solitudine - emilio longoni

EMILIO LONGONI

(Barlassina, 1859 – Milano, 1932)

Solitudine, 1910-1911

Olio su tela, 49,2×75,2 cm

Firmato in basso a destra: E. LONGONI

Sul retro del telaio scritta a matita blu: -2-

Provenienza

Pietro Calamari, Milano (1935); mercato antiquario lombardo (1989); collezione privata, Lecco; collezione Fondazione C.R. Tortona.

Esposizioni

Mostra commemorativa di Emilio Longoni, Milano, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, 30 marzo-22 aprile 1935, sala VI, n. 138;

Il Divisionismo italiano della Galleria Grubicy. Protagonisti e partecipi della prima generazione, Como, Galleria d’Arte Cavour, 7 aprile – 18 maggio 1989;

St. Moritz, Museo Segantini, 7 giugno – 20 ottobre 1989 (Lago alpino).

Bibliografia

R. Sacchetti, Un paesista d’alta montagna. E. Longoni, in “Touring Club Italiano. Rivista mensile”, a. XVII, n. 7, luglio 1911, p. 377 ripr.;

G. Botta, Emilio Longoni, Rozza, Milano, 1935, n. 138 s.p.;

D. Lardelli, V. Capuano, a cura di, Il Divisionismo italiano della Galleria Grubicy. Protagonisti e partecipi della prima generazione, catalogo della mostra (Como, Galleria d’Arte Cavour, 7 aprile – 18 maggio 1989;

St. Moritz, Museo Segantini, 7 giugno – 20 ottobre 1989), 1989, pp. 128-129 ripr;

G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, n. 363 p. 292 ripr., p. 108 ripr.;

G. Ginex, Emilio Longoni, opere scelte e inediti, F. Motta, Milano, 2002, n. 118 p. 203, p. 156 ripr., p. 223.

Note critiche

Nato in una famiglia umile e molto numerosa, che con fatica ne aveva accettato la precocissima vocazione artistica, Emilio Longoni fin dagli esordi si concentra su tematiche umanitarie, fermando sulla tela la vita del popolo ed in particolare dei bambini del popolo, non di rado già costretti al lavoro, stessa sua sorte all’arrivo a Milano da Barlassina. Inizialmente suggestionato dalla Scapigliatura e da Antonio Mancini, intorno agli anni Novanta dell’Ottocento il Longoni abbandona la pittura ad impasto in favore della scomposizione del colore firmando due opere capitali, L’oratore dello sciopero[1] e Riflessioni di un affamato[2] , esposte rispettivamente alle Triennali di Brera del 1891 e del 1894 e di controversa accoglienza, con cui perviene ad una “organica compenetrazione di Divisionismo e Socialismo”[3] . Anche a causa dalla sua collaborazione come illustratore per “Lotta di Classe” e “Almanacco Socialista”, l’artista è presto etichettato “pittore degli Anarchici”[4] , attenzionato dalle autorità che più volte lo convocano in questura, con maggiore insistenza dopo i moti che agitano Milano nel maggio del 1898. In stringente relazione a questi fatti, a cavallo del secolo il suo stile muta radicalmente indirizzo, volgendosi ai panorami alpestri e risolutamente tralasciando qualsiasi argomento sociale. Al 1895 risale L’isola di San Giulio[5] , fra i primissimi paesaggi a divisione, in cui il tocco spezzato e filiforme, diversamente direzionato a emulare ora l’andamento orizzontale delle quiete acque del lago e delle lievi correnti d’aria del cielo, ora l’inclinazione dei rilievi, già insegue le iridescenze violacee che caratterizzano le tele più tarde realizzate ad alta quota, dove il Longoni stabilisce un più serrato confronto con il vero progressivamente spogliando la visione da ogni elemento superfluo. Soggiorna lungamente negli alpeggi, isolandosi in intima comunione con la natura incontaminata, dipingendo sul motivo – un paravento di legno per proteggersi – i bozzetti che serviranno per i più grandi quadri, terminati in studio e destinati alle manifestazioni ufficiali. I luoghi prescelti sono le Alpi del Bernina, non distanti dalle mete segantiniane: “In questo periodo sono in Val Malenco in una baita da pastore a 2300 mt. presa da me in affitto. Ci sto 45 giorni, vivendo di pane e di formaggio, in estasi per le bellezze del Gruppo del Disgrazia. Ritorno ammalato”[6] . Nel 1906 l’artista si afferma all’Esposizione Internazionale del Sempione con Ghiacciaio[7] , cruda immagine di un ambiente ostile ed inaccessibile, vincendo e rifiutando il Premio Principe Umberto.

