Lavoro notturno alla stazione Termini - Crema

GIOVANNI BATTISTA CREMA

(Ferrara, 1883 – Roma, 1964)

Lavoro notturno alla stazione Termini, 1905

Olio su tela, 71,3×100,5 cm

Firmato in basso a destra: G. B. Crema

Iscritto e datato in basso a destra: Roma 1905

Provenienza

collezione privata, Roma; Pittura sociale in Italia 1861-1939, Milano Studio Palazzoli, dicembre 1981-gennaio 1982 (n. 8 ripr.) (Studio Paul Nicholls); Bagliore e oscurità, Milano, Fiera X Internazionale dell’Antiquariato, 30 marzo-8 aprile 1990 (n. 9, ripr.) (Studio Paul Nicholls); collezione privata, Piacenza (2007); collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Esposizione Internazionale del Sempione. Mostra Nazionale di Belle Arti, Milano, Parco Castello Sforzesco, aprile-novembre 1906 (p. 154, n. 51 Gallerie Perimetrali dell’Arena, sala IV);

LXXX Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti in Roma. Anno 1910, Roma Palazzo dell’Esposizione, 1 febbraio-30 giugno 1910 (p. 33, n. 192, sala H);

Tutte le strade portano a Roma?, Roma, Palazzo delle Esposizioni, 11 marzo-26 aprile 1993 (p. 77, ripr.);

Angelo Barabino nel contesto divisionista, Voghera, Sala Luisa Pagano, 7-28 novembre 1999 (p. 43, ripr.);

Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni di arte, D. Fonti e F. Bacci di Capaci, a cura di, catalogo mostra, Pontedera Palazzo Pretorio, Museo Piaggio, 8 Dicembre 2016-18 Aprile 2017, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi 2016, (p. 24 cit., p. 75 cit., p. 77 ripr., p. 251).

Bibliografia

R. Breda, L’opera pittorica di Giovanni Battista Crema, Roma 1994, p.105, n.738;

G. Ginex, Divisionism to Futurism. Art and social engagement, in Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, catalogo della mostra (Londra The National Gallery, 18 giugno-7 settembre 2008; Zurigo Kusthaus, 26 settembre 2008-11 gennaio 2009), London 2008, p. 42;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 28, 181, n. 69, pp. 98-99, 161, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 136-139, ripr. n. 50, p. 225, ripr.;

D. Fonti e F. Bacci di Capaci, a cura di, Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni di arte, catalogo mostra, Pontedera Palazzo Pretorio, Museo Piaggio, 8 Dicembre 2016-18 Aprile 2017, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi 2016, p. 2 cit., p. 75 cit., p. 77 ripr., p. 251.

Note critiche

Dopo gli studi d’arte all’Accademia di Napoli e Bologna, nel 1903 il ferrarese Giovanni Battista Crema si trasferisce a Roma, dove incontra i primi successi dipingendo quadri di forte impegno sociale come L’istoria dei ciechi dolorosa, accolto con grande entusiasmo all’Esposizione di Belle Arti di Roma del 1905, I deficienti, conosciuto anche con il titolo dai toni più dichiaratamente accusatori Le vittime del vizio, e Il guardiano del cantiere, entrambi in mostra a Roma l’anno seguente. Si tratta di opere dure e dolorose, “un campionario violento, in cui le ottime intenzioni talora naufragano per il moralismo eccessivo e la stilizzazione divisionista rimane alla superficie, non cancellando l’impressione di un realismo aneddotico” [1].

