Ritratto di Armando Mazza - Boccioni

UMBERTO BOCCIONI

(Reggio Calabria, 1882 – Verona, 1916)

Ritratto di Armando Mazza, 1909-1910

Pastello su carta, 41×40,5 cm (irregolare)

Provenienza

Collezione privata; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Milano, Civica Galleria d’Arte Moderna, 1933 [?]

Bibliografia

P. Buzzi, Per le onoranze a Umberto Boccioni, in “Futurismo”, Roma, II, n. 24, 19 febbraio 1933, p. 3;

P. Buzzi, Gloria a Umberto Boccioni, in “Dinamo futurista”, Rovereto, n. 3-4-5, giugno 1933, p. 17;

G. Agnese, Vita di Boccioni, Camunia, Firenze, 1996, p. 63 nota 1;

R. De Grada, Boccioni e l’orizzonte futurista, Nuove Edizioni Culturali, Milano;

Archivio del Futurismo A. Visviani-Burali, Arezzo, 2002, p. 139 ripr.;

G. Agnese, Umberto Boccioni. L’artista che sfidò il futuro, Johan & Levi, Monza 2016, p. 345 nota 1.;

M. Calvesi, A. Dambruoso, Umberto Boccioni. Catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2016, cat.219 p.280 ripr., p.262 ripr.;

M. Calvesi, A. Dambruoso, Umberto Boccioni. Catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino 2016, cat. 219 p. 280 ripr., p. 262 ripr.;

V. G. Bono, Armando Mazza. Un protagonista del Futurismo, Voghera, CEO 2017, p. 58 ripr. e ripr. in copertina;

V.G. Bono, Voci di futuristi nelle carte di archivi privati, in “Oltre”, n. 179 (settembre-ottobre 2019), Voghera, Edo 2019, pp. 32-33, ripr.;

V.G. Bono, Armando Mazza. Poeta futurista, in “Oltre”, n. 179 (settembre-ottobre 2019), Voghera, Edo 2019, pp. 34-39, ripr..

Note critiche

Dopo i trasferimenti a Forlì, Genova, Padova e Catania, nell’autunno del 1899 Umberto Boccioni, diciassettenne, si stabilisce a Roma con la famiglia e qui approfondisce la pratica del disegno presso il cartellonista Giovanni Mataloni, assorbendo le suggestioni simboliste e secessioniste, non esenti da echi espressionisti, di cui era pregno l’ambiente romano a cavallo fra i due secoli. Sostanziale per lo sviluppo del suo già spiccato interesse per la grafica si rivela altresì la conoscenza con Duilio Cambellotti, artista poliedrico di matrice liberty attivo a Roma nei circoli più innovatori. Nel 1901 Boccioni si volge anche della pittura e studia nell’atelier di Giacomo Balla, che lo aggiorna sulle novità d’oltralpe e lo introduce al Divisionismo sulla scorta degli insegnamenti di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Agli anni romani risalgono gli incontri con i protagonisti della vivace vita culturale cittadina, dallo scultore e pittore Giovanni Prini, nel cui salotto gravitano intellettuali e artisti, ai coetanei Gino Severini e Mario Sironi, con i quali segue le lezioni alla Libera Scuola del Nudo, fino ai poeti Giovanni Cena, già amico di Segantini e Pellizza, e Sergio Corazzini, animatore del cenacolo del Caffè Sartorio dove Boccioni entra in contatto, fra gli altri, con “il gigantesco poeta e giornalista siciliano Armando Mazza”[1]. Nella biografia su Boccioni del 1996, Gino Agnese afferma che Mazza “a Roma nel 1904 recitò poesie di Corazzini nel foyer del Nazionale e frequentò allora anche Sironi […] sei anni dopo, a Milano e all’ombra di Marinetti, divenne uno dei più stretti compagni di Boccioni”, aggiungendo che “a Milano Boccioni eseguì un ritratto a pastello di Mazza, poco noto agli storici dell’arte”[2], e ancora, rettificando quest’ultima informazione nella nuova edizione del saggio datata 2016, precisa che “esso fu custodito dalla figlia Anna Maria [Mazza], finché visse, nella sua casa di Rivanazzano, presso Pavia”[3]. Nel 2002 De Grada[4] propone una riproduzione a colori del Ritratto di Armando Mazza, ricomparso negli anni Novanta del Novecento, segnalando la prima menzione dell’opera reperita in un articolo di Paolo Buzzi, scrittore futurista, apparso sulla rivista “Futurismo” del 19 febbraio 1933 e su “Dinamo futurista” del giugno dello stesso anno. Si tratta di una recensione della retrospettiva su Boccioni organizzata alla Villa Reale di Milano nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario della nascita dell’artista in cui vengono citati i “Ritratti di Busoni, dello scultore Ripamonti, di Armando Mazza, tutti di una plasticità ossessionante”[5], cenno che accrediterebbe l’ipotesi della presenza del pastello in quell’occasione[6]. E’ noto poi, del medesimo autore, un gustoso resoconto della serata futurista milanese del 15 febbraio 1910 al Teatro Lirico, che testimonia l’incontro fra Mazza e Boccioni. Il brano fa parte del romanzo autobiografico in cui Buzzi racconta le vicende del suo alterego Fosco Blasoni, celando sotto pseudonimi i nomi dei reali personaggi: “A tavola c’erano dei tipi nuovi […] Dai modi spicci e punto gelatinosi, si capiva che, gli altri, non erano da catalogarsi fra i poeti. A Fosco [Paolo Buzzi], Masuche [Filippo Tommaso Marinetti] li presentò come pittori. Umberto da Reggio [Umberto Boccioni]: Carlo da Quargnento [Carlo Carrà]: Luigi da Portogruaro [Luigi Russolo]. E non mancava, naturalmente, Armando Ammazza [Armando Mazza]. Si creò subito un’atmosfera pirica, ma deliziosa”[7].