Solitudine è databile al 1910-1911, quando il Longoni, ormai scevro dalle difficoltà economiche grazie al vitalizio concessogli nel 1906 dall’imprenditore Pietro Curletti (che già possedeva Riflessioni di un affamato) in cambio di una gran parte della sua produzione fino ad allora, si dedica alla pittura con una inedita disposizione d’animo. La tela è di poco posteriore alle due celebri in mostra alla Permanente di Milano nel 1909, Ghiacciaio al sole[8] , di luminosità nitidissima, e Ghiacciaio in ombra[9] , più evanescente nell’atmosfera nebbiosa, cui Solitudine appare coerente per struttura compositiva e impianto cromatico. Etereo paesaggio alpino, articolato su tre piani prospettici che dal lago cristallino stagliato in luce conducono lo sguardo verso la vallata fosca e le vette innevate sullo sfondo, il dipinto è giocato sulle tonalità di un freddo azzurro scaldato da una diffusa nota puntiforme di rosa che si costruisce per via di un divisionismo complesso. La consistenza della pennellata è più densa nella tessitura multicolore del prato e sempre più diafana altrove, dove il segno si allarga e si libera ad assecondare la discontinuità dei pendii. Fulcro della scena, sperduta fra le irraggiungibili altezze del cielo e gli spaventosi abissi della terra, una figuretta emerge a sinistra riflessa nelle acque limpide, a istituire un efficace contrappunto verticale e ispirare sentimenti di pace e malinconia estrema. Lontana dalla deriva simbolista della donna angelicata de La voce del ruscello[10] , opera di segantiniana memoria in cui il mormorio del Lago Bianco del Bernina si invera in una violinista dai rossi capelli fluenti, la piccola sagoma accennata in controluce basta a suggerire il contenuto mistico di una natura inarrivabile per l’uomo, fuggevolissima comparsa nell’infinità del cosmo. In questa fase i dipinti longoniani si svestono di ogni presenza – come in Trasparenze alpine[11] , del 1910, incentrato sul solo lago in quota che specchia la catena montuosa sovrastante – oppure ammettono, come in Solitudine, “virginee creature, che si rivelarono a lui miracolosamente in quell’estatico mondo, vive palpitando di una loro umanità essenziale. E tali sono, a differenza delle segantiniane, le persone simboliche, ma respiranti, di queste evocazioni alpestri; le quali, per niente allegoriche, sono simboli veri, che si muovono in un’aria più leggera, infuse entro il lume dello spirito, che le concepiva sul piano della fantasia”[12] .

Di Solitudine è noto uno studio coevo en plein air[13] , del tutto simile alla versione definitiva tranne per l’assenza della figura.

Note

[1] Emilio Longoni, L’oratore dello sciopero, 1890-1891, olio su tela, 193×134 cm.

[2] Emilio Longoni, Riflessioni di un affamato, 1894, olio su tela, 190×155 cm.

[3] G. Buffa, Emilio Longoni, Tip. Lazzeri, Siena, 1912, p.3.

[4] E. Longoni in G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995, p.376.

[5] Emilio Longoni, L’isola di San Giulio, 1895, olio su tela, 110×90 cm.

[6] E. Longoni in G. Ginex, op.cit. 1995, p.377. La frase si conclude con un accenno al rifiuto di La voce del ruscello alla Biennale di Venezia del 1903, contestualizzando quindi il ricordo ai primi anni del Novecento.

[7] Emilio Longoni, Ghiacciaio, 1905, olio su tela, 155×200 cm.

[8] Emilio Longoni, Ghiacciaio in sole, 1909, olio su tela, 105×165 cm.

[9] Emilio Longoni, Ghiacciaio in ombra, 1909, olio su tela, 105×151 cm.

[10] Emilio Longoni, Il suono del ruscello, 1902-1903, olio su tela, 105×160 cm

[11] Emilio Longoni, Trasparenze alpine, 1910, olio su tela applicata su tavola, 63,5×113.

[12] G. Botta, Emilio Longoni, Rozza, Milano, 1935, s.p.

[13] Emilio Longoni, Solitudine (studio), 1910-1911, olio.

Bibliografia di riferimento

“Touring Club Italiano. Rivista mensile”, a.XVII, n.7, luglio 1911

G. Buffa, Emilio Longoni, Tip. Lazzeri, Siena, 1912

G. Botta, Emilio Longoni, Rozza, Milano, 1935

D. Lardelli, V. Capuano, a cura di, Il Divisionismo italiano della Galleria Grubicy. Protagonisti e partecipi della prima generazione, catalogo della mostra (Como, Galleria d’Arte Cavour, 7 aprile – 18 maggio 1989; St. Moritz, Museo Segantini, 7 giugno – 20 ottobre 1989), 1989

G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, F. Motta, Milano, 1995

G. Ginex, Emilio Longoni, opere scelte e inediti, F. Motta, Milano, 2002