Riflessioni di un affamato - Longoni

EMILIO LONGONI

(Barlassina, 1859 – Milano, 1932)

Riflessioni di un affamato (studio) o Lo sguardo dell’affamato, 1894

Olio su tela fissato su cartone, 32 x 24 cm

Firmato in basso a sinistra: E.Longoni

Sul retro in alto a destra: etichetta a stampa con timbro SOCIETA’ DELLE BELLE ARTI ED ESPOSIZIONE PERMANENTE/ENTE MORALE/Palazzo Sociale: Via Filippo Turati 34 – Milano/ MOSTRA DI EMILIO LONGONI/ 24 febbraio – 4 aprile 1982/ TITOLO Riflessioni un affamato (studio), /1894 cat.38/AUTORE Emilio Longoni/PROPRETARIO Milano, Collezione Matteo Longoni.

Provenienza

Collezione Matteo Longoni, Milano; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Mostra di Emilio Longoni (1859-1932), Milano, Palazzo della Permanente, 1982, n. 38.

Bibliografia

Arte e socialità in Italia: dal realismo al simbolismo 1865-1915, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979), Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano 1979, p. 136;

Mostra di Emilio Longoni (1859-1932), Milano, Palazzo della Permanente, 24 febbraio – 4 aprile 1982, catalogo mostra, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, 1982, n. 38, p. 63, fig. 42, p. 249;

G. Ginex, Emilio Longoni: catalogo ragionato, F. Motta, Milano 1995, n. 146, p. 196;

F. Tedeschi, a cura di, Incontri. Nuove esplorazioni nel Divisionismo, Electa, Milano 2017, pp. 56-59, ripr.

Note critiche

Presentata alla seconda Triennale di Milano del 1894, la grande tela Riflessioni di un affamato segna al contempo il culmine dell’impegno sociale di Emilio Longoni e la sua ormai piena adesione ai principi della tecnica divisionista, già evidente dal 1891 in L’oratore dello sciopero e Venditrice di frutta, quest’ultima anch’essa esposta alla rassegna del 1894. Dalla controversa accoglienza – “Faccio “rifessioni di un affamato”/Piace al pubblico”[1] – il quadro diventa manifesto politico a causa delle acri polemiche suscitate dalla fotoincisione apparsa nel maggio del 1894 sulle pagine di Lotta di Classe, organo del Partito Socialista, riproduzione accompagnata da un pungente dialogo immaginato fra i protagonisti a sottolinearne le opposte condizioni esistenziali che scatena la reazione della censura, pronta a ritirare le copie del giornale. Etichettato dunque pittore degli anarchici e sovente sottoposto a controlli da parte della questura, più insistentemente dopo i fatti del 1898, il Longoni aveva maturato le sue idee progressiste grazie alla frequentazione di alcuni noti personaggi della cultura milanese legati al socialismo umanitario, dal critico Gustavo Macchi, che lo aveva altresì iniziato alla teoria dei colori complementari, al poeta operaio Pompeo Bettini, agli intellettuali che gravitavano intorno al salotto di Luigi e Ersilia Majno, dove era stato introdotto dall’amico Giuseppe Mentessi. Emerge inoltre dalle note autobiografiche, terribilmente scarne e lapidarie, una vicinanza al mondo della miseria che travalica la sfera politica, una comprensione della povertà vissuta e patita che conducono all’interpretazione del suo iter artistico come una sorta di inequivocabile diario intimo: “Ricostruisco a me stesso la mia vita artistica: i miei quadri corrispondono alle vicende della mia vita e segnano le tappe dei dolori, dei piaceri da me provati nei diversi periodi della mia vita…avverto in essi una continuità di pensiero”[2]. Riflessioni di un affamato, acquistato nell’ambito della Triennale milanese dall’industriale socialista Pietro Curletti, valutato dai contemporanei sul piano contenutistico più che su quello tecnico, è invece prima di tutto un eccezionale saggio di pittura  – “poiché l’impressione prima che esso dà è puramente pittorica, ed il pensiero e il sentimento scaturiscono solo attraverso di essa”[3] – che dimostra l’ormai assoluta padronanza di un divisionismo disinvolto e di personalissima traduzione, capace di alternare brani di virtuosistica resa della luce in punta di pennello, si veda l’interno del locale dove la coppia sta pranzando, a zone di più libera e dinamica concezione, come la figura contratta dal freddo del giovane che osserva dall’esterno la scena.