Oggi acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, il Ritratto di Armando Mazza è da collocarsi in data presumibilmente non lontana dal suddetto spettacolo milanese in cui Boccioni aveva ritrovato, la circostanza è riferita anche da Agnese[8], il Mazza conosciuto a Roma. Ricordato nelle cronache futuriste come uno dei più irruenti incitatori delle serate marinettiane, che tra risse ed arresti replicano l’8 marzo dello stesso anno al Teatro Chiarella di Torino, il 20 aprile al Teatro Mercadante di Napoli e il primo agosto alla Fenice di Venezia – “I pittori futuristi Boccioni, Russolo, Carrà punteggiarono questo discorso con schiaffi sonori. I pugni di Armando Mazza, poeta futurista che è anche un atleta restarono memorabili”[9] – il siciliano, “quella montagna d’uomo che è Mazza”[10], viene descritto un “bel giovanotto roseo e sbarbato, ma afflitto da un’incipiente pinguetudine, che egli porta del resto con molta disinvoltura”[11].

A Milano a partire dal 1907, Boccioni è assiduo visitatore dello studio di Previati, di cui ammira la tecnica divisionista capace di superare la stantia retorica ottocentesca, nell’inverno del 1909 inizia la frequentazione con Marinetti, sfociata l’11 febbraio 1910 nella stesura del Manifesto dei pittori futuristi e il 16 luglio 1910 nell’inaugurazione della sua personale veneziana a Ca’ Pesaro.

Il Ritratto di Armando Mazza si inserisce quindi nel cruciale momento di transizione fra gli esordi boccioniani e il periodo dichiaratamente futurista, evidenziando una già avviata ricerca di integrazione di figura e contesto che si invera nella posizione obliqua delle spalle corpulente del soggetto, atta a negare la frontalità e staticità del volto colto nell’attimo fuggente. L’opera denota il legame ancora intatto con il Balla pastellista di Autosmorfia[12], dove l’esasperazione fisiognomica è già in sé stessa ineditamente dinamica, e de Il cesellatore[13], in cui in cui il segno nervoso, veloce e reiterato, è direzionato a suggerire il moto, caratteristiche queste che ritornano in tutta la ritrattistica a pastello di Boccioni della seconda metà degli anni Dieci, da Ritratto di Bice Procida[14], piccolo studio di volto in movimento, a La madre che lavora[15] e Ritratto di Innocenzo Massimino[16] – anch’esso riemerso solo in tempi recenti – opere strutturate e di più rilevanti dimensioni. L’impianto cromatico espressionista, che palesa influenze tedesche e austriache, si avvicina invece maggiormente a quello utilizzato da Boccioni in Ritratto di scultore[17], olio intriso della lezione divisionista Pellizziana audacemente rielaborata. Il viso di Mazza – sopracciglia inarcate e occhi semichiusi come a contrastare il sole, bocca semiaperta – è sfaccettato in zone di luce e ombra rimarcate da un’agile e inquieta grafia superficiale che accompagna la base dell’incarnato, schiarendo dal blu ai toni dell’azzurro fino al verde brillante e al giallo.

Boccioni si occupa di Mazza anche in una caricatura[18] a figura intera del poeta intento a declamare, schizzo realizzato dal vivo con mano rapida e sicura con ogni probabilità durante una delle tante serate futuriste.

