Lagrime - Mentessi

GIUSEPPE MENTESSI

(Ferrara, 1857 – Milano, 1931)

Lagrime, 1898 circa

Tempera e Pastello su carta applicata su tela, 80×60 cm

Firmato e dedicato in basso a sinistra: All’amico carissimo/ L. Majno/ G. Mentessi

Sul retro del telaio reca scritta a matita: Dipinto a pastello di G.Mentessi/ Proprietà dell’Avvocato/ Prof. Luigi Majno

Provenienza

Avvocato Luigi Majno, Milano; collezione privata, Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Mostra retrospettiva d’arte moderna: mostre personali dei pittori G. Chierici, G. Mentessi, A. Pisa, G. Muzzioli, U. Martelli, A. Bonzagni, Ferrara, Società Benvenuto Tisi da Garofalo, 1933 (n. 105);

Giuseppe Mentessi (1857-1931), Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 1 luglio-2 ottobre 1972 (n. 29);

Il Divisionismo italiano, Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-15 luglio 1990 (pp. 200-201, n. 64);

Addio Lugano bella. Anarchia tra storia e arte. Da Bakunin al Monte Verità da Courbet ai dada, S. Soldini, a cura di, catalogo mostra, Museo d’arte di Mendrisio, 22 Marzo 2015 – 05 Luglio 2015, (p. 165, ripr., p. 214).;

Del Divisionismo al Futurismo. El arte italiano hacia la modernidada, Monica Fuentes Santos, a cura di, catalogo mostra, 17 febrero-5 junio 1916, Fundación MAPFRE, in coproduzione con Mart Trento Rovereto, Madrid-Milano Electa, 2016, (p. 165, ripr.);

I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo, B. Avanzi, D. Ferrari e F. Mazzocco, a cura di, catalogo mostra, Mart Trento Rovereto in coproduzione con Fundación Mapfre Madrid-Milano, 25 giugno 2016-09 ottobre 2016, Milano, Mondadori Electa, 2016, (pp. 150, n. 35, ripr.).

Bibliografia

“Schiave bianche”, Milano 1902, p. 3;

E. Majno, Giuseppe Mentessi, Milano 1932, p. 30, tav. LXXXII;

U. Ojetti, Mentessi, in “Il Corriere della Sera”, 12 marzo 1933, p. 3;

V. Costantini, Pittura italiana contemporanea dalla fine dell’800 ad oggi, Milano 1934, pp. 32, 406;

S. Zanotto, Novecento ferrarese, Cinisello Balsamo 1973, p. 54, n. 27, ripr.;

M. Poggialini Tominetti, Giuseppe Mentessi, in Arte e socialità in Italia dal realismo al simbolismo 1865-1915, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979), Milano 1979, pp. 144, 145;

G. Anzani, L. Caramel, Pittura moderna in Lombardia 1900-1950, p. 53;

A. Scotti, Esiti e organizzazione della produzione pittorica a Milano nel secondo Ottocento, in Civiltà di Lombardia. La Lombardia moderna, Milano 1989, p. 220;

F. Mazzocca, La pittura dell’Ottocento in Lombardia, in La pittura italiana. L’Ottocento, Milano 1990, vol. I, p. 151;

G. Ginex, Giuseppe Mentessi, in La pittura italiana. L’Ottocento, Milano 1990, vol. II, p. 916;

Terre ed acqua: le bonifiche ferraresi nel delta del Po, catalogo della mostra (Ferrara, Castello Estense, 17 settembre 1989-18 marzo 1990), Ferrara 1989, p. 83;

G.Ginex, Il lavoro redento. Il trittico dei ferrovieri nel salone della Società di mutuo soccorso e miglioramento fra i conduttori delle ferrovie italiane, in “Il Treno”, supplemento n.7, 1992, p.38;

G.Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, Milano 1995, p.200;

B.Avanzi, Giuseppe Mentessi. L’opera pittorica, in Giuseppe Mentessi. Opere nelle collezioni del Museo dell’Ottocento di Ferrara, Ferrara 1999, pp.10-11,33, fig.36;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp.25,181, n.56, pp.68-71,156, ripr;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 104-107, ripr., n. 38, p. 220, ripr. ;

S. Soldini, a cura di, catalogo mostra, Addio Lugano bella. Anarchia tra storia e arte. Da Bakunin al Monte Verità da Courbet ai dada, Museo d’arte di Mendrisio, 22 Marzo 2015 – 05 Luglio 2015, p. 165, ripr., p. 214;

Del Divisionismo al Futurismo. El arte italiano hacia la modernidada, Monica Fuentes Santos, a cura di, catalogo mostra, 17 febrero-5 junio 1916, Fundación MAPFRE, in coproduzione con Mart Trento Rovereto, Madrid-Milano Electa, 2016, p. 165, ripr.;

B. Avanzi, D. Ferrari e F. Mazzocco, a cura di, I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo, catalogo mostra, Rovereto Mart in coproduzione con Fundación Mapfre Madrid-Milano, 25 giugno 2016-09 ottobre 2016, Milano, Mondadori Electa, 2016, pp. 150, n. 35, ripr.

