La venditrice di frutta - Longoni

EMILIO LONGONI

(Barlassina, 1859 – Milano, 1932)

La venditrice di frutta o Ona staderada, 1891

Olio su tela, 155×91,8 cm

Firmato in basso a sinistra: E.Longoni

Provenienza

Collezione Pietro Curletti, Milano (1906); collezione Cornelia Zuccoli, Milano; Finarte, Milano 10 maggio 1967 (p.26, n.68, p.XXV, n.68, ripr); Collezione Consolandi, Milano; Sotheby’s Milano 14 giugno 2011 (p.81, n.108); collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Esposizione Annuale Intima, Milano Famiglia Artistica, 1891;

Esposizioni riunite. Milano 1894. Catalogo degli espositori ed elenco dei premiati. Sezione Belle Arti. Catalogo della Esposizione Triennale della R. Accademia di Brera, Milano, Castello Sforzesco, maggio-ottobre 1894 (p. 56, n. 809);

Mostra commemorativa di Emilio Longoni, Milano, Palazzo della Permanente, 30 marzo-22 aprile 1935 (n. 80, sala III);

Tranquillo Cremona e gli artisti lombardi del suo tempo, Pavia, Castello Visconteo, aprile-giugno 1938 (p. 53);

La donna nell’arte da Hayez a Modigliani, Milano, Palazzo della Permanente, aprile-giugno 1953 (pp. 31, 46, n. 60, sala 4);

Arte e Socialità in Italia dal realismo al simbolismo 1865-1915, Milano, Palazzo della Permanente, 8 giugno-4 novembre 1979 (p. 137, n. 88, p. 329, n. 86, ripr);

Mostra di Emilio Longoni, Milano, Palazzo della Permanente, 24 febbraio-4 aprile 1982 (pp. 61-62, n. 36, p. 247, n. 40, ripr);

Divisionnisme: couleur maitrisée? couleur éclatée!, Lens, Crans-Montana (CH), Fondation Pierre Arnaud Centre d’Art, 20 dicembre 2013-22 aprile 2014 ( p. 185, ripr., p. 287).

Bibliografia

s.a., Corriere artistico. L’esposizione alla “Famiglia Artistica”, in “Corriere della Sera”, n. 345, a. XVI, 16-17 dicembre 1891, p. 3;

E.A., L’Esposizione di belle arti alla Famiglia Artistica, in “L’Italia”, n. 353, a. VII, 24 dicembre 1891, p. 3;

Candidus, Rassegna d’arte. L’Esposizione di pittura, in “L’Idea Liberale”, n. 27, a. II, 1894, pp. 5-6;

E. Bronzini Majno, Solidarietà di Amici in nome dell’arte ideò questa pubblicazione in risposta a un verdetto che colpiva in EMILIO LONGONI la coscienza artistica collettiva. Dicembre 1903, Milano 1903, p. 8;

E. Boari, L’arte di Emilio Longoni, in “Varietas”, n. 20, a. II, dicembre 1905, p. 571 (Fruttivendola);

Pagani, La pittura lombarda della Scapigliatura, Milano 1955, p. 519;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 133, VIII, 83;

M. Monteverdi, Storia della pittura italiana dell’Ottocento, Milano 1975, vol. II, p. 91, n. 987, ripr.;

Catalogo Bolaffi della pittura italiana dell’Ottocento n.7, Torino 1978, p. 203;

G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, Milano 1995, p. 187, n. 123, ripr.;

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 15, 22, 181, n. 34, pp. 48-51,146, ripr.;

G. Anzani, in L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana. Un mondo in trasformazione, catalogo della mostra (Mendrisio, Pinacoteca Cantonale Giovanni Zust di Rancate, 13 ottobre 2013-12 gennaio 2014), Milano 2014, pp. 158-159, n. 52, ripr. (opera non esposta);

Divisionnisme: couleur maitrisée? couleur éclatée!, Lens, Crans-Montana (CH), Fondation Pierre Arnaud Centre d’Art, 20 dicembre 2013-22 aprile 2014, p. 185, ripr., p. 287;

Mastery of Color? Effusion of Color!, Lens, Crans-Montana (CH), Fondation Pierre Arnaud Centre d’Art, 20 dicembre 2013-22 aprile 2014, p. 185, ripr., p. 287 (Traduzione inglese);

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 56-59, ripr., p. 209, ripr., n. 17.

