Rapina - Barabino

ANGELO BARABINO

(Tortona, 1883 – Milano, 1950)

Rapina, 1907-1908

Olio su tela, 121 x 121 cm

Firmato in basso a destra: Barabino

Provenienza

collezione privata, Milano; in comodato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

Esposizioni

Esposizione Nazionale di Belle Arti, autunno 1910, catalogo della mostra, Milano, Brera, 1910 (sala V, n. 102, p. 31);

Exposition des derniérs œvres des artistes italiens, Paris, Galleria Grubicy, 1912;

Esposizione artistica Barabino, Alessandria, Salon Florè, gennaio 1914 (p. 36, n. 12);

Mostra delle opere di pittura di Angelo Barabino a beneficio dell’Asilo Infantile, Tortona, Teatro Civico, gennaio 1921 (n. 2);

Mostra di Belle Arti, Tortona, 3-12 ottobre 1926;

R. De Grada, a cura di, Mostra Antologica retrospettiva Angelo Barabino, Milano, Centro d’Arte San Babila, 28 dicembre 1952 – 8 gennaio 1953 (n. 20);

Angelo Barabino, Tortona, Asilo Monumento ai Caduti, 3-18 maggio 1953 (pp. 6, 8, n. 41);

Mostra del Divisionismo Italiano, Milano, Palazzo della Permanente, marzo-aprile 1970 (n. 166, p. 162, ripr.);

Arte e socialità in Italia dal realismo al simbolismo 1865-1915, Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979 (pp. 70-72, tav. 119, n. 14);

Divisionismo Italiano, Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile- 5 luglio 1990 (pp. 120-121, 440, n. 48, p. 160, ripr.);

Arte a Milano 1906-1929, Milano, Fiera, Padiglione 35, 24 novembre 1995-7 gennaio 1996 (pp. 88, 311, ripr., p. 110);

R. De Grada, a cura di, Morbelli e Barabino. Dalla poetica della natura all’impegno del sociale, Alessandria, Palazzo Guasco, 20 marzo-13 giugno 2004 (pp. 19, 68-71, p. 71, ripr.);

Angelo Barabino 1883-1950, Tortona, Palazzo Guidobono, 17 dicembre 2005-12 marzo 2006 (p. 49, ripr., n. 4, pp. 116-117).

Bibliografia

R. Barbiera, Esposizione nazionale di Belle Arti in Milano, in “L’illustrazione Italiana”, 16 ottobre 1910, p. 386;

F. Costa, Angiolo Barabino, “Julia Dertona”, Tortona, settembre 1914, p. 36;

R. Scaglia, Arte e artisti. Esposizione Barabino, “La lega liberale”, Alessandria, 10 gennaio 1914;

B. Ravazzi, Angelo Barabino. Pittore tortonese, “Alexandria”, Alessandria, 2 ottobre 1951;

E. Tea, Angelo Barabino, Milano, 1961, pp. 18-22;

F. Dalmasso, voce Barabino Angelo, in AA.VV., Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1963, p. 764;

T. Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Roma 1969, vol. I, p. 436, vol II, p. 174, n. 2105;

R. De Grada, Divisionisti senza etichette, “Vie nuove”, Milano, 14 giugno 1970, n. 24;

Pittori tortonesi fra l’Ottocento e il Novecento, Tortona 1970, p. 41;

M. Poggialini Tominetti, Angelo Barabino, Torino, 1974, pp. 90-91, n. 6;

A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, scultori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Milano 1982, p. 206;

M. Poggialini Tominetti, a cura di, Il paesaggio di Angelo Barabino, catalogo della mostra (Tortona, Biblioteca Civica, 9-30 giugno 1984), Tortona 1984, p. 7;

L. Iotti, Due importanti mostre: Angelo Barabino riscoperto e riconosciuto tra i maestri del divisionismo, “Il popolo Dertonino”,  Tortona, 27 aprile 1990;

L. Iotti, Angelo Barabino: vivere la notorietà dopo quarant’anni, “Il popolo Dertonino”, Tortona, 6 maggio 1990;

M. Marchiando Pacchiola, Un pittore protagonista del divisionismo. In Angelo Barabino l’impegno del sociale. Mostra in Pinacoteca a Pinerolo con carteggio inedito, “L’eco del Chisone”, Pinerolo, 29 marzo 1990;

L. Marchiando Pacchiola, Angelo Barabino. Una riflessione interiore sull’uomo, “La Valsusa”, Susa, 26 aprile 1990;

A. Dragone, Disegni e dipinti dell’artista a Pinerolo. Omaggio a Barabino e al suo ‘divisionismo’, “La Stampa”, Torino, 1 maggio 1990;

F. Fergonzi, Angelo Barabino, in AA.VV., La pittura in Italia. In Novecento, vol II, Milano 1991, pp. 744-745;

V.G. Bono, Angelo Barabino divisionista. La ‘maniera’ grande di Volpedo, in La pittura nell’Oltrepò dai Boxilio a Pellizza, Voghera 1997, p. 128, ripr., pp. 122-123;

