa, mentre una luce fredda, cristallizzata in brillantezze cobalto memori dell’ultimo Rubaldo Merello, nettamente scolpisce i volumi plasmando un mondo metafisico e straniante prossimo a Felice Casorati.

Bibliografia di riferimento

V. Rocchiero, 1915-1918. Il sacrificio e la fede dei combattenti nelle raffigurazioni degli artisti liguri, in “Rivista del Comune di Genova”, Novembre 1968

V. Rocchiero, a cura di, Maestri divisionisti in Liguria, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Cattaneo-Mallone, settembre 1971), Liguria, Genova, 1971

G. Marcenaro, A. Casareto, a cura di, 1911-1925 Genova cultura di una città, catalogo della mostra (Genova, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, 30 maggio – 30 giugno 1973), A Compagna, Genova, 1973

G. Bruno, La pittura in Liguria dal 1850 al Divisionismo, Stringa editore, Genova, 1982

G. Bruno, a cura di, Guerello, catalogo della mostra (Genova, Palazzo dell’Accademia, 1 dicembre 1984 – 31 gennaio 1985), Stringa, Genova, 1984

G. Marcenaro, a cura di, Genova, il Novecento, catalogo della mostra (Genova, Centro dei Liguri, 20 maggio – 10 luglio 1986), Sagep, Genova, 1986

G. Marcenaro, a cura di, Genova, il Novecento. Aspectos de una cultura, catalogo della mostra (Buenos Aires, Palazzo della Recoleta, 1986), Sagep, Genova, 1986

AA.VV., Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile – 15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

G. Paganelli e T. Pelizza, a cura di, Liguria & arte. Pittori dal 1900 al 1940, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 24 febbraio – 23 marzo 1994), Sagep, Genova, 1994

G. Bruno, L. Perissinotti, a cura di, Domenico Guerello, catalogo della mostra (Rapallo, Antico Castello sul Mare, 13 luglio – 14 settembre 2008), Erga, Genova, 2008

M. Fochessati e G. Franzone, a cura di, Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 5 ottobre 2019 – 22 marzo 2020), Sagep, Genova, 2019

Marina Scognamiglio


Note

[1] Domenico Guerello, Famiglia, 1916 circa, olio su tela, 148×163 cm

[2] Domenico Guerello, L’Annunciazione, 1916, olio su tela, 167×67,5 cm

[3] Domenico Guerello, Testa, 1915, olio su tela, diametro 40 cm

[4] Domenico Guerello, Studio di testa muliebre, 1916, olio su tela, 43×29 cm

[5] Domenico Guerello, Ritratto femminile in nero, 1921 circa, olio su tela, 61×53 cm

[6] Domenico Guerello, Calma argentea. Ritratto di Alma Fidora, 1922, olio su tela, 108×90,6 cm

[7] Domenico Guerello, Rosita, 1925, olio su tela, 91×73 cm