La ricerca della luce. Studio per immagine centrale trittico Sogno e realtà - Angelo Morbelli

ANGELO MORBELLI

(Alessandria, 1853 – Milano, 1919)

La ricerca della luce

Studio per immagine centrale trittico “Sogno e realtà”

(ante 1905)

Dittico, tecnica mista su tavoletta

18×11 – 18×12,5 cm

Sul retro della cornice a sinistra scritta a matita: 3326

Sul retro della cornice, sulla traversa, etichetta dattiloscritta con descrizione dell’opera: 106. ANGELO MORBELLI […]

Sul retro della prima tavoletta, a destra, scritta autografa a penna del figlio di Angelo Morbelli: Realtà di Angelo Morbelli. Il figlio Rolando Morbelli 8/12/929

Sul retro della seconda tavoletta, in alto, scritta autografa a penna del figlio di Angelo Morbelli: A scopo di studio per la ricerca dei colori e della luce nella notte per la parte centrale del trittico Sogno e Realtà il figlio Rolando Morbelli

Sul retro di entrambe le tavolette sono presenti timbri ed etichette stampate relative al contenuto della scatola di sigari da cui provengono

Provenienza

collezione privata, Milano; Semenzato Nuova Geri; Pandolfini Casa d’Aste; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Bibliografia

Semenzato Nuova Geri, Dipinti dell’800, asta Milano 5 novembre 1986, Tipografia Commerciale, Venezia, 1986, n. 64, p. 106 ripr.;

Ottocento. Cronache dell’arte italiana dell’Ottocento, n.16, G. Mondadori, Milano, 1987, p. 271 ripr.;

A. Scotti, Angelo Morbelli, Edizioni dei Soncino, Soncino, 1991, p. 90 cit.;

Pandolfini Casa d’Aste, Dipinti del secolo XIX. I maestri toscani dalla collezione Olschki e da altre raccolte italiane, asta Firenze 13 novembre 2018, Pandolfini, Firenze, 2018, p. 6 ripr., n. 64, pp. 30-31 ripr.

Note critiche

Le due piccole tavolette ad olio, ricavate da scatole di sigari, come attestano il timbro e le etichette originali sul retro di entrambe, e assemblate come un dittico tramite la sobria cornice lignea che reca l’incisione a lettere capitali “La ricerca della luce di Angelo Morbelli”, sono bozzetti per Sogno e Realtà[1], opera esposta alla VI Biennale di Venezia del 1905 e oggi nelle raccolte di Fondazione Cariplo. Il Morbelli, che in quella manifestazione presentava anche Le Parche[2] – tre donne del Pio Albergo Trivulzio affaccendate alla maglia, una figurazione crudamente realista resa terribilmente evocativa dalla trasposizione mitologica proposta dal titolo – in Sogno e Realtà si spinge verso un più esplicito simbolismo nel tentativo di superare l’inclemente verismo del celebre Poema della vecchiaia, un ciclo di sei tele in cui l’artista alessandrino sviscera il medesimo tema dello storico ricovero milanese in sei tele, allestite come un polittico in una sala della precedente edizione della rassegna veneziana. Concepito in forma di trittico, Sogno e Realtà, anche noto come Il Sogno o La Vita, è costituito da un supporto rettangolare chiuso fra due di foggia analoga ma con profilo arcuato tracciato in alto, a plasmare nell’insieme una sorta di centinatura capace di esacerbare il carattere intimo della composizione tutta, dominata da una sensazione di silenzio assoluto. Nelle tele laterali, in un chiarore spettrale, si fronteggiano, piegati da un sonno profondo, un uomo e una donna di età avanzata, i cui abiti sono ancora quelli degli ospiti del Trivulzio, le pose e le fisionomie facilmente identificabili fra quelle che il Morbelli schizza dal vero nel nutrito album Disegni al volo![3]. Nella tela centrale, come un’apparizione emanata dai dormienti, due amanti di schiena si cingono in un romantico abbraccio al cospetto dello smisurato nulla, nei pressi di un parapetto che sconfina nei riquadri adiacenti raccordando i tre momenti, a riannodare un’impossibile continuità spazio-temporale. Cupa e misteriosa nella luce notturna, è tuttavia una visione rasserenante quella dell’elemento mediano, la riconciliazione dei coniugi in una dimensione ideale, eterna, inviolabile. Le regole del Trivulzio prevedevano la separazione di maschi e femmine in ambienti distinti, e lo stesso Morbelli raramente si cimenta in scene di anziani in coppia, ma quando accade l’esito è struggente, come ne Il bottone[4], che mostra un’interazione, quotidiana e tenerissima, nel gesto della signora che premurosamente rammenda la giacca del compagno, o come in Tempi lontani[5], dove due, seppur vicini, languono in mondi remoti, o come in La tazza di caffè[6], che ne fotografa altri due in un abbandono forse già fatale. Di nuovo giovani e innamorati, voltate le spalle a squallidi refettori e desolanti sale comuni e protesi verso la vastità del creato, i ragazzi di Sogno e  Realtà  riscattano in un’immagine adesso tangibile il senso di alienazione estrema di Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets)[7], dove le memorie felici sono solo intuibili dalle espressioni smarrite, assenti, delle “vecchione”[8] sedute alla mensa, “esseri umili, doloranti fra i vani ricordi della giovinezza lontana e nell’attesa della morte incombente”[9]. Morbelli si dedica a lungo al trittico, impegnando molte ore nella resa ottimale della diafana luminosità della tela principale con la maniacale meticolosità che gli era propria da quando, intorno al 1890, si era convertito al Divisionismo, tralasciando il tradizionale impasto per allinearsi alle coeve esperienze dei colleghi e di Giuseppe Pellizza da Volpedo in particolare, amico con cui il dialogo sull’argomento è assiduo: “sono dietro a finire il dipinto sposi che contemplano la luna, il cielo mi è costato 12 o 13 giornate di lavoro, ma non è ancora finito essendo, troppo bleu – quindi neutralizzato – Però mi pare, venga un’aurea favorevole di riuscita – speriamo. Poi ho ancora da cominciare i due quadri laterali, figurati se ho del lavoro?! – Spero finire a tempo, almeno i primi due, del resto vedremo”[10].