M. Galli, Colpa e redenzione. Il socialismo cristiano di Angelo Barabino, “Oltre”, n. 60, novembre-dicembre 1999, p. 32;

M. Galli, Da Pellizza a Novecento e oltre, “Oltre”, n. 85, gennaio-febbraio 2004, p. 38;

M. Galli, a cura di, Angelo Barabino 1883-1950, catalogo della mostra (Canelli, Galleria La Finestrella, 28 febbraio-31 marzo 2004), s.p.;

M. Bonadeo, Morbelli e Barabino, “Oltre”, n. 85, gennaio-febbraio 2004, p. 33;

M. Galli, R. Rivabella, a cura di, La provincia dipinta, catalogo della mostra (Sale, Palazzo Comunale, 24 settembre-9 ottobre 2005), s.p.;

F. Caroli, a cura di, il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, Electa, Milano 2015, pp. 148-151, ripr., n. 58, p. 227, ripr.

Note critiche

Realizzato fra il 1907 e il 1908 e presentato alla Biennale di Brera del 1910, Rapina è una delle prime opere autonome di Angelo Barabino – che fino ad allora si era mosso sulle orme di Pellizza da Volpedo – in cui si manifesta “un modo plastico, nel modellare le forme, per piani sciabolati di luce, sintetici ed essenziali, che sarà proprio del linguaggio di Barabino in tutto il suo percorso”[1]. Il contestatissimo dipinto, accolto dalla giuria d’accettazione dell’esposizione milanese grazie all’intervento di Vittore Grubicy, che ne sottolinea il rilievo tecnico e contenutistico e lo porta all’attenzione del fratello Alberto, lanciando il suo autore nel panorama della giovane arte italiana, aveva destato accese polemiche a causa della scelta di un’insidiosa tematica messa in scena attraverso una composizione non ortodossa ai limiti della disarmonia. Coevo a Il sole, palese e devota citazione pellizziana consapevole delle valenze simboliche, naturalistiche e tecniche del maestro di Volpedo, il quadro ripropone un’alba abbagliante, grandiosa e crudele, capace di fagocitare nel tremolio di luci e colori il dramma esistenziale di una donna violata, abbandonata in campagna, e del suo aggressore, che vigliacco fugge lontano. Un argomento difficilmente scandagliato quello dello stupro, se non negli ambienti politici e letterari più illuminati – si ricorda il fortunato romanzo autobiografico Una donna di Sibilla Aleramo, pubblicato nel 1906, in cui la scrittrice rivelava l’abuso subito in giovane età – che rimane un unicum anche nella produzione dello stesso Barabino, da sempre sensibile alle tematiche umanitarie e al destino di poveri e oppressi, vicino come Pellizza agli ideali socialisti, consigliere comunale dal 1907 e poi assessore alla cultura. Nonostante l’iniziale convergenza di temi e modi, fra Pellizza e Barabino le differenze appaiono sostanziali, in primis quando si tratta di affrontare la figura umana: dove il pittore del Quarto Stato si esprime con rigore e razionalità, abbracciando una concezione stereometrica che racchiude individuo e contesto in una dimensione solenne ed eroica, solo in parte stemperata dalla vibrazione cromatica e luminosa, il tortonese procede emotivamente, istituendo una lirica di consonanze formali fra uomo e natura che non esclude la deformazione manierista e si nutre del fremito irreale di un colore pulviscolare. Come in L’annegato (1909 – 1918), dove i corpi riversi sul proscenio sembrano aderire alla stessa legge cosmica della quinta del filare di alberi retrostante, muto spettatore del dramma che si consuma, e in Idillio (ante 1914), in cui le pose languidamente convergenti degli amanti assecondano la morbida curvatura dell’orizzonte, anche in Rapina le sagome ripiegate della donna in primissimo piano e dell’uomo di spalle, schiacciate quasi lungo i bordi del supporto a istituire con lo sfondo un inedito confronto, sono parte inscindibile del paesaggio di cui assorbono pienamente gli umori, trafitti da un sole che è al contempo salvezza e condanna. Il dipinto è stato sviluppato attraverso un bozzetto di struttura similare, Studio per Rapina, olio su tela del 1907, in cui l’utilizzo di una pennellata più compatta e di un colore ardito, a tratti dissonante, rimarca la plasticità dei personaggi distinti da un segno di matrice manierista che si compiace nella deformazione, e indugia in particolari descrittivi colpevoli di privare l’insieme di quell’afflato mistico e universale che è la cifra dell’opera definitiva. Un piccolo olio su cartone del 1907, Il sole, potrebbe essere stato il riferimento tanto per l’omonimo quadro che per Rapina. Si conoscono infine due carboncini di analogo soggetto del 1907, un primo in cui la sola sagoma della ragazza disegnata da un contorno prepotente si staglia contro i raggi del sole, e un secondo dove figure e paesaggio sono abbozzate da masse scure a stabilire sommariamente i valori luministici.

Marina Scognamiglio

Note

[1] G. Bruno in Angelo Barabino (1883-1950), catalogo della mostra (Tortona, 2005-2006), Mazzotta, Milano, 2005, pag. 17