La preferita - Sottocornola

GIOVANNI SOTTOCORNOLA

(Milano, 1855 – 1917)

La preferita, 1912

Olio su tela, 60,5×70,6 cm

Firmato e datato in basso a sinistra: 1912 G Sottocornola

Sul retro del telaio in basso a destra etichetta dattiloscritta e manoscritta: ENRICO GALLERIE D’ARTE/[…]GIOVANNI SOTTOCORNOLA/’pastorale’-1912/OLIO SU TELA/CM 60,5X70/18/105 […]

Provenienza

collezione privata; Enrico Gallerie d’Arte, Genova – Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Note critiche

“Per ora è certo sono convinto non esservi altra pittura più atta a rendere certe sensazioni che questa: la pittura di pasta non mi basta […] Insomma mi pare che volendo essere sinceri in pittura non ci sia mezzo che la decomposizione, forse cambierò, per ora come ho detto sopra sono convinto. Il più si è che sento il bisogno non della sola tecnica in un quadro, ma bensì dell’idea, supremo scopo a cui tutti i mezzi pittorici devono tendere”[1]. Le parole che Giovanni Sottocornola scrive nel luglio del 1895 all’amico Angelo Morbelli, già compagno a Brera nella seconda metà degli anni Settanta, sono esplicita testimonianza della svolta in chiave divisionista maturata dall’artista nel corso dell’ultimo decennio del XIX secolo, una scelta stilistica che avrebbe integrato un orientamento tematico ormai decisamente connesso al sociale, inaugurato nel 1891 da Il muratore[2] e scaturito nelle tele L’uscita delle operaie dallo stabilimento Pirelli[3] e Dicembre. L’alba dell’operaio[4], ambedue terminate entro il 1897. Inserito dallo stesso Morbelli nel novero dei partecipanti alla mostra torinese di divisionisti a Torino che stava progettando nel 1896[5],  presto accantonata per l’ostilità di alcuni, e citato nel carteggio fra Morbelli e Plinio Nomellini del 1897 – “Noi Divisionisti (che cresciamo, a quest’ora siamo 12 o 14) Nomellini, Pellizza, Segantini, Morbelli, Sottocornola, Longoni, Grubicy, Previati, Fornara, Ciolina, Peretti (di Val Ossola) Cairati, Cinotti, ed altri che sorgeranno!!”[6] – Sottocornola rimane fedele al metodo della scomposizione delle tinte anche dopo il 1900, quando, tralasciati i temi umanitari, si volge alla ritrattistica e, intorno al 1910, alle scene agresti ispirate dagli ariosi panorami delle prealpi lombarde – a quest’epoca risalgono i soggiorni in Valassina – trovando nella pittura di Giovanni Segantini un imprescindibile riferimento. Impostati en plein air per essere poi rielaborati in studio, numerosi sono i dipinti che hanno per protagoniste umili pastorelle immortalate sullo sfondo dei pacificanti paesaggi del triangolo lariano. Immagini bucoliche, in cui uomo e natura si compenetrano in totale armonia grazie ad una luce cristallina ottenuta con miriadi di brevi filamenti di colore che combinano l’eterea tavolozza di Emilio Longoni con il tessuto cromatico di Segantini, a sostanziare soggetti che ancora risuonano del naturalismo talora sentimentale di Filippo Carcano. Appartiene a questa fase Affettuosità[7], in cui Sottocornola ritrae una giovane in piedi di profilo che coccola un agnellino, vicino a lei una pecora, sul proscenio fiori di campo, come quinte le asperità montane. La popolarità di questa tela, esposta alla Prima Biennale romana del 1921, è tale da spingere l’artista a realizzarne più di una variante negli anni successivi, declinando il medesimo tema in una serie di opere fra cui emerge per rigore e raffinatezza Pastorella con gregge[8], compiuta nel 1909 sia ad olio che a pastello, in cui una simile bambina, inquadrata con i suoi animali su un prato che dall’alto domina il Lago di Como, in un contesto più vasto rispetto alla visione serrata di Affettuosità, è intenta al lavoro a maglia, altro motivo frequente nella produzione del Sottocornola prossimo al Segantini di Ragazza che fa la calza[9].

