Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets) - Morbelli

ANGELO MORBELLI

(Alessandria, 1853 – Milano, 1919)

Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets), 1903

Olio su tela, 75×114,2 cm

Firmato e datato in basso a sinistra: Morbelli 1903

Provenienza

A. Borletti (1919); Carlo Vimercati, Milano; Itinerario pittorico dell’Ottocento lombardo, Pavia Galleria Gavazzi, 12 ottobre-12 novembre 1979 (p. 39, ripr.); collezione privata, Milano; collezione Fondazione C. R. Tortona.

Esposizioni

V Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia 1903. Catalogo illustrato, Venezia Palazzo delle Esposizioni, 22 aprile-31 ottobre 1903 (sala S, p. 100, n. 39, p. 80, ripr.);

F. Stefani, Esposizioni d’arte. Catalogo illustrato della III Esposizione, Buenos Aires, Montevideo, Valparaiso, 1905 (p. 23, ripr., p. 59, n. 77);

Angelo Morbelli 1953-1919, Milano, Famiglia Artistica, 1920 (p. 13, n. 10);

Divisionismo italiano, Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-15 luglio 1990 (pp. 182-183, ripr.);

Morbelli & Morbelli, Varese, Castello di Masnago, 1aprile–4 giugno 1995 (p. 30, ripr., p. 141);

1900. Art at the Crossroads, London, Royal Academy of Arts, 16 gennaio-3 aprile 2000;

1900. Art at the Crossroads, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 18 maggio-13 settembre 2000 (p. 197, n. 125, ripr.);

Angelo Morbelli. Tra realismo e divisionismo, Torino, GAM, 7 febbraio-25 aprile 2001 (p. 84, ripr., pp. 145-146, n. 84);

Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, Londra, The National Gallery, 18 giugno-7 settembre 2008; Zurigo, Kusthaus, 26 settembre 2008-11 gennaio 2009 (p. 100, n. 39, ripr., p. 153);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 112-113, ripr., pp. 147-148);

Da Giotto a Morandi. Tesori d’arte di Fondazioni e Banche italiane, Perugia, Palazzo Baldeschi, 30 marzo-5 novembre 2017, a cura di Vittorio Sgarbi (pp. 162-163, ripr., trad. inglese pp. 240-241, ripr.);

Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia, Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria internazionale d’Arte Moderna, 20 ottobre 2018-6 gennaio 2019, a cura di Giovanna Ginex, Venezia MUVE, Lugano Corner, Milano Skira, 2018 (pp. 74 – 81, n. 6, ill.);

Morbelli, 1853-1919, Milano, Galleria d’arte moderna, 15 marzo-16 giugno 2019, a cura di Paola Zatti, Cinisello Balsamo Silvana Ed. 2019 (p. 57, ripr., p. 95, n. 11).

Bibliografia

G. Menasci, L’arte nell’Ottocento. La pittura, Milano s.d., p. 385, ripr. (I vecchioni);

L. Callari, La V Esposizione di Belle Arti di Venezia, in “Cosmos Illustrato”, fasc. 9, 1903, p. 875, ripr.;

A. Colasanti, L’Esposizione di Venezia, in “L’Arte”, agosto-ottobre 1903, p. 283;

M. Morasso, L’infanzia e la vecchiaia alla V Esposizione Internazionale d’arte a Venezia, in “Il Secolo XX”, anno II, 1903, pp. 708-709 (Il Poema della vecchiaia);

V. Pica, L’arte mondiale alla V Esposizione di Venezia, Bergamo 1903, pp. 151-153 (Il Poema della vecchiaia);

E. Thovez, L’arte a Venezia. La Lombardia, in “La Stampa”, 14 agosto 1903, p. 144;

Quinta Esposizione Internazionale d’Arte Venezia 1903. Pubblicazione speciale dell’”Illustrazione Italiana”, fasc. I, 1903, p. 9, ripr., fasc. II, p. 16 (Sala Lombarda), ripr.;

G. Soulier, La V Exposition internationale d’art a Venise, in “L’art decoratif. Revue mensuelle d’art contemporain”, settembre 1903, p. 109 (La Salle Lombarde), ottobre 1903, p. 132, ripr.;

La Nacion, Buenos Aires, 28 luglio 1905;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 113, n. 1478, ripr., VI, 85 (riporta errata identificazione con la versione conservata alla GAM di Firenze);

L. Caramel, Angelo Morbelli: le ragioni del vero e quelle della pittura, in Angelo Morbelli, catalogo della mostra (Alessandria Palazzo Cuttica, 3 aprile-16 maggio 1982), Milano 1982, p. 18;

A. Tabozzi, Una pittura divisa, in “Class”, n. 7, 1990, p. 25, ripr.;

A. Scotti, Angelo Morbelli, Soncino 1991, pp. 88-89, ripr.;

1900. Art at the Crossroads, London, Royal Academy of Arts, 16 gennaio-3 aprile 2000; 1900. Art at the Crossroads, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 18 maggio-13 settembre 2000, p. 197, n. 125, ripr.;

Il Divisionismo: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, pp. 20, 26, n. 62, pp. 80-83, 158, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 116-119, ripr., p. 221, n. 42;

V. Sgarbi, a cura di, Da Giotto a Morandi. Tesori d’arte di Fondazioni e Banche italiane, catalogo mostra, Fabrizio Fabbri Ed., Perugia 2017, pp. 162-163, ripr., trad. inglese pp. 240-241, ripr.;

G. Ginex, a cura di, Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia, Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria internazionale d’Arte Moderna, 20 ottobre 2018-6 gennaio 2019, Venezia MUVE, Lugano Corner, Skira, Milano 2018, pp. 74-81, n. 6, ill.;

P. Zatti, a cura di, Morbelli, 1853-1919, Milano, Galleria d’arte moderna, 15 marzo-16 giugno 2019, Silvana Ed., Cinisello Balsamo 2019, p. 57, ripr., p. 95, n. 11.

