La raccolta del fieno- Segantini

GIOVANNI SEGANTINI

(Arco, 1858 – Schafberg, Svizzera, 1899)

La raccolta del fieno, 1891

Olio su tela, 56,7×35,3 cm

Firmato e dedicato in basso a sinistra: All’amico Marozzi/G.Segantini/1891

Provenienza

collezione A. Pirotta, Milano; collezione privata, Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Segantini. Mostra antologica, Trento, Palazzo delle Albere, 9 maggio-30 giugno 1987 (pp. 200-201, n. 93, ripr.);

Il Divisionismo italiano della Galleria Grubicy, Como Galleria d’arte Cavour, 7 aprile-18 maggio 1989;

S. Moritz, Museo Segantini, 7 giugno-20 ottobre 1989 (pp. 70-71, ripr. e ripr. in copertina);

Il colore del lavoro. Il lavoro come oggetto e come soggetto nella pittura italiana fra Ottocento e Novecento”, Torino, Mole Antonelliana, 25 settembre-3 novembre 1991; Milano, Palazzo Reale, 8 novembre-15 dicembre 1991;

Piacenza, Palazzo Gotico, 22 dicembre 1991-20 gennaio 1992 (pp. 28-29, n. 1, ripr.);

Giovanni Segantini. Luce e simbolo 1884-1899, Varese, Biumo Superiore, Villa Menafoglio Litta Panza, 11 dicembre 2000-28 gennaio 2001;

Venezia, Peggy Guggenheim Collection, 10 febbraio-29 aprile 2001 (pp. 74-75, n. XII, ripr.);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 102, ripr., p. 143);

Del Divisionismo al Futurismo. El arte italiano hacia la modernidad, exposición organizada por con Fundación MAPFRE y el Mart, comisariado Beatrice Avanzi, Fernando Mazzocca, 17 febrero-5 junio 2016, Fundación MAPFRE, Área de cultura, 2016, (pp. 118-119 ripr.).

I pittori della luce. Dal divisionismo al futurismo, Beatrice Avanzi, Daniela Ferrari e Fernando Mazzocca, a cura di, Rovereto MART, 25 giugno-9 ottobre 2016, in coproduzione con Fundación MAPFRE, Madrid – Milano, Electa 2016 (pp.102-103, ripr.).

Bibliografia

G. Nicodemi, Giovanni Segantini, Milano 1956, n. 82, ripr.;

T. Fiori, Il divisionismo in Italia, in “Arte Illustrata”, n.1, a. II, gennaio 1969, p. 380, n. 131;

T. Fiori, F.Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 41, n. 431, ripr., II. 380;

M.C. Gozzoli, L’opera completa di Segantini, Milano 1973, p. 121, ripr., p. 121, ripr., p. 122, n. 388;

A.P. Quinsac, Segantini. Catalogo generale, Milano 1982, vol. II, p. 348, n. 429, ripr.;

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007, pp. 102, ripr., p. 143;

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 22, 181, n. 36, pp. 36-39, 145, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 52-55, ripr., p. 211, ripr., n. 20.;

Del Divisionismo al Futurismo. El arte italiano hacia la modernidad, 17 febrero-5 junio 2016, comisariado Beatrice Avanzi, Fernando Mazzocca, Fundación MAPFRE, Área de cultura, 2016, pp. 118-119 ripr.

I pittori della luce. Dal divisionismo al futurismo, Beatrice Avanzi, Daniela Ferrari e Fernando Mazzocca, a cura di, Rovereto MART, 25 giugno-9 ottobre 2016, in coproduzione con Fundación MAPFRE, Madrid – Milano, Electa 2016, pp.102-103, ripr.