Rimeditato sul pellizziano Speranza deluse[10], di cui riprende l’impianto compositivo e luministico, è invece La preferita, datato 1912, delicatissimo olio che ancora propone il soggetto di Affettuosità nella fanciulla, questa volta in posizione frontale, che vezzeggia il cucciolo del gregge assiepato dietro di lei a pascolare. In fondo si distinguono il Lario e i monti, vegliati da un cielo ingombro di cumuli. Testa china sulla pecorella, la gamba sinistra lievemente arretrata a conferire dinamismo, la ragazzina stante è rappresentata nell’identica postura dell’adolescente di Libro azzurro[11] del Sottocornola, grande tela esposta alla Quarta Triennale di Brera del 1900 di cui sono note più versioni ad olio e pastello nonché bozzetti a matita per il solo personaggio femminile, con ogni probabilità Anita o Maria, le figlie del pittore che ne erano le modelle predilette. Il morbido controluce che avvolge la protagonista di Libro azzurro, espediente largamente adottato dal Sottocornola e padroneggiato fino al virtuosismo, ritorna anche in La preferita, dove la silhouette della giovane in penombra spicca nel chiarore del cielo – il capo coperto dal fazzoletto, l’avambraccio destro e le caviglie le uniche porzioni ritagliate dal sole – circondata dai manti candidi e vaporosi delle pecore, ammassati come nuvole, che indirizzano lo sguardo in direzione delle trasparenze del lago. L’ampia curva formata dal declivio del pascolo e dalle alture del piano mediano incornicia in basso lo specchio d’acqua e sapientemente interseca la tenera stretta fra la pastorella e l’agnello, a raggiungere quella fusione assoluta fra essere umano e natura cui l’artista con tenacia aspira. Un uso attento degli accordi complementari nell’erba, costruita con rapide pennellate di rosso, verde e giallo, e nei rilievi retrostanti, dove il viola e l’arancio scolorano progressivamente all’orizzonte in gradazioni di rosa e azzurro, assicura la tersa luminosità del dipinto concepito tramite un divisionismo meticoloso, calibrato nel dettaglio.

Bibliografia di riferimento

Bernasconi, Giovanni Sottocornola, in “Emporium”, n. 267, marzo 1917

La famiglia artistica. Bollettino periodico delle Belle Arti, a.I II, febbraio-marzo 1917, Tip. A. Cordani, Milano

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

AA.VV., Arte e socialità in Italia. Dal realismo al simbolismo 1865-1915, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979), Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, 1979

Ginex, a cura di, Giovanni Sottocornola. Dal realismo sociale al quotidiano familiare, catalogo della mostra (Milano, Circolo della Stampa, 26 ottobre -14 dicembre 1985), Edi.Artes, Milano,1985

AA.VV., Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

E. Silbernagl, a cura di, Giovanni Sottocornola. Immagini da una collezione, catalogo della mostra (Milano, Galleria Silbernagl, 1991), Antea, Milano,1991

Gian Ferrari, F. Poli, a cura di, Il colore del lavoro. Il lavoro come oggetto e come soggetto nella pittura italiana fra Ottocento e Novecento, catalogo della mostra (Torino, Milano, Piacenza, 1991-1992), Electa, Milano, 1991

Note

[1] Lettera di G. Sottocornola a A. Morbelli, 8 luglio 1895, in V. e E. Silbernagl, a cura di, Giovanni Sottocornola. Immagini da una collezione, catalogo della mostra (Milano, Galleria Silbernagl, 1991), Antea, Milano,1991, p.18.

[2] Giovanni Sottocornola, Il muratore, 1891, olio su tela, 214×125 cm.

[3] Giovanni Sottocornola, L’uscita delle operaie dallo stabilimento Pirelli, 1891-1897, olio su tela, 70 x 147 cm.

[4] Giovanni Sottocornola, Dicembre. L’alba dell’operaio, 1897, olio su tela, 142×263 cm.

[5] Lettera di A. Morbelli a G. Pellizza, Milano, 15 febbraio 1896, in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol.I, p.126 nota 2.

[6] Lettera di A. Morbelli a P. Nomellini, Milano, 11 maggio 1897, in T. Fiori, F. Bellonzi, op.cit. 1969, vol.I, p.131.

[7]  Giovanni Sottocornola, Affettuosità, 1905-1916, olio su tela.

[8] Giovanni Sottocornola, Pastorella con gregge, 1909, olio su tela, 75×100 cm; Giovanni Sottocornola, Pastorella con pecore, 1909 circa, pastello su carta, 77×100 cm.

[9]  Giovanni Segantini, Ragazza che fa la calza, 1888, olio su tela, 51×88 cm.

[10] Giuseppe Pellizza da Volpedo, Speranze deluse, 1894, olio su tela, 110×170 cm.

[11] Giovanni Sottocornola, Libro azzurro, 1900, olio su tela, 215×110 cm.