Lo sciopero - Nomellini

PLINIO NOMELLINI

(Livorno, 1866 – Firenze, 1943)

Lo sciopero, 1889

Olio su tela, 29×40,6 cm

Firmato e datato in basso a sinistra: Plinio Nomellini/ 89

Sul telaio, di pugno dell’artista: P. Nomellini, Lo sciopero

Provenienza

Mostra retrospettiva di G. Bartolena, U. Liegi, P. Nomellini, Livorno Bottega d’Arte, 1950 (n. 7); collezione privata, Trieste; Casa d’aste Stadion, Trieste 20 ottobre 1994, n. 88. Vita urbana, Milano Quartiere Fiera, 1-10 maggio 1998 (pp. 5-6, ripr.) (Studio Paul Nicholls); collezione Bellini-Torre, Voghera; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Esposizione annuale. Società Promotrice di Belle Arti, Firenze, Società Promotrice Belle Arti 1889, n. 210;

Plinio Nomellini. I colori del sogno, Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori”, 1998 (n. 9, ripr.);

Angelo Barabino nel contesto divisionista, Voghera, Sala Luisa Pagano, 7-28 novembre 1999 (p. 42, n. 21, ripr.);

Un altro ‘800. Gusto e cultura in una quadreria oltrepadana, Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, 3 dicembre 2005-25 giugno 2006 (pp. 78-79, n. 28 ripr.);

1956-2006: 50 anni di Corte costituzionale: le immagini, le idee, Roma, Complesso del Vittoriano, 19 aprile-24 maggio 2006 (p. 16, n. 3, p. 27.);

Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, Londra, The National Gallery, 18 giugno-7 settembre 2008; Zurigo Kusthaus, 26 settembre 2008-11 gennaio 2009 (p. 155, n. 50, ripr.).

Bibliografia

M. Poggialini Tominetti, Plinio Nomellini, in Arte e socialità in Italia dal realismo al simbolismo 1865-1915, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979), Milano, 1979, p. 162;

A. Scotti, Genova 1892: l’incontro “divisionista” di Plinio Nomellini e Giuseppe Pellizza, in “Quaderni del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti”, n. 5, 1985, p. 10;

L. Perissinotti in Plinio Nomellini disegni, catalogo della mostra (Torino, Galleria Berman, novembre 1988), p.n.n.;

G. Bruno, Plinio Nomellini in Divisionismo Italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-5 luglio 1990), Milano 1990, p. 203, ripr, pp. 205, 211, 212;

F. Poli, Qualità artistiche e tematiche sociali, in C. Gian Ferrari, F. Poli, a cura di, Il colore del lavoro. Il lavoro come oggetto e come soggetto nella pittura italiana fra Ottocento e Novecento, catalogo della mostra (Torino Mole Antonelliana, 25 settembre-3 novembre 1991; Milano Palazzo Reale, 8 novembre-15 dicembre 1991; Piacenza Palazzo Gotico, 22 dicembre 1991-20 gennaio 1992), Milano, 1991, p. 22, ripr.;

G. Bruno, L. Frilli, Nomellini a Genova, in “Quaderni del Museo Accademia Ligustica di Belle Arti”, n.15, 1994, p. 5, fig.3, ripr.;

G. Bruno, Plinio Nomellini, Genova 1994, p. 61, ripr., p. 203;

F. Sborgi, Le culture figurative, in Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi, Torino 1994, p. 366;

P. Morel, L’art italien. De la Reinassance à 1905, Paris 1998, p. 529, tav. 649, ripr.;

E.B. Nomellini, a cura di, Plinio Nomellini. I colori del sogno, Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori”, 9 luglio-13 settembre 1998, Allemandi & C., Torino 1998, n. 9, ripr.;

G. Bruno, presentazione a cura di, Angelo Barabino nel contesto divisionista, Voghera, Sala Luisa Pagano, 7-28 novembre 1999, Associazione culturale Progetto, Voghera 1999, p. 42, n. 21, ripr.;

P. Boragina e G. Marcenaro, a cura di, 1956-2006: 50 anni di Corte costituzionale: le immagini, le idee, Roma, Complesso del Vittoriano, 19 aprile-24 maggio 2006, p. 16, n. 3, p. 27;

I maestri Giovanni Fattori Plinio Nomellini, in G. Bruno, E. Dei, a cura di, Lorenzo Viani. Un maestro del Novecento europeo, catalogo della mostra (Seravezza Palazzo Mediceo, 8 luglio-24 settembre 2000), Pontedera 2000, p. 94, ripr.;

A. Scotti, M.G. Francalanci, Il “Quarto Stato” e Milano, in A. Scotti, a cura di, Giuseppe Pellizza da Volpedo: Quarto Stato, Milano 2000, p. 10, n. 1, ripr.;

S. Fugazza, A. Guarnaschelli, P. Nicholls, a cura di, Un altro ‘800. Gusto e cultura in una quadreria oltrepadana, catalogo mostra, Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, 3 dicembre 2005-25 giugno 2006, Skira, Milano 2005, pp. 78-79, n. 28 ripr.;

E.B. Nomellini, Plinio Nomellini. Il colore, la natura, il mito, Firenze 2008, p. 11, ripr.;

Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, Londra, The National Gallery, 18 giugno-7 settembre 2008; Zurigo Kusthaus, 26 settembre 2008-11 gennaio 2009, p. 155, n. 50, ripr.;