Lo studio per Riflessioni di un affamato, noto anche come Lo sguardo dell’affamato[4]e proveniente dalla collezione dagli eredi del maestro di Barlassina, testimonia una pratica consueta per il Longoni, che era solito progettare su abbozzi preliminari le composizioni più vaste e impegnative. Il piccolo olio, trasportato contestualmente su cartone come indicherebbe la firma originale sul retro, rispecchia in maniera fedele il risultato conclusivo, accennando certi effetti di luce – la spalla e il cappello dell’affamato, il braccio dell’elegante uomo di schiena seduto nel locale, la parte alta della vetrata – che saranno poi enfatizzati nella versione definitiva. Condotta attraverso una sostanziale monocromia, inframmezzata da talune ampie pennellate blu violacee, la tela già comunica l’atmosfera gelida e silenziosa di quella finale, tratteggiando sapientemente con pochi tocchi luminosi gli atteggiamenti dei protagonisti, dallo schivo quanto avvilito sguardo del giovane in piedi, “rannicchiato in sé per meglio difendersi dal freddo”[5], all’indifferenza inconsapevole della donna accomodata al tavolino del caldo ristorante, due universi incomunicabili separati da uno schermo trasparente che è inconsistente quanto invalicabile barriera. La silhouette del ragazzo – com’è noto un reale personaggio della malavita cittadina dell’epoca soprannominato “il Ragno”[6], già modello del Longoni per il pastello e il disegno entrambi bozzetti relativi al tuttora irreperibile Già ladro (1894 circa) – scura e compatta rispetto all’evanescenza delle altre due rinchiuse oltre la vetrina, ha una straordinaria forza evocativa grazie alla pennellata chiara che la avvolge ritagliandola nello spazio, in una sorta di potente controluce che riecheggia le grandezze di Daumier e Millet. Simili espedienti pittorici si riscontrano fino agli anni Dieci nella produzione longoniana: paradigmatici i bozzetti per il monumentale affresco della Cappella Piatti del Cimitero Vecchio di Velate di Varese terminato nel 1897 – di cui Crocifissione del 1896 è avvicinabile al nostro per il trattamento della superficie e analogo per supporto – nonché gli studi ad olio Sola! (Pianto materno) per l’omonimo pastello del 1900, per Pecorina ammalata, del 1902, per Egloga, del 1911-1912, infine per Fiori all’abisso, databile intorno al 1912.

Bibliografia di riferimento

Buffa, Emilio Longoni, Tip. Lazzeri, Siena, 1912

Botta, Emilio Longoni, Milano, 1935

Mostra omaggio a Emilio Longoni e del Premio Barlassina 1959, catalogo della mostra, (Casa comunale, 22 novembre-13 dicembre 1959), Tip. Alfieri e Lacroix, Milano, 1959

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Mostra del Divisionismo Italiano, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, marzo-aprile 1970), Arti Grafiche E. Gualdoni, Milano, 1970

P. Quinsac, La peinture divisionniste italienne. Origines et premiers developpements 1880-1895, Klincksieck, Paris, 1972

Arte e socialità in Italia: dal realismo al simbolismo 1865-1915, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979), Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano 1979

Mostra di Emilio Longoni (1859-1932), catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, 24 febbraio – 4 aprile 1982), Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, 1982

Caramel, Longoni, Asnago, Vago: tre pittori di Barlassina, Mazzotta, Milano 1987;

Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile–15 luglio 1990), Electa, 1990

Ginex, Emilio Longoni: catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995

Dalla Scapigliatura al Futurismo, catalogo della mostra a cura di F. Caroli e A.Masoero (Milano, Palazzo Reale, 17 ottobre 2001 – 17 febbraio 2002), Skira, Milano, 2001

Ginex, Emilio Longoni: opere scelte e inediti, F. Motta, Milano, 2002

M.V. Marini Clarelli, F.Mazzocca, a cura di, Ottocento: da Canova al Quarto Stato, Roma, Scuderie del Quirinale, 28 febbraio – 10 giugno 2008

Radical Light. Italy’s Divisionist Painters 1891-1910, (Londra, The National Gallery, 18 giugno-7 settembre 2008; Zurigo, Kusthaus, 26 settembre 2008-11 gennaio 2009), National Gallery Company Limited, Londra, 2008

Ginex, a cura di, Emilio Longoni: 2 collezioni, Banca di credito cooperativo di Barlassina, 2009

Note

[1] G. Ginex, Emilio Longoni: catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, p.376

[2] G. Ginex, Emilio Longoni: catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, p.377

[3] Gustavo Macchi in “La Vita Moderna”, 4 ottobre 1894, in A. P. Quinsac, La peinture divisionniste italienne. Origines et premiers developpements 1880-1895, Klincksieck, Paris, 1972, p.265

[4] Arte e socialità in Italia: dal realismo al simbolismo 1865-1915, catalogo della mostra (Milano, Palazzo della Permanente, giugno-settembre 1979), Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano 1979, p.136

[5] Mostra omaggio a Emilio Longoni e del Premio Barlassina 1959, catalogo della mostra, (Casa comunale, 22 novembre-13 dicembre 1959), Tip. Alfieri e Lacroix, Milano, 1959, p.9

[6] Cfr. R. Collino Pansa, ibidem