Note critiche

Emblematica istituzione di carità della Milano di fine Ottocento, il Pio Albergo Trivulzio, fondato nel 1771, restaurato ed ampliato fra il 1878 e il 1881, era stato oggetto di attenzione da parte di Angelo Morbelli già a partire dal 1883, quando con Giorni Ultimi, olio ancora condotto con pittura ad impasto dalle tinte bituminose, aveva immortalato con spirito verista un gruppo di mesti anziani serrati tra le file parallele di panche lignee allineate in un’ampia sala comune della celebre struttura di accoglienza. Il tema della vecchiaia e della solitudine doveva essere particolarmente congeniale ad un “temperamento chiuso, riflessivo e malinconico come quello del Morbelli, e che la insanabile sordità intristiva in misura sempre maggiore”[1], inevitabilmente affascinato dagli “ambienti silenziosi e malinconici degli ospizi di carità, gli esseri umili, doloranti fra i vani ricordi della giovinezza lontana e dell’attesa della morte incombente”[2]. L’alessandrino torna sul soggetto in ben trenta tele e una quindicina di disegni, preceduti da un folto numero di studi di volti, mani ed intere figure, raccolti nel taccuino Disegni al volo!, datato 1901-1902, nonché da un ricco reportage fotografico con ogni probabilità realizzato dall’artista stesso. Il rinnovato interesse riservato da Morbelli al ricovero milanese agli inizi del Novecento è documentato nel fitto carteggio con l’amico Pellizza: “mi sono messo ancora a frequentare il Pio Trivulzio ove c’è sempre argomenti per pittura e qualche cosetta farò ancora, del resto, se non saziasse, ce n’è per tutta la vita”[3] – scrive – “c’è ancora molto da raccogliere in fatto di sentimento e pittoresco” [4] – si legge in una seconda missiva – affermazione quest’ultima che rivela tutta la differenza fra l’impegno politico che sosteneva il volpedese e l’empatia umana, priva di intenti polemici, che informa le coeve opere dell’alessandrino, affini invece al carattere descrittivo e documentaristico dell’inglese Hubert von Herkomer, famoso in Francia e noto in Italia per i realistici lavori degli anni Settanta sulle giornate dei veterani alloggiati presso il londinese Chelsea Hospital.

Mi ricordo quand’ero fanciulla (Entremets) – che nel titolo svela una “precisa allusione alla correspondence quasi proustiana fra un sapore e il rivivere psicologicamente una lontana emozione” [5] – viene esposto alla Biennale di Venezia del 1903 insieme a Il Natale dei rimasti, Siesta invernale, I due inverni, Sedia vuota e Vecchie calzette, cinque quadri concepiti come un unico ciclo titolato Poema della Vecchiaia e interamente redatto nella storica sede del Trivulzio di Via della Signoria, dove Morbelli aveva di recente insediato il suo nuovo atelier. Pendant de Il Natale dei rimasti, di simili dimensioni, la tela rappresenta “le vecchione a tavola”[6], soggetto che già aveva attratto il pittore, inserite in un contesto prospettico studiatissimo che dilata gli spazi del refettorio femminile per indugiare “sugli effetti di sole sulle pareti bianche”[7] imbevute della luce che penetra dalla finestra sul fondo. Conosciuta in altre due versioni, l’una un bozzetto del 1889-90, con fisionomie accentuate ai limiti del grottesco e pennellata ampia, l’altra posteriore, del 1905, l’opera deriva da un accurato disegno a contè e pastello su carta di misure analoghe e uguale impostazione datato 1902. Le sei tele veneziane, portate avanti con il procedimento a divisione cui l’artista si era convertito intorno al 1890 approfondendo i più rinomati testi in materia di teoria del colore, chimica, ottica e fisica, raggiungono qualità tecniche ed espressive elevatissime; la ricerca di una luminosità di estremo realismo, ottenuta con un segno corpuscolare che rende l’atmosfera astratta ed evocativa, incontra la resa plastica delle figure che quell’aria sembrano respirare, forti nella loro presenza fisica ma fatalmente aliene a quei luoghi, ognuna serbata in un mondo altro di nostalgici vagheggiamenti.

Note

[1] A. Mensi, Mostra degli artisti alessandrini dell’Ottocento, 1940, in A. Scotti, Angelo Morbelli, Edizioni dei Soncino, Soncino, CR, 1991, pag. 8

[2] Ibidem

[3] Lettera di A. Morbelli a G. Pellizza, Milano, 10 gen. 1901, in M. Poggialini Tominetti, Angelo Morbelli: il primo divisionismo nella sua opera e nelle lettere a Pellizza da Volpedo: con quindici riproduzioni e quattro facsimili, La Rete, Milano, 1971, pag. 159

[4] Lettera di A Morbelli a G. Pellizza, Milano 26 febbraio 1901, in M. Poggialini Tominetti, 1971, op. cit., pag.160

[5] A. Scotti, 1991, op. cit, pag. 88

[6] Lettera di A. Morbelli a V. Grubicy, 24 settembre 1889, (Mart, Gru, I, 4, n.23), in Angelo Morbelli: tra realismo e divisionismo, catalogo della mostra (Torino, Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, 7 febbraio-25 aprile), 2001, pag. 40

[7] Ibidem