Oltre ad un disegno a carboncino[11] che ricalca le esatte misure dell’opera conclusa, è noto un ulteriore olio su tela, studio per la sola area centrale catalogato negli Archivi del Divisionismo come Gli Innamorati (o Il Sogno)[12], più grande e risolto rispetto alle tavolette del nostro dittico dove l’elaborazione delle luci è invece ferma alla fase embrionale. Ugualmente riferite alla scena principale di Sogno e Realtà, esse palesano nella loro incompiutezza i procedimenti morbelliani in accordo con la testimonianza di Arturo Mensi: “Il Morbelli era solito preparare i suoi quadri divisionistici con una completa stesura a chiaroscuri (bianco e nero con qualche aggiunta di grigi, grigi bluastri, bruni, lacche) del soggetto che intendeva rappresentare, tenendo ben chiare e lisciate le zone su cui batteva il sole perché meglio vi risaltassero i tratti di colore puro che avrebbe sovrapposto. Incominciava poi a ricoprire alcune parti della pittura preparatoria con un primo strato di trattini o puntini di un determinato colore”[13]. Nel pannello di destra l’avanzamento del lavoro si arresta a quella predisposizione di masse cromatiche neutre descritta dal Mensi, con i fidanzati stagliati sullo sfondo saturato di bianco pronto ad accogliere le stratificazioni di pennellate successive; poche tracce di pittura a divisione sono ravvisabili altrove, sul braccio di lei e sul polpaccio di lui, a individuare le porzioni più in ombra attraverso un veloce tratteggio bruno imbastito sul rosa aranciato dell’incarnato. Il pannello di sinistra è invece maggiormente sviluppato nella direzione del risultato finale, con una più complessa esecuzione delle silhouette in controluce – splendido il dettaglio, efficacissimo pur nella sua natura di abbozzo, delle trasparenze della veste della fanciulla – precisate da linee minute orientate a suggerire le anatomie, ottenute grazie agli speciali pennelli a punte multiple inventati dallo stesso Morbelli per agevolare l’applicazione disciplinata del Divisionismo e conseguire quel fremito pulviscolare della materia tipico del suo stile. Il bianco pastoso del fondo è qui parzialmente coperto da una velatura di grigio verdastro a simulare la vibrazione del cielo nel bagliore pallido della luna e calibrare già l’effetto del notturno in relazione alle figure, mentre nella striscia inferiore si distingue l’accenno di un mosaico di toni caldi e freddi sovrapposto alla base candida.