Note critiche

Nato in una modestissima famiglia e rimasto orfano di padre a soli cinque anni, Giuseppe Mentessi conduce una vita di privazioni per seguire la sua passione per l’arte, sorretto costantemente dall’affetto della povera madre analfabeta lungimirante sulle qualità di un figlio che già in tenera età aveva dimostrato propensione per il disegno. Frequentato l’Ateneo di Ferrara dove conosce Previati, con cui instaura profonda e duratura amicizia, prosegue la formazione prima alla Regia Accademia di Parma, poi a Brera, sempre sostenuto da sussidi per merito ma quantunque assillato da ingentissime difficoltà economiche. A Milano, all’inizio degli anni Novanta, si avvicina all’ambiente socialista, stringendo un fraterno legame con l’avvocato Luigi Majno e orientando il suo lavoro verso gli ideali umanitari dell’ultimo Ottocento. “Non v’era dolore di amici, o calamità sociale, che non si traducesse per lui in un’espressione d’arte pensosa e consolatrice”[1]. Se già in Ragazzetta che cuce, del 1887, si avverte l’innata sensibilità per una condizione di umiltà conosciuta e condivisa, è nella tela Ora triste, esposta alla Triennale di Brera del 1891, che Mentessi raggiunge il risultato fino ad allora più alto, sostanziando con una pittura ancora ad impasto, ma lirica e sognante nella diffusa nota azzurrata, un mesto corteo funebre di povera gente. Dopo Panem nostrum quotidianum, presente nel 1895 alla I Internazionale di Venezia, intenso olio in cui una “disperata malinconia”[2] si invera in pennellate corpose che definiscono le figure sofferenti di una madre e una figlia in un campo di grano, vittime della fame e della malattia, il ferrarese si volge al metodo del colore diviso con Lagrime, del 1898 circa, Madre operaia e Visione triste, del 1899, Gloria, del 1901, trovando spesso nell’uso combinato di tempera e pastello il procedimento ideale per aprirsi alla sperimentazione senza rinunciare alla robusta matrice plastica e disegnativa della sua opera. Lagrime, virtuosistico prototipo di questa tecnica, “un quadro fatto soltanto di due mani strette dai ferri che cercano di stringere disperatamente una testolina piangente”[3], unisce all’originalità della composizione – in cui il dramma dei personaggi privi di ogni connotazione fisiognomica è tutto rappreso nella tensione delle mani – la raffinatezza di un cromatismo delicatissimo, giocato sui toni dei bruni illuminati da azzurri e bianchi distribuiti in lunghissimi filamenti previateschi sovrapposti e incrociati. Contrariamente a Previati tuttavia, il dissolvimento dei contorni nulla toglie alla consistenza volumetrica delle forme, supportata dal disegno impeccabile che si solidifica nella bella anatomia delle mani per annullarsi altrove, a creare una sorta di moto centripeto che rafforza il pathos del protettivo abbraccio paterno. Il divisionismo di Mentessi è intuitivo e asistematico, attento a perseguire la luminosità non già con giustapposizioni complementari quanto attraverso una grafia superficiale di tratti perlacei che conferisce eleganza, leggerezza, dinamismo, vigore. L’opera, che sul fronte presenta una dedica “All’amico carissimo L. [Luigi] Majno”, nella cui abitazione era gelosamente conservato, è d’impatto coinvolgente, tanto che in una recente memoria il nipote ormai anziano del celebre giurista ricorda nitidamente come “nello studio legale mi spaventava il detenuto in manette che abbraccia la bambina disperata”[4]. Il soggetto è ispirato alle sanguinose repressioni di Bava Beccaris seguite ai moti di Milano del maggio del 1898, crudeli uccisioni e arresti che Mentessi commenta sgomento in una lettera del settembre di quell’anno indirizzata a Ersilia Majo: “Io pure provai vivissimo dolore e sdegno ed un’ira grande […] Oh! Io non posso pensare alle manette, alla prigione senza provare sensazioni di dolore, di spavento, di sdegno, di odio così profonde che mi sconvolgono e m’inquietano penosamente”[5]. La stessa suggestione delle mani incatenate, affine allo studio a pastello per Già ladro del 1894 dell’amico e compagno di corso Emilio Longoni, torna nel disegno L’arrestato, sempre del 1898, e in due bozzetti per un attestato a Luigi Majno, ancora dello stesso anno, in cui l’immagine di ferri serrati ai polsi capeggia sotto l’accorata dedica dei colleghi al “difensore indomito impareggiabile dei perseguitati politici”.

Note

[1] Giuseppe Mentessi, Rizzoli, Milano, 1932, pag. 30

[2] Ibidem, pag. 28

[3] Ibidem, pag.30

[4] M. Toffanello, B. Avanzi, a cura di, Giuseppe Mentessi: opere nelle collezioni del Museo dell’Ottocento di Ferrara, Gallerie Civiche d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Ferrara, 1999, s.p.

[5] Lettera di G. Mentessi a E. Majno, Montesino 7-9-98, in Giuseppe Mentessi: 1857-1931, catalogo della mostra (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 1 luglio – 2 ottobre), Siaca Arti Grafiche, Cento, 1972, s.p.