Cucine economiche -Pusterla

LEONARDO DUDREVILLE

(Venezia, 1885 – Ghiffa, 1975)

Primavera in Valsassina, 1907-1908

Olio su tela, 30×59,7 cm

Provenienza

Mario Bucci, Firenze; Giovanni Bucci, Fiesole; Pandolfini, Firenze 6-7 dicembre 2006 (n. 181); collezione Bellini-Torre, Voghera; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Leonardo Dudreville dal Divisionismo al “Novecento”, Monza, Serrone Ville Reale, 19 settembre – 19 dicembre 2004 (p. 41, n. 7, ripr.) (Pascoli);

Arte in transizione 1885-1930. Pittura italiana da alcune collezioni lombarde, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 1 novembre 2008-15 marzo 2009 (pp. 52-53, n. 18, ripr.);

Natura e città. Morandi, Morlotti e il paesaggio italiano tra le due guerre, F. Guzzetti, a cura di, Lecco, Palazzo delle Paure, 17 gennaio 2016 – 3 aprile 2016, Cattaneo P. Grafiche, Oggiono-Lecco 2016, (pp. 86-87 ripr., p. 130).

Bibliografia

F. Bellonzi, Il divisionismo nella pittura italiana, Milano 1967, p. 84, tav. LVIII;

T. Fiori, F. Bellonzi Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. II, p. 208, n. 2575, ripr., XXI.5;

Ottocento. Catalogo dell’arte italiana dell’Ottocento n.36, Milano 2007, p. 212, ripr.;

S. Fugazza, A. Guarnaschelli, P. Nicholls, a cura di, Arte in transizione 1885-1930. Pittura italiana da alcune collezioni lombarde, Tortona, Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, 1 novembre 2008-15 marzo 2009, Skira, Milano 2008, n. 18, pp. 52-53, ripr.;

Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Tortona 2012, p. 25, 181, n. 77, pp. 93, 164, ripr.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 152-155, ripr., n. 59, p. 228, ripr.;

F. Guzzetti, a cura di, Natura e città. Morandi, Morlotti e il paesaggio italiano tra le due guerre, catalogo mostra, Lecco, Palazzo delle Paure, 17 gennaio 2016 – 3 aprile 2016, Cattaneo P. Grafiche, Oggiono-Lecco 2016, pp. 86-87 ripr., p. 130.

Note critiche

“Iniziati e, poco dopo, troncati per ragioni familiari gli studi accademici di Brera posso dichiararmi un autodidatta”. Così Leonardo Dudreville sintetizza il suo percorso formativo, concluso il quale transita da “un primo periodo realista timido ed incerto ad altro naturalista e paesistico di netta impronta divisionista destinato per logica reazione a sboccare in una terza fase di pittura a tutto impasto”[1]. L’avvicinamento alla scomposizione del colore, maturato sull’esempio di Segantini e mediato dal viaggio a Parigi del 1906-1907 con l’amico e collega Anselmo Bucci, si palesa in una serie di paesaggi realizzati presso Borgotaro, sull’Appennino parmense, dove Dudreville risiede a partire dall’inverno del 1907 ospite della sorella Margherita; sono queste le opere con cui il pittore veneziano si presenta l’anno successivo ad Alberto Grubicy che, entusiasta dell’orientamento del lavoro del giovane, prontamente lo accoglie nella sua galleria. Oltre ad alcune tavolette, tra cui Paesaggio montano e Borgotaro, probabilmente bozzetti di quadri più grandi ora irreperibili, appartengono al medesimo biennio 1907-1908 il noto Mattino sull’Appennino, esposto alla Quadriennale di Torino del 1908, e Borgotaro al tramonto, tele di dimensioni maggiori affrontate con tecnica divisa accurata e disinvolta, nonché Pascoli, conosciuto anche come Primavera in Valsassina, “titolo, però, apocrifo, perché l’artista, come aveva osservato lui stesso vedendo pubblicata l’opera con quel titolo su un saggio di Bellonzi, non era mai stato in Valsassina”[2]. Il piccolo olio, verosimilmente una veduta pedemontana sopra Borgotaro come le altre del periodo, riprodotto per la prima volta da Bellonzi nel 1967[3], apparteneva originariamente alla collezione di Giovanni Bucci, scrittore e intellettuale, fratello di Anselmo, pure amico e sostenitore di Dudreville agli esordi della carriera. Condotto con mano sciolta e sicura, il dipinto inquadra una verde distesa erbosa punteggiata da rocce bianche e da pochi identici rifugi, stagliata sullo sfondo dell’imponente catena di monti che si inerpica all’orizzonte. L’aspetto dinamico, quasi frenetico, di un paesaggio che sembra sfuggire allo sguardo in un crescendo di vitalità e complessità segnica, è raggiunto attraverso la pennellata decisa, allungata, obliqua, diversamente direzionata a suggerire la variazione delle pendenze. Dalla spiccata orizzontalità, la tela denota una parte sinistra in cui prevale un tratto più largo e materico che abbozza luci, ombre e masse, a cui si sovrappone, sulla destra, una ben più fitta tessitura cromatica, rigorosamente costruita a precisare i particolari e condurre l’occhio lontano, come in fuga, verso le vette innevate; l’ombra delle montagne colorata di gelido azzurro rimbalza su prati, massi e casupole a incontrare i verdi brillanti e l’ocra in una sinfonia acida ma luminosissima, proprio come accade nelle fredde primavere ad alta quota.

Evidente, nell’intera sua ampia e variegata produzione, è l’amore incondizionato dell’artista per la natura, percepita e rappresentata come forza primigenia capace di sovrastare l’uomo e i suoi piccoli manufatti; una concezione di interdipendenza fra l’universo e le sue creature che indica una comprensione profonda del messaggio di Segantini che pur si rileva nella ricca e intricata lavorazione della superficie pittorica. Oltre alla fondamentale suggestione del maestro di Arco, la breve stagione divisionista compresa fra il 1907 e il 1912 – anno in cui con Trilogia campestre già termina in favore del ritorno all’impasto – è debitrice della conoscenza di Fornara e Previati, di cui plausibilmente legge I principi scientifici del divisionismo (1906), e di Nomellini, conosciuto durante i suoi frequenti soggiorni genovesi.

Marina Scognamiglio

Note

[1] Leonardo Dudreville, catalogo della mostra (Milano, Galleria Dedalo, aprile), Rizzoli & C., Milano, 1936, pag. 8

[2] E. Pontiggia, a cura di, Leonardo Dudreville (1885-1975): dal divisionismo al Novecento, catalogo della mostra (Monza), Silvana, Cinisello Balsamo, 2004, pag. 40

[3] F. Bellonzi, Il divisionismo nella pittura italiana, Fabbri, Milano, 1967