Comparso sul mercato solo alla metà degli anni ottanta del Novecento, il dipinto nel suo insieme è pregevole opera autonoma nel forte impatto visivo dei volumi ritagliati dalla luce, nonché, analizzata sotto l’aspetto prettamente tecnico, una straordinaria documentazione delle fasi preliminari del metodo morbelliano.

Bibliografia di riferimento

Mensi, R. Scaglia, a cura di, Mostra degli artisti alessandrini dell’Ottocento ordinata nella Pinacoteca civica di Alessandria, catalogo della mostra (giugno 1940), Ferrari, Alessandria, 1940

Mensi, a cura di, Mostra commemorativa del pittore Angelo Morbelli (1853-1919), catalogo della mostra (Alessandria, Pinacoteca Civica, 24 ottobre – 15 dicembre 1953), Alessandria, 1953

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Poggialini Tominetti, Angelo Morbelli. Il primo divisionismo nella sua opera e nelle lettere a Pellizza da Volpedo con quindici riproduzioni e quattro facsimili, La Rete, Milano, 1971

Angelo Morbelli, catalogo della mostra (Alessandria 1982), Mazzotta, Milano, 1982

Semenzato Nuova Geri, Dipinti dell’800, asta Milano 5 novembre 1986, Tipografia Commerciale, Venezia, 1986

Ottocento. Cronache dell’arte italiana dell’Ottocento, numero 16, G. Mondadori, Milano, 1987

Scotti, Angelo Morbelli, Edizioni dei Soncino, Soncino, 1991

Angelo Morbelli. Tra realismo e divisionismo, catalogo della mostra (Torino, GAM, 7 febbraio – 25 aprile 2001), 2001

Pandolfini casa d’aste, Dipinti del secolo XIX. I maestri toscani dalla collezione Olschki e da altre raccolte italiane, asta Firenze 13 novembre 2018, Pandolfini, Firenze, 2018

Note

[1] Angelo Morbelli, Sogno e Realtà (La Vita), trittico, 1905, olio su tela, 112×77 cm, 112×79 cm, 112×77 cm.

[2] Angelo Morbelli, Le Parche, 1904, olio su tela, 55×85 cm.

[3] Angelo Morbelli, Disegni al volo!, 1901-1902, taccuino di schizzi.

[4] Angelo Morbelli, il bottone, 1907, conté e pastello bianco su carta, 86×70 cm.

[5] Angelo Morbelli, Tempi lontani, 1904, Conté e pastello bianco, 68×51 cm.

[6] Angelo Morbelli, La tazza di caffè, 1904-1905, olio su tela, 54,5×86 cm.

[7] A. Morbelli, Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets), 1903, olio su tela, 71×110,5 cm.

[8] Lettera di Angelo Morbelli a Vittore Grubicy, 24 settembre 1889, in Angelo Morbelli. Tra realismo e divisionismo, catalogo della mostra (Torino, GAM, 7 febbraio – 25 aprile 2001), 2001, pag. 40.

[9] A. Mensi, 1940, in A. Scotti, Angelo Morbelli, Edizioni dei Soncino, Soncino, CR, 1991, p.8.

[10] Lettera di Angelo Morbelli a Giuseppe Pellizza da Volpedo, Milano 13 dicembre 1904, in Angelo Morbelli, catalogo della mostra (Alessandria, 1982), Mazzotta, Milano, 1982, p. 48.

[11] Angelo Morbelli, Sogno e Realtà, trittico, 1905, carboncino su carta, 110×230 cm.

[12] Angelo Morbelli, Gli innamorati (Il Sogno), (1904-1905), olio su tela, 30×20 cm.

[13] A. Mensi, a cura di, Mostra commemorativa del pittore Angelo Morbelli (1853-1919), catalogo della mostra (Alessandria, Pinacoteca Civica, 24 ottobre – 15 dicembre 1953), Alessandria, 1953, pag. 16, nota 3.