Note critiche

“Finite le elementari, in casa mia si era in troppi. Mio padre non guadagna sufficientemente per mantenerci tutti […] Mi si conduce a Milano in Piazza del Duomo, un giorno di mercato, e mi si affida ad un sensale di vini perché io faccia il piccolo […] Cambio diversi padroni…”[1]. Di umili origini, Emilio Longoni ricorda nelle scarne note autobiografiche le sue pene di bambino troppo presto costretto al lavoro, le stesse che vorrà raccontare nelle numerose opere dedicate all’infanzia, dalla serie di graziose teste di fanciulli dei primi anni Ottanta, ai risultati più maturi di Chiusi fuori scuola (1887-1888) e La Piscinina (1889-1890), saggi di verismo sociale che nell’ispirazione manciniana rivelano le tracce del soggiorno napoletano del 1881, fino a Ona staderada 1891 circa, già informata dei principi del divisionismo che in quello stesso anno si affermava alla Triennale di Brera. Alla manifestazione milanese, dove si distinguevano fra gli altri Maternità di Previati, Le due madri di Segantini e Alba di Morbelli, Longoni presenta L’oratore dello sciopero, in cui appare evidente l’ormai “organica compenetrazione del divisionismo e del socialismo”[2] nell’abbandono sia della pittura scura e ad impasto per un colore luminoso e scomposto, aggiornato sui contrasti complementari, sia delle leziosità veriste tralasciate in favore di una più cruda resa della realtà con intenti consapevolmente critici.

Ona Staderada, nota anche come La venditrice di frutta, ascrivibile al fatidico 1891 grazie all’individuazione di documenti d’epoca che ne certificano la partecipazione alla Famiglia Artistica di quell’anno[3], palesa consonanze formali e stilistiche con l’Oratore, di cui condivide la tavolozza tersa, quasi diafana nella sua luminosità abbacinante, la pennellata che alterna zone a divisione ad aree più liberamente concepite, nonché il vigore della composizione, impostata su una figura capace di dominare lo spazio circostante con una presenza fisica e psicologica imponente. Come l’operaio in sciopero issato su un’impalcatura alza il pugno a incitare la folla di manifestanti radunati in piazza, così la piccola fruttivendola, con atto perentorio nella sua semplicità, solleva in alto la bilancia, mentre né il sole accecante né tracce di servile riverenza riescono a distogliere il suo sguardo, puntato verso l’alto a sfidare il mondo adulto che l’ha fatta schiava. Così poco accattivante e aggraziata, sciatta nell’abito bianco e basse scarpe marroni, la protagonista si allontana definitivamente dalle tante precedenti immagini longoniane di amabili bambine, suscitando non poche perplessità in occasione della sua nuova comparsa alle Seconda Triennale di Brera del 1894, in cui figurava insieme al più esplicito Riflessioni di un affamato, quadro-simbolo che valse al barlassinese la nomea di pittore degli anarchici. Lo sviluppo di un marcato interesse umanitario – fomentato dallo stimolante ambiente culturale della Milano di fine secolo – completa il transito verso “la seconda maniera del Longoni, quand’egli, a un tratto, ripudiando tutto il suo credo, si diede ad un’affannosa quanto personale ricerca della verità che è luce, movimento e vita”[4], e colloca La venditrice ben oltre la categoria di quadro “di genere”[5], una formula con cui l’autore stesso lo etichetta nei suoi appunti. Opera audace dal forte impatto visivo, essa deve la sua pur spiccata delicatezza ad un segno vivace e dinamico mai uguale a se stesso: armonizzato sulle gamme dell’ocra e degli azzurri accostati a determinare una luce di madreperla, il tocco si frange sul muro di fondo in una fitta e ordinata pioggia di minuti filamenti diagonalmente orientati a potenziare la linea del braccio destro sollevato, si sbriciola nel biondo chignon e nell’incarnato roseo, si discioglie infine in più ampi e liberi gesti nella parte inferiore della tela.

Il dipinto è appartenuto a Pietro Curletti, industriale chimico appassionato collezionista, grande amico e mecenate di Longoni, che nel 1894 aveva acquistato anche Riflessioni di un affamato.

Note

[1] G. Ginex, Emilio Longoni: catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, pag. 373

[2] G. Buffa, Emilio Longoni, Tip. Lazzeri, Siena, 1912, pag. 3

[3] G. Ginex, 1995, op. cit., pag. 187

[4] E. Boari, L’Arte di Emilio Longoni,  in “Varietas”, a. II, n. 20, dicembre 1905, in G. Ginex, 1995, op. cit., pag. 365

[5] G. Ginex, 1995, op. cit., pag. 376