Note critiche

L’opera è uno studio tratto dall’omonimo dipinto del 1889 conservato al Museo Segantini di St. Moritz, la cui elaborazione, declinata in diversi oli e disegni, risale al secondo periodo della produzione del maestro di Arco. L’inizio di questa nuova fase pittorica, come dichiara Segantini stesso, coincide con il trasferimento dalla Brianza a Savognino, nei Grigioni, dove la sua arte acquisisce “quel carattere che ancora conserva. Quel misterioso divisionismo dei colori che […] non è che naturale ricerca della luce” [1], pervenendo al definitivo schiarimento di una tavolozza ormai condizionata dall’ineguagliabile vibrazione luminosa delle vette alpine.

La tematica affrontata è emblematica dell’intera produzione di Giovanni Segantini che, come afferma il figlio Gottardo nella monografia dedicata al lavoro del padre nel 1955, “dalla vita agreste […] trae tutta la sua ispirazione” [2], sottolineando come il soggetto contadino, nutrito dell’esempio del Millet – indirettamente conosciuto attraverso la monografia del Sensier regalatagli da Vittore Grubicy – sia cardine della poetica paterna ed esprima una sorta di “concezione primordiale delle cose” [3], spoglia di intenti sentimentali, populisti e patetici, ma volta ad esplorare la parte più intima di quella natura così amata dall’artista e fine ultimo e unico della sua ricerca.

Rispetto all’originale, in cui la figura curva di una campagnola affaccendata a rastrellare il fieno è inserita nel contesto di un vasto paesaggio montano, rielaborato in fasi successive ed integrato da un ulteriore lembo di tela nella parte superiore, il piccolo quadro in oggetto, datato 1891, include la sola sagoma in controluce della donna china sul lavoro, giungendo ad una sintesi assoluta in cui l’essere umano si staglia solitario fra le dimensioni della terra e del cielo. Pur nel suo formato ridotto, il dipinto, centinato nella parte superiore a guisa di pala d’altare, ha un accento decisamente epico, e conferisce dignità e solennità a quel lavoro rurale che in Segantini assurge a simbolo di fatica e accettazione. La composizione, dal tono classico e perfettamente bilanciato, oppone alla poderosa figura in primo piano l’immagine accennata di un uomo nei pressi di un carretto carico di fieno affiorante dall’orizzonte altrimenti desolato, che dialoga con la ricchezza della tessitura cromatica del campo disordinato, ingombro di erba secca; i minuti filamenti sono resi da sottili pennellate dagli andamenti orizzontali e diagonali, che sovrappongono all’ocra e ai verdi una trama di brevi linee turchine, come a specchiare il cielo, limpidissimo sullo sfondo e chiuso da una incombente massa grigia in alto, e ricreare quella accidentalità propria delle cose naturali. Gli stessi tratti azzurrati riecheggiano sul candido grembiule e sulle ampie maniche della bracciante, sprofondano nell’oscurità del corpetto e della gonna e riaffiorano sull’incarnato del collo e del mento nel bel profilo imbevuto d’ombra. La tecnica divisionista è applicata con perizia, per mezzo della pratica che Segantini portava avanti con rigore, entusiasta delle nuove conquiste luministiche che non manca di rimarcare nei suoi scritti, commentando infine che “il mescolare i colori sulla tavolozza, è una strada che conduce verso il nero; più puri saranno i colori che getteremo sulla tela, meglio condurremo il nostro dipinto verso la luce, l’aria e la verità” [4].

Sono noti due disegni di analoga impostazione, un primo quasi equivalente al nostro e dall’evidente carattere di abbozzo condotto sul vero, un secondo maggiormente elaborato per la complessità della linea e dei chiaroscuri e per la presenza di paesaggio leggermente più vario [5].

Note

[1] Lettera di G. Segantini a D. Tumiati, Maloja, 29-5-1898, in T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, pp. 375-376

[2] G. Segantini, Giovanni Segantini pittore, Trento, 1955, pag. 28

[3] Ibidem, pag. 34

[4] Lettera di G. Segantini a Orsi, Ottobre – Dicembre 1896, in T. Fiori, F. Bellonzi, 1969, op. cit., vol. I pag. 365

[5] A. P. Quinsac, a cura di, Segantini: catalogo generale, Electa, Milano, 1982,  n. 430-431, pp.348-349