P. Daverio, Il secolo lungo della modernità: il museo immaginato, Milano 2012, pp. 276-277, ripr.;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 19, 20, 22, 181, fig. 5, n. 22, pp. 40, 137, ripr.;

A. Scotti Tosini, Pellizza e il Quarto Stato, in A. Scotti Tosini, a cura di, Il Quarto Stato: Pellizza da Volpedo, catalogo della mostra (Milano Museo del Novecento, 15 novembre 2013-9 marzo 2014), pp. 17-18, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Milano, Electa 2015, pp. 40-43, ripr., n. 10, p. 205, ripr.;

M. Fochessati e G. Franzone, a cura di, Rubaldo Merello. Tra divisionismo e simbolismo. Segantini, Previati, Nomellini, Pellizza, catalogo mostra, Genova, Palazzo Ducale, 6 ottobre 2017-4 febbraio 2018, Genova, Sagep 2017, p. 31 cit.

Note critiche

Livornese di nascita, Plinio Nomellini studia all’Accademia di Firenze fra il 1885 e il 1889 con Giovanni Fattori, avvicinandosi a Silvestro Lega e Telemaco Signorini. L’ammirazione e l’amicizia dimostrate dai tre grandi maestri macchiaioli al più giovane collega sono destinate a protrarsi e accrescersi nel tempo, tanto che lo stesso Signorini, con la sua accorata testimonianza a favore dell’allievo “caposcuola dell’impressionismo artistico in Italia”[1], si rivela determinante nel processo per anarchia che vede coinvolto Nomellini nel 1894 a Genova. L’infondata accusa di attività sovversiva – il pittore sarà assolto nel giugno dello stesso anno – conferma la gravità delle tensioni sociali dell’Italia di fine secolo, cui gli artisti si dimostrano sensibilissimi.

Se a Genova, dove si trasferisce nel 1890, Nomellini dipinge Piazza Caricamento (1891), Mattino in officina e La diana del lavoro (1893), i suoi quadri politicamente e umanamente più eloquenti, nonché pittoricamente innovativi, ormai definitivamente orientati alla maniera divisa, già nel periodo fiorentino aveva dato prova di partecipazione vivissima alle problematiche dei lavoratori con il Fienaiolo, del 1888, e Contadina che zappa, Il vangatore, I mattonai, L’incidente in fabbrica e Lo sciopero, del 1889, in cui la scelta di un soggetto strettamente attuale si associa ad una inedita concezione del colore-luce, aspetti entrambi meditati sugli esempi d’oltralpe. In Lo sciopero in particolare – segnalato talvolta con l’esplicativo sottotitolo degli operai delle officine del sobborgo di Torretta, Livorno[2] – esposto alla Promotrice fiorentina del 1889 insieme al Fienaiolo, è evidente la suggestione di Millet e del realismo francese, sicuramente conosciuto grazie alle riproduzioni circolanti in Italia, forse direttamente assimilato in un precedente e non documentato viaggio a Parigi. Liberato da quella retorica che ancora sopravvive in altre opere del periodo, nel dipinto emerge altresì la vicinanza ai temi di Constantin Meunier, Max Liebermann e Théophile Steinlen, massimi interpreti nell’Europa coeva delle precarie condizioni del proletariato.

Preceduto da una serie di schizzi a penna e matita, riferiti sia alle singole figure che all’intera composizione, il quadro finito sostituisce ai contadini armati di forche e falci che marciano sullo sfondo della campagna o di orizzonti montani – protagonisti dei disegni preliminari – una fiumana di operai dall’atteggiamento esasperato oltre cui si stagliano i bassi volumi dei capannoni industriali e gli alti profili delle ciminiere. Il piccolo olio, sostenuto da una sinfonia di tinte terrose e azzurrate rese intrinsecamente luminose dalle pennellate sfrangiate del cielo e della strada polverosa, è impostato su un taglio compositivo diagonale di eco decisamente fattoriana, che gestisce la moltitudine di uomini e donne da cui si distaccano due personaggi chiusi in un abbraccio solidale. E’ impossibile non notare nelle fogge e negli atteggiamenti della coppia in primo piano, che sembra raccogliere e incanalare fattivamente lo scontento della massa retrostante, un fondamentale precedente del Quarto Stato di Pellizza, in contatto con Nomellini dall’incontro del 1888 a Firenze, dove il volpedese si trattiene alcuni mesi con l’intenzione di completare la sua già ricca formazione artistica compiutasi fra Milano e Roma. Bruno ne parla in occasione della prima pubblicazione dell’opera nel volume Divisionismo italiano del 1990 – quando la tela appena ritrovata si trovava ancora in collezione privata a Trieste – notando che “il dipinto anticipa il Quarto Stato non solo perché prospetta soluzioni compositive che Pellizza riprenderà in quell’opera, ma perché anche certe figurazioni – la donna con il bambino in braccio in secondo piano, gli operai che avanzano – compariranno nel ben più noto dipinto di Pellizza”[3]. Sebbene la conoscenza della tela da parte del volpedese non sia comprovata, è invece certa quella di Piazza Caricamento, in cui la spiccata e provocatoria frontalità dei protagonisti permette quell’immedesimazione con la scena che ancora manca alla visione scorciata di Lo sciopero.

Note

[1] T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969, vol. I, pag.413

[2] E. B. Nomellini, a cura di, Plinio Nomellini: i colori del sogno, Allemandi, Torino, 1998, n.9 s.p.

[3] Divisionismo italiano, Electa, catalogo della mostra (Trento), Milano, 1990, pag. 205