Bibliografia di riferimento

Buzzi, Per le onoranze a Umberto Boccioni, in “Futurismo”, Roma, II, n.24, 19 febbraio 1933

Buzzi, Gloria a Umberto Boccioni, in “Dinamo futurista”, Rovereto, n.3-4-5, giugno 1933

Drudi Gambillo, T. Fiori, Archivi del Futurismo, De Luca, Roma, 1958-1962

Fiori, F. Bellonzi, Archivi del Divisionismo, Officina Edizioni, Roma 1969

Morini, G. Pignatari, a cura di, Paolo Buzzi, Futurismo. Scritti, carteggi, testimonianze, Biblioteca Comunale, Milano 1982-1983

Calvesi, a cura di, Boccioni. L’opera completa, Electa, Milano, 1983

AA.VV., Divisionismo italiano, catalogo della mostra (Trento, Palazzo delle Albere, 21 aprile-15 luglio 1990), Electa, Milano, 1990

Agnese, Vita di Boccioni, Camunia, Firenze, 1996

Rovati, La mostra su Boccioni del 1933, in “Acme. Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano”, vol. LIV, fasc. III, settembre-dicembre 2001

De Grada, Boccioni e l’orizzonte futurista, Nuove Edizioni Culturali, Milano; Archivio del Futurismo A. Viviani-Burali, Arezzo, 2002

Agnese, Umberto Boccioni. L’artista che sfidò il futuro, Johan & Levi, Monza, 2016

M. Calvesi, A. Dambruoso, Umberto Boccioni. Catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2016

Note

[1] G. Agnese, Umberto Boccioni. L’artista che sfidò il futuro, Johan & Levi, Monza, 2016, p.147.

[2] G. Agnese, Vita di Boccioni, Camunia, Firenze, 1996, p.63 nota 1.

[3] G. Agnese, op.cit. 2016, p.345 nota 1.

[4] R. De Grada, Boccioni e l’orizzonte futurista, Nuove Edizioni Culturali, Milano; Archivio del Futurismo A. Viviani-Burali, Arezzo, 2002, p.139.

[5]  P. Buzzi, Per le onoranze a Umberto Boccioni, in “Futurismo”, Roma, II, n.24, 19 febbraio 1933, p.3; P. Buzzi, Gloria a Umberto Boccioni, in “Dinamo futurista”, Rovereto, n.3-4-5, giugno 1933, p.17.

[6] La supposizione, basata sulle citate affermazioni di Buzzi, non trova tuttavia altri riscontri, neppure nel puntuale saggio di Federica Rovati del 2001 che esamina a fondo le vicende espositive delle opere boccioniane nel 1933 (Cfr. F. Rovati, La mostra su Boccioni del 1933, in “Acme. Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano”, vol. LIV, fasc. III, settembre-dicembre 2001, pp. 303-324)

[7] M. Morini, G. Pignatari, a cura di, Paolo Buzzi, Futurismo. Scritti, carteggi, testimonianze, Biblioteca Comunale, Milano 1982-1983, tomo II, pp.200-201.

[8] G. Agnese, op.cit. 2016, p.147.

[9] F.T. Marinetti, U. Boccioni, C. Carrà, L. Russolo, Contro Venezia passatista, 27 aprile 1910, in M. Drudi Gambillo, T. Fiori, Archivi del futurismo, De Luca, Roma, 1958/1962, vol. I, p.21.

[10] G. Agnese, op.cit. 2016, p.147.

[11] Anonimo, in “Roma”, 1910, citato in G. Agnese, op.cit. 2016, p.165.

[12] Giacomo Balla, Autosmorfia, 1900, pastello, 46×31,5 cm.

[13] Giacomo Balla, Il cesellatore, Ritratto di Duilio Cambellotti, 1906, carboncino e biacca su carta, 44,5×63 cm.

[14]  Umberto Boccioni, Ritratto di Bice Procida, 1905, pastello su carta, 33×44 cm (cat.174).

[15]  Umberto Boccioni, La madre che lavora, 1907, pastello su carta, 80×72 cm (cat.374).

[16] Umberto Boccioni, Ritratto di Innocenzo Massimino, 1908, pastello su carta, 100,5×70 cm (cat.203).

[17] Umberto Boccioni, Ritratto di scultore (Valerio Brocchi), 1907, olio su tela, 102×124 cm (cat.189).

[18] Umberto Boccioni, Caricatura di Armando Mazza, 1911-1912, pennello e inchiostro su carta, 11,2×10,2 cm (cat.810).