Lavoro notturno alla stazione Termini, del 1905, condivide temi e modi delle tele coeve nella rappresentazione in notturna di una banchina della trafficata stazione romana, occupata da poveri immigrati in attesa e impiegati di turno. La bella prospettiva centrale del marciapiede grigio rilevato fra i binari oscuri è sapientemente rischiarata dagli alti lampioni, dai grandi fari della locomotiva che sopraggiunge fra sbuffi di fumo, e dai fanali rossi del vagone che si allontana sullo sfondo, collegati in stretto gioco di richiami cromatici e formali alla luce aranciata della lanterna nelle mani del ferroviere immobile in primo piano. La sagoma scura dell’uomo – l’ombra del cappello calata sul viso denotato dai baffi severi – si duplica in quella della figura appena retrostante, analoga per posa e atteggiamento impassibile, indifferenti ambedue al destino del terzo individuo della scena, che giace supino in mezzo a loro seminascosto dal bagaglio di sacchi su cui è coricato. Sicuramente suggestionato dalle affini ricerche pittoriche sulla luce artificiale portate avanti da Balla, che come lui gravitava all’epoca nell’orbita romana di Giovanni Cena, il Crema palesa contestualmente attenzione alle dinamiche dello sviluppo tecnologico e ai soggetti umanitari connessi alla problematica trasformazione delle condizioni dei lavoratori inurbati, fedele all’idea che “l’arte è fatta per il popolo che deve impressionarsi ad un’idea, ad una verità e pensare2 [2].

Presentata all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, grande manifestazione allestita per celebrare l’apertura della galleria ferroviaria del Sempione avvenuta in quell’anno, il dipinto ne sposa i temi ufficiali, i trasporti e le comunicazioni e più estesamente “la scienza, la città e la vita”, inserendosi in un contesto di opere preoccupate di “essere del proprio tempo, di rispecchiare le lotte e le convulsioni della società in cui si trovano a vivere” [3] e in cui, tecnicamente parlando, “il così detto divisionismo, che aveva fatto passare un vento di follia per tanti cervelli, abbagliati dalle fortunate audace di giovani maestri” [4], era stato scarsamente adottato. Il Crema vi si accosta con modalità personali, mitigando il rigore, la freddezza e le stilizzazioni esasperate sia dei colleghi lombardi che dei conterranei Previati e Mentessi, con una scomposizione dei toni usata “per meglio ottenere quell’impressione di ariosità e vaghezza che tanto giovano ad un quadro” [5] senza rinunciare alla resa plastica delle forme: “Il suo divisionismo – lungi dall’essere creato elementarmente, cioè da pennellate susseguentesi e distaccate – è creato da una concezione elevata di codesta tecnica divisionista: cioè dal colore spezzato, ma dalle pennellate che celano la maniera con cui l’effetto pittorico è raggiunto. Sicché la pittura appare di un’omogeneità cromatica quale quella creata da un sapiente impasto, col vantaggio della luminosità che talvolta all’impasto manca” [6].

Breda [7] segnala, oltre a Lavoro notturno alla stazione Termini, altri tre lavori di simile ambientazione e atmosfere: il pastello Stazione Termini e il bitume (La) Vecchia stazione Termini, collocabili nel medesimo arco temporale del nostro, e la tempera Interno della vecchia Stazione di Roma, ascrivibile invece al periodo fra le due guerre.

Note

[1] R. Breda, L’ opera pittorica di Giovanni Battista Crema: contributo alla definizione di un catalogo generale, Edizioni Nuova cultura, Roma, 1994, pag. 6

[2] G. B. Crema, Per l’arte, in “La provincia di Ferrara”, 4 settembre 1903, in R. Breda, 1994, op. cit., pag. 12

[3] G. Marangoni in Milano e l’Esposizione Internazionale del Sempione, 1906: cronaca illustrata dell’esposizione, Fratelli Treves Tip. Edit., Milano, 1906, pag. 288

[4] R. Barbiera in Milano e l’Esposizione Internazionale del Sempione, 1906: cronaca illustrata dell’esposizione, Fratelli Treves Tip. Edit., Milano, 1906, pag. 235

[5] O. Roux, 1922 in R. Breda, 1994, op. cit., pag. 61

[6] C. Caterini 1931 R. Breda, 1994, op. cit., pag. 63

[7] R. Breda, 1994, op. cit., pp. 104, 105, 148, 157