Piazza Caricamento - Nomellini

PLINIO NOMELLINI

(Livorno, 1866 – Firenze, 1943)

Piazza Caricamento, 1891

Olio su tela, 122×160 cm

Firmato e datato in basso a sinistra: Plinio Nomellini/1891

Provenienza

Eredi Pietro Mascagni, Roma; Società di Belle Arti Viareggio; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

R. Accademia di Belle Arti di Brera. Prima Esposizione Triennale 1891. Catalogo ufficiale illustrato, Milano, Palazzo di Brera 1891 (p. 39, n. 281, sala Q);

Seconda Esposizione di Belle Arti in Livorno: anno 1892. Catalogo delle opere esposte, Firenze 1892 (p. 24, n. 258, sezione D);

Plinio Nomellini, Milano, Palazzo della Permanente, febbraio-marzo 1985; Genova Accademia Ligustica, marzo-aprile 1985 (pp. 9, 10, 11, 12, 42, n. 21, ripr., p. 197);

Divisionismo Italiano, Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-5 luglio 1990 (pp. 202, 203, 210, 212-213 n. 65, ripr, pp. 220, 224);

Il colore del lavoro. Il lavoro come oggetto e come soggetto nella pittura italiana fra Ottocento e Novecento, Torino, Mole Antonelliana, 25 settembre-3 novembre 1991; Milano, Palazzo Reale, 8 novembre-15 dicembre 1991; Piacenza, Palazzo Gotico, 22 dicembre 1991-20 gennaio 1992 (pp. 44-45, n. 12, ripr.);

Il Divisionismo toscano, Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori”, 28 luglio-31 ottobre 1995 (p. 58, n. 4, tav. I);

Italie 1880-1910. Arte alla prova della modernità, Roma, GNAM, 22 dicembre 2000-11 marzo 2001; Parigi, Musée d’Orsay, 9 aprile-15 luglio 2001 (p. 229, n. 83, ripr.);

Persone. Ritratti di gruppo da Van Dyck a De Chirico, Roma, Palazzo Venezia, 31 ottobre 2003-15 febbraio 2004 (p. 141, n. 65, ripr., p. 185);

Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti. Mostra per il Centenario della morte di Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868-1907, Volpedo, Studio del Pittore; Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2 settembre-21 ottobre 2007 (pp. 33, 100-101, ripr., pp.143-144);

Divisionism Neo-Impressionism. Arcadia & Anarchy, Berlino Deutsche Guggenheim, 27 gennaio-15 aprile 2007; Divisionism Neo-Impressionism. Arcadia & Anarchy, New York Solomon R. Guggenheim Museum, 27 aprile-6 agosto 2007 (p. 111, ripr.);

Ottocento. Da Canova al Quarto Stato, Roma, Scuderie del Quirinale, 28 febbraio-10 giugno 2008 (pp. 68, 324, 364, n. 110, pp. 312, 313 ripr.);

Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, Londra The National Gallery, 18 giugno-7 settembre 2008;

Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, Zurigo Kusthaus, 26 settembre 2008-11 gennaio 2009 (p. 22, fig. 12, ripr. particolare, p. 113, n. 51, ripr., p. 154, n. 51);

Divisionnisme: couleur maitrisée? couleur éclatée!, Lens, Crans-Montana (CH), Fondation Pierre Arnaud Centre d’Art, 20 dicembre 2013-22 aprile 2014 ( p.210, ripr., p. 288);

Sprezzatura. Vijftig jaar Italiaanse schilderkunst 1860-1910, Assen Drents Museum, 2 giugno-3 novembre 2019, a cura di, Willemijn Lindenhovius, Giovanna Ginex, Silvestra Bietoletti, (p. 70, ripr., p. 166.).

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Note critiche

“Genova mi ha fatto una buona impressione, il movimento continuo delle sue rive e del suo porto ne fanno un ambiente dove credo se ne possa fare buon partito per tentare cose nuove, io mi proverò”[1]. Trasferitosi a Genova nel 1890, Plinio Nomellini, che già a Firenze aveva indirizzato Giuseppe Pellizza, lì conosciuto nel 1888, alla maniera divisa e a soggetti impegnati, trova nella città ligure così ricca di fermenti culturali e politici il contesto ideale per lo sviluppo della sua ricerca. Osservatore attento della realtà urbana, è subito attirato dalla frenesia delle attività portuali, che cattura con tratto agile nei suoi taccuini colmi di rapidi studi di operai, scaricatori e marinai al lavoro, gettando le basi per i capolavori dell’ultimo decennio del secolo e alimentando quei convinti interessi socialisti e filoproletari che gli costeranno nel 1894 un’accusa per anarchia, da cui sarà prosciolto, non senza aver trascorso cinque mesi di reclusione nelle carceri di Sant’Andrea e affrontato un processo.

Piazza Caricamento, del 1891, esposto in quello stesso anno alla controversa Triennale di Brera accanto a Previati, Segantini e Longoni, presente quest’ultimo con il coevo Oratore dello sciopero, più esplicito e veemente manifesto politico, inaugura il nuovo corso della pittura nomelliniana, sia per le inedite scelte contenutistiche sia per il moderno trattamento delle superfici. Un taglio decisamente fotografico inquadra le sagome di un “camallo” – con il tipico copricapo e corda in mano – e di un carrettiere – giacca di fustagno, fazzoletto al collo e stivaloni –  che incedono sullo sfondo dell’amplissima piazza antistante il porto, brulicante di vita e ancora immersa nella nebbia mattutina, impressionisticamente concepita a creare un’atmosfera avvolgente. Stagliate come su un proscenio, le solide figure dei lavoratori, portamento fiero e sguardo fisso, sono bilanciate dalle sagome dello spazzino e dell’uomo con il cesto, nel piano mediano sull’estrema sinistra, e dei borghesi con il giornale, sul lato opposto, in un gioco di equilibri compositivi e opposizioni dialettiche. Senza alcuna concessione alla retorica o al patetismo, di cui ancora non era scevro il fiorentino L’incidente in fabbrica del 1889, l’artista blocca un attimo di quotidianità cittadina, stemperando la sintesi macchiaiola e la plastica millettiana in una materia luminosa e franta che raggiunge l’apice nella fattura della pavimentazione stradale, tratteggiata di ocre e turchini che riecheggiano in gamma più scura nel breve squarcio di cielo.

Sicuro modello per Pellizza, che nello stesso anno cominciava ad elaborare le prime idee per il futuro Quarto Stato, il dipinto ne è comunque lontanissimo: se in Nomellini permane il costante riferimento al vero, così come un gusto per la narrazione episodica nutrito da una pennellata veloce e istintuale, nel volpedese la pittura diviene fenomeno esclusivamente intellettuale, frutto di una lunga meditazione che trasporta il fatto contingente in una dimensione ideale, atemporale. Il caratteristico approccio emozionale ed espressivo del livornese, che impiega il divisionismo in maniera spontanea e asistematica, sembrerebbe derivare da una preventiva ed accurata preparazione della tela sulla base di un disegno studiato sul vero e perfezionato nei dettagli, un’imbastitura che permetteva l’applicazione libera e audace del pigmento su una traccia prestabilita: recenti indagini non invasive[2] portate avanti su Piazza Caricamento hanno evidenziato infatti una quadrettatura emergente dal substrato pittorico, in alcune parti tanto sottile da lasciare intravedere la tela.

Ritrovato solo nel 1983, già dal 1891 di proprietà del musicista Pietro Mascagni, forse personalmente donato da Nomellini al grande amico e collezionista, il quadro segnala il momento cruciale dell’evoluzione dell’artista verso la tecnica del colore diviso e si pone tra i risultati più rilevanti del periodo genovese, riconosciuto dalla critica come il migliore della sua vasta produzione, intensificatasi dopo il 1910 per volgersi ad un simbolismo sempre più spiccato carico di echi mitteleuropei e preraffaeliti. Ricorda Mascagni in una lettera a Nomellini:  “Io sono orgoglioso, ormai, di possedere il tuo ‘Garibaldi’ che conserverò con gelosia vicino a ‘Piazza Caricamento’ (pittura d’altri tempi – dici tu – ; ma pittura sana, forte, impressionante, che non è uscita solamente dalla mano dell’esperto artefice, ma dalla mente e dal cuore di un grande artista quale tu sei)”[3].

Note

[1] Lettera di P. Nomellini a T. Signorini, 14 aprile 1890, in E. B. Nomellini, a cura di, Plinio Nomellini: i colori del sogno, Allemandi, Torino, 1998, pag. 20

[2] Cfr. M. Mastroianni, Longoni, Nomellini, Pellizza, Previati: opere rivisitate alla luce di nuovi approfondimenti sulla tecnica pittorica, in “Quaderni del divisionismo”, n.3, Edizioni Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 2010.

[3] Lettera di P. Mascagni a P. Nomellini, 4 giugno 1907, in E. B. Nomellini, 1998, op